Cile/Argentina


Vini rosati: produzione e consumo – aggiornamento 2016

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Fonte: OIV e France Agrimere

Nel campo dei vini rosati i francesi come ben sappiamo sono i principali produttori, consumatori, importatori ed esportatori. Se mettiamo insieme il fatto che sono anche piuttosto ben organizzati giungiamo a questo post: l’aggiornamento 2016 sul mondo dei vini rosee, che France Agrimere ha continuato a pubblicare, a partire dal 2015 con una maggiore dovizia di dettagli. Il consumo dei vini rosati secondo lo studio è in crescita dell’1-2% annuo nel mondo, spinto soprattutto dal mercato americano e da quello tedesco, che compensano (insieme al buon andamento nel mercato francese) il calo che pare strutturale nel mercato italiano, spagnolo e inglese. I trend produttivi sono invece molto più volatili come potrete vedere dalle tabelle allegate alla fine del post e sembrano puntare nella direzione di un calo, causato soprattutto dai dati relativi all’Italia (dove secondo Agrimere la produzione nel giro di qualche anno si è dimezzata). Comunque, il 2016 sembrerebbe la prima annata in cui la produzione di vini rosati sia stata scarsa rispetto al consumo (che si verifica nel 2017-18): vedremo che cosa succede il prossimo anno. Per ora passiamo a commentare qualche dato insieme.

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I principali vitigni del mondo e per nazione – aggiornamento OIV 2017

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Fonte: OIV

Ogni anno OIV pubblica un rapporto tematico e quello del 2018 è piuttosto interessante perché si occupa di fare il punto sui vitigni nei principali paesi (15, peccato che si sono persi la Nuova Zelanda) e nel mondo. Prima di addentrarci nei dati vanno date un paio di avvertenze: primo, qui si parla di tutta l’uva, quindi anche di viti che producono uva da tavola e uva passa; secondo, i dati non sono “datati”, anche se nel titolo abbiamo messo “aggiornamento 2017”; terzo, lo studio copre 44 paesi e il 75% circa del vigneto mondiale, con un taglio ai primi 10 vitigni, ed è più rappresentativo delle uve da vino che non delle altre (come dire, guardate che i dati potrebbero essere incompleti…). Di certo per trovare qualcosa del genere (salvo farselo da soli…) bisogna andare indietro nel blog circa 10 anni. Comunque, tornando a noi e ai dati, non dovrà sorprendervi che la “top ten” sia capeggiata da un cinese/uva da tavola (Kyoho) e che compaiano alcuni vitigni molto locali e molto piantati di cui non abbiamo mai sentito parlare. A me qui oggi però interessa sottolineare alcuni punti importanti: 1) Cabernet Sauvignon e Merlot sono di gran lunga le uve da vino più coltivate nel mondo; 2) se ragioniamo in termini di presenza nel mondo, lo Chardonnay è quello coltivato in più paesi; 3) l’unico vitigno italiano che compare nella lista di OIV è il Trebbiano Toscano (o Ugni Blanc in Francia); 4) dall’analisi allegata che ho costruito sui dati, emerge con forza la varietà ampelografica dell’Italia che ha meno del 40% della sua superficie vitata nei primi 10 vitigni, contro il 70% o più di Francia, Spagna e della maggior parte dei nostri “concorrenti”, forse ad esclusione di USA e Portogallo.

Detto questo, passiamo ai dati, con l’avvertenza che alla fine trovate una lunga lista di tabelle con tutti i dati per nazione.

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Cile – esportazioni di vino 2017

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Il Cile continua a crescere sulla linea della Cina che a conti fatti rappresenta la metà dell’incremento fatto registrare nel 2017, pari al 7% espresso in euro (+8% in valuta locale). La crescita è oltretutto di qualità in quanto una buona parte dei 286 milioni di euro (e 1.4 milioni di ettolitri!) spediti nel paese asiatico sono in bottiglia. Dietro questo successo, che viene anche replicato in Giappone, Brasile e, in minor misura della Germania, si nascondono dei dati molto meno positivi. I mercati storici del vino cileno come gli USA, Regno Unito, Canada e Paesi Bassi sono in calo nel 2017 e non hanno certo brillato negli anni precedenti. Comunque, a conti fatti con 1.8 miliardi di euro e 9.5 milioni di esportati nel 2017 il Cile si conferma senza dubbio la quarta forza mondiale nel trade di vino. Le recenti vendemmie sono però particolarmente scarse: bisognerà vedere che cosa succede ai volumi di qui in avanti, perché questi 9.5 milioni di ettolitri somigliano molto al livello di produzione: ci saranno probabilmente ripercussioni sul volume dei vini sfusi esportati, che resta molto elevato a circa 4.2 milioni di ettolitri. Passiamo a leggere qualche numero insieme.

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La classifica dei grandi marchi di vino nel mondo Liv-Ex – aggiornamento 2017

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Come giustamente titola Liv-ex, il 2017 è stato l’anno dei vini di Borgogna. Anche se la classifica dei vini più pregiati al mondo è come lo scorso anno dominata dal trio Lafite Rothschild, Margaux e Mouton Rothschild, ben 4 dei primi 10 vini della classifica sono borgognoni e diventano 24 nei primi 100, un livello mai visto prima come mostrano i contributi grafici nel post. Il tutto a spese dei vini di Bordeaux, mai come quest’anno tanto pochi nella classifica e in parte dei vini italiani che scendono a 8 rispetto ai 9 del 2016. I vini di Borgogna, come vedremo nel post vincono anche come performance del prezzo, +19% in media all’interno di uno scenario molto positivo (+16%). Va però sottolineato che questi sono prezzi in sterline e che, mediamente, la svalutazione contro l’euro è stata del 7% (da circa 0.81 sterline per un euro a 0.87). Talchè i prezzi pur in crescita mettendosi dalla parte dell’euro sarebbero da vedere in crescita di poco meno del 10% in media. Il primo vino italiano in classifica è Masseto, al 20esimo posto, seguito da Sassicaia al 33esimo e da Gaja al 56esimo. Gli altri itaiani in classifica sono Solaia, Ornellaia, Tignanello, Giacomo Conterno e Casanova di Neri. Passiamo a commentare qualche dato.

 

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Argentina – produzione di vino 2017

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Con una produzione di 11.8 milioni di ettolitri di vino nel 2017 l’Argentina colma parzialmente il gap cumulato nel 2016 quando la produzione subì un crollo verticale e scese per la prima volta nella storia recente sotto i 10 milioni di ettolitri. Siamo ancora distanti dalle medie produttive storiche di circa 14 milioni di ettolitri, ma ci sono un paio di segnali positivi che vale la pena di sottolineare: primo, gli argentini hanno fatto meglio dei vicini di casa del Cile che hanno avuto un altro calo anche nel 2017 dopo quello già pesante del 2016; secondo, la percentuale dei mosti sulla produzione totale (14.6 milioni di ettolitri) è soltanto del 19%, il livello più basso mai registrato nel paese da quando redigiamo questa analisi. Passiamo a qualche dato di dettaglio.

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