Resto del Mondo


Esportazioni di vino dei paesi del nuovo mondo – aggiornamento primo semestre 2008

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Fonte: Concha y Toro
Guardiamo oggi alle esportazioni di vino dei paesi del nuovo mondo nel primo semestre 2008 grazie ai numeri che Concha y Toro ha fornito durante la sua presentazione dei risultati del primo semestre. I dati, che si riferiscono ai volumi esportati in ettolitri, divisi per vino sfuso e vino imbottigliato, mettono in luce che la grande crescita delle esportazioni del vino del nuovo mondo non continua in questi mesi, anzi ci sono segnali che incominci a diminuire: i volumi esportati sono stati sostanzialmente stabili nel cumulato di Australia, USA, Cile, Sud Africa e Argentina. Il calo si fa sentire per l’Australia, come abbiamo visto qualche giorno fa, ma anche in Cile le cose non vanno bene (soprattutto per colpa del vino sfuso) e in USA i volumi salgono soprattutto grazie al vino sfuso. Una seconda considerazione va fatta per il Sud Africa e l’Argentina, che invece stanno emergendo, prendendo il posto che l’Australia ha dovuto abbandonare nel mercato del vino sfuso, e che comunque guadagnano importanti posizioni anche nel vino imbottigliato.


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Esportazioni di vino – confronto Italia, Francia, Spagna e Australia – dati primo semestre 2008

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Il commercio mondiale del vino e’ in costante crescita, ma non lo e’ per tutti nello stesso modo e, per qualcuno, le cose vanno piuttosto male. I dati dei primi 6 mesi dell’anno ci danno le seguenti indicazioni: (1) che il +6% delle esportazioni italiane non e’ un gran risultato, altri hanno fatto meglio; (2) che come ci si aspettava l’Australia non ha vino a sufficienza e le sue esportazioni stanno crollando; (3) che l’exploit dello spumante italiano non e’ isolato: una performance del tutto sovrapponibile e’ quella del Cava spagnolo. Entrambi, comunque, crescono quando il loro principale concorrente, lo Champagne, e’ fermo (a un livello di export 5 volte superiore, peraltro).


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La valutazione di borsa delle aziende vinicole – aggiornamento agosto 2008

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Fonte: dati di consenso Reuters
Dopo aver parlato dell’ecatombe di Foster’s (che peraltro si e’ verificata dal punto di vista borsistico a giugno 2008), ho pensato di fare il punto sulla valutazione in borsa delle aziende vinicole, per aggiornare un vecchio post del Giugno 2007 e dare alcune indicazione di che aria tira (non buona, come del resto potete immaginare guardando gli indici di borsa…). Aggiorno poi una piccola tabellina che man mano porto avanti con l’indicazione delle operazioni di M&A nel settore, con il multiplo valore d’impresa su MOL. Conclusione? Comperare un’azienda vinicola a 15 volte il margine operativo lordo sembra molto pericoloso, chiedere a Foster’s o meglio ancora al suo ex (e sottolineo ex) amministratore delegato. Dunque vi mostro due grafici, con i multipli 2008 e 2009, una tabella con dentro tutti i numeri per societa’ e una ultima tabella che rappresenta una piccola storia delle maggiori operazioni degli ultimi anni (non esaustiva).


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Foster's: verso la vendita della divisione vino?

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Parliamo oggi di Australia e dei numeri di Foster’s. In realta’ questo post andrebbe intitolato qualcosa come “La crisi del vino australiano”, visti i due eventi che hanno caratterizzato questa estate: (1) il profit warning di Foster’s in cui l’amministratore delegato ha lasciato la carica e l’azienda sta analizzando una possibile via di uscita dal segmento vino (dopo aver ammesso di avere pagato troppo l’acquisizione di Southcorp a 15 volte il MOL); (2) la dichiarazione di Constellation Brands di voler vendere una serie di tenute in Australia per tagliare il debito (si parla di circa 20 tenute, cioe’ il 30% del business di CB in Australia). Dopo aver visto i risultati di Foster’s a fine giugno ben comprendiamo i motivi della decisione: il vino di Foster’s (ricordo qualche marchio: Penfolds, Rosemount, Beringer, Lindemans) e’ andato malissimo nel suo principale mercato, gli USA. E per fortuna hanno fatto bene con la birra. Cosa succedera’ ora? Nessuno lo sa, o vendono (ma chi compera, e a che prezzo?), o si ingrandiscono ancora di piu’ (ma si prendono ulteriori rischi) oppure semplicemente spaccano Foster’s in due pezzi (chiamasi spin-off): gli azionisti si beccano una “Foster’s 1” con la birra che va cosi’ bene (almeno fino a quando riescono ad alzare i prezzi…) e una “Foster’s 2” con il vino che va cosi’ male (almeno fino a quando la vendemmia 2008 a +25% si fara’ sentire sui prezzi della materia prima).


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We analyse today 2008 results of Foster’s. As a matter of fact this post should be called something like “The crisis in the Australian wine firms”, given the events that characterized this summer: (1) the profit warnings by Foster’s in which the CEO stepped down and the company started to analysing a possible way out from the wine segment (after having acknowledged that it had paid too much the acquisition of Southcorp at 15x EV/EBITDA), (2) the declaration of Constellation Brands of the sale of a number of estates in Australia to cut debt (something like about 20 estates representing 30% of CB business in Australia). After having seen the results of Foster’s at the end of June I can understand very well the reasons for its decision: the wine division (just recall some brands: Penfolds, Rosemount, Beringer, Lindemans) was performing very badly in its main market, the United States. And luckily for them they did very well with beer. What will happen now? Nobody knows, but there are three options: (1) they sell (but who buys, and at what price?); (2) they buy new assets (but they take more risks in this way) or (3) they simply split Foster’s in two pieces (spin-off): the shareholders gets a “Foster’s 1” with beer that goes well (at least until they manage to raise prices…) and a “Foster’s 2” with the wine that is so disappointing (at least until the 2008 harvest with +25% production will impact input costs).


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Passiamo a guardare i risultati: utile netto a AU$112m da AUS967m a causa delle svalutazioni per AU$600m (cioe’ l’ammissione di avere comperato aziende a prezzi molto piu’ alti del loro valore) e un fatturato e utile operativo della divisione vino in calo del 11% e 8% rispettivamente (ma -16% e -27% nel periodo Gennaio-Giugno 2008). Andiamo velocemente sui numeri, precisando che i grafici si riferiscono alla divisione vino e non ai numeri consolidati, che trovate in tabella alla fine.
Results: net profit fell to AU$112m from AU$967m because of write-downs of AU$600m in wine assets (ie admitting that they bought companies at prices much higher of their actual value) and a turnover and operating profit of division wine down 11% and 8% respectively (but -16% and -27% in the period January-June 2008). We quickly run on numbers, indicating that charts refer to the division wine and not to the consolidated figures, which are summarised in table at the end.

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La struttura del vigneto mondiale: sempre piu’ vitigni internazionali – dati 2006 a 2007

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[English translation at the end of the document]
Fonte: OIV, Viniflhor
Oggi vi propongo un po’ di numeri sui circa 8m/ha di vigneto piantato nel mondo. Dove sta (principalmente Europa) e quali vitigni sono piantati. Accoppiando i numeri relativi a quali paesi stanno piantando nuova vigna (e a quelli che la tolgono come noi) con il peso dei vitigni internazionali, ne deriva un quadro piuttosto chiaro: andiamo verso una produzione sempre piu’ caratterizzata da Chardonnay, Pinot Noir, Cabernet Sauvignon, Merlot e Sauvignon. Ma cominciamo con il vigneto: siamo intorno a 7.9m/ha, con poco piu’ di un terzo concentrato in Spagna Francia e Italia.


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