Resto del Mondo


Foster's – risultati primo semestre a dicembre 2008

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E alla fine Foster’s decise di non vendere piu’ la divisione vino, ma di mettere in piedi un processo di ristrutturazione. E’ questa la conclusione della “wine review”, cioe’ dell’esame che il nuovo management di Foster’s ha condotto dopo le rilevanti perdite registrate a giugno, quando fu costretta a svalutare il valore dell’avviamento delle passate acquisizioni. Come mai l’azienda e’ tornata sui suoi passi? Semplice: non ci sono compratori al prezzo desiderato. Poi, come vedremo dal post, la divisione vino di Foster’s e’ stata molto aiutata dai cambi nel corso del primo semestre fiscale (Giugno-Dicembre 2008). A cambi pari avrebbe registrato un calo del fatturato del 3% e un calo dell’utile operativo dell’11%, dovuto soprattutto al calo dei volumi del 6%. Invece, la svalutazione del dollaro australiano ha aiutato i conti: alla fine del semestre la divisione vino segnava un +3% di fatturato a 1.16 miliardi di dollari australiani e un +10% dell’utile operativo a 243 milioni di dollari.


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Argentina – produzione di vino 2008

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L’Argentina ha avuto nel 2008 una produzione di vino in calo del 9% a circa 21 milioni di ettolitri. In verita’, il calo e’ stato soprattutto relativo alla produzione di mosti, che ha segnato un -22% a 6.4 milioni di ettolitri, scendendo dal 35% al 30% della produzione totale. La produzione di vino vero e proprio e’ stata in diminuzione del 2.5% a 14.7 milioni di ettolitri, cioe’ circa 0.3 milioni di ettolitri in meno rispetto al 2007, la medesima riduzione registrata anche nel 2007.


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Vendite al dettaglio di vino nel Regno Unito – aggiornamento 2007-08

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Oggi commentiamo i dati pubblicati da Off Licence News sul mercato del vino inglese al dettaglio. I numeri fanno riferimento ai 12 mesi terminati a giugno 2008 e mostrano ancora un mercato in sviluppo, per circa il 5%, a un valore di 4.7 miliardi di sterline. Come vedremo nel post, questo andamento e’ stato piu’ positivo per le grandi catene di distribuzione e per i negozi indipendenti (a ulteriore riprova di quanto si diceva giorni fa sulle enoteche a proposito dei dati francesi). Come noteremo, per quanto il mercato inglese resti dominato dal vino australiano, francese e inglese, i prodotti italiani sembrano farsi largo, mantenendo comunque un posizionamento medio di fascia bassa tra le varie nazioni. Insieme al vino italiano, il prodotto cileno e quello della Nuova Zelanda sono quelli che crescono in modo maggiore.


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Elasticita' della domanda di vino: dati per nazione ed evoluzione nel tempo – studio AAWE

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Torniamo sull’argomento dell’elasticita’ della domanda del vino con uno studio di James Fogarty che e’ stato pubblicato su AAWE e che fa una specie di riassunto degli studi condotti sino ad oggi e li rielabora cercando di mettere a confronto il vino, la birra e gli spirits sia rispetto ai diversi paesi che nel tempo. In altre parole, lo studio cerca di comprendere come il comportamento dei consumatori nei confronti delle bevande alcoliche e’ cambiato nel tempo. Quali sono le conclusioni? (1) che la birra mostra una elasticita’ minore del vino e degli spirits sia a variazioni del reddito che al suo stesso prezzo; (2) riguardo al vino, che la domanda non sembra essere particolarmente influenzata dal prezzo in Francia, Giappone e Germania, mentre lo e’ molto di piu’ in Italia e Spagna; (3) che la domanda di vino e’ molto influenzata dall’andamento dell’economia nei paesi anglosassoni, relativamente di meno in Europa e quasi per niente in Spagna; (4) lo studio rispetto al tempo mostra che la domanda di vino e’ diventata sempre piu’ sensibile al reddito fino agli anni 60 per poi cominciare a scendere. Si stima che nei prossimi anni il vino possa diventare un prodotto sempre piu’ “anticiclico”; (5) al contrario, si stima che la domanda di vino diventi piu’ elastica al prezzo, seguendo la tendenza iniziata negli anni 50, questo perche’ (secondo lo studio) il vino tende ad avere sempre piu’ alternative di consumo.


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Esportazioni di vino australiano – dati 2008

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L’Australia e’ il primo paese che pubblica i dati finali delle esportazioni di vino nel 2008. Mentre nel mondo si parla del crollo del commercio globale, dovuto principamente al calo dei consumi nel mondo anglosassone (e in parte in Europa), le esportazioni australiane hanno cominciato ad andare male con un buon anticipo, anche a causa della scarsa vendemmia del 2007, come sappiamo. Bene, quello che si nota da questi numeri (-18%) e’ una certa stabilizzazione dei volumi esportati sul valore di 7 milioni di ettolitri che ferma il calo dei volumi a -11% rispetto al 2007, mentre continua ad andare male il prezzo medio, anche dopo aver considerato l’effetto cambio. I tre principali mercati fanno tra -18% e -26% e anche dopo aver depurato per l’effetto cambio, il vino australiano subisce un calo superiore al 20% in Nord America. Pero’, il 18% del calo delle esportazioni non e’ soltanto cattiva vendemmia o cambi. C’e’ anche dietro una forte riduzione del prezzo medio (-5%), che e’ un po’ dato preoccupante per l’Australia: sugli ultimi 4 anni il calo del prezzo medio e’ del 18%, e soltanto per circa meta’ e’ attribuibile all’effetto cambio.


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