Resto del Mondo


Concha y Toro: cominciano a vedersi i segni della recessione – risultati a Settembre 2008

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Le aziende del mondo vinicolo stanno cominciando ad affrontare gli effetti della recessione. Per questo motivo, mi sembra importante cercare di approfondire cosa sta succedendo a Concha y Toro che e’ una delle aziende cresciute di piu’ a livello mondiale, ambasciatore del vino cileno. Bene, Concha y Toro ha visto un graduale deterioramento dei suoi indicatori di crescita e una riduzione dei margini nel corso del 2008, oltre a un incremento abnorme del magazzino che hanno determinato una crescita dei debiti. Considerato che gli utili hanno smesso di crescere, l’azienda ha da qualche giorno annunciato che chiedera’ soldi ai propri azionisti: non tanti, circa 45m di dollari, pari circa al 5% del valore di borsa dell’azienda. Si tratta pero’ di un esempio emblematico: Concha y Toro vuole continuare a investire e ha bisogno di soldi. Di questi 45m li chiede agli azionisti e altri 130m cerca di farseli prestare, in un mercato del debito terrificante (una grande azienda come Finmeccanica paga interessi sui nuovi finanziamenti pari all’8.1%!!!). Le azioni hanno perso il 10% sull’annuncio dell’operazione ma probabilmente, la scelta e’ il minore dei mali. Il debito viene ridotto del 25% e gli indicatori di solidita’ patrimoniale rientrerebbero in modo significativo.


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Il crollo delle esportazioni di vino australiano – aggiornamento ottobre 2008

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Fonte: Governo Australiano
Questa e’ una di quelle analisi che e’ costata tanto tempo, era partita in un modo ma, aggiungi qui e attacca la’, e’ giunta a conclusioni magari contrarie a quelle presumibili e ha prodotto qualche “effetto collaterale” di tutto rispetto. Siamo all’inizio o alla fine della crisi delle esportazioni del vino australiano? A guardare i numeri pubblicati dal Governo Australiano, sembrerebbe che le esportazioni stiano “plafonando” soprattutto in termini di volumi. In realta’ come vedremo chiaramente nel post, se tramutiamo i dati in valuta locale (da dollari australiani alle valute dei principali paesi), le cose si stanno complicando e il trend, invece di mostrare un appiattimento, si sta aggravando soprattutto in un mercato chiave come il Nord America. Siccome questi dati arrivano fino ad ottobre (quando i dati delle nostre esportazioni sono stati solo oggi aggiornati ad agosto…), queste evidenze mettono qualche punto interrogativo sulle esportazioni di vino italiano in USA e Canada, che sono due tra i principali mercati di destinazione del vino italiano…


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This is one of those analysis which cost a lot of time, starts in a certain way and then, adding here and there, it comes to conclusions which are totally different from those you’d have expected with also some “side effect”. Are we at the beginning or at the end of the crisis in exports of Australian wine? A look at the numbers published by the Australian Government show that exports seems to reach a floor in terms of volume. In reality, if your translate data in local currency (from Australian dollar to the currencies of major countries), things are more complicated and trends, instead of showing a flattening, seems to sharpen in a key market like North America. Since these data arrive until October (when the data of Italian exports were only now updated to August …), the evidence put some question marks on exports of Italian wine in the U.S. and Canada, which are two of the main markets destination of Italian wine…

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Tutti i numeri che vedete sono dollari australiani o milioni di litri e si riferiscono ai 12 mesi terminanti in quel mese. Come vedete, le esportazioni a Ottobre 2008 sono in calo a circa AU$2.5bn, per poco meno di 700m/litri. Rispetto al picco toccato esattamente un anno prima, a Ottobre 2007, sono in calo del 17% in valore e del 14% in volume. Gli USA sono giu’ del 16%, il Regno Unito del 25% e il Canada del 20%. Si salvano tutti gli altri paesi che, globalmente, scendono del 7% ma che rappresentano soltanto il 30% del totale esportato dall’Australia.
All the numbers you see are Australian dollars or millions of liters and refer to the rolling 12 months. As you can see, exports to October 2008 are down to about A$2.5bn for just under 700m/liters. Compared with the peak reached exactly a year earlier, in October 2007, they are falling by 17% in value and 14% by volume. The U.S. are down by 16%, Britain by 25% and -20% of Canada. All the other countries are doing better, overall, down 7% but representing only 30% of the total exported from Australia.


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La curiosita’ mi ha pero’ imposto di fare un ulteriore passo in avanti. Perche’ non provare a guardare questi numeri pulendoli dall’impatto delle oscillazioni dei cambi? E facendo questo sono usciti dei dati molto piu’ interessanti. Il dollaro americano si e’ svalutato fino all’inizio dell’estate e ha poi prodotto un prodigioso balzo contro praticamente tutte le valute del mondo. Se applichiamo il dollaro alle esportazioni in USA, ci accorgiamo che le esportazioni non sono poi andate cosi’ male fino all’inizio dell’estate, perche’ molto del “cattivo” era il cambio (linea rossa contro linea blu del grafico). Invece, e qui mi viene qualche brivido, a partire da agosto-settembre il cambio ha cominciato ad aiutare. La linea rossa mostra le esportazioni in dollari americani: il crollo non e’ cominciato a ottobre 2007, e’ cominciato questa estate. E quindi… e quindi la recessione presumbilmente si fara’ sentire anche sugli altri grandi esportatori di vino in USA, tra cui… tra cui noi.
The curiosity required to take a further step forward. Why do not try to look at these numbers cleaning them from the fluctuations of foreign exchange rates? Doing this, data came out much more interesting. The U.S. dollar lost value until early summer and then produced a prodigious leap against almost all currencies in the world. If we apply the dollar on exports to U.S., we see that exports did not perform so badly until early summer, because a lot of the “bad” was the exchange rate (red line against the blue line graph). Instead, and here I am a bit thrilled, from August to September, the exchange has begun to help but the blue line did not flatten. The red line shows exports in U.S. dollars: the collapse did not start in October 2007, it started this summer. And then… and then the recession probably will impact other major exporters of wine in the U.S., including us only from August-September data.

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Il discorso e’ un po’ diverso per il Canada (depurato del suo cambio) e per il Regno Unito, di cui vi mostro i uno dei due grafici nel post. Quello che vorrei farvi vedere e’ il grafico con le 4 linee colorate. Sono tutte ribasate a 100 alla fine del 2006 e vi mostrano come sono andati, in valuta locale, le esportazioni di vino australiano nei diversi mercati: linea marrone piu’ bassa, Regno Unito, ha iniziato a deterioarsi ben prima, all’inizio del 2007 e sembra ora tenere piu’ degli altri; la linea verde e la linea blu invece sono Canada e USA. Il Canada era cresciuto di piu’ e ha preso a scendere prima, mentre gli USA, anche visivamente sono in crollo verticale da quest’estate. Vedremo che succede all’Italia…
The situation is somewhat’ different for Canada (purified of its exchange rate) and the United Kingdom (in pounds), which will show one of the two graphs in the post. What I want you to see is the chart with 4 colored lines. They are all based on 100 at the end of 2006 and show you how Aussie exports performed in local currency in different markets: brown line, United Kingdom has begun to go down at the beginning of 2007 and now appears to be flattish, the green line and blue line are Canada and USA. Canada had grown more was the first to fall, while the U.S. are now witnessing a vertical drop from this summer. We will see what happens to Italy…


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Argentina – superfici e produzione di vino – aggiornamento 2007

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Fonte: Ist. Nac. de Vitivinicultura
Nel corso di una serie di post negli ultimi mesi abbiamo visto che l’Argentina e’ un mercato che sta emergendo nel panorama del commercio mondiale di vino, guadagnando posizioni a discapito dell’Australia e degli USA. Abbiamo poi visto che e’ un nazione dove il peso dei vigini internazionali e’ relativamente limitato (21%) a confronto con altri paesi del “nuovo mondo” vinicolo. Abbiamo infine apprezzato come l’Argentina sia considerata da Viniflhor uno dei paesi competitivi per la produzione di vino, grazie a un forte potenziale produttivo e a un ottimo posizionamento dei suoi prodotti sui mercati mondiali. E tutte queste considerazioni si possono riprendere quando si guardano i numeri del settore in Argentina, che sono molto ben messi in luce dall’Istituto Nazionale di Viticoltura. Questi dati ci portono a una ulteriore serie di considerazioni: (1) il potenziale produttivo e’ ben visibile osservando la grande quantita’ di prodotto ancora venduto come mosto; (2) il potenziale qualitativo sta venendo fuori, con oltre il 60% del vigneto dedicato a produzioni di alta qualita’; (3) uno dei punti deboli, la poca forza di mercato degli operatori, potrebbe essere parzialmente risolto dalla maggiore dimensione media delle cantine; (4) gli argentini hanno le idee chiare su quali vitigni vogliono coltivare: Malbec, Cabernet Sauvignon e Bonarda.


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Delegat's – presentazione e risultati 2008

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Oggi vi riporto in Nuova Zelanda per iniziare a coprire una azienda, Delegat’s, che e’ il piu’ importante esportatore di vino della Nuova Zelanda. Non solo, e’ anche una azienda che sta investendo pesantemente (cioe’ oltre il 20% del fatturato all’anno!) per ampliare il suo raggio d’azione. E’ una specie di Concha y Toro in miniatura, una specie di ambasciatore del vino NZ nel mondo. Quotato alla borsa di Auckland, vale circa 150m di dollari americani (215m di dollari Neozelandesi). Prima di continuare chiarisco che tutti i numeri che trovate qui dentro sono milioni di dollari della Nuova Zelanda, che valgono circa la meta’ di un euro (cioe’ 100m di dollari NZ sono 50m di euro). Nel 2008 (12 mesi a giugno) ha concluso un altro anno strepitoso, caratterizzato da una crescita del fatturato del 23%, del MOL e dell’utile netto di quasi il 30%. Ma a ben vedere, questa e’ la punta dell’iceberg: Delegat’s praticamente non esisteva prima del 2003: il suo fatturato e’ passato da NZ$22m a NZ$162m nell’arco di soli 5 anni.


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Il mercato del vino in Canada – aggiornamento marzo 2007

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Fonte: Stats Canada
Il mercato del vino in Canada resta uno dei piu’ interessanti del mondo per una serie di ragioni. Come vediamo oggi con i dati complete delle vendite a marzo 2007, e’ un mercato dove (1) esiste un forte sviluppo della produzione locale, che gradualmente guadagna terreno; (2) il prodotto vino continua nel suo complesso a essere la bevanda alcolica che si comporta meglio; (3) la qualita’ del prodotto consumato resta su standard sconosciuti a quasi tutto il resto del mondo (9EUR al litro per il vino locale, 15EUR per quello importato). Pero’… esiste un pero’. Nel 2007, il mercato del vino ha fatto +9.6% a 5bn di dollari canadesi, con un +24% dei prodotti locali e soltanto un +4% dei prodotti importati, che hanno sofferto di un blocco sostanziale dei volumi. In questo senso, il mercato e’ diventato piu’ difficile per i nostri produttori, pur restando uno dei piu’ interessanti.


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