Resto del Mondo


KWV – bilancio 2010 e presentazione attivita’

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Chi e’ KWV? E’ una azienda vinicola appena formata in Sud Africa. In realta’ c’e’ sempre stata ma era prima Remgro-KWV, ed all’attivita’ operativa sommava anche la quota di maggioranza di Distell (59% per la precisione). Che cosa e’ successo? Che ad Agosto 2009 gli azionisti hanno deciso di “distribuirsi” le azioni della Distell e quindi la KWV e’ rimasta con la sua attivita’ operativa, di cui ha riportato il primo bilancio chiuso il 30 giugno 2010. KWV produce vino e brandy (60%-40% all’incirca) e vende principalmente in Sud Africa (49%), Europa e Regno Unito (37% in tutto). E chi era KWV? Una fusione di diverse cooperative vinicole che nel 1997 era passata dallo stato cooperativo a quello di azienda. Dato che i numeri sono in Rand, per darvi un parametro di confronto dovrete dividere per 10, in questo modo otterrete un valore equivalente in Euro.



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Esportazioni di vino dal Sud Africa – aggiornamento 2010

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Le esportazioni di vino sudafricano marcano un calo per il secondo anno consecutivo, scendendo da 4.0m/hl a 3.8m.hl nel 2010. Il calo del 4% mette il Sud Africa circa 0.3m/hl sotto il record di esportazoini toccato nel 2008 con 4.1m/hl. Tuttavia, le esportazioni restano ben sopra il livello di circa 3m/hl del 2006-07. All’interno di questo -4% ci sono pero’ delle eccezioni interessanti da commentare, e cioe’: (1) il successo dei vini bianchi sudafricani, con Chenin Blanc e Sauvignon che crescono in doppia cifra (ma non lo Chardonnay); (2) in alcuni mercati come il Canada, ma anche la Germania, il SudAfrica sta andando bene, dato che il calo e’ essenzialmente legato al mercato inglese (-16%).



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Argentina – esportazioni di vino, aggiornamento 2010

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L’Argentina ha completato nel 2010 un completo riposizionamento del suo export di vino, che ha consentito di mantenere il valore totale delle esportazioni pre-crisi con un mix fortemente migliorato verso il vino imbottigliato. I volumi sono crollati di oltre 2 milioni di ettolitri ma sono tutti prodotti di basso valore aggiunto. Il segreto dell’Argentina, oltre a un cambio favorevole, e’ nell’aver puntato tutto sul Malbec, che ormai rappresenta 300 milioni di dollari di export (+29%), tutto di vino imbottigliato, quindi circa il 46% del valore totale dell’export di vino imbottigliato e il 35% del valore dell’export totale. Quali gli altri driver? Sicuramente due mercati: gli USA e il Brasile, che insieme hanno rappresentato la meta’ della crescita dell’export di vini imbottigliati. Con questa struttura di export e con il Malbec che e’ diventato in giocattolino di quella dimensione con quei tassi di crescita, l’Argentina si candida per davvero a entrare nel grande club dei paesi che dominano il mercato mondiale del vino.



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La classifica dei grandi marchi di vino nel mondo – aggiornamento 2010

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Se qualche giorno fa abbiamo osservato il boom dei prezzi dei grandi vini, con questo post cerchiamo di mettere a fuoco le cause e chi sono i 100 grandi nomi nel mirino degli investitori. Dunque, il Liv-ex fa una specie di statistica dove considera 5 fattori: (1) il peso totale del marchio sugli scambi del loro “mercato”; (2) il punteggio medio assegnato dalle guide; (3) il prezzo per cassa (sterline); (4) l’andamento dei prezzi rispetto allo scorso anno; (5) il valore stimato del marchio come numero di casse prodotte per valore per cassa da loro registrato. Da questo calcolone esce una classifica che, guarda un po’, e’ la stessa che fece Napoleone nel 1855. Difatti nel loro studio appare Napoleone sulla copertina. In 155 anni non abbiamo scoperto niente…

Prima di commentare i numeri e la (bassa) posizione dei nostri marchi, e’ il caso di elencare le ragioni che Liv-ex porta per spiegare il boom dei prezzi (+13% sui 100 nomi in media ma +38% sui primi 10 marchi) e le spiegazioni sul trend delle varie categorie: (1) i prezzi dei grandi marchi sono guidati dalla domanda asiatica; (2) per la prima volta da 5 anni che fanno la classifica i 5 premier cru di Bordeaux sono ai primi 5 posti; (3) e’ tutta colpa dei cinesi se esplode la domanda dei marchi facilmente riconoscibili ad elevati volumi della sponda sinistra di Bordeaux; (4) siccome non ci sono abbastanza grand cru si stanno adesso concentrando sui secondi vini; (5) lo Champagne va male perche’ la sua domanda e’ essenzialmente “occidentale” e poco “orientale”; (6) lo Chateneuf-du-Pape va particolarmente bene.

Questo post l’ho tenuto espressamente con i numeri e no grafici perche’ e’ bello leggerlo e consultare la statistica. Colore shocking a causa di vecchio excel… perdonerete… Ho spaccato la tabella per esigenze di spazio e dimensione dell’attachment.



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Paesi BRIC e il vino: Hong Kong – panoramica e tendenze

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Chiudiamo la rassegna dei paesi BRIC con il non-BRIC, cioe’ Hong Kong. Come mai lo hanno incluso nello studio IWSR? Perche’ e’ una porta per entrare in Cina e perche’ il consumo di vino a Hong Kong e’ in forte crescita, sia passata che futura. Diciamo pure che con il +10% annuo atteso di qui al 2015 e con la penetrazione del vino in crescita dal 3% del 1995 al 13% del 2009, questo e’ il piu’ interessante dei mercati emergenti del vino. Posto piccolo, consumo di livello molto elevato, possibilita’ di importare vino che poi viene spedito in Cina. Proprio cosi’: se a Hong Kong si fermano 2.8 milioni di casse di vino, altre 4.5 milioni (principalmente di vino rosso) viaggiano verso la grande nazione orientale. E noi italiani? Beh, praticamente non ci siamo: nei vini spumanti veniamo dopo i francesi, gli australiani, gli americani e gli spagnoli. Ma questo non sarebbe nemmeno un problema, dato che proprio il mercato degli spumanti e’ piccolo e atteso avere una crescita asfittica. Invece siamo colpevolmente fuori dal mercato del vino fermo, che quello invece sale del 10% annuo e sara’ di 4.4 milioni di casse nel 2005: oltre a tutti quelli che abbiamo detto prima siamo anche preceduti dai cileni.



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