Resto del Mondo


Corea – importazioni di vino 2014

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La Corea del Sud è la quarta potenza economica asiatica, con 50 milioni di abitanti. Nel settore del lusso è un importante mercato per diverse aziende italiane e un paio di operatori coreani sono tra i leader mondiali nel segmento del duty free. Anche il vino sta diventando un prodotto importante nel paese, naturalmente si tratta di prodotto interamente importato. Grazie alla yearly review di Calwine analizziamo oggi le importazioni di vino fino al 2014, che hanno raggiunto un livello piuttosto ragguardevole non tanto in volume (330mila ettolitri), quanto a valore (182 milioni di dollari). Di più, secondo questi dati (ma anche guardando all’evidenza del mercato del lusso), il mercato coreano non ha mostrato i segnali di cedimento che abbiamo appena commentato guardando a mercati vicini come Hong Kong: l’andamento 2014 è rimasto positivo (+6% in valore e +2% in volume), dopo un triennio 2010-2013 in cui erano cresciute al ritmo del 15% annuo. L’Italia in questo contesto è messa un po’ meglio che negli altri mercati della zona: siamo il terzo esportatore, dopo la scontata Francia e il Cile. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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Hong Kong – importazioni di vino, aggiornamento 2014

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Hong Kong sta diventando un “osservato speciale” nel mondo dei beni di lusso. Come dice un simpatico manager di Tod’s: “Hong Kong si è trasformata da un mercato a una città”. In altre parole, se prima le aziende consideravano Hong Kong allo stesso livello di una nazione, come la Francia o la Danimarca, oggi ha perso questo status a causa del forte calo del flusso di “turisti per shopping” dalla Cina. Questa dinamica ha cominciato ad impattare anche il settore del vino, come possiamo vedere dai dati publicati recentemente da Calwine e da noi rielaborati. Le elaborazioni che analizziamo oggi sono leggermente diverse da quelle precendenti sul blog (qui), perchè questi sono dati riferiti al vino totale e non soltanto al vino in bottiglia. Quindi se li confrontate trovate numeri, a parità di anno, leggermente superiori in questa serie di dati rispetto all’altra. Detto questo, cosa dicono i dati? Beh, che nel segmento del vino il boom fu nel 2011 e non nel 2013, ma che il 2014 le cose sono comunque peggiorate, con un calo delle importazioni di vino (nette delle riesportazioni in Cina) del 7% in dollari americani e del 3% in volume. In questo contesto, fa la sua prima apparizione il vino cinese (oppure estero ma importato dalla Cina), che diventa immediatamente la seconda forza nel mercato locale. L’Italia resta marginale, con un peso del 7% dei volumi e del 4% del valore, anche se va detto che l’andamento della “quota di mercato apparente” è stato costantemente positivo negli ultimi anni. Andiamo a leggere i numeri insieme.

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I consumi di vino pro-capite nel mondo – aggiornamento 2012 OIV

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La pubblicazione generale di OIV relativa ai dati 2012 latita, tanto che è stata presentata una breve nota in cui vengono delineati i principali dati 2012. Come sapete OIV mantiene un approccio molto cauto, “chiudendo” i dati soltanto dopo due o tre anni. Oggi guardiamo ai consumi di vino pro capite con un duplice approccio: mettiamo sul blog i dati ufficiali 2012 e “allunghiamo” le stime delle nazioni dove abbiamo una evidenza dei consumi totali al 2014, semplicemente tracciando l’andamento dei consumi totali su quelli pro- capite, con una piccola correzione per tenere conto della crescita della popolazione. Che quadro ne deriva? 1) i consumi di vino pro capite sono statici nella maggior parte dei mercati mondiali. I mercati in crescita strutturale sono ormai delle eccezioni. La più evidente sono gli Stati Uniti (per nostra fortuna); 2) ci sono mercati che invece immaginavamo in crescita strutturale, ma invece forse non lo sono: Regno Unito, Cina, Russia per un motivo o per l’altro non sembrano crescere più; 3) il mondo sta convergendo. Dai grafici e dal tabellone credo ci sia una calamita intorno a un livello di 20-25 litri pro capite, il che lascerebbe intendere che la strada del declino per alcuni mercati, come anche il nostro, sia lunga; 4) se i miei calcoli non mi hanno tradito, anche se OIV non lo riporta, la Svizzera dal 2012 ha superato l’Italia in termini di consumi pro-capite… Ma andiamo a leggere i dati.

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La produzione di vino nel mondo 2015 – prima stima OIV

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OIV dice 275 milioni di ettolitri, +2% rispetto al 2014. Poi dice che l’Italia ha prodotto più della Francia e questo è stato il motivo di tante discussioni e celebrazioni recenti. In verità, se guardiamo i dati prodotti da OIV negli ultimi dieci anni, l’Italia ha prodotto più della Francia in sette. Difatti, la media decennale di produzione di vino e mosti per l’Italia è di 47.6 milioni di ettolitri, mentre per la Francia soltanto di 46.0 milioni di ettolitri. Che altro si evince dal rapporto? Beh, certamente che la produzione europea ha definitivamente finito di calare, poi che il Cile e il Sud Africa sono le due nazioni che sono riuscite strutturalmente ad aumentare la produzione nel decennio e, come abbiamo anticipato sopra che il 2015 è stata una buona annata, a livello mondiale circa l’1-2% sopra la media storica e l’anno scorso rispettivamente.

Nota: a proposito, grazie all’indagine di Michele Sartori, possiamo oggi avere un’idea del motivo per cui i dati OIV differiscono da quelli ISTAT (sono più elevati): la ragione è che includono fecce, mosti e succhi (queste ultime due categorie dovrebbero di fatto essere escluse ma in realtà non lo sono).

Andiamo a leggere qualche dato insieme.

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Majestic Wine – risultati 2014/15

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Molte novità quest’anno per Majestic Wine. Sia per i risultati, per niente incoraggianti, che hanno determinato il cambiamento del top management, ma soprattutto per l’acquisizione di Naked Wines, una enoteca online con un modello di business molto peculiare, pagata circa 30 milioni di sterline in contanti, 20 milioni in azioni di Majestic Wines da dare al proprietario, oltre ad altri 20 milioni di sterline “a termine” in base a obiettivi da raggiungere a 4 anni, per un prezzo tra 0.6x e 0.9x le vendite (per un EBITDA in pareggio). Il nuovo amministratore delegato sta dando un’impronta nuova all’azienda: il numero di negozi ritenuto “necessario” per coprire il mercato inglese è sceso da 330 a 250 (perchè aprire luogi fisici di vendita quando tutti si muovono verso il commercio elettronico?), le iniziative di fidelizzazione crescono e si sta mettendo gradualmente in pratica il famigerato “omnichannel”, cioè la fusione dei canali di vendita fisico e online in modo da consentire ai clienti di comprare online e ritirare fisicamente (“click and collect”), di ritornare fisicamente nei negozi i prodotti acquistati online e via dicendo. Dobbiamo guardare con attenzione a questa azienda perchè il commercio al dettaglio inglese è tra i più avanzati del mondo. La stessa Majestic, senza Naked Wines, realizza online il 12.4% delle vendite.

Tornando ai numeri a fine Marzo 2015, le vendite tornano a crescere a parità di perimetro di negozi (+2%), ma gli utili calano sia se visti da un punto di vista strettamente industriale (il margine industriale scende dal 23% al 22.7%), che da un punto di vista puramente contabile, dove l’azienda ha lasciato sul campo circa 2 milioni di sterline per finanziare l’assalto a Naked Wines. Così, gli azionisti sono stati messi a dieta. Niente dividendi per ora (ma di nuovo garantiti fino al 2018).

Gli investitori hanno apprezzato: le azioni trattavano a 3.2 sterline il giorno prima dell’annuncio dell’acquisizione, sono oggi a 4.1 sterline, +30%. Segno che se c’è qualcosa di interessante in cui investire gli azionisti sono più contenti e rinunciano volentieri al dividendo. Passiamo brevemente ai numeri.

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