Resto del Mondo


La produzione di vino nel mondo 2015 – prima stima OIV

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OIV dice 275 milioni di ettolitri, +2% rispetto al 2014. Poi dice che l’Italia ha prodotto più della Francia e questo è stato il motivo di tante discussioni e celebrazioni recenti. In verità, se guardiamo i dati prodotti da OIV negli ultimi dieci anni, l’Italia ha prodotto più della Francia in sette. Difatti, la media decennale di produzione di vino e mosti per l’Italia è di 47.6 milioni di ettolitri, mentre per la Francia soltanto di 46.0 milioni di ettolitri. Che altro si evince dal rapporto? Beh, certamente che la produzione europea ha definitivamente finito di calare, poi che il Cile e il Sud Africa sono le due nazioni che sono riuscite strutturalmente ad aumentare la produzione nel decennio e, come abbiamo anticipato sopra che il 2015 è stata una buona annata, a livello mondiale circa l’1-2% sopra la media storica e l’anno scorso rispettivamente.

Nota: a proposito, grazie all’indagine di Michele Sartori, possiamo oggi avere un’idea del motivo per cui i dati OIV differiscono da quelli ISTAT (sono più elevati): la ragione è che includono fecce, mosti e succhi (queste ultime due categorie dovrebbero di fatto essere escluse ma in realtà non lo sono).

Andiamo a leggere qualche dato insieme.

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Majestic Wine – risultati 2014/15

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Molte novità quest’anno per Majestic Wine. Sia per i risultati, per niente incoraggianti, che hanno determinato il cambiamento del top management, ma soprattutto per l’acquisizione di Naked Wines, una enoteca online con un modello di business molto peculiare, pagata circa 30 milioni di sterline in contanti, 20 milioni in azioni di Majestic Wines da dare al proprietario, oltre ad altri 20 milioni di sterline “a termine” in base a obiettivi da raggiungere a 4 anni, per un prezzo tra 0.6x e 0.9x le vendite (per un EBITDA in pareggio). Il nuovo amministratore delegato sta dando un’impronta nuova all’azienda: il numero di negozi ritenuto “necessario” per coprire il mercato inglese è sceso da 330 a 250 (perchè aprire luogi fisici di vendita quando tutti si muovono verso il commercio elettronico?), le iniziative di fidelizzazione crescono e si sta mettendo gradualmente in pratica il famigerato “omnichannel”, cioè la fusione dei canali di vendita fisico e online in modo da consentire ai clienti di comprare online e ritirare fisicamente (“click and collect”), di ritornare fisicamente nei negozi i prodotti acquistati online e via dicendo. Dobbiamo guardare con attenzione a questa azienda perchè il commercio al dettaglio inglese è tra i più avanzati del mondo. La stessa Majestic, senza Naked Wines, realizza online il 12.4% delle vendite.

Tornando ai numeri a fine Marzo 2015, le vendite tornano a crescere a parità di perimetro di negozi (+2%), ma gli utili calano sia se visti da un punto di vista strettamente industriale (il margine industriale scende dal 23% al 22.7%), che da un punto di vista puramente contabile, dove l’azienda ha lasciato sul campo circa 2 milioni di sterline per finanziare l’assalto a Naked Wines. Così, gli azionisti sono stati messi a dieta. Niente dividendi per ora (ma di nuovo garantiti fino al 2018).

Gli investitori hanno apprezzato: le azioni trattavano a 3.2 sterline il giorno prima dell’annuncio dell’acquisizione, sono oggi a 4.1 sterline, +30%. Segno che se c’è qualcosa di interessante in cui investire gli azionisti sono più contenti e rinunciano volentieri al dividendo. Passiamo brevemente ai numeri.

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Cina – importazioni di vino 2014

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Il Corriere Vinicolo ha pubblicato un ottimo lavoro qualche settimana fa che riassume i dati sulle esportazioni e importazioni di vino. Possiamo quindi “colmare” qualche buco che abbiamo nel blog, in particolare relativamente alle importazioni di vino in Cina e, tra qualche settimana Hong Kong. La riclassificazione dei dati che abbiamo messo a punto non ci consente di andare indietro nei dati di dettaglio, perchè le serie storiche che abbiamo non coincidono, purtroppo. Detto questo, credo che il quadro sia chiaro e in particolare: 1) la Cina resta un mercato dove si importano vini imbottigliati, sempre più a discapito dei vini sfusi, e dove i vini spumanti restano una categoria marginale, per quanto in crescita fortissima; 2) la posizione dell’Italia nel mercato resta marginale: numero 4 insieme alla Spagna ma numero 5 nei vini imbogliati (dove la Spagna ci ha superato); 3) a partire dal 2012 la crescita delle importazioni si è fermata intorno a 1.5-1.6 miliardi di dollari, e Cileni e Australiani hanno approfittato delle migliori condizioni a cui riuscivano a vendere i loro vini grazie alla svalutazione del cambio. Quindi? Quindi l’Italia ha export stabile, grazie agli spumanti, una quota di mercato del 7% circa nel mercato di importazione di vini in Cina. Un andamento soltanto leggermente migliore di quello del mercato, sceso del 2.5% in dollari americani (il CNY per adesso va insieme al dollaro, quindi USD e valuta locale hanno andamenti simili). Passiamo alle cifre.

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Canada – consumo e mercato del vino, dati 2013

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Dopo aver analizzato le importazioni di vino in canada, guardiamo alle vendite di vino, su cui i dati sono un po’ vecchiotti (stiamo parlando di Marzo 2013) ma comunque significativi. Il mercato canadese sembra non fermarsi, le vendite di vino procedono al ritmo del 5% circa in valore e del 4% in volume. Il Canada è un mercato da 5 milioni di ettolitri di volume venduto, quindi piuttosto importante. Una annotazione e una avvertenza  vanno fatte: primo, la svalutazione del cambio è arrivata nel 2014 e ha prodotto un calo degli introiti in euro per gli esportatori, ma NON un calo delle importazioni espresse in valuta locale. Se analizzassimo quindi i dati a marzo 2014 che tra un po’ saranno pubblicati non avremmo evidenze molto diverse. Secondo, il mercato si sta un po’ spostanto sui vini bianchi e sugli spumanti, dove noi italiani siamo un po’ meno forti, ma dove (soprattutto per i bianchi) i canadesi sono più autosufficienti… vedremo cosa succede. Per ora analizziamo insieme i numeri più importanti.

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Canada – importazioni di vino 2014

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Le vicissitudini professionali di queste settimane mi hanno portato proprio ad aggiornare i dati relativi al vino canadese, ritrovandomi una buona base di dati da analizzare. Oggi guardiamo alle importazioni di vino del Canada per il 2014, come pubblicate da Industry Canada. I dati sono molto chiari: primo, il mercato canadese è restato un buon mercato per gli esportatori di vino, con una crescita in valuta locale del 3% nel 2014 raggiungendo 2.1 miliardi di dollari e del 5% sugli ultimi 5 anni, nonostante la nazione stia subendo l’impatto del ciclo discendente delle materie prime, la cui economia è particolarmente legata. Chiaramente, stiamo parlando di numeri in dollari canadesi, che contro l’euro ha perso mediamente il 7% per due anni di fila, il 2013 e il 2014. Quindi se dovessimo metterci nei panni di chi esporta in Canada +3% in valuta locale è -4% in euro. Dunque, chi vince e chi perde? Beh, l’Italia pareggia (ma vince nei vini spumanti), gli USA vincono (e lo avevamo visto qualche tempo fa con l’export americano di vino), la Francia perde. Tra i “comprimari”, sembra essersi fermata l’emorragia australiana, mentre stanno salendo forte (da valori molto contenuti) gli spagnoli e i neozelandesi. Andiamo a leggere i numeri insieme.

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