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La produzione di vino nel mondo 2015 – aggiornamento OIV

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OIV 2015 SECOND REV 1

I dati aggiornati di OIV sulla produzione di vino 2015 non hanno portato sostanziali novità. Diciamo che la parola d’ordine sembra “stabilizzazione”. Stabilizzazione della superficie vitata mondiale, che sembra aver toccato il punto di minimo nel 2011-2012 a poco meno di 7.5 milioni di ettari vitati e ora veleggia a 7,534,000 ettari; stabilizzazione della produzione di vino che tra alti e bassi locali negli ultimi due anni è stata di 270 milioni di ettolitri circa, cinque più, cinque meno. Stabilizzazione anche dei consumi, che mai si sono ripresi dalla botta della crisi 2009, e stanno sempre intorno ai 240 milioni di ettolitri annui (magari ci facciamo un post più avanti quest’anno). Tornando all’argomento del giorno, la produzione 2015, l’ultima stima da 274.4 milioni di ettolitri, 6 in più del 2014, ma uno in meno rispetto a quello che era uscito a ottobre dell’anno scorso. L’Italia continua ad essere in cima alla lista, con 49.5 milioni di ettolitri (vi ricordo che ISTAT ha fornito una indicazione di 48.2 milioni di ettolitri per la produzione di vino, incluso mosti). Questa piccola discordanza mi serve per ricordarvi che i dati OIV che trovate in questo post differiscono in modo SOSTANZIALE con quelli che commentiamo dalle fonti dirette nazionali di produzione e che finchè non troverò il tempo (ma soprattutto il modo) di fare una “fonte Inumeridelvino”, continueremo a tenere i dati OIV sulla produzione mondiale “così come sono” anche se per alcune annate sembrano effettivamente fuori luogo. Passiamo a commentare i dati.

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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento febbraio 2016

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Febbraio 2016, bisestile. Un giorno in più, lavorativo, rispetto allo scorso anno. Export di vino +10%, ma anche togliendo l’impatto del 29 febbraio sarebbe +7%. Le esportazioni italiane si riportano in carreggiata, dunque, secondo i dati rilasciati proprio stamattina da ISTAT. In realtà la notizia non è questa, ma bensì quella che trovate immortalata nel grafico qui sopra: per la prima volta nella storia le esportazioni di spumante sfondano quota 1 miliardo di euro, esattamente 1014 milioni nei 12 mesi terminanti a febbraio. L’impulso del Regno Unito continua a essere fortissimo, oltre +57% nei primi due mesi dell’anno, tanto che ormai metà della crescita della categoria è legata a questo mercato. E’ però incoraggiante vedere che gli Stati Uniti continuano a crescere e che anche la Gernania dopo una battuta d’arresto è partita bene. Critico sarà ora vedere cosa succede a Marzo. Ma andiamo a commentare anche gli altri dati…

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Il consumo di bevande alcoliche in Italia – aggiornamento ISTAT 2015

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Non so se è “positivo” per la società italiana, ma i dati dell’ISTAT sul consumo di alcolici ci presentano un quadro decisamente diverso da quello degli anni passati. Si tratta di un sondaggio completato con delle interviste nel secondo trimestre 2015, che indica un incremento della penetrazione del consumo di vino, birra e anche degli altri alcolici dopo anni di cali costanti. Vi ricordo che tutti questi numeri applicano alla popolazione di età superiore a 11 anni, quindi se volete avere un’idea dei numeri in valore assoluto le percentuali applicano su un numero totale di 54.3 milioni di abitanti. Una delle “preoccupazioni” degli anni scorsi era che il vino, pur dominante, stava perdendo più consumatori della birra (anche a causa della crisi, essendo generamente più conveniente): bene, i dati 2015  segnalano che la penetrazione del consumo di vino (52.2% rispetto a 50.6% del 2014) è risalita di più di quella della birra (46.4% rispetto a 45.1%), detto che naturalmente nel passato il calo del consumo di vino è stato più marcato. Il secondo spunto interessante è che all’interno del trend secolare del ribilanciamento verso un consumo sporadico del vino, i dati 2015 mostrano una stabilizzazione del consumo abituale moderato (quello abituale di oltre ½ litro al giorno continua a calare). Buone notizie quindi, andiamo a leggere qualche numero.
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Italian Wine Brands – risultati 2015

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Memore delle lunghe discussioni con il signor Pierluigi sui risultati di IWB 2014, mi sono guardato con discreta cura i numeri 2015, da un mesetto resi disponibili sul sito internet. Diciamo che il 2015 è stato un anno di transizione per il gruppo, che si è focalizzato sul “recupero” dei clienti di Giordano che si erano allontanati dal brand e sullo sviluppo della base clienti. Ciò è costato 1.1 milioni di euro cui si aggiungono oneri legati alla costituzione del gruppo e ristrutturazione che hanno sottratto all’utile netto altri 0.8 milioni di euro. Ne deriva un andamento economico leggermente migliore di quello dello scorso anno (vendite +3%, EBITDA -5%, utile netto +8%), una volta esclusi questi costi; altrimenti, l’EBITDA sarebbe sceso da 13 milioni a 11 milioni e l’utile netto da 5.1 a 3.6 milioni. Passando all’andamento commerciale, va meglio in Italia (nel primo semestre le vendite erano scese), mentre continua il calo in Germania e il balzo della Svizzera del primo semestre si è rivelato un fatto di natura transitoria, più che compensato dalla caduta delle vendite nel secondo semestre. Austria e Resto del mondo hanno continuato a crescere. Infine, una curiosità che aveva scatenato le discussioni sul blog: le vendite online nel segmento B2C di IWB sono calate nel 2015 a 5.6 milioni di euro, da 5.8 milioni.

Prima di andare a leggere i numeri in dettaglio, un cenno all’andamento borsistico: il titolo è rimasto quasi stabile nei mesi scorsi. Ha chiuso il 2015 con un calo del 4.5% rispetto all’inizio delle contrattazioni di fine gennaio 2015, mentre nel 2016 ha subito un calo del 2.4%. Se confrontata con l’andamento della borsa, IWB ha performato leggermente meglio, dato che la borsa da quando l’azienda si è quotata è calata del 13% circa.

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I risultati delle aziende vinicole italiane (escluse cooperative) – aggiornamento Mediobanca 2014

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Proseguiamo l’analisi dei dati del rapporto Mediobanca con l’analisi dei risultati delle aziende vinicole italiane (87 con un fatturato superiore a 25 milioni di euro), quindi escludendo le cooperative e le poche (7) aziende a controllo estero. Si tratta del 54% circa del campione del rapporto in termini di fatturato, quindi il 32% del settore italiano del vino. L’analsi è molto più pregnante perchè include le aziende che hanno “scopo di lucro”. I dati 2014 ricalcano il tema già affrontato: fatturato stabile (meglio delle cooperative, che hanno subito un calo del 2%) con una timida crescita delle vendite all’estero compensata dal calo nel mercato italiano, margini in netto miglioramento grazie ai minori costi esterni, investimenti ancora bassi e uno stato di salute finanziario molto buono (3.1x debito/MOL), vicino al minimo storico da quando guardiamo il rapporto. Il 2015 beneficerà di una robusta ripresa delle vendite (+6%), supportata sia dall’Italia che dall’estero. Stante la situazione positiva dei costi di produzione (uva/vino all’origine in crescita solo moderata e assenza di inflazione) il 2015 dovrebbe segnare un ulteriore miglioramento dei margini e potenzialmente riportare il ritorno sul capitale delle aziende vinicole vicino al 10% dal 9% attuale. Per ora concentriamoci sui dati 2014, nel prosieguo del post.

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