Italia


Guido Berlucchi – risultati 2017

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Berlucchi chiude il 2017 con vendite quasi stabili e margini in ulteriore miglioramento rispetto al balzo già registrato nel 2016. La novità non riguarda però la parte economica, ma quella finanziaria: nel corso del 2017 l’azionista ha prelevato 40.3 milioni di euro di dividendi dall’azienda rispetto ai 6.5 milioni di euro distribuiti nel corso del 2016, e che corrispondono largo circa alla generazione di cassa dell’azienda. In questo modo, l’azienda passa da una posizione di cassa di 11 milioni di euro a un debito di 24 milioni, comunque sostenibile dato il livello dell’EBITDA di circa 8 milioni di euro.

È la terza operazione che vediamo nel corso degli ultimi due anni in cui gli azionisti di grandi aziende vinicole prelevano capitali che nel corso degli anni erano stati maturati; vi ricordo che sia Botter che Zonin avevano in modi diversi fatto passare decine di milioni di euro dall’azienda al patrimonio dell’azionista (la famiglia in questo e negli altri casi). Indipendentemente dalla destinazione e dalle ragioni di queste operazioni non è un bel segnale: significa che non c’è la volontà o la convenienza a investire. Nel caso specifico di Berlucchi è curioso osservare che le vendite all’estero languono a 1.5 milioni di euro contro i 38 dell’Italia. Possibile che non ci siano opportunità di investimento per aumentare le esportazioni? I casi di Ferrari e Ca del Bosco sembrerebbero dimostrare che qualche possibilità ci sarebbe.

Ma per ora restiamo sui dati 2017.

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Cavit – risultati 2017/18

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I dati di maggio 2018 di Cavit mostrano una ulteriore crescita del fatturato del 4% circa a 190 milioni, determinata soprattutto dall’ottimo andamento della divisione italiana (+14%), mentre le vendite all’estero crescono di un magro 2%, ma non si capisce dove dato che in tutti i mercati citati le vendite crescono tra il 6% e il 20%… I commenti degli amministratori sono improntati all’ottimismo sia sul fronte domestico (e ne hanno i riscontri), sia su quello internazionale, dove Cavit è anche impegnata a gestire l’azienda tedesca Kessler Sekt i cui risultati stanno gradualmente migliorando con una crescita delle vendite del 7% e un margine operativo lordo superiore al 10%. La struttura finanziaria è quasi una fotocopia dello scorso anno: 54 milioni di debiti verso i soci per le merci acquistate, cui fanno da contraltare 27 milioni di euro di cassa netta. Per quanto riguarda il 2018-19 non sono previsti particolari scossoni: secondo gli amministratori la crescita delle vendite è continuata, nonostante alcuni segnali di incertezza, questa volta non solo provenienti dall’estero (frase di “rito” che si trova in numerosi commenti), ma anche dalla situazione politica ed economica italiana. Passiamo ai dati.

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La produzione di vino nel mondo 2018 – prima stima OIV

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Eccoci con la prima proiezione OIV sulla produzione di vino mondiale 2018: 282 milioni di ettolitri di produzione. Come dire che dopo uno degli anni più magri, il 2017, è succeduto uno dei più grassi, il 2018. Se non al record produttivo, diversi paesi sono nella fascia alta della loro produzione storica. Stiamo parlando non solo dell’Italia, ma anche di Spagna, Stati Uniti (massimo dal 2004), Argentina, Cile ed Est Europa. Se consideriamo i consumi di vino di circa 240 milioni di ettolitri e gli usi industriali di circa 30, possiamo dire che il deficit produttivo dello scorso anno (quando la produzione ha superato di poco i 250milioni di ettolitri) è stato in parte riassorbito. L’Italia mantiene una quota di mercato del 17% della produzione mondiale, con una prima stima di produzione di vino di 48.5 milioni di ettolitri (escluso mosti e succhi d’uva). Come sempre, una piccola annotazione: per qualche paese come Italia e Francia abbiamo sostituito i dati OIV con quelli ufficiali degli organi nazionali. Le differenze sono minime, ma consentono di mantenere una maggiore coerenza per i lettori del blog. Passiamo ad analizzare i dati in dettaglio.

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Indebitamento e leva delle principali aziende vinicole – dati 2017

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Chiudiamo la carrellata dell’analisi dei dati delle principali aziende redatta da Mediobanca con il rapporto sui debiti. Il rapporto evidenzia i debiti lordi, quindi non è rappresentativo della posizione finanziaria corretta per la cassa e include anche alcune categorie di debito che sono normalmente incluse nel capitale circolante. Giusto per citare un esempio, nel 2017 Antinori ha avuto un ulteriore miglioramento della sua posizione finanziaria netta passata in positivo, ma in questo rapporto risulta un incremento del debito a 220 milioni. È questo un caso limite, nel senso che normalmente il debito lordo “segue” il debito netto. Passando ai dati, il debito totale delle aziende vinicole nel rapporto cresce da 1.3 a 1.6 miliardi di euro, a fronte del quale si contrappone un patrimonio dei soci che sale da 2.3 a 2.5 miliardi di euro (oltre a poco meno di 200 milioni di interessi di minoranza). Si può dunque dire che l’aumento dei debiti è stato quasi controbilanciato dall’incremento del patrimonio, ma non è esattamente così quando si confronta il debito con il valore aggiunto realizzato che invece come abbiamo visto è cresciuto soltanto del 6% nel 2018. Niente di preoccupante, comunque. Anzi, una preoccupazione forse c’è: salvo qualche caso isolato, non si vede che a fronte di questo aumento dei debiti ci sia una evoluzione del settore. Non ci sono grandi acquisizioni, non ci sono fusioni tra grandi aziende. Ormai da tanti anni. Ma passiamo ad analizzare i dati.

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Lunelli Holding – risultati e analisi di bilancio 2017

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Il 2017 è stato un ottimo anno per il gruppo Lunelli: da un lato, l’attività principale di Ferrari è cresciuta a un ritmo del 12% circa, sia in Italia che all’estero; dall’altro, Bisol ha messo a segno un importante miglioramento dei margini, passando a un EBITDA positivo, anche grazie all’interruzione di un contratto molto oneroso con l’inglese Tesco. Con 100 milioni di fatturato, 21 milioni di EBITDA e ben 15 milioni di utile netto il gruppo si conferma uno dei principali player italiani del settore del vino, supportato anche da una struttura finanziaria molto sana, con 34 milioni di indebitamento netto (cui si contrappongono quasi 70 milioni di euro di attivi in società collegate). Anche l’inizio del 2018 è stato positivo: la crescita di Ferrari è proseguita (+22% nel primo trimestre), mentre Bisol ha presentato il progetto di rilancio con un rinnovamento della marca e della gamma di prodotti. Passiamo all’analisi dei dati.

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