Italia


Importazioni di vino in Italia – primo semestre 2016

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Nei primi 6 mesi 2016 l’Italia ha importato meno vino dello scorso anno. Si tratta per lo più di mancate importazioni di vini sfusi, che a logica dovrebbero fare da specchio alla disponibilità di vino comune nel mercato domestico. Come abbiamo visto qualche giorno fa, per i vini da tavola il 2015 è stata è una ottima annata in termini di volume. Infatti sono proprio i vini da tavola a subire un calo di oltre il 40% dei volumi. Viaggia invece in decisa controtendenza l’importazione di vini spumanti, principalmente Champagne, che crescono di oltre il 30%, seppur nel semestre poco significativo. Tirando le somme, l’Italia ha importato vino per 123 milioni di euro, in calo dell’8%, a fronte di un volume di 860mila ettolitri, il 40% in meno del semestre 2015. Andiamo a leggere insieme i dati.

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Lunelli [Ferrari] – risultati 2015

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Come promesso lo scorso anno, analizziamo quest’anno il bilancio di Lunelli SpA e non quello di Ferrari perche’ in tal modo è possibile avere un quadro completo del gruppo che fa capo alla famiglia, includendo le tenute agricole, le società immobiliari, l’acqua Surgiva e, dal 2015 oggetto di analisi, anche Bisol. Proprio Bisol è consolidata nel 2015 per 9 mesi (aprile-dicembre), da quando la quota è salita dal 50% dall’80%. Proprio Bisol è forse la parte più interessante di questo commento, viste le difficolta reddituali (da leggere: tanto fatturato, niente utili o anche peggio) che la stanno caratterizzando, e che sono destinate a continuare anche nel 2016 a causa dei prezzi in forte crescita del vino Prosecco sfuso. Tornando ai grandi numeri, Lunelli fa un balzo di 20 milioni di euro di fatturato annuo, che si aggiungeranno completamente nel 2016 (probabilmente nel 2015 ce ne sono stati 16-17 milioni), che si aggiungono ai 60 milioni di Ferrari (che continua ad andare a gonfie vele, +16% nel 2015) e agli 8-9 milioni dell’acqua Surgiva. Sommando tutto si arriva a un fatturato di 84 milioni di euro per il 2015, un margine operativo lordo di 13 milioni di euro e un utile netto di 7 milioni di euro, con un indebitamento di 33 milioni, contenuto rispetto alla dimensione patrimoniale del gruppo (226 miloni di patrimonio), un po’ meno rispetto alla dimensione reddituale (2.6x debito su EBITDA secondo il nostro calcolo). Passiamo ai numeri, con l’avvertenza che in questo post le figure sono un po’ meno del solito per via della scarsa serie storica a disposizione.

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Italian Wine Brands – risultati primo semestre 2016

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Analizzare i dati di IWB purtroppo non è semplice, visto l’innumerevole quantità di aggiustamenti che il management ha ritenuto di portare ai numeri, che includono anche poste prettamente operative quali una campagna pubblicitaria televisiva. Detto questo, l’azienda continua a subire l’impatto di due fattori: 1) l’esposizione al mercato italiano, 30% circa, che risulta difficile particolarmente nel segmento di Giordano Vini e 2) in misura direi preponderante il calo strutturale del canale di vendita che ha reso Giordano famoso, il telefono, che cala dell’11% ma rappresenta ancora il 30% delle vendite. Nel primo semestre sebbene le vendite via internet siano cresciute, il canale di vendita televisivo è calato e ciò ha determinato l’andamento negativo del fatturato consolidato (65 milioni, -2%), nonostante il forte incremento di vendite della divisione B2B Provinco. A oltre un anno dall’aggregazione, si può dire che per ora le sinergie tra le due entità sono servite a tamponare il calo di utili di Giordano, che sembra strutturale: il MOL consolidato del primo semestre è stabile se aggiustato, mentre cala dell’11% prima degli aggiustamenti. L’azienda mantiene un livello di indebitamento piuttosto contenuto (23 milioni di euro, meno di due volte il MOL), ma certamente le promesse espresse in fase di quotazione non sono per ora tradotte in numeri. Di nuovo, non perché le sinergie non stiano emergendo (come dichiarato dai dirigenti nel comunicato stampa), ma più semplicemente perché la l’attività di Giordano è purtroppo sotto forte pressione. Passiamo ad analizzare i numeri.

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Esportazioni di spumante italiano – primo semestre 2016

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La corsa degli spumanti non si è fermata neanche in giugno, come avete già letto qualche giorno fa. Di fatto oggi questa categoria consente all’Italia di crescere più di ogni altro grande produttore mondiale di vino in termini di valore delle esportazioni. Questo dicono i dati relativi al primo semestre che metterò in linea tra qualche giorno. Ma torniamo al tema del giorno. A giugno la crescita è stata di nuovo del 20%, il che consente di chiudere il primo semestre degli spumanti a +23% per 500 milioni di euro. Vale la pena di ricordare i due driver principali: gli spumanti DOP, dove viene incluso il Prosecco, e dal punto di vista dei mercati il mondo anglosassone. Siamo a un punto in cui le classificazioni hanno perso la loro rilevanza: con un ulteriore leggero calo, la denominazione Asti non è più rilevante, rappresentando meno del 10% delle esportazioni. Passiamo ai dati.

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Produzione vino in Italia nel 2015 – dati finali ISTAT

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ISTAT ha finalmente aggiornato i dati sulla produzione 2015, che ho pensato fosse il caso di mettere in linea il più presto possibile. Il post è ricco di tabelle, anche perchè da quest’anno si aggiunte una ulteriore dimensione, che è la produzione di vini bianchi e rossi per tipologia, che trovate in una delle tabelle nel post. Il 2015 è stata una grande annata e la sua grandezza si legge anche nelle quantità, che sono le più alte dal 2006 per quanto riguarda il totale e di sempre nel segmento DOC/DOCG, 18.8 milioni di ettolitri. La produzione totale finale censita da ISTAT è di 47.7 milioni di ettolitri, che diventano 49.3 milioni quando si aggiungono 1.7 milioni di ettolitri di mosto. Si tratta di un progresso del 20% rispetto alla annata 2014, molto cattiva, e del 9% rispetto alla media decennale. Cone avrete letto, le previsioni sono per una seconda ottima annata anche nel 2016 (anche se i conti poi si fanno alla fine): sembra quindi che il settore possa lavorare su un biennio di ottime annate, il che dovrebbe consentire di mantenere la spinta alle esportazioni anche da un punto di vista dei volumi. Detto questo, ci addentriamo un po’ nei dati, anche se grafici e tabelle già vi dicono molto.

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