Italia


Frescobaldi – risultati e analisi di bilancio 2012

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Rileggendo il commento dei risultati 2011 di Frescobaldi con tutte le premesse del caso, se mi avessero chiesto a oggi di prevedere i risultati 2012 del gruppo avrei forse stimato un andamento leggermente migliore di quello che è in realtà avvenuto. Il 2012 è stato per Frescobaldi un anno molto difficile in Italia, con le vendite in calo del 6%, che non è stato completamente compensato dall’incremento fatto registrare all’estero. La strategia resta però immutata e continua a essere messa in pratica: riacquisto delle minoranze (anche quest’anno una piccola operazione da 1 milione per comperarsi il 20% di Vigneti di Nugola), investimenti produttivi (11 milioni) e riduzione del debito (calato di altri 5 milioni di euro). In questo contesto, i margini restano su livelli di assoluta eccellenza nel panorama italiano e l’azienda, anche grazie agli aiuti sulla promozione, ha ulteriormente incrementato lo sforzo promozionale e pubblicitario. Per il 2013, la relazione degli amministratori dichiara di attendersi un andamento analogo al 2012, con un messaggio positivo sull’andamento dei primi mesi dell’anno, in linea con il budget. Passiamo ai dettagli…

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Zonin – risultati e analisi di bilancio 2012

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ZONIN 2012 1

 

La performance ecoomico-finanziaria di Zonin nel 2012 è andata ben oltre le aspettative che avevamo condiviso con il management dell’azienda  a gennaio di quest’anno. Non solo. Zonin, con un recupero di margini prodigioso va chiaramente controcorrente all’interno del settore e lo fa nonostante sia strutturata come un’azienda di sola produzione e trasformazione (e quindi teoricamente esposta all’incremento dei prezzi delle materie prime, che tanto hanno danneggiato i bilanci delle aziende vinicole, come ci capita di commentare di questi tempi). Invece, con vendite in crescita ininterrotta dal 2006 a questa parte (lo scorso anno raggiunta grazie all’estero), finalmente nel 2012 i margini si riportano su livelli consoni (8-9% MOL/vendite) e l’azienda torna a remunerare in modo consono il capitale (13% sul capitale investito, 7% post tasse per gli azionisti). Il 2013, a leggere la relazione sembra essere un anno più riflessivo, a leggere la relazione, dove l’obiettivo è mantenere un buon livello di vendite grazie all’estero e ripetere i risultati di quest’anno.

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Toscana – produzione di vini DOC e DOCG – aggiornamento Federdoc 2011

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Come anticipato analizzando i dati piemontesi, Federdoc ha fatto un buon lavoro sui dati produttivi 2011, sicche’ possiamo ritornare a parlare di Toscana e dei suoi vini DOC dopo un anno di esilio per mancanza di numeri. In Toscana nel 2011 si sono prodotti 1.6 milioni di ettolitri di vini a denominazione su una superficie denunciata di 33mila ettari. Come gia’ commentato diverse altre volte, i dati della Toscana sono molto stabili nel tempo supportati come sono da “grandi marchi” quali il Chianti e i vini di Montalcino. Nel 2011 forse lo sono stati ancora di piu’, con uno scostamento rispetto alla media storica di soltanto l’1% nei volumi produttivi e del 2% delle superfici denunciate. Vediamo brevemente i numeri, con l’accortezza che vi ho attaccato i tabelloni (lunghissimi) con la produzione di vino e le superfici denunciate per denominazione alla fine del post.

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Sartori – risultati e analisi di bilancio 2012

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Come aveva anticipato nella relazione al bilancio 2011, il 2012 e’ stato un anno di forte sviluppo commerciale per Sartori. Scorrendo i numeri, pero’, se e’ evidente l’incremento delle vendite e’ altrettanto evidente che la tendenza al rialzo dei prezzi delle uve si e’ portata via una bella fetta dei margini aziendali. Cio’ e’ tanto piu’ vero per Sartori, che ha una struttura aziendale incentrata soltanto sulla trasformazione del prodotto e non e’ integrato nella fase agricola. Le vendite raggiungono, come dice la relazione, il massimo storico di 45 milioni di euro, mentre il MOL scende del 25% a 2.5 milioni. La struttura finanziaria peraltro migliora leggermente, con un calo del debito di 1 milione di euro a 7 milioni, facilitato dalla riduzione del capitale circolante. Il messaggio per il 2013 e’ molto prudente: dato lo scenario difficile, la strategia commerciale di Sartori e’ improntata alla prudenza e gli incrementi dei prezzi forzati dal maggior costo delle materie prime probabilmente si faranno sentire; è quindi immaginabile una ulteriore discesa dei margini. Inoltre all’estero, che per Sartori e’ particolarmente importante, non ci si aspetta di crescere come negli anni precedenti, anzi: avendo abbandonato alcuni contratti a basso margine, i volumi sono destinati a scendere del 15/20%. Guardiamo i numeri.

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  • Le vendite chiudono a 44.8 milioni, di cui poco piu’ di 9 sono realizzati in Italia, in crescita del 3%, mentre all’estero il fatturato balza del 12% a 35 milioni. In Italia le vendite sono state supportate dalla grande distribuzione, mentre il canale tradizionale e’ rimasto stabile, mentre all’estero ci sono state due tendenze: un andamento molto positivo nei mercati anglosassoni (Regno Unito +21%, USA +20%,  Irlanda +26%) e del Giappone, parzialmente compensato dalla negativita’ di alcuni mercati probabilmente europei dove la pressione sui margini ha convinto Sartori a ridurre l’export.
  • Come dicevamo i margini sono stati sotto pressione. Il costo degli acquisti esterni e’ salito al 68.5% delle vendite, il livello piu’ elevato degli ultimi 5 anni e questa e’ stata la determinante della riduzione del MOL, che si e’ attestato a 2.5 milioni, contro i 3.3 dello scorso anno. Il margine e’ stato dunque del 5.5%, mai cosi’ basso dal 2009 a questa parte e molto lontano dai livelli pre crisi.
  • Con ammortamenti e oneri finanziari praticamente stabile e un po’ meno tasse il calo dell’utile netto e’ stato del 22% a 1.2 milioni di euro.
  • Dal punto di vista finanziario, Sartori è riuscita a rafforzare la struttura finanziaria pur distribuendo 0.8 milioni di euro in dividendi. Il debito, anche grazie al contenimento del capitale circolante ha toccato quota 7.1 milioni di euro, in calo di 1 milione rispetto al 2011. il rapporto tra debito e patrimonio scende cosi’ al livello minimo degli ultimi anni di 0.7, mentre il rapporto tra debito e MOL sale a 2.9x a causa del calo di quest’ultimo.
  • Nonostante l’annata cattiva, Sartori ha mantenuto un ritorno sul capitale nell’intorno della doppia-cifra, intorno al 10%, uno dei piu’ elevati nell’ambito del settore in Italia.
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Esportazioni di spumante italiano – dati primo trimestre 2013

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Le esportazioni di spumanti hanno ripreso a correre nel mese di marzo, per chiudere il primo trimestre in crescita del 20% a 130 milioni di euro. Con questa performance, su base annua lo spumante italiano raggiunge 646 milioni di euro di esportazioni (+15%) su circa 1.9 milioni di ettolitri di volume esportato (stabile). All’interno di questo quadro ci sono diverse tendenze da sottolineare, la più importante delle quali è certamente il rimbalzo delle esportazioni di Asti spumante in Russia, dove sembra essersi assestato il sistema distributivo. Se la Russia sembra un problema in fase di risoluzione, l’Asti deve ora vedersela con il cambio di direzione delle esportazioni in Germania e Stati Uniti… ma vediamo i dettagli per tipologia.

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