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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento agosto 2014

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Seppur soltanto nel agosto, qualche colpo di tosse l’export di vino ha cominciato a darlo. Si tratta, ben inteso, del mese piu’ scarico dell’anno, ma nel mese le esportazioni sono calate del 6% contro agosto 2013 (che a sua volta e’ stato rivisto al ribasso del 2% circa). La debolezza viene dai vini imbottigliati, il cui fatturato cala del 6% nel mese, e che si aggiunge al trend ben conosciuto (e acuito nel mese) dei vini sfusi. L’unica categoria in crescita nel mese sono i vini spumanti, che con un +9% limitano il passivo del mese, ma che cominciano a mostrare un trend di riduzione del prezzo medio di vendita a favore dei volumi. Quindi, in conclusione, se l’Italia e’ uno piu’ performanti esportatori di vino negli ultimi mesi, e’ vero che il mese di agosto (come gia’ era successo a maggio) e’ un piccolo campanello di allarme.

La seconda analisi, che invece mi sembra piu’ importante e’ che se si confronta l’andamento delle esportazioni di beni di consumo italiani, circa 124 miliardi di euro a fine agosto sui 12 mesi, e quelle di vino (circa 5 miliardi come ben sappiamo) e le si confrontano, si trova una sorta di “inversione di tendenza” negli ultimi mesi. Il vino, rappresenta oggi il 4.04% delle esportazioni di prodotti di consumo italiani, era il 3.93% nel 2011 e ha raggiunto un picco del 4.12% a fine 2013.

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Vendite al dettaglio di vino in Italia – aggiornamento settembre 2014

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Non è certo una novità che l’estate non è andata bene in Italia. I giornali ci stanno tempestando di cattive notizie e pessimismo (che non condivido nella maniera più assoluta, ma questa non è la sede per discuterne) relativamente all’andamento dell’economia e a quanto siano stati negativi i dati di vendite, produzione e via dicendo dell’estate. Il meteo non ha poi aiutato quel consumo di prodotti tipicamente estivi come le bevande fresche, e nel nostro caso i vini bianchi e spumanti da aperitivo. A ciò dovete aggiungere che i dati che analizziamo oggi si confrontano con un andamento nel terzo trimestre 2013 piuttosto interessante (+4%, il miglior trimestre dell’anno). Il preambolo per dirvi che se le vendite al dettaglio di vino nella GDO (incluse nel rapporto ISMEA e fornite da IRI) sono state stabili, a fronte di un leggero calo dei volumi, non ci si deve certamente lamentare. Le premesse per andare peggio erano tutte sul tabolo. Nel dettaglio, questo zero è fatto da un dato positivo dei vini di qualità (+3%) e degli spumanti (+5%, tenendo conto che i due terzi del segmento sono fatti dal metodo Charmat, leggi Prosecco e Asti), contro un calo del 4% dei vini IGT e del 3% dei vini comuni. Per chi ha voglia, discutiamo qualche dettaglio in più qui sotto.

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Campania – produzione di vino DOC/DOCG – aggiornamento Federdoc 2012

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In questo post pre weekend di qui a fine mese pubblicherò quello che resta da mettere in linea per quanto riguarda la produzione di vino 2013 e i dati Federfoc (quelli pubblicabili). Oggi ci occupiamo della Campania, che nel 2013 non ha avuto il balzo produttivo visto nel resto del paese, anzi. Come vedrete dai grafici e dalle tabella la produzione è stata del 6% inferiore alla media storica, contro il +7% italiano. Sebbene i dati “negativi” siano legati alle IGT e ai vini da tavola, la regione resta molto indietro rispetto al resto del paese nel percorso di crescita verso una produzione di qualità. Andiamo ai numeri.

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Indebitamento e leva delle principali aziende vinicole – dati 2013, MBRes

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Sebbene i calcoli possono dare risultati marginalmente diversi a seconda di come si prendono le cifre, è certo che nel 2013 le principali aziende vinicole italiane si sono rafforzate dal punto di vista finanziario. Con utili in crescita di ben oltre il 10% e in assenza di particolari operazioni di investimento o di crescita, il livello di indebitamento, sia confrontato con il patrimonio che con la generazione di utili (il valore aggiunto), mostra segni importanti di miglioramento. Come dicevo, a seconda di come consideriamo i numeri abbiamo risultati diversi. Il campione omogeneo (escludendo Giordano per cui non abbiamo il debito 2013), ha un debito sceso da 1142 a 1108 milioni di euro, che si confronta con valore aggiunto cresciuto da 550 a 558 milioni di euro,  quindi indicando un rapporto in progresso da 2.3 volte a 2 volte. Anche il confronto sul patrimonio netto, progredito da 1430 milioni a 1573, è favorevole, denotando un rapporto passato da 0.8 a 0.7.

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Utili e margini delle principali aziende vinicole – 2013 dati MBRes

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Eccoci alla seconda e più pesante puntata dell’analisi dei dati Mediobanca Research sulle principali aziende italiane, che noi focalizziamo sul vino. Ci occupiamo oggi di margini, di valore aggiunto e di ritorno sul capitale, che sono concetti più tecnici ma che consentono di fare una fotografia più precisa e verosimile di chi sono quelli che investono e fanno soldi nel settore in Italia, rispetto alla classifica sul fatturato pubblicata la settimana scorsa. La classifica che oramai pubblichiamo da anni non vede sostanziali novità al vertice: chi fa più soldi (anche perché ha investito di più!) resta sempre Antinori. Forse la vera novità qui è Ruffino, che dopo l’acquisizione della totalità del capitale da parte di Constellation Brands ha mostrato un formidabile cambio di marcia, scalando qualche posizione soprattutto per quanto riguarda la profittabilità sulle vendite e sul capitale. Dunque, se mi dovessero chiedere quali sono le principali aziende/cooperative del vino in Italia io più che dargli la classifica del fatturato gli darei quella del valore aggiunto, che vedete qui sopra: dunque Antinori numero uno, 100 milioni e più, poi GIV, che con l’aggiunta di Cantine Riunite arriva molto vicino a Antinori (circa 95 milioni ma dietro), poi Frescobaldi, Santa Margherita e Caviro tutte e tre tra i 40 e i 50 milioni di euro. Antinori è anche quella che riesce a estrarre più valore aggiunto dalla vendite, circa il 60%, seguita da Frescobaldi al 53%, poi Santa Margherita e Ruffino al 40%. Questo “taglio” vi dice invece quanto le aziende sono integrate e quanto il loro prodotto (inteso anche come marchio, posizionamento e via dicendo) riesce a essere venduto. Infine, la terza classifica su cui attirerei la vostra attenzione è quella del ritorno sul capitale, cioè quanto il fatturato “cresce”.

Prima di passare ai numeri, una considerazione di insieme: è stato un anno molto buono per il settore, con un valore aggiunto cresciuto del 12% e un utile operativo cresciuto di oltre il 25% rispetto al 2012.

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