Italia


Troppo caldo nei vigneti. Di Angelo Gaja

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Anche i viticoltori e produttori di vino guardano in modo diverso al clima che cambia.
E’ generale la percezione degli eccessi, delle temperature medie giornaliere più elevate, l’avvio precoce nel vigneto della fase vegetativa, l’accelerazione della maturazione, le vendemmie anticipate.
Quelli che guardano ai benefici fanno osservare che, rispetto al passato, le vendemmie di buona qualità sono più frequenti. Vini che si presentavano gracilini ed acidosi, appaiono oggi più strutturati ed armonici se non anche propensi ad esibire i muscoli. Mentre per altri il clima che cambia è foriero di preoccupazioni: la recrudescenza delle malattie parassitarie vecchie e nuove; la sofferenza dei vigneti a causa di periodi troppo a lungo siccitosi; i grappoli esposti alle scottature ed alla luce solare troppo intensa; le uve che arrivano in cantina troppo calde, con gradazioni zuccherine elevate, ancora coperte di antiparassitari che la siccità non ha concesso di dilavare; i bassi livelli di acidità del mosto; la gradazione alcolica dei vini che mostra nel tempo la progressione a salire.
Il cambiamento climatico agisce allo stesso modo sul vigneto indipendentemente dalla tecnica di conduzione: convenzionale, biologico, biodinamico. Un lungo articolo su LE MONDE del 7 novembre 2015 dedicato al “colpo di calore sui vigneti” evidenzia le forti preoccupazioni al riguardo, non soltanto per le sorti della viticoltura del Sud della Francia. Il polo universitario di Bordeaux ha avviato da un decennio progetti di ricerca scientifica volti ad individuare viti più idonee a fronteggiare gli effetti del cambiamento climatico.
E’ urgente dare maggiore impulso alla ricerca anche in Italia: per migliorare l’adattamento dei portainnesti al mutamento del clima in atto e per cercare di mettere al riparo le viti storiche italiane da alcune delle malattie più insidiose. Per fare ciò occorre che il nostro paese autorizzi i ricercatori ad accedere alle nuove tecniche di incrocio, la cisgenesi ed il genome editing, attraverso le quali è possibile trasferire geni (di resistenza a determinate fitopatologie) da viti che ne sono in possesso a viti che sono carenti. Si metterebbe così ancora una volta a frutto il patrimonio unico di viti storiche italiane, attingendo alle diversità che le caratterizzano.
Però occorre agire, utilizzando sia fondi pubblici che privati. Lo stallo attuale non serve al mondo del vino italiano.

Angelo Gaja
novembre 2015

Veneto – produzione di vino 2014 – dati ISTAT

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La produzione di vino in Veneto nel 2014 è calata del 9% ma si è attestata su un livello allineato con la media degli ultimi 5 anni, cioè circa 8.2 milioni di ettolitri. E’ andata decisamene meglio che nel resto del paese, dove la produzione 2014 è del 6% circa al di sotto della media storica. Il dato è particolarmente importante per la rilevanza della regione: in Veneto si producono circa un quarto dei vini di qualità italiani, sia DOC che IGT e la propensione all’esportazione è molto spiccata, considerando la presenza del Prosecco ma anche di realtà aziendali di dimensione significativa. La produzione, in termini quantitativi, muove sempre di più verso i vini bianchi e verso i vini di qualità. Passiamo dunque ad analizzare i dati in dettaglio.

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La produzione di vino nel mondo 2015 – prima stima OIV

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OIV dice 275 milioni di ettolitri, +2% rispetto al 2014. Poi dice che l’Italia ha prodotto più della Francia e questo è stato il motivo di tante discussioni e celebrazioni recenti. In verità, se guardiamo i dati prodotti da OIV negli ultimi dieci anni, l’Italia ha prodotto più della Francia in sette. Difatti, la media decennale di produzione di vino e mosti per l’Italia è di 47.6 milioni di ettolitri, mentre per la Francia soltanto di 46.0 milioni di ettolitri. Che altro si evince dal rapporto? Beh, certamente che la produzione europea ha definitivamente finito di calare, poi che il Cile e il Sud Africa sono le due nazioni che sono riuscite strutturalmente ad aumentare la produzione nel decennio e, come abbiamo anticipato sopra che il 2015 è stata una buona annata, a livello mondiale circa l’1-2% sopra la media storica e l’anno scorso rispettivamente.

Nota: a proposito, grazie all’indagine di Michele Sartori, possiamo oggi avere un’idea del motivo per cui i dati OIV differiscono da quelli ISTAT (sono più elevati): la ragione è che includono fecce, mosti e succhi (queste ultime due categorie dovrebbero di fatto essere escluse ma in realtà non lo sono).

Andiamo a leggere qualche dato insieme.

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Utili e margini delle principali aziende vinicole – 2014 dati MBRes

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Eccoci al secondo appuntamento con i dati 2014 dei maggiori produttori italiani. Oggi guardiamo a quanti soldi fanno e a quanto rende i loro capitale. Possiamo dire, anticipando anche quello che uscirà ad aprile in termini di dati cumulati, che il 2014 per le grandi aziende vinicole è stato un ottimo anno. Se è vero che il fatturato di questo campione di 25 aziende è cresciuto in maniera marginale (+1%) i margini sono migliorati circa alla stessa velocità dell’anno scorso. Per questo campione, il valore aggiunto è cresciuto del 6%, passando dal 19.6% al 20.5% del fatturato, mentre l’utile operativo è cresciuto del 12% circa, passando dal 6.5% al 7.2%. Il campione di utili resta Antinori, che come abbiamo commentato qualche settimana fa ha avuto un ottimo anno, con un progresso del valore aggiunto del 9% e dell’utile operativo del 17%. Antinori si conferma anche il produttore italiano (tra i grandi) più profittevole, con un margine del 30% del fatturato, precedendo Masi (finalmente incluso da Medioabanca!), Santa Margherita, Frescobaldi e Ruffino. Il tema del ritorno sul capitale è come sapete più subdolo, dato che premia le aziende con pochi investimenti, come gli imbottigliatori, che in questa fase del mercato (con prezzi delle materie prime in calo) sono riusciti a superare il 20% o addirittura il 30% (su capitali investiti molto limitati).

Andiamo dunque a commentare i principali dati insieme.

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Classifica fatturato aziende vinicole italiane 2014 – fonte: Mediobanca

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L’anno scorso chiudevamo il post dicendo che era rincuorante vedere un certo consolidamento nel settore, soprattutto nella fascia 50-100 milioni di fatturato. Quest’anno tale aspetto è si materializza nel fatto che ho dovuto aggiungere due linee alla classifica delle aziende con oltre 50 milioni di fatturato, anche se il 2014 non è stato un anno così generoso: facendo la crescita media delle aziende qui incluse giungiamo a un magro +1%, che diventa +1.5% se restringiamo il confronto alla “top 10” del campione. Il 2015 sarà sicuramente un anno migliore, spinto dalla debolezza dell’euro e nonostante la magra vendemmia 2014. Detto questo, negli ultimi due anni sono state soprattutto le aziende private a spingere il fatturato del settore, mentre le grandi cooperative hanno segnato il passo. Andiamo a vedere insieme i numeri, con l’analisi della crescita decennale che per la prima volta siamo in grado di proporre…

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