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Vendite di vino in GDO – principali operatori, aggiornamento 2014

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Traendo spunto dal bilancio Caviro, che analizza ogni anno le vendite al dettaglio nella grande distribuzione ho raccolto i dati degli ultimi 4 anni sulle vendite in GDO per operatore e oggi possiamo commentarli con una buona mole di dati e soprattutto di storia. Per inquadrare il tema, il 2014 è stato il primo anno in cui le vendite a valore in GDO di vino sono calate. La colpa è certamente dello strutturale calo dei volumi ma probabilmente la vera novità è stata la cattiva annata climatica del 2014, che ha ridotto il consumo di alcune categorie di prodotti come i vini bianchi e i vini frizzanti. Detto questo, passando alla classifica potete vedere che il dominio assoluto è di Caviro, che in GDO ha venduto per 126 miloni di euro, oltre il doppio del fatturato del numero 2 della classifica, Cantine Riunite/CIV. La quale sarebbe comunque seconda anche se si mettesse insieme il fatturato di GIV, dato che il totale esce circa 115 milioni di euro. Caviro è anche l’azienda con il miglior ritmo di crescita sul triennio, +6% annuo composto, che si confronta con una crescita del mercato in crescita dell’1-1.5%. Prima di passare a commentare i dati, forse vale la pena di considerare come la maggior parte degli operatori in classifica siano cooperative o figli delle cooperative, con il primo operatore privato e posseduto da privati che è Caldirola, al numero 5.

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Sartori – risultati 2014

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Sartori ha raddrizzato la rotta nel 2014, con un incremento delle vendite (che la riporta al livello del 2012 dopo il calo dell’anno scorso, 44 milioni di euro) e un leggero recupero dei margini (a circa il 5% a livello di MOL), che restano comunque largamente inferiori a quelli degli ultimi anni. Il 2015 promette di essere un buon anno. La svalutazione dell’euro dovrebbe supportare Sartori, che ha deciso di non ridurre i prezzi ma di aumentare lo sforzo di marketing. A tal fine, un nuovo brand ambassador è stato assunto in Germania, mentre un secondo in arrivo nella seconda parte del 2015 dovrà occuparsi dello sviluppo nel mercato asiatico. Mettendo tutti questi tasselli insieme ci si dovrebbe aspettare un anno in crescita, per riavvicinarsi agli eccellenti risultati di qualche anno fa.

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Caviro – risultati 2014

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I numeri 2014 di Caviro includono l’impatto dell’acquisizione di Cesari (70%) in Valpolicella, effettuata a gennaio (pagata 8-9x il MOL) e quindi completamente inclusa in questi numeri. Apro con questa puntualizzazione perché si tratta di un fatto marcante: Cesari ha contribuito 24 milioni di vendite al bilancio consolidato, che pur mostra un fatturato in leggero calo. Ciò è da ricondursi alla riduzione delle vendite della cooperativa madre Caviro SCA, che è passata da 209 milioni a 188 milioni di fatturato tra il 2013 e 2014. Da questo punti di vista, i risultati 2014, otticamente “belli”, con un MOL in crescita, sono “aiutati” da Cesari e hanno dovuto affrontare il calo della divisione distilleria, colpita indirettamente dal calo dei prezzi del petrolio, che ha avuto un impatto sul prezzo del bioetanolo. La cartina tornasole è quella del debito, che dopo un forte progresso nel 2013 (anche dovuto alla gestione del circolante, alla tempistica delle vendemmie e alle scelte di approvvigionamento nella nuova divisione “grandi vini”), è ritornato a 77 milioni, con un rapporto di circa 3x rispetto al MOL, un livello comunque contenuto tra le cooperative.

Infine, vale la pena di sottolineare lo sforzo di metamorfosi di Caviro, in diverse direzioni: (1) dai vini comuni ai vini di qualità (oltre a Cesari, andrebbe menzionata la JV con Torrevento in Puglia); (2) dall’Italia all’estero (le vendite di vino estere sono ora il 30% delle vendite di vino della cooperativa, erano il 15% nel 2010); (3) dal packaging brik a forme di imballaggio più nobili come il vetro. A ciò si aggiunge il forte impegno nello sfruttamento della filiera, che si concretizza con le vendite della distilleria.

E i soci? Nel 2014 hanno incassato quasi lo stesso ammontare dello scorso anno, con una riduzione dell’introito per quintale (-8%) dovuta all’evidente calo dei costi delle materie prime e all’eccezionalità della remunerazione pagata dalla cooperativa nel 2013. Sono invece molto calati gli acquisti esterni (-50%).

Andiamo a leggere qualche altro numero insieme.

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Banfi – risultati 2014

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Banfi ha portato a casa nel 2014 un deciso miglioramento dei margini, come si era prefissa lo scorso anno, su un fatturato che per la parte commerciale è cresciuto del 3% circa. L’azienda lavora con una parte agricola e una parte commerciale, ora separate (quindi non redige il bilancio consolidato). Pubblico i numeri delle due entità in modo che vi possiate comunque rendere conto della dimensione dei numeri. Gli investimenti sono cresciuti nel 2014, a oltre il 10% del fatturato, a fronte dell’acquisto di 80 ettari di vigneto a Campiglia Marittima per la produzione di vini di fascia media, che insieme all’annata 2010 del Brunello di grande successo, promettono di supportare anche i risultati 2015.

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Frescobaldi – risultati 2014

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Frescobaldi ha mantenuto nel 2014 un livello di utili molto simile al 2013, portando a casa un ulteriore calo dell’indebitamento finanziario, ormai ben sotto 1 volta il MOL. L’azienda ha continuato gli investimenti produttivi (14 milioni nel 2014), ma ha anche investito circa 2 milioni di euro in una joint venture per gestire ristoranti, con l’obiettivo presumibilmente di sostenere e promouovere il marchio nelle grandi città europee. A differenza di altre realtà sinora analizzate, Frescobaldi continua a faticare sul mercato italiano, dove le vendite non sono cresciute nel 2014, mentre i mercati esteri continuano a crescere: hanno ormai raggiunto il 63% delle vendite. Poco si dice sull’andamento del business nel 2015, salvo che la sua evoluzione è allineata al budget. Vista la svalutazione dell’Euro, il miglioramento delle prospettive del mercato e i nuovi investimenti, ci sarebbe da aspettarsi un budget di crescita, e quindi un buon anno… vedremo.

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