Veneto


Veneto – produzione di vino 2016 – dati ISTAT

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La produzione di vino in Veneto tocca per la prima volta quota 10 milioni di ettolitri, con un incremento del 4% rispetto al 2015 che si origina nel segmento dei vini bianchi soprattutto nelle categorie IGT e Vini da Tavola, mentre i vini DOC crescono leggermente di meno. La vendemmia in Veneto è peraltro paragonabile ai dati italiani che abbiamo attualmente a disposizione, che vedono un incremento del 3% della produzione di vino a 50.1 milioni di ettolitri. Il Veneto dunque rappresenta il 19% della produzione nazionale, ma molto di più dei vini bianchi (27%) e ancora di più dei vini bianchi DOC, che sono il 45% della produzione italiana (4.8 milioni di ettolitri rispetto a 10.6 totali). Passiamo ad analizzare i dati dettagliati.

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Italian Wine Brands – risultati 2016

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La metamorfosi di Italian Wine Brands è continuata nel secondo semestre del 2016 e ha portato a una chiusura d’anno con utili in calo del 15% circa. All’interno di questo trend negativo, caratterizzato dalla debolezza del B2C (ex Giordano) e dell’attività italiana, ci sono anche dei segnali positivi, come la ripartenza delle vendite via internet (+47% dopo il +15% del primo semestre) e il forte sviluppo nel mercato svizzero (+82% nel secondo semestre). La struttura finanziaria di Italian Wine Brands migliora in modo sensibile, con un debito calato a 10 milioni di euro (da 20 milioni), derivante da un forte miglioramento del capitale circolante e dal forte contenimento degli investimenti, entrambi fattori potenzialmente non sostenibili nel futuro. Le previsioni sul 2017 sono improntate sul recupero dei margini: lo sforzo di internazionalizzazione e di spostamento verso internet non è venuto gratis, ma ha prodotto a delle perdite, che il management ritiene di poter recuperare nel 2017, riportando l’EBITDA margin (7.8% nel 2016) al livello del 2014/15 (oltre il 9%). Passiamo all’analisi dei numeri.

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Masi – risultati 2016

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Non sono buone le notizie che vengono dal bilancio di Masi 2016. Le esportazioni di vino hanno subito una battuta d’arresto nella seconda metà dell’anno, invertendo la rotta, e nonostante l’Italia e l’acquisizione di Canevel (60% per 7 milioni di euro) abbia fornito un contributo molto positivo. In termini di margini, Masi ha subito una riduzione piuttosto marcata nel corso degli ultimi anni. A contribuire nel 2016 a questo calo c’è anche un impatto negativo dai contributi OCM, che sono calati di oltre 1 milione di euro, ma dall’altra parte come si legge dal comunicato, il forte aumento delle scorte ha supportato il margine industriale del 2016. Tutto dentro, Masi non è riuscita a confermare gli utili dell’anno scorso, subendo un calo del margine operativo lordo del 5% e del 9% dell’utile netto, nell’ambito di un incremento delle vendite del 5% (di cui il 3.6% in termini organici). L’andamento delle azioni in borsa è stato molto positivo da inizio anno, tanto da portare nei giorni precedenti all’annuncio le azioni al di sopra del livello di quotazione della primavera 2005 (EUR4.6 per azione). Prevedibilmente, questi dati e la poca visibilità sulla questione dei contributi OCM non gioveranno al titolo nel breve termine. Passiamo all’analisi dei dati.

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Il valore della produzione di vino in Italia – aggiornamento ISTAT 2015

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Aggiorno oggi le serie dei dati sul valore aggiunto della produzione di vino e di uva da vino che l’ISTAT pubblica ogni anno. Questa statistica è il “PIL” dell’industria del vino al livello della produzione, quindi escludendo il valore che viene poi aggiunto da chi imbottiglia, etichetta e commercializza i prodotti. Ero fermo al 2013, dato che ISTAT non produce più tabelle complete ma ci obbliga a spulciare il suo database per ottenere questi dati, che qui sono relativi al 2015 ma che sono anche stati ricalcolati (il 2013 del post di due anni fa non corrisponde al 2013 di questo post, per intenderci). Detto questo, il “numerone” di ISTAT per il valore della produzione di vino è pari a circa 3.5 miliardi di euro, +8% sul 2014, ma sotto il massimo storico toccato nel 2013 con 3.7 miliardi, mentre il valore aggiunto della produzione di uva da vino assomma a 1.3 miliardi di euro, anch’esso in recupero sul 2015 (+10%) ma leggermente sotto il massimo storico, sempre toccato nel 2013. Ne risulta un valore totale di 4.7 miliardi di euro, il secondo più elevato della storia dopo quello di 5 miliardi di euro del 2013. Chi vince? Nel lungo termine le regioni vincenti sono sicuramente il Veneto (+7.4% nel decennio 2005-2015), il Trentino Alto Adige (+6.5%), la Sardegna (+6.1%) e la Lombardia (+5.2%), tutte largamente sopra la crescita composta del decennio a livello italiano del 3.3% (a valori correnti, quindi comprensivi di inflazione). Tre di queste quattro regioni si caratterizzano per importanti quote di prodotto spumante. Ma andiamo a leggere qualche dato insieme.

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Conegliano Valdobbiadene DOCG Prosecco Superiore – vendite e esportazioni 2015

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Il rapporto su Conegliano Valdobbiadene è stato puntualmente presentato a metà dicembre e come sempre è ricco di dettagli. Per il terzo anno consecutivo la crescita del prodotto spumante DOCG, la punta di diamante del fenomeno del Prosecco, viene realizzata soprattutto in Italia, dove volumi e valore crescono nel 2015 del 12% e del 15% rispettivamente, rispetto a un ben più magro +1% e +7% realizzato nei nuovi mercati. L’Italia dunque rappresenta il 57% del valore della produzione del Conegliano Valdobbiadene spumante, 446 milioni di euro nel 2016 (+10%) per 78 milioni di bottiglie commercializzate (+7%), che a sua volta è il 93% del valore della produzione della zona vinicola. E questo 57% cresce rispetto al 2014 (55%) e al 2013 (53%) mettendo in luce un fatto che diventa sempre più evidente: i prodotti di alta qualità nel segmento degli spumanti fanno fatica a sfondare all’estero, dove il segmento è molto ben coperto dai prodotti francesi e, in parte, spagnoli. Qual è il problema “estero” del Conegliano Valdobbiadene? Beh, certamente di essere molto legato ai mercati di lingua tedesca rispetto a quelli di lingua inglese, che come ben sapete leggendo le pagine sulle esportazioni, sono il vero traino dell’incremento dell’export di vino spumante italiano. Passiamo a leggere qualche numero insieme.

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