Sicilia


Sicilia – produzione di vino DOC/DOCG – aggiornamento Federdoc 2012

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Talvolta bisogna ridere per non piangere, e ora vi spiego il perchè. In Sicilia, dal 2012 si produce moltissimo vino DOC, 800mila ettolitri. Questo ci dice ISMEA, che classifica la denominazione “Sicilia”, sinora considerata (come il nome suggerirebbe, peraltro) una IGT, indicazione geografica tipica, tra le DOC, “potenziando” così quantità di vino classificato DOC di oltre 600mila ettolitri. Perchè bisogna ridere? Due ragioni. Primo, perchè come spesso accade nel nostro Paese siamo riusciti a fare il gioco delle tre carte, trasformando una produzione comunque di qualità materiale (circa 80 quintali per ettaro di resa produttiva) in qualità “burocratica”. Secondo, e più divertente, perchè ISTAT nelle sue statistiche 2012 ha fatto finta di niente e ha continuato a scrivere che la produzione DOC è stata inferiore ai 200mila ettolitri (contro 3 milioni di ettolitri di produzione IGT). Mah. Dopo la digressione torno a fare il mio mestiere di “numeratore del vino”. Ecco di seguito il commento ai dati.

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Sicilia – principali vitigni – aggiornamento ISTAT 2010

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Oggi torniamo sull’argomento dei vitigni con il censimento ISTAT relativo alla Sicilia, dove prevalgono le superfici vitate non DOC e dove non c’è una vera vocazione univoca in termini di vitigni, soprattutto se escludiamo le superfici vitate adibite alla produzione di Marsala, che fanno parte di un mondo leggermente “spostato” rispetto a quello del vino tradizionale. Troviamo così che se il Nero d’Avola (qui chiamato calabrese nero) è il principale vitigno rosso, esiste una nutrita rappresentanza dei vitigni internazionali. Anzi, se restringiamo il confronto ai vini di qualità il Nero d’Avola resta il principale vitigno, ma Nerello Mascalese e altri vitigni sono meno lontani. Dopo il catarratto, ansonica e grillo sono i due vitigni bianchi più presenti. Addentriamoci nei numeri.

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Sicilia – produzione di vino e superfici vitate – aggiornamento 2012

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Comincio la rassegna estiva delle regioni italiane relativamente alla produzione di vino con la Sicilia per un motivo specifico: quest’anno per la prima volta ISTAT è in contraddizione con se stessa (non più soltanto con altri rilevatori). Infatti, per alcune regioni la somma della produzione regionale non combacia con quella delle province. L’unica maniera per ovviare a questo problema (che magari sarà risolto con un aggiornamento dei dati), è quello di riportare tutti e due i numeri. Noi, anche per coerenza con il dato nazionale, teniamo il dato della regione, perchè è quello dove si suddividono poi produzione per colore e per tipologia. Cominciamo dunque con la Sicilia, dove la produzione di vino è cresciuta leggermente nel 2012 dopo un calo pesantissimo dei due anni precedenti, presumibilmente da associare con gli espianti dei vigneti (non rilevati dalla superficie pubblicata da ISTAT…). In un quadro di produzione strutturalmente più bassa, la Sicilia si conferma grande utilizzatrice della IGT, che ormai rappresenta ben oltre il 50% della produzione totale di vino…

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Il consumo di vino nelle regioni italiane – dati ISTAT 2012

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Come promesso torno sull’argomento dei consumi di vino in Italia affrontando l’argomento dal punto di vista regionale. L’analisi che segue non solo cerca di identificare le regioni dove il modello di consumo non si è ancora adeguato alla moda del “consumo sporadico”, ma mette anche in luce quanto, ad oggi, il vino sta diventando un prodotto la cui penetrazione è fortemente correlata alla ricchezza delle persone: la correlazione che vedete nell’ultimo grafico vi indica chiaramente che le regioni più ricche sono quelle dove più persone sono consumatori di vino. Il centro Nord, cioè Marche, Emilia Romagna e Toscana sembrano essere le aree dove il consumo pesante di vino (qui identificato con “oltre 50cl di consumo giornaliero”) è ancora più marcato che nel resto d’Italia: il rischio di calo dei consumi sembra più importante. Invece, le regioni del Nord Est, prima tra tutti il Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, ma anche in parte il Veneto, sono quelle dove il “mercato” si è già spostato sul modello di consumo sporadico e allontanato da quello giornaliero rilevante. Vediamo insieme qualche numero.

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Carlo Pellegrino – risultati 2011

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Avvertenza: Carlo Pellegrino sponsorizza “I numeri del vino” con una donazione a Divina Provvidenza ONLUS

Il bilancio 2011 di Pellegrino si chiude con un ulteriore marcato miglioramento della struttura finanziaria, grazie all’attenzione al capital e circolante e nonostante la ripresa degli investimenti, ma con un andamento delle vendite e degli utili rispettivamente stabile e in riduzione rispetto allo scorso anno. Carlo Pellegrino certamente paga l’elevata esposizione all’Italia e all’Europa, tra i mercati esteri e la ancora relativamente bassa penetrazione in Nord America e in Asia. Il 2012 sara’ difficilmente un anno migliore: le vendite del primo trimestre sono allineate a un mercato in calo, mentre la relazione degli amministratori lascia spazio a una speranza di miglioramento nel secondo semestre, anche grazie a una nuova linea di prodotti specifica per il canale degli hard discount: “Con questa nuova linea di prodotti, con un maggiore sostegno pubblicitario e incentivazione di tutti i prodotti si pensa di poter contenere il calo del fatturato complessivo del 2012” e’ la frase finale della relazione. Siamo quindi di fronte a un anno in cui probabilmente Carlo Pellegrino non sara’ in grado di crescere. Andiamo nel dettaglio dei numeri.

 

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