Toscana


Toscana – produzione di vino e superfici vitate – aggiornamento 2008

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Come il Piemonte, anche la Toscana sta procedendo nel suo percorso verso la qualita’ del prodotto. Scorrendo questi numeri, credo sia inevitabile notare una serie di segnali in questo senso:
• Le superfici vitate continuano gradualmente a salire, raggiungendo i 60508 ettari nel 2008, spinte soprattutto dalle province minori
• Nonostante questo aumento, la produzione si mantiene sui 2.8m/hl, praticamente stabile rispetto al 2007 e il 5% sopra la media storica
• La predilezione per la produzione di vini rossi e’ sempre molto chiara e costante: siamo all’84% della produzione totale
• Le rese per ettaro si mantengono costantemente sotto gli 80q/ha da ormai diversi anni, con l’eccezione del 2004. Nel 2008, la resa scende di 1q a 69 mentre la media italiana cresce da 91 a 94
• Il peso delle DOC/DOCG continua a crescere e raggiunge ormai il 62% della produzione, relegando i vini da tavola al 12% del prodotto totale, con una presenza delle IGT (26%) abbastanza allineata alla media italiana
• I vini da tavola stanno costantemente diminuendo da 4 anni a questa parte. Percorso molto simile a quello del Piemonte.
• Dal punto di vista provinciale le aree di crescita sono oggi Lucca (da 1260 a 1500 ettari tra 2007 e 2008), Pistoia (da 980 a 1100ha) e Pisa (da 3500 a 3900 ettari).


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Frescobaldi – risultati e analisi di bilancio 2008

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Frescobaldi ha riportato un forte calo degli utili nel 2008, causato dalla combinazione della crisi economica e della mancata (o meglio, ritardata) commercializzazione dei vini di Montalcino (Rosso e Brunello) che sono stati posti sotto sequestro lo scorso anno. Nel corso del 2008 l’azienda ha continuato a investire (EUR11.6 milioni, stabili rispetto al 2007 ma questa volta ben al di sopra della generazione di cassa) e ha proceduto alla rivalutazione di terreni agricoli (e in piccola parte fabbricati) per EUR43 milioni in capo alla tenuta Castelgiocondo di Montalcino. Come vedremo, l’operazione non ha dato luogo a movimenti monetari e ha contribuito a un corrispondente incremento del capitale investito e del patrimonio netto, con conseguente impatto negativo sul ritorno sul capitale. Come mai Frescobaldi ha fatto questa mossa? presumibilmente per migliorare il rapporto tra debito e patrimonio netto, che cosi’ ha raggiunto EUR123 milioni (di cui EUR123 milioni), sfruttando la forte differenza tra il valore di mercato dei terreni e quello di carico in bilancio. Paradossalmente, il 2008 potrebbe essere stato l’anno peggiore per Frescobaldi, dato che nel 2009 si puo’ giocare il recupero delle vendite di Brunello. La relazione degli amministratori cosi’ recita: “Per la nostra azienda l’effetto negativo del trend generale del mercato potrebbe essere compensato dalla normalizzazione nella commercializzazione dei vini Brunello di Montalcino e Rosso di Montalcino e da una attenta attività di controllo e risparmio sui costi.”


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Toscana – produzione di vini DOC e DOCG – aggiornamento 2007

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Fonte: Federdoc
La produzione di vini DOC/DOCG in Toscana nel 2007 e’ stata di 1.57 milioni di ettolitri, in calo del 2.5% rispetto al 2006. Cio’ si e’ registrato a fronte di un calo del 6% delle superfici denunciate da 33468 a 31543 ettari. Alcune delle vittime di questo calo sono stati il Chianti (-2% a 15179ha), il Chianti Classico (-9% a 5883 ettari), ma anche il Brunello di Montalcino (-21% a 1334 ettari). Ne deriva una quadro dove la produzione dei grandi vini rossi toscani è in netto calo, con le uniche eccezioni delle denominazioni Rosso di Montalcino (+47% nel 2007) e Bolgheri (+29%). Resta stabile la produzione di Vino Nobile di Montepulciano e di Chianti, mentre scende del 31% quella di Sant’Antimo, del 19% quella di Brunello e del 14% quella di Morellino di Scansano. Mi ripetero’ per l’ennesima volta, ma va apprezzata la presenza di una grande DOCG come il Chianti, che rappresenta quasi al meta’ delle superfici DOC/DOCG (i due terzi insieme al Chianti Classico), potendo quindi beneficiare di mezzi adeguati per la sua promozione e della presenza di grandi aziende che la possano supportare e sviluppare. Come promesso vi lascio a una serie di grafici e tabelle che sono ben piu’ interessanti delle mie parole!


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Cosa insegna il caso Brunello di Montalcino. Di Angelo Gaja

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A differenza della Francia, l’Italia prescrive in tutti i disciplinari dei vini a DOC e DOCG percentuali di impiego delle varietà di uva autorizzate alla loro produzione. Al fine di contrastare la violazione di detta norma, e quindi di contrastare la frode commerciale, vi è tutto uno schieramento di provvedimenti che nel tempo si sono dimostrati di scarsa efficacia: analisi del vino nel corso del processo di maturazione in botte, degustazione organolettica, controlli da eseguire su di una pletora di registri, applicazione sulla bottiglia di contrassegni di stato o di sigilli di garanzia …

Nell’indagine in corso a Montalcino la Procura di Siena riconosce valido il metodo di analisi messo a punto dal laboratorio Enosis di Donato Lanati che è in grado di accertare nei vini, posti sotto sequestro, la presenza di altre varietà anziché del 100% di Sangiovese. Non era mai avvenuto prima che questo tipo di analisi venisse utilizzato dagli organi di controllo al fine di accertare la corrispondenza varietale di un vino a quanto prescritto dal disciplinare di produzione.
La stessa analisi può anche essere estesa ad accertare che nei vini a DOC ed a DOCG, ove si contempli l’impiego del 15% di altre varietà, la percentuale non venga abusivamente dilatata.
L’applicazione su larga scala del metodo di analisi dinanzi citato introdurrebbe non poche novità: gli imbottigliatori, prima di perfezionare l’acquisto all’ingrosso di un vino, avrebbero la possibilità di verificarne la corrispondenza al disciplinare di produzione; verrebbe semplificato e migliorato il farraginoso sistema di controllo in atto per i vini a DOC e DOCG; diverrebbe finalmente possibile eseguire i controlli a valle, e cioè su campioni di bottiglie prelevate direttamente dal mercato, anziché continuare eternamente a chiedersi come diavolo facciano bottiglie di Chianti, di Barbera Piemonte, di Nero d’Avola … ad essere vendute al pubblico a prezzi indecentemente bassi.
C’è però anche l’altra faccia della medaglia a creare preoccupazione: che nascano arbitrarietà oppure esploda il contenzioso tra organi di controllo e produttori; che crescano le pressioni per ottenere la modifica di disciplinari ritenuti troppo rigidi mentre l’autorità competente per la loro approvazione sarà nel frattempo trasferita a Bruxelles; che cresca la disaffezione per i vini a DOC e DOCG in favore di vini a marchio aziendale; che il metodo di analisi riconosciuto in Italia venga adottato anche da laboratori esteri al fine di verificare la corrispondenza ai rispettivi disciplinari di produzione di vini italiani importati nei loro Paesi.

Un fatto è certo: con il precedente della Procura di Siena, per i vini italiani a DOC e DOCG non può più essere tutto come prima.
Occorre che i produttori ne prendano coscienza accogliendo positivamente il salto di qualità (e di prezzo) da compiere, ritrovando coesione ed unità di intenti e contribuendo ad ispirare i cambiamenti che si renderanno necessari.

Angelo Gaja
7 Gennaio 2009

Esportazioni di vini rossi VQPRD di Toscana, Veneto e Piemonte – Aggiornamento agosto 2008

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Non e’ nuovo leggere articoli sui giornali di quanto stiano andando bene le esportazioni di vino italiano nel 2008, particolarmente di quello di qualita’. Ho cosi’ pensato di scaricare le serie riguardanti le esportazioni di vino rosso VQPRD prodotto in Toscana, Piemonte e Veneto. Ho scelto questi perche’ sono quelli disponibili su ISTAT che hanno una certa rilevanza (c’e’ anche il Trentino). Il quadro non e’ particolarmente edificante, a leggere questi numeri (e a confrontarli con il totale del vino imbottigliato che fa +1.7%): l’unica regione che si salva sembra essere la Toscana, i cui vini rossi di punta registrano un calo del 4% sui primi 8 mesi dell’anno. Peggio invece va ai vini piemontesi (-13%) e a quelli veneti (-15%). Guardando i dati anche in prospettiva con il 2006 e il 2007, la situazione appare piuttosto negativa per il Piemonte, che nel 2006 e’ rimasto stabile e dal 2007 ha mostrato una significativa riduzione continuata quest’anno. Il Piemonte e’ anche la regione dove il calo dei volumi e’ piu’ basso del calo del fatturato (-6% rispetto a -12%). Infine, come vedrete dalle tabelle allegate vi presento i dati per mercato, dove a colpo d’occhio si nota come mentre la situazione del Piemonte e della Toscana e’ legata qualche mercato (4-5 dei primi 10 mercati hanno segni positivi), nel caso del Veneto i primi 10 mercati sono tutti negativi salvo uno.


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