Emilia Romagna


Caviro – risultati 2015

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Tutti gli indicatori di Caviro per il 2015 sono stati in rialzo, salvo che per il fatturato. La cooperativa è riuscita a liquidare i vini dei soci a un valore ritenuto soddisfacente (il 9% in meno rispetto allo scorso anno, con un calo inferiore al prezzo a cui sono state acquistate le uve dall’esterno, il 17%  in meno del 2014). Non solo, le recenti acquisizioni hanno consentito a Caviro di realizzare utili in leggera crescita, con un margine operativo lordo cresciuto del 2% e un utile netto balzato da 5 a quasi 7 milioni di euro. Cala anche il debito, da 77 a 55 milioni di euro, uno dei livelli più contenuti degli ultimi anni. Per quanto riguarda il 2016, Caviro vede uno scenario piuttosto difficile, caratterizzato dal calo dei prezzi che sta spingendo alcuni clienti (GDO) a rinegoziare i contratti, in un contesto di volumi in crescita. Ma per ora concentriamoci sul 2015.

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Produzione DOC e DOCG per denominazione – dati 2014

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Quest’anno siamo in ritardo sui dati Federdoc, che di per se sono già loro stessi in ritardo. Comunque, stiamo parlando della produzione DOC 2014, quindi di una annata particolarmente difficile dal punto di vista produttivo. Lungi dal fare totali dei dati Federdoc, che anche quest’anno purtroppo contengono diversi buchi (due intere regioni, Basilicata e Molise, oltre a diverse denominazioni), possiamo di che il dato mediano delle prime 60 DOC vede una produzione in calo del 2% circa e che soltanto 15 delle prime 60 denominazioni hanno mostrato un dato in crescita rispetto al 2013. A ulteriore dimostrazione dell’annata, basti dire che la superficie denunciata è cresciuta dell’1%, per le medesime 60 denominazioni, circa metà del campione in crescita. Anche se l’annata è stata “nominalmente” difficile potete subito vedere dal grafico qui sopra che le grandi DOC sono cresciute lo stesso. Il Prosecco ha proseguito la corsa a 2.2 milioni di ettolitri, +5%, mentre secondo Federdoc sia Chianti (e poi Chianti Classico) che Asti sono in crescita di oltre il 10% e per il Chianti, il livello produttivo raggiunto è il più alto dal 2006 a questa parte. Ma andiamo a leggere i dati insieme.

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Il consumo di vino in Italia – dati 2015 per regione e classi di età

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Giusto la settimana scorsa abbiamo analizzato i dati ISTAT sul consumo di bevande alcoliche, concludendo che per la prima volta dopo diversi anni si è verificato un recupero della penetrazione di consumo di vino, forse come reazione ad un calo “accelerato” degli anni scorsi in corrispondenza della grave crisi economica che ci ha colpiti. Oggi andiamo nel dettaglio delle regioni e delle caratteristiche dei consumatori (età) per capire cosa sta succedendo. Molte conferme e alcune sorprese da questi dati: 1) il nord e il centro Italia spingono in su la penetrazione, mentre il sud e le isole non mostrano alcun progresso, probabilmente a causa della più pesante crisi economica; 2) Piemonte e Toscana si riprendono il primato di regioni con il maggior numero di consumatori di vino in rapporto alla popolazione; 3) i dati per età sono i più interessanti. Sembra di vedere che il consumo abituale moderato è una tendenza in crescita tra gli anziani e la fascia 35-54 anni e non tra i giovani (purtroppo). Dall’altra parte, se si prende il dato globale di penetrazione del consumo, sembrerebbe di miglioramento anche nelle fasce giovanili, sostenute dal consumo sporadico.

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Emilia Romagna – produzione di vino 2014 – dati ISTAT

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Sebbene abbia subito un calo del 6%, la produzione di vino in Emilia Romagna è stata migliore della media nazionale e di quella del Nord Italia. La regione riveste un ruolo piuttosto importante, con oltre 6 milioni di ettolitri prodotti, particolarmente nei segmenti dei vini comuni e di mosto: se rapportati alla produzione nazionale, i vini comuni sono il 23% del totale, i mosti prodotti in regione il 27%. La tendenza degli ultimi 2-3 anni verso la produzione di vini bianchi sembra essersi arrestata nel 2014, mentre si osserva un curioso calo della produzione di vini DOC (probabimente in corrispondenza dalla scarsa produzione nelle province di Piacenza e Parma), cui si contrappone una crescente presenza di vini comuni e IGT. Ma andiamo a commentare qualche numero.

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Caviro – risultati 2014

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I numeri 2014 di Caviro includono l’impatto dell’acquisizione di Cesari (70%) in Valpolicella, effettuata a gennaio (pagata 8-9x il MOL) e quindi completamente inclusa in questi numeri. Apro con questa puntualizzazione perché si tratta di un fatto marcante: Cesari ha contribuito 24 milioni di vendite al bilancio consolidato, che pur mostra un fatturato in leggero calo. Ciò è da ricondursi alla riduzione delle vendite della cooperativa madre Caviro SCA, che è passata da 209 milioni a 188 milioni di fatturato tra il 2013 e 2014. Da questo punti di vista, i risultati 2014, otticamente “belli”, con un MOL in crescita, sono “aiutati” da Cesari e hanno dovuto affrontare il calo della divisione distilleria, colpita indirettamente dal calo dei prezzi del petrolio, che ha avuto un impatto sul prezzo del bioetanolo. La cartina tornasole è quella del debito, che dopo un forte progresso nel 2013 (anche dovuto alla gestione del circolante, alla tempistica delle vendemmie e alle scelte di approvvigionamento nella nuova divisione “grandi vini”), è ritornato a 77 milioni, con un rapporto di circa 3x rispetto al MOL, un livello comunque contenuto tra le cooperative.

Infine, vale la pena di sottolineare lo sforzo di metamorfosi di Caviro, in diverse direzioni: (1) dai vini comuni ai vini di qualità (oltre a Cesari, andrebbe menzionata la JV con Torrevento in Puglia); (2) dall’Italia all’estero (le vendite di vino estere sono ora il 30% delle vendite di vino della cooperativa, erano il 15% nel 2010); (3) dal packaging brik a forme di imballaggio più nobili come il vetro. A ciò si aggiunge il forte impegno nello sfruttamento della filiera, che si concretizza con le vendite della distilleria.

E i soci? Nel 2014 hanno incassato quasi lo stesso ammontare dello scorso anno, con una riduzione dell’introito per quintale (-8%) dovuta all’evidente calo dei costi delle materie prime e all’eccezionalità della remunerazione pagata dalla cooperativa nel 2013. Sono invece molto calati gli acquisti esterni (-50%).

Andiamo a leggere qualche altro numero insieme.

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