Emilia Romagna


Emilia Romagna – produzione di vino 2017 e dati per DOC/DOCG 2016

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I dati vendemmiali 2017 dell’Emilia Romagna sono stati tra i peggiori a livello italiano. La produzione di vino è crollata a 5.5 milioni di ettolitri, il livello in assoluto più basso dal 2015 a questa parte. Non solo. Il calo è stato quasi completamente lineare, tra DOC, IGT e vini da tavola. Bianchi e rossi sono calati in modo omogeneo rispetto al 2016 e soltanto una media storica molto bassa per i bianchi ha moderato il confronto. Con superfici vitate stabili intorno a 50mila ettari, la resa per ettaro è dunque calata di oltre il 20%, con punte del 30% a Modena e del 35% a Rimini. I dati Federdoc relativi invece al 2016 mettono in luce uno spostamento nella produzione di Lambrusco dal “Grasparossa” al “Salamino”, rintracciabile sia nelle superfici vitate che nei dati di produzione di vino. Nel suo complesso la produzione di Lambrusco 2016 sale da 400mila a 434mila ettolitri, il livello più elevato degli ultimi 5 anni. Da notare la continua crescita della nuova DOC Pignoletto che ha superato i 100mila ettolitri di vino prodotti. Passiamo a qualche dato in particolare.

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Caviro – risultati 2017

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Dopo la riorganizzazione e il cambio di top management, Caviro ha chiuso il 2017 con un leggero incremento delle vendite e un incremento dell’utile operativo del 5% circa, che come sappiamo è comunque un indicatore parziale, visto mischia attività cooperative con altre a scopo di lucro. Le indicazioni positive comunque non mancano, a partire dal continuo progresso dei prodotti “vino” (che rappresentano il 70% delle vendite) all’estero, per una quota che ormai raggiunge un terzo del totale, 10 punti percentuali in più di 10 anni fa. Venendo agli aspetti rilevanti del gruppo, la riorganizzazione ha creato due divisioni, una per il settore B2B (vino e attività alternative) e una capitanata da Cesari nel segmento superpremium. Il bilancio chiude poi con una perdita di 3 milioni (0.5 milioni di euro prima degli interessi di minoranza, essenzialmente rappresentati dalle aziende con scopo di lucro di cui Caviro non ha la totalità delle azioni), causata però dall’onere straordinario della chiusura di un contenzioso per 7 milioni in Portogallo. Infine, la vendemmia 2017 ha determinato un calo del 13% degli apporti dei soci, che però sono stati pagati il 7% in più dei due anni precedenti. Passiamo all’analisi dei numeri.

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l consumo di vino in Italia – dati 2017 per regione e classi di età

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Eccoci al post che dà granularità (parola che odio ma di uso sempre più comune) ai dati di penetrazione del consumo di vino 2017 (e degli anni precedenti) pubblicati da ISTAT. Abbiamo oggi una bella serie storica, sia dei consumi per età che di quelli regionali: qualche confronto diventa oggi sensato. Per esempio, da queste tabelle si evince che i 45-54enni nel 2017 che bevono vino erano il 59% della popolazione. Dalla tabella si evince che nel 2007 i 34-44enni (cioè le stesse persone) che bevevano erano il 58.7%. Quindi nessuno incremento della penetrazione di consumo oltre i 40 anni. O bevi già vino prima oppure niente. Invece i trentenni di oggi che bevono vino sono il 55% della popolazione. Otto anni fa questi consumatori facevano parte della fascia di età 20-24 e stavano al 42%. Potremmo quindi cominciare a disegnare la curva dove, oltre naturalmente alla fase di raggiungimento della maggiore età, la penetrazione di consumo cresce in modo deciso soltanto fino a 30, poi qualche progresso fino ai 40enni e poi basta. E poi si scende. I 70enni del 2017 che bevono sono il 59% della popolazione, ma quanto bevevano prima? Beh 8 anni fa erano in mezzo alla fascia 60-64 che aveva una penetrazione del 64%. Questo e altro ancora trovate nelle tabelle allegate al post. Il trend fondamentale è sempre quello della crescita del consumo sporadico di vino, per tutte le fasce di età. Ma un secondo dato mi pare interessante e doveroso di attenzione: il 46% dei 20-24enni di oggi dichiara di bere vino, mentre erano soltanto il 42% dieci anni fa, e questo dato ha preso a crescere proprio negli ultimi 3-4 anni. Un buon segno, decisamente, per il settore. Passiamo ai numeri.

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Esportazioni italiane di vino per regione e tipologia – aggiornamento 2017

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Con colpevole ritardo ho aggiornato l’analisi regionale delle esportazioni, che usualmente metto in linea due volte l’anno. Dunque, i dati come sempre si riferiscono a due spaccati: 1) le esportazioni di vini in bottiglia, suddivisi in categorie di qualità e con qualche spaccato regionale; 2) le esportazioni per regione, intendendo con questo non le denominazioni ma l’origine dell’esportatore, fatta sui dati ATECO che non sono perfettamente sovrapponibili a quelli che usiamo normalmente (ma sono vicinissimi).

Avendo in mente l’incremento del 4.5% dell’export di vini fermi in bottiglia, il 2017 è stato decisamente l’anno dei vini varietali e da tavola (+23% e +13%, ma partendo da valori molto esigui) e dei vini IGT (+5%), mentre per i DOP la crescita si è limitata all’1%. A livello regionale si è confermato il calo per i prodotti DOP veneti (-5%), mentre continua la crescita forte dei prodotti del Trentino (+9%, soprattutto bianchi) e, bisogna sottolinearlo, dei vini rossi piemontesi DOP (+7%).

Se invece ci muoviamo nell’ambito dei dati ATECO sull’origine dell’esportatore alcuni dati sono completamente in contrasto: il Prosecco fa cambiare segno al Veneto, che chiaramente resta la regione chiave, con 2.1 miliardi di euro (+6%) rispetto al totale di 6 miliardi. Le due altre grandi regioni esportatrici, il Piemonte e la Toscana che valgono 1 miliardo circa ciascuna, sono rispettivamente a +7% e +2%.

Passiamo a qualche dato di dettaglio.

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La produzione di vino in Italia nel 2017 – dati finali ISTAT

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ISTAT ha pubblicato i dati finali relativi alla produzione italiana di vino 2017. Sono numeri piuttosto diversi dalla previsione che avevo messo in linea a settembre 2017, che stimava una produzione mosti inclusi di 40 milioni di ettolitri. [nota del 26/05/2018: sebbene questi siano i dati ufficiali e definitivi, è opinione diffusa negli operatori del settore che la produzione 2017 sia stata inferiore, con particolare riferimenti ad alcune regioni quali la Puglia]

Il dato ufficiale di ISTAT dice 46.1, quindi il 15% circa in più. Secondo ISTAT è stata dunque una vendemmia in calo significativo rispetto al 2016 (-15%) ma non disallineata dalle evidenze storiche. Bene i vini bianchi (-12% ma sopra media del 9%), male i vini rossi (-18% e 8% sotto media), bene i vini DOC e i vini comuni (in calo a doppia cifra ma comunque del 7% sopra la media decennale) a discapito dei vini IGT (-23% e 14% sotto la media). Infine, da un punto di vista geografico, il calo produttivo ha interessato soprattutto il Nord e il Centro (il 7% e il 24% sotto la media decennale), mentre la produzione al sud è calata molto meno di quanto stimato e si è addirittura posizionata sopra i nostri dati 2007-2016 medi del 17%.

Molto male Piemonte, Toscana, Lazio e Trentino Alto Adige, benissimo invece i dati della Puglia, in un contesto di fortissima volatilità della produzione 2017 rispetto alle medie storiche. Passiamo a un commento più specifico e soprattutto a un set completo di tabelle.

Passiamo a un commento più specifico e soprattutto a un set completo di tabelle.

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