Francia


Come cambiano le abitudini di consumo di vino in Francia – dati 1980-2005

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[English translation at the end of the post]
Fonte: Viniflhor
Viniflhor ha messo a disposizione altri dati sul consumo di vino in Francia, che ci consentono di analizzare che cosa sta succedendo non soltanto dal punto di vista delle occasioni di consumo, ma anche sulla penetrazione di chi non beve vino e di dove sta. E soprattutto, possiamo vedere gli stessi dati in una proiezione dal 1980 al 2005. In un prossimo post andremo ancora piu’ a fondo per vedere come si stanno muovendo le abitudini di consumo per fascia di eta’. Conclusioni: (1) la quota dei bevitori abituali continua a scendere, ma a differenza degli anni 90 non e’ piu’ sostituita da bevitori occasionali, ma piuttosto da non bevitori; (2) la quota di bevitori occasionali e’ in crescita tra gli uomini ma non piu’ tra le donne. In compenso, la quota dei bevitori “giornalieri” tra le donne e’ costante, a differenza di quella degli uomini; (3) dal punto di vista regionale, l’Ile de France (che possiamo considerare una sorta di “avanguardia” francese) mostra dei segni piuttosto preoccupanti. La quota dei non bevitori sta esplodendo, mentre i consumatori occasionali sembrano non essere mai cresciuti in rapporto alla popolazione: il passaggio sembra essere da bevitori a non bevitori, ma soprattutto i non bevitori sono passati da essere meno della media nazionale a essere oltre la media nazionale: l’immigrazione probabilmente c’entra qualcosa.


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I consumi di vino in Francia – aggiornamento 2008

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Viniflhor ha aggiornato a gennaio 2009 I dati sui consumi di vino in Francia, che come vedremo hanno segnato un forte deterioramento nella parte finale dell’anno rispetto a quanto avevamo analizzato in precedenza. Le due considerazioni che saltano all’occhio sono: primo, in questa crisi i vini di qualita’ in generale sono stati impattati come quelli da tavola, almeno in Francia. Anzi, forse il “trading-down” della parte finale dell’anno e’ stato evidente e si conferma anche nei dati di gennaio 2009. Secondo, a quanto pare e per quanto i dati non siano perfettamente confrontabili, l’andamento dei consumi in Italia e’ meno negativo di quello in Francia: da noi le vendite al dettaglio DOC/DOCG in volume sono viste ancora in salita anche a fine 2008 da ISMEA, mentre qui si commentano cali nell’ordine del 10% sugli ultimi mesi dell’anno.


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Cottin Freres – risultati 2008

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Cottin Freres ha già mostrato nel suo bilancio chiuso a settembre 2008 i segni tangibili della crisi. Cominciamo a comporre una breve lista delle vittime della crisi nel 2008, che include anche Constellation Brands e Baron-de-Ley. Le vendite sono calate dell’11% e i margini si sono assottigliati, tanto da portare l’azienda a registrare una piccola perdita netta. L’aumento del magazzino (che in questo caso ha come significato la mancata vendita di cio che si è prodotto…) ha poi determinato la crescita del capitale circolante e del debito. Per il 2009, come molti altri operatori economici, Cottin Freres si è riservato di comunicare le sue previsioni sugli utili alla fine del primo semestre, anche se il primo trimestre fiscale (Ottobre-Dicembre 2008) ha segnato un incremento delle vendite del 2%: non male, anche se va considerato che la base di comparazione con lo scorso anno comincia ad essere più abbordabile.


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Cosa pensano i consumatori dei metodi produttivi del vino – studio: Viniflhor

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Fonte: Viniflhor
La seconda parte dello studio di Viniflhor si occupa della percezione dei consumatori francesi delle pratiche colturali e produttive del vino e della loro opinione sul vino del futuro, in termini di regolamentazione, produzione artigianale rispetto a industriale e via dicendo. Beh, trovate due blocchi di risposte: nel primo si chiede quanto sono importanti certi fattori, come il terroir (che sembra meno critico di 10 anni fa), il rispetto della tradizione produttiva (anche in questo caso meno importante) oppure la valenza culturale del prodotto (di gran lunga il fattore piu’ importante. Dall’altro lato si chiede ai consumatori che cosa pensano del vino del futuro: e in questo caso si accentuano gli “estremismi” di 10 anni fa. I consumatori sono sempre meno inclini a un prodotto industriale, credono sempre di meno alla possibilita’ di assemblaggi di zone diverse, sono molto meno disponibili ad accettare additivi nel prodotto e tendono a proteggere la legislazione francese rispetto a quella nazionale. Sono dati interessanti, che sarebbe bello poter avere anche in Italia.


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Vranken Pommery – risultati 2008

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Come abbiamo avuto modo di commentare recentemente, Vranken Pommery e’ probabilmente la maison che e’ andata meglio nel 2008. Il fatturato e’ rimasto stabile e i margini operativi hanno tenuto, e questo e’ gia’ un gran bel risultato (che diventera’ evidente quando analizzeremo i risultati degli altri). Il profilo degli utili (-7%) e’ stato pero’ colpito dai tassi di interesse (mediamente piu’ alti del 2007) ma soprattutto dalla politica di continuare a far crescere il magazzino (e quindi alzando i debiti) affinando piu’ a lungo i prodotti. Stiamo parlando di ormai 2 anni di fatturato del gruppo. Se non avessero magazzino, non avrebbero debiti. Per ora, il magazzino funziona come garanzia bancaria. Cosa succedera’ domani non lo so, di certo lo Champagne resta un marchio cosi’ forte che probabilmente la rivalutazione del magazzino e’ comunque un buon investimento. Cosa succedera’ nel 2009? Vranken Pommery parla di una vendemmia presumibilmente meno ricca della precedente (e’ la prima volta che esce questo tema) e dell’esigenza di proteggere i marchi e i prodotti di alta gamma, obiettivo che sara’ raggiunto proprio grazie al magazzino. Cosa stimano gli analisti? Un fatturato in calo del 2-3%, un MOL sostanzialmente stabile e un utile netto che scende del 20% (dopo il -7% del 2008).


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