Francia


Vranken Pommery – risultati 2017

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Nel 2017 il gruppo Vranken Pommery sembra aver cambiato rotta. Finalmente i margini hanno dato segno di ripresa, pur in un contesto di vendite stabili. L’azienda ha poi messo ordine al portafoglio vendendo Listel al partner Castel lo scorso luglio, per un incasso di 43 milioni di euro che ha dato una bella sforbiciata al debito, ritornato sotto il valore del magazzino (che per un’azienda della Champagne non è poco). La strategia del gruppo resta l’internazionalizzazione, con un focus particolare sul mercato americano, mentre dal punto di vista dell’innovazione di prodotto vale la pena segnalare l’entrata di Vranken nel segmento degli Champagne Brut Nature e il lancio di un metodo classico della Camargue che cerca di aggredire il mercato dei vini spumanti di più basso prezzo, con un riferimento chiaro agli stranieri (noi ma soprattutto gli spagnoli). L’evoluzione delle vendite nei primi mesi dell’anno è leggermente positiva. Ma intanto guardiamo a questi dati.

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Champagne – dati di mercato ed esportazioni 2017

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Le spedizioni di Champagne hanno tenuto in volume nel 2017 grazie alla crescita fuori dall’Europa. Insieme a qualche paese europeo (incluso il nostro) in recupero, ciò ha consentito di compensare la flessione nel mercato domestico e in quello inglese. Le 307 milioni di bottiglie del 2017 hanno generato un volume d’affari di circa 4.9 miliardi di euro, in crescita del 3% sul 2016 e del 2% sugli ultimi 5 anni. Dopo la Francia, il principale mercato per valore restano gli USA, che hanno superato il Regno Unito già dal 2015. Sono molto significativi anche i progressi fatti nel mercato giapponese e australiano. La crescita in mercati “difficili” e “lontani” sta continuando anche a far cambiare la struttura della produzione: le maison sono sempre più forti, i vigneron da sempre legati al mercato domestico, sono sempre più deboli. Passiamo a leggere qualche dato insieme.

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Francia – produzione di vino 2017

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Agreste ha pubblicato i dati finali sulla produzione di vino in Francia. Il 2017 è stata l’annata più difficile del decennio, con la produzione che per la prima volta è scesa sotto i 40 milioni di ettolitri, 36.8 per la precisione. Ciò corrisponde a un calo del 17% sulla produzione 2016, che di suo non era andata troppo bene, essendo allineata con le medie storiche. Le gelate di primavera 2017 hanno colpito soprattutto la regione di Bordeaux, dove Agreste stima una produzione quasi dimezzata (-44%), e le regioni del sud della Francia. Sembra invece essersi salvata la Borgogna. Con questa segmentazione geografica del calo, risultano decisamente più penalizzati i vini rossi dei vini bianchi. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Il valore della produzione di vino nel mondo – stima INDV 2017

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[Istruzioni per la consultazione: questa analisi combina i dati di produzione pubblicati da OIV e da organismi locali con i prezzi medi di esportazione del vino. Ipotizzando che tale prezzo sia corrispondente al valore medio del vino prodotto – e quindi che il valore medio dei prodotti esportati sia simile a quello dei prodotti consumati nel mercato domestico – è possibile ricavare un valore della produzione di vino, in Euro miliardi in tabella. A completamento dell’analisi, per il 20% della produzione mondiale che non è esplicitamente menzionato – ALTRI – viene considerato un prezzo medio del 30% inferiore alla media.]

La vendemmia molto scarsa del 2017, combinata a una sostanziale stabilità dei prezzi medi di esportazione nel mondo hanno determinato un calo del 7% circa del valore della produzione mondiale di vino che stimiamo qui essere stato intorno ai 72 miliardi di euro. Tale calo è soprattutto associato ai grandi produttori europei, che hanno visto la produzione calare del 15/20% con una piccola compensazione (3-4%) derivante dalla crescita del prezzo di esportazione. Detto questo, se consideriamo la media degli ultimi 10 anni, restiamo su valori del 10% più elevati, forti di un prezzo medio di esportazione che nel decennio è cresciuto del 40% (2017 contro 2008). L’Italia resta senza dubbio la seconda forza del vino mondiale: stimiamo qui che il valore della produzione italiana, circa 12 miliardi di euro, sia poco più della metà di quello francese (22 miliardi) e del 40% circa superiore a quello americano, che appare però su un più solido trend di crescita strutturale. Passiamo a commentare qualche dato insieme.

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I consumi di vino totali e pro-capite nel 2017 – aggiornamento OIV

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La conferenza stampa di aggiornamento di OIV ci consente di aggiornare i dati dei consumi di vino nel mondo al 2017. Secondo OIV il consumo cresce di circa 1 milione di ettolitri all’anno anche nel 2017, come era già successo nei 2-3 anni precedenti. Questo, unito al forte calo della produzione, visto a 250 milioni di ettolitri nel 2017, mette sotto pressione il settore: 243 milioni bevuti, 30 milioni circa utilizzati per la produzione di distillati del vino vanno messi contro 250 milioni di ettolitri prodotti, generando dunque un defici di circa 23 milioni di ettolitri, che vengono dopo un paio di anni di mercato in equilibrio. E’ questo contesto che spiega la tensione dei prezzi del vino all’origine, soprattutto nella parte a basso valore del mercato. I dati per mercato non destano particolari sorprese: il consumo è costantemente in crescita in USA e in Cina, stabile o giù di lì nei tre principali mercati europei, quindi Francia, Italia e Germania e calante in alcuni specifici mercati quali il Regno Unito, l’Argentina e la Russia. Come ben sapete se seguite il blog, questi sono dati prendere un po’ con le molle: anche in questo aggiornamento alcuni dati del passato sono stati modificati in modo anche significativo, e quindi anche questi dati sono destinati ad essere aggiornati. Nello specifico, comunque, i 28 mercati qui rappresentati sono passati da 217.9 a 219.4 milioni di ettolitri di consumo, nel contesto di un consumo mondiale visto a 243 milioni di ettolitri. All’interno del “campione”, i paesi europei passano da 126.5 a 126.9, +0.3%, mentre il “resto del mondo” cresce di 1.1 milioni di ettolitri a 92.5 milioni, quindi +1.2%. Passiamo a commentare qualche dato insieme.

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