Francia


Le esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento 2013

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Con un po’ di ritardo rispetto alla tabella di marcia degli anni scorsi, analizziamo oggi l’andamento dell’export di vino 2013 per i 9 principali paesi esportatori nel mondo. Il quadro che ne esce è chiaramente positivo per l’Italia, che si riprende il primo posto nel mondo come esportatore in volume (mentre nel 2012 la Spagna aveva superato l’Italia di 0.4 milioni di ettolitri), mentre resta saldamente al secondo posto nella “vera” classifica, quella in Euro, con 5 miliardi di export, sopratutto con una crescita superiore a quella di  tutti gli altri paesi eccetto USA e Sud Africa. In altre parole, l’export italiano ha costantemente guadagnato terreno nei confronti della Spagna e, recentemente, nei confronti della Francia. Se consideriamo che il valore del nostro export è cresciuto del 50% tra il 2006-07 e il 2013 (con in mezzo una crisi), gli obiettivi dettati dal Primo Ministro Renzi di raggiungere 7.5 miliardi di esportazioni, +50% rispetto al livello attuale, non sono così campati per aria: a questo ritmo potremmo arrivarci intorno al 2020…

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Il piano di supporto alla viticoltura 2014-18

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Come vi avevo promesso, vi riassumo oggi i dati della prossima OCM vino, quella che parte nel 2014 e termina nel 2018, con una dotazione di 6.2 miliardi di euro, circa il 17% più alta di quanto previsto per la vecchia OCM 2009-2013, che era di 5.3 miliardi (di cui 5.2 miliardi effettivamente spesi). Ovviamente c’è stata l’inflazione, ma comunque si tratta di un fatto importante: l’UE continua a supportare un programma relativo alla viticoltura, che sta cambiando direzione. L’asticella si sposta leggermente dalla ristrutturazione allo sviluppo. Invece di finanziare quasi unicamente la riduzione del potenziale produttivo (che ancora esiste ma in misura ridotta), si passa alla valorizzazione dei prodotti attraverso l’azione promozionale. Proprio in questo punto sta la vera sfida. E’ facile chiedere soldi per estirpare vigneti anti-economici mentre è più difficile spendere i soldi bene nelle promozioni. La testimonianza viene dal piano 2009-13, che prevedeva oltre 800 milioni per le promozioni, che sono invece diventati poco più di 500 a conti fatti, sostituiti da un maggior investimenti nella ristrutturazione dei vigneti. Andiamo a vedere i numeri insieme.

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Piano di supporto alla viticoltura europea, dati 2013 e piano 2014-18

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Oggi il tema da affrontare è di quelli duri: la regolamentazione, e in particolare i piani di supporto della viticoltura dell’unione europea. Per renderlo digeribile, ho deciso di metterlo in due post e di non dilungarmi troppo nei commenti, fondendo sia i dati del piano 2009-2013 (oggi), che la prima definizione del piano 2014-2018 (il prossimo giro, ma che vi anticipo in una tabella anche oggi alla fine), che sono stati resi noti dall’Unione Europea recentemente. Quali sono le conclusioni: 1) che il piano 2009-13 si è concluso un modo diverso da come si immaginava, con un grado di utilizzo del 98%; 2) che tutti i soldi previsti per la distillazione di crisi e MCR non sono stati spesi, che è buona cosa; 3) invece, e questa è cattiva cosa, che non sono stati capaci di investire i soldi della promozione, che sono stati invece dirottati alla ristrutturazione dei vigneti; 4) allo stesso modo, non sono stati spesi i soldi originariamente previsti per il supporto agli investimenti, quelli che vengono chiamati investimenti nelle aziende, anche in questo caso del 15% circa sotto quello che si prevedeva in origine. Il piano 2014-18 dimezza i contributi alla distillazione, rispetto al precedente e raddoppia quelli in promozione. Certo che se non siamo capaci a spenderli…

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Francia – esportazioni di vino 2013

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Il grafico delle esportazioni annue di vino francese sembra fatto apposta per farli arrabbiare, quasi sembra uno scherzo. Infatti, la Francia, dopo aver quasi raggiunto 8 miliardi di euro di export sui 12 mesi terminati ad aprile, ha preso a scendere per chiudere l’anno esattamente al medesimo livello del 2012: 7857 milioni di euro, 17 in più dello scorso anno, che probabilmente diventeranno 30-40 una volta che i dati diventeranno definitivi. La discesa dei mesi recenti è guidata dai volumi, che erano positivi fino a metà anno e chiudono il 3% giù, e, dal punto di vista delle denominazioni, dall’indebolimento dei due pilastri dell’export, il Bordeaux e lo Champagne. Quest’ultimo però a fine 2013 riesce a chiudere in pareggio, a differenza della grande denominazione del Bordeaux che ha gradualmente amplificato il calo fino al -7%. Non ci vogliono grandi analisi per identificare nei mercati asiatici il responsabile del calo. Dopo anni in cui la Francia ha allargato il divario con l’Italia sull’onda delle esportazioni in Cina, questo mercato è temporaneamente un punto debole, probabilmente insieme al livello dei prezzi che alcuni dei prodotti hanno raggiunto. E’ prevededibile che a fine anno il gap tra Italia e Francia possa chiudere abbondantemente sotto i 3 miliardi di euro, il livello più basso dal 2011 a questa parte.

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LVMH divisione vino – risultati 2013

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Nel secondo semestre 2013, la divisione vino e spirits di LVMH ha favorevolmente stupito gli investitori, che venivano da una “scorpacciata” di profit warning e delusioni da parte di famosissimi concorrenti (Diageo, Remy Cointreau) sulla scorta delle preoccupazioni per l’andamento delle vendite in Cina. Se guardate questi numeri con l’occhio a “secondo semestre” invece che all’anno vi accorgerete che un indebolimento del ritmo di crescita c’è stato. La crescita organica nell’ultimo trimestre è stata del 4% contro il 6% dell’anno e i cambi hanno messo pressione alle vendite che non sono più cresciute. La divisione Champagne e Vini per tutto il 2013 ha visto scendere i ricavi, mentre gli utili sono continuati a salire grazie ai margini di profitto che finalmente hanno smesso di scendere. L’onnivora LVMH (ricordo l’acquisizione di Loro Piana a luglio 2013) non sembra preoccupata dell’andamento della divisione nel 2014, come invece lo sono i suoi concorrenti (causa: vendite di Cognac in Cina). Nella divisione vino e Champagne l’azienda ha dichiarato di volersi concentrare su investimenti per far crescere la capacità produttiva. Vedremo se riuscirà a confermare i dati.

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