Francia


Vini rosati: produzione, consumo e commercio estero – dati France Agrimere 2011

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France Agrimere ha prodotto un rapporto molto interessante che riassume i numeri dei vini rosati, che sono spesso una specie di categoria “trascurata” per la loro scarsa rilevanza nel mondo del vino. Infatti, rappresentano meno del 10% della produzione totale mondiale di vino. Il segmento però ha un dinamismo forse superiore alle altre categorie, anche in prospettiva (data la propensione del prodotto a essere consumato come aperitivo). Inoltre, ci sono delle peculiarità non indifferente. Per esempio, che la Francia ne produce quasi il 30% del totale ma non è in grado di soddisfare la domanda interna che rappresenta una quota a mio avviso colossale del consumo totale di vino (oltre 7 milioni di ettolitri su un consumo stimato a poco meno di 30 milioni di ettolitri). O per esempio che gli americani sono dei fans del vino rosato (non come i francesi!) e che invece gli italiani ne bevono pochissimo e quindi la maggior parte della produzione viene esportata… bene leggete i particolari allora!

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Vranken Pommery – risultati e analisi di bilancio 2012

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Come già visto per Lanson BCC, anche Vranken Pommery non ha avuto una buona annata nel 2012. Le vendite sono calate del 4%, magazzino e debito sono cresciuti e gli azionisti sono rimasti quasi a bocca asciutta, con un utile sceso del 24%, il terzo caso consecutivo e molto pesante. In altre parole, l’azienda fa circa un terzo dell’utile prima della crisi con un fatturato del 10% superiore. Manca ancora all’appello Laurent Perrier, ma possiamo già dire che il leader LVMH ha allargato il divario contro i produttori medi nel 2012. Nel caso di Vranken poi dobbiamo anche riportare un aumento di capitale di 42 milioni per finanziare una piccola acquisizione (Champagne Bissinger), l’apertura delle proprie filiali in diversi paesi e l’integrazione a monte nella produzione di uve in alcuni segmenti critici. Insomma, l’azienda si sta strutturando, formalmente con l’obiettivo di generare sinergie e migliorare i margini: vedremo nel futuro se vengono i risultati. Il piano prevede una riduzione dei volumi di vendita a favore della qualità, un taglio del magazzino di oltre il 10% e un taglio di 60 milioni di euro dell’indebitamento. Per ora commentiamo i numeri bruttarelli del 2012…

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Champagne – dati di mercato ed esportazioni 2012

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Dopo la crisi del 2009, il 2012 è stato il peggior anno della storia recente dello Champagne. Le consegne sono scese del 4% a 309 milioni di bottiglie. La “responsabilità” del calo è da ricercare essenzialmente nella debolezza del mercato francese, cui si accompagna una riduzione dei volumi nei mercati anglosassoni, che avevano però sostenuto in modo eccezionale il volume di vendita negli ultimi 2 anni. Non parlerei dell’Italia, dove lo Champagne ha subito un brutto colpo nel 2012, mentre citerei il buon andamento in Giappone e l’ancora scarsa presa del prodotto (rispetto alla sua rilevanza mondiale) in Cina (il che non è male visto le recenti minacce di incremento della tassazione).

La crisetta del 2012 ha però un’impronta diversa e non piacevole rispetto a quella del 2008/09: questa volta a farne le spese sono i “vigneron” cioè i produttori per la parte che vendono direttamente. Ciò è senz’altro dovuto all’impronta europea e domestica di questo calo di volumi, a differenza della crisi 2009 quando era stato il “global trade” a istigare la crisi. Ne consegue un quadro dove si stanno rafforzando le grandi maison (per quanto anche loro in calo) e le cooperative. Passiamo ai numeri.

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Lanson BCC – risultati 2012

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Lanson BCC e’ come ben sapete una delle aziende piu’ dinamiche nell’ambito dello Champagne. Eppure, come vedrete dai risultati 2012 che oggi analizziamo, le cose non vanno troppo bene, a causa della combinazione di diversi fattori: da una parte, l’eccessiva focalizzazione sul mercato francese ed europeo, dall’altra le misure di “austerita’” del governo francese, che stanno limitando la deducibilita’ fiscale degli interessi passivi. Come i lettori del blog ben sanno, queste aziende sono molto indebitate (rispetto alla generazione di cassa) per via del valore dei magazzini di invecchiamento del prodotto che sono considerati come una specie di “attivita’” da dare a garanzia. I numeri parlano comunque chiaro: le vendite calano dell’11% e l’utile scende del 15%, restando su un buon livello grazie alla spasmodica attenzione del management al mantenere i margini. E il futuro? BUIO PESTO. La scarsa visibilita’ sui mercati europei, nonostante una buona partenza d’anno (vendite +15% nel primo trimestre) suggeriscono al management di non dare alcun obiettivo, almeno per il momento. Proseguiamo l’analisi…

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Advini – risultati 2012

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Riprendiamo il discorso di Advini con i risultati annuali, che come anticipato qualche mese fa vedono un fatturato che sfiora i 220 milioni. I risultati della strategia di integrazione cominciano a vedersi, con dei margini in graduale miglioramento e un debito che finalmente sta andando nella direzione giusta. La strategia del gruppo resta la medesima: rafforzare la presenza commerciale nei mercati emergenti, integrare i marchi acquistati, aggiungerne di nuovi sia con accordi di distribuzione globali che via acquisizioni. Lo abbiamo già ripetuto diverse volte: l’interesse qui è sproporzionato rispetto alla dimensione dell’azienda (piccola) perchè si tratta di vedere se la scommessa del consolidamento del settore darà o meno dei frutti nel medio termine. Vediamo i numeri insieme.

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