Francia


Advini – risultati 2014

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Le buone parole spese a dicembre per commentare i risultati del primo semestre di Advini non sono state mal riposte. La restante (e critica) parte del 2014 hanno consegnato una decisa ripresa delle vendite (+6%, che ha portato l’anno a +2%) e riproposto esattamente lo stesso miglioramento di margine già registrato nei primi 6 mesi. Advini ha deciso di investire nel mondo B2C, attraverso lo sviluppo delle sue strutture produttive per la vendita diretta, ma non solo: le attività proposte spaziano dalle degustazioni, alla ristorazione, ai corsi di formazione e alle conferenze. Nel 2014 tutte queste attività hanno generato 7.5 milioni di fatturato sui 227 totali, con un margine del 55%. Esiste poi un secondo grosso driver di utili, che è quello delle marche proprie, che secondo Advini fanno il 53% dei margini con soltanto il 27% del fatturato, il che le rende 4 volte più profittevoli del resto…

Nel futuro ci sono nuove acquisizioni. A marzo l’azienda ha annunciato l’acquisizione del 10% di Domaines Lapalu, della quale sta assumendo la distribuzione, mentre gli investimenti nelle marche proprie e nella distribuzione continuano (è stato acquistato il 20% del capitale del distributore giapponese). La capitalizzazione di mercato dell’azienda ancora però non ne beneficia. A fine marzo, le azioni stazionavano a circa 30 euro, per un valore di borsa di 100 milioni e un valore d’impresa (con il debito) di 200. La valorizzazione di Advini è perciò di circa 20 volte gli utili 2014 e 13x il valore d’impresa su MOL 2014.

Infine, le prospettive per il 2015, che vedono un ulteriore incremento delle vendite e dei margini. Nel 2014 il margine industriale ha toccato il 35.2%, l’obiettivo del 2015-16 è di portarlo al 37% e nel 2018 di toccare quota 40%. Cinque punti percentuali in più, quindi, che a questo livello di fatturato significherebbero altri 11 milioni. Se ciò venisse con le correnti strutture commerciali, potrebbe significare almeno un raddoppio degli utili al 2018. Vedremo. Per ora concentriamoci sui numeri 2014, nel resto del post.

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Le esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento 2014

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Anche se il passo è stato meno sostenuto che nel 2013, anche nel 2014 l’Italia è riuscita a compiere un leggero progresso nel suo posizionamento nel commercio mondiale di vino. Date le evidenti problematiche di far crescere i volumi, come ben sapete la partita si gioca sulla qualità dei prodotti e sulle quote di mercato rispetto agli altri paesi. Da questo punto di vista il vino italiano, pur partendo da una posizione che non rispecchiava le nostre ambizioni, si è ripreso. Nel 2014, il prezzo medio di export è di circa 2.5 euro al litro ed è quello cresciuto di più negli ultimi anni. La Francia è ancora molto lontana (5.4 euro), ma abbiamo “allontanato” paesi come il Cile, l’Australia o il Sud Africa che qualche anno fa avevano prezzi di export molto simili e, come commentavamo, potevano beneficiare di costi locali ben più bassi dei nostri. Quindi, la lettura dei dati è positiva. Con 5.1 miliardi di export siamo gli unici in crescita rispetto allo scorso anno insieme al fenomeno Nuova Zelanda e al Sud Africa. In un arco di medio termine (5 anni) il nostro tasso di crescita (8%) è superiore sia a quello francese (7%) che a quello spagnolo (6%).

Cosa succederà nel 2015? Le premesse sembrano positive. I mercati emergenti hanno ancora problemi, e questo sembra essere più una questione francese che italiana. L’euro si è indebolito e questo favorisce l’export italiano in USA, ma dobbiamo stare attenti che lo stesso vale per gli altri. Infatti, ai più attenti non è sfuggito che le esportazioni francesi hanno dato segni di risveglio nell’ultimo trimestre del 2014. Vedremo, per ora concentriamoci sui dati.

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Francia – esportazioni di vino 2014

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Con un buon mese di anticipo rispetto al nostro paese, la Francia ha rilasciato i dati preliminari delle esportazioni di vino a dicembre, che oggi analizziamo. Il 2014 per la Francia non è andato bene, e certamente è andato peggio che l’Italia: il dato a fine anno è leggermente negativo (-1.2% a valore) mentre per il nostro paese si registrerà un dato leggermente positivo (1-2%). Mi sembra però che i commenti letti qua e là non inquadrino bene quello che sta succedendo: la definizione giusta mi sembra sia che le esportazioni francesi hanno superato il momento difficile, si siano stabilizzati negli ultimi mesi e, proprio in dicembre, abbiano dato qualche segnale di ripresa. Da dove viene il mio “ottimismo”? semplicemente dal fatto che le due categorie principali dell’export, i vini di Bordeaux e lo Champagne, stiano andando meglio. Per il Bordeaux, il “crollo” visto fino a giugno si è rimarginato nella seconda parte dell’anno. Per lo Champagne, il 2014 è stato invece un anno di crescita robusta (+8%). Tornando al confronto con l’Italia, mi sembra invece che la tendenza sia al rallentamento per il nostro export, contro un graduale miglioramento per la Francia, che soprattutto nei primi 6 mesi del 2015 avrà una base di confronto piuttosto facile. Passiamo ai dati in dettaglio.

 

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Il valore dei vigneti in Italia e nel mondo – aggiornamento 2013

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Lo studio annuale di Knight Frank sui valori per ettaro delle tenute vinicole purtroppo non aggiunge molto a quello che abbiamo pubblicato lo scorso anno. Invece di parlare di Knight Frank (che ha vissuto di rendita!) discutiamo oggi di un altro contributo, quello di INEA, che analizza ogni anno i valori fondiari dei vigneti italiani, definendo un valore minimo e medio delle transazioni. Pur avendo provato a tracciare delle tendenze annue, vi anticipo immediatamente che parlare di cali o di incrementi è molto difficile perché i dati sono spesso riportati uguali a se stessi da un anno all’altro e sono quindi frutto di pure stime. Ci servono però come punto di riferimento per dare un’idea a chi legge di dove sono i vigneti più preziosi  e dove lo sono di meno. Questo è anche un punto di riferimento importante per giustificare il prezzo delle uve che crescono in quei vigneti: a un valore maggiore corrisponde un “rendimento richiesto” superiore e dunque il costo implicito di detenere il vigneto si dovrebbe (dico così perché in qualche caso potrebbe non farlo) trasferire dentro il prezzo delle uve e dei vini.

Sono 5 le zone che si differenziano dal resto d’Italia per il valore dei vigneti: le Langhe sopra a tutti, poi il Lago di Caldaro, Valdobbiadene, Montalcino e la zona di Trento. Tutti intorno o sopra 400mila euro per ettaro in media con la punta di 600mila (media del pollo tra 200mila e 1milione) per la zona delle Langhe.

Come vi dicevo, invece Knight Frank ha riportato soltanto le variazioni percentuali dell’incremento, +4.5% per il valore delle tenute a giugno 2014, contro +6.3% nel 2013. Secondo lo studio sono in ripresa i valori delle tenute toscane (+12% nel Chianti e +4% a Montalcino) mentre sono scese dell’8% quelle piemontesi.

Qualche dettagli in più nel prosieguo del post.

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LVMH divisione vino – risultati 2014

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I margini di LVMH nel settore vino e spirits hanno subito un’ulteriore limata nel secondo semestre dell’anno, principalmente a causa del forte deterioramento del prezzo-mix del Cognac nel mercato asiatico. Il management continua a parlare di “destocking” (cioè di minori vendite ai distributori cui non corrisponde un calo delle vendite al dettaglio). In realtà la verità del secondo semestre è nei numeri: i volumi sono accelerati a +3% contro un +1.5% nel primo semestre, mentre la crescita organica che era -1% nei primi 6 mesi è terminata a -3%, implicando dunque un netto peggioramento della componente prezzo-mix. Giusto per intenderci, le vendite sono scese del 5% nel 2014, l’utile operativo della divisione del 16%, principalmente a causa del Cognac e degli spirits (-25%).

Per sua fortuna, il colosso francese (giusto per darvi un’idea genera circa 5.7 miliardi di euro di profitti prima delle imposte e degli interessi, una cifra quasi difficile da pensare…) non viene “influenzato” dalle tendenze di breve termine. La strategia di “creazione di valore” continua, e si vede dalla crescita dei prodotti in fase di invecchiamento (4 miliardi di euro, quindi di nuovo al 100% delle vendite annuali dopo essere crollati all’84% nel 2011), dagli investimenti che continuano a eccedere il consumo di capitale. Il 2015 dovrebbe essere un anno di ripresa a leggere lo statement del management, dato che si menziona “la ripresa del Cognac in Cina e il focus sull’innovazione nel segmento vino e Champagne.

Analizziamo i dati insieme.

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