Francia


Advini – risultato primo semestre 2013

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I risultati del primo semestre di Advini non sono stati certo eclatanti, anche se ci sono alcune spiegazioni particolari a supporto della scarsa crescita delle vendite (1%). Invece, qualche segnale di miglioramento sta emergendo dai margini, che apparentemente mostrano i progressi che il management aveva promesso in termini di sinergie. L’obiettivo al 2015, di 300 milioni di vendite e del 10% di margine MOL/vendite sono però ancora lontani (a occhio il 2013 non sarà lontano da 230 milioni di euro) e il 2015 è ormai alle porte. L’azienda sta ora trattando una nuova acquisizione in Sud Africa, oltre all’acquisizione di alcune vigne in Languedoc; in quest’ultimo caso, però, i soldi ce li metterà qualcun altro perche Advini con 91 miloni di euro di debiti (in calo di 5 milioni rispetto a giugno 2012) deve tenersi le ultime munizioni per comperarsi fatturato. Vediamo i numeri.

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La classifica dei marchi industriali del vino – The Power 100 drink brands 2013

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Siamo al secondo aggiornamento di questa classifica redatta da Intangible Business, pubblicata ogni anno, e relative ai maggiori marchi mondiali del settore delle bevande alcoliche. Principalmente super-alcolici, chiaramente. Primo il  Johnnie Walker, poi la Vodka Smirnoff, poi il Martini e via con il Cognac e il resto. Il primo brand del vino, che lo scorso anno era Gallo, diventa Moet et Chandon, che occupa la sedia numero 16, mentre Gallo appunto scende dal 14esimo al 18esimo posto. Prima di guardare la classifica e cercare di capire come si è formata, forse vale la pena di fare una considerazione, che già avrete letto qui: non ci sono brand italiani nel mondo del vino in questa classifica. Ci sono quelli francesi, americani, australiani, cileni, persino spagnoli, ma non italiani. Attenti, qui non stiamo parlando di Ornellaia, Bruno Giacosa o Gaja. Qui stiamo parlando di marchi di livello mondiale con volumi significativi che assumono una rilevanza industriale. Passiamo ai dettagli.

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Il ritorno sull’investimento in vini da collezione – studio AAWE

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Diverse volte in questo blog siamo andati a toccare l’argomento relativo al vino-investimento, con conclusioni talvolta differenti a seconda di chi ha condotto lo studio e della base di dati presa in considerazione. Oggi analizziamo un rapporto AAWE elaborato da Elroy Dimson, Peter L. Rousseau e Christophe Spaenjers che ci “insegna” un paio di ragionamenti relativi a come e perchè si apprezza un vino a seconda del suo valore come prodotto da consumare o, più tardi nel ciclo di vita, come prodotto da collezionare.

Le conclusioni del rapporto sono meno positive di altri che abbiamo letto: tra il 1900 e il 2012, il vino come investimento ha reso il 5.3% annuo (reale) al lordo dei costi di immagazzinamento e assicurazione, che diventa 4.1% al netto. Se considerassimo anche i costi di transazione (cioè i costi associati a comperarlo e a venderlo), questo rendimento sarebbe ancora inferiore. Le azioni nello stesso periodo hanno reso il 5%, le obbligazioni l’1.5%, gli investimenti in arte il 2.4% e quelli in francobolli il 2.8%. Tutti dati reali, quindi “al di sopra del tasso di inflazione”. Un passo in più: se consideriamo la volatilità dei rendimenti notiamo che il vino è quello con il valore maggiore, dove quindi è più rischioso investire.

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Produzione mondiale di vino 2013 – stime preliminari OIV

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Cominciamo la settimana con l’analisi della produzione mondiale di vino, approffitando del primo aggiornamento OIV sul 2013. Il dibattito nel mondo del vino sulla sovra o sottoproduzione è aperto: case di investimento pubblicano rapporti che millantano scarsità di produzione rispetto ai consumi, intanto nell’Unione Europea si cancellano ettari di vigna per ridurre la produzione e far riprendere i prezzi. I numeri del 2013 ci danno un messaggio chiaro: la produzione sarà tra le più elevate degli ultimi anni, si parla di 280 milioni di ettolitri, contro un livello tra 260 e 270 milioni di ettolitri dal 2007 a questa parte. Di più. Su questo blog recensiamo la produzione annua mondiale di vino dal 2001 a questa parte: il 2013 sarebbe il terzo anno da quella data per produzione, dopo i 300 milioni del 2004 e i 283 del 2006. Quindi, con consumi di vino stagnanti (ma si diciamolo, i consumi mondiali di vino a valore sono stagnanti!) tra 240 e 250 milioni di ettolitri e pur riaggiungendo i 36 milioni di ettolitri per le distillazioni, il vino non manca…

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Importazioni di vino a Hong Kong – aggiornamento 2012

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Quando il vino francese ritraccia in Estremo Oriente, come sembra aver fatto nel 2012 a Hong Kong, anche il mercato ne subisce le conseguenze. Non che si importi meno vino, anzi, gli ettolitri sono cresciuti del 5% rispetto al 2011, toccando un nuovo record. Quello che si è ridotto è il valore delle importazioni. Saranno stati in parte i cambi, ma la spiegazione non è lì. Il crollo del 20% circa del valore delle importazioni, riscese al di sotto del miliardo di dollari è un segno importante di normalizzazione di un mercato che sembra aver perduto la caratteristica dell’acquisto “a qualsiasi prezzo”. La competizione sta aumentando, gli acquirenti stanno imparando a rifornirsi a prezzi più convenienti. E in uno scenario come questo, se l’Italia in valore assoluto non fa grandi progressi, in termini relativi torna a crescere, tornando a rappresentare il 3.3% del mercato locale. Va detto che stiamo pur sempre parlando di un mercato che importa a 20 dollari al litro, e che sul vino che si tiene (circa il 78% del totale, il resto viene spedito in Cina) paga 25 dollari al litro. Andiamo sui numeri.

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