Francia


Importazioni di vino a Hong Kong – aggiornamento 2012

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Quando il vino francese ritraccia in Estremo Oriente, come sembra aver fatto nel 2012 a Hong Kong, anche il mercato ne subisce le conseguenze. Non che si importi meno vino, anzi, gli ettolitri sono cresciuti del 5% rispetto al 2011, toccando un nuovo record. Quello che si è ridotto è il valore delle importazioni. Saranno stati in parte i cambi, ma la spiegazione non è lì. Il crollo del 20% circa del valore delle importazioni, riscese al di sotto del miliardo di dollari è un segno importante di normalizzazione di un mercato che sembra aver perduto la caratteristica dell’acquisto “a qualsiasi prezzo”. La competizione sta aumentando, gli acquirenti stanno imparando a rifornirsi a prezzi più convenienti. E in uno scenario come questo, se l’Italia in valore assoluto non fa grandi progressi, in termini relativi torna a crescere, tornando a rappresentare il 3.3% del mercato locale. Va detto che stiamo pur sempre parlando di un mercato che importa a 20 dollari al litro, e che sul vino che si tiene (circa il 78% del totale, il resto viene spedito in Cina) paga 25 dollari al litro. Andiamo sui numeri.

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Le esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento primo semestre 2013

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Il primo grafico qui sopra dice gia’ molto di quanto e’ contenuto nel post di apertura della settimana, dove analizziamo valore e volume delle esportazioni di vino dei principali paesi del mondo: l’Italia in questi 6 mesi e’ stata l’esportatore con l’andamento migliore (+9%) tra i grandi paesi europei. Fuori dall’Europa e’ stata soltanto superata dagli USA, dove le esportazioni sono cresciute del 16% in Euro e del 20% in valuta locale. La Spagna cresce del 7% circa (secondo OEMV) e la Francia e’ rimasta stabile, in un quadro generale di moderata crescita del commercio estero del vino (circa +3% nel semestre). Andiamo nel dettaglio dei numeri.

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Francia – esportazioni di vino, aggiornamento primo semestre 2013

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I numeri delle esportazioni francesi del primo semestre 2013 sono decisamente brutti. A partire da febbraio i dati hanno cominciato a peggiorare (con un intermezzo ad aprile per via della tempistica pasquale) e alla fine del primo semestre l’export totale di vino è rimasto fermo a 3.6 miliardi di euro, che significano +0.6% rispetto al corrispondente periodo del 2012, con volumi in calo dell’1% a 6.97 milioni di ettolitri. Da dove arriva la delusione? Dal Bordeaux, che negli ultimi due anni ha registrato crescite vigorose (2 volte +30-35% nel semestre 2011 e 2012) e che ora sembra avere preso la direzione del calo (-6% con un mix combinato negativo di volumi e prezzi). Rappresentando circa un terzo dell’export totale (un altro 23% è Champagne) è chiaro che se non gira il Bordeaux è difficile che la Francia vada bene. Infatti, a guardare le categorie più assimilabili all’Italia come fascia di prezzo, le crescite non sono dissimili alle nostre, tra il 7 e l’8% contro il semestre 2012. Detto questo, il segnale della Francia (che è anche supportato dall’evidenza negativa di altri paesi come l’Australia e l’Argentina) è evidente: il commercio mondiale di vino sta rallentando vistosamente. Andiamo a guardare i dati.

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Laurent Perrier – risultati 2012

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Laurent Perrier ha chiuso il 2012 con risultati economici piuttosto simili a quelli delle altre due case di Champagne, nonostante il suo anno fiscale finisca tre mesi più tardi e nonostante il fatturato sia cresciuto leggermente rispetto all’anno scorso (mentre per gli altri è sceso). La strategia di focalizzazione sui prodotti premium continua, con circa il 37-38% del marchio Laurent Perrier nella fascia alta di prezzo, e continua anche il focus su rafforzamento patrimoniali, con parecchi indicatori in miglioramento: il debito cala e la copertura magazzino su debito migliora. La strategia della società di muovere verso i “premium” Champagne resta invariata. E’ costata tantissimo nella crisi del 2009, quando per non far calare i prezzi le vendite (e gli utili) sono letteralmente scomparse, sta premiando oggi, anche se come dicevamo gli utili sono stati in calo rispetto al 2011. Andiamo a vederli insieme.

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Cottin Freres – risultati 2012

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Ogni tanto mi capita di cominciare un post come quello di oggi e domandarmi se riuscirò a scrivere qualcosa che attirerà l’attenzione del lettore. Nel caso del produttore di cui analizziamo il bilancio oggi, Cottin Freres, la preoccupazione è doppia, dato che è piccolo e il bilancio dice poco. Non che questa azienda non abbia sorpreso i suoi azionisti. Ha venduto la terra distribuendo un megadividendo nel 2011, ma da quel giorno il titolo ha perso valore in borsa. I risultati del 2012 (a settembre 2012) mettono in luce una forte strategia di diversificazione internazionale, in un paese però, il Giappone, che sta dando diversi grattacapi agli esportatori, a causa delle pesante svalutazione dello yen (parliamo del 30% nel trimestre in corso). Ed ecco lo spunto per dirvi qualcosa di interessante.

Questi numeri ancora non sono impattati da questa evenienza ma nel 2013 probabilmente commenteremo un numero differente e il calo del prezzo delle azioni lo preannunciano: infatti le vendite nei 9 mesi a giugno 2013 mostrano un calo del 5% a 24 milioni di euro, causa minori vendite di Beaujolais in Giappone.

Ma non solo. Un’inchiesta in corso dal 2010 ha fatto esplodere uno scandalo che ha costretto l’azienda a ristrutturare il debito, causa rapporti con le banche e ha ridotto la possibilità di finanziarsi con in fornitori (da cui incremento del capitale circolante e del debito). Risultato finale: il CEO ha chiaramente scritto che potrebbe essere auspicabile e necessario che l’azienda sia venduta per continuare nel suo sviluppo: “De plus COTTIN FRÈRES étudie la possibilité de s’adosser à un industriel du vin français ou étranger pour pérenniser son développement.”

Passiamo ai dati 2012.

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