08. Le Opinioni del vino


Aiutiamo il progetto universitario di Federica, Roberta e Alice partecipando a questo sondaggio!

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Pubblico volentieri questo invito a partecipare a un breve sondaggio sul tema delle visite alle cantine. Federica, Roberta e Alice stanno lavorando a un progetto del quale sarebbe anche poi interessante condividere le loro considerazioni. Avendo frequentato qualche cantina all’estero mi sono fatto un’idea che noi italiani tanta strada da fare in tema di ricettivita’ delle cantine e, perche’ no, sfruttamento di questo potenziale canale di vendita e di promozione. Vi lascio alla breve presentazione del progetto e, spero, alla compilazione del sondaggio!

Buongiorno,

stiamo svolgendo un’indagine per un progetto universitario di marketing che riguarda il vino e le visite alle cantine. Per poter portare a termine la nostra indagine avremmo bisogno di dati, commenti e pareri . Ti chiediamo perciò di dedicare solo pochi minuti alla compilazione del nostro questionario online. Non preoccuparti, non chiediamo dati personali e sarà completamente anonimo. Basta fare un click su questo link: https://goo.gl/forms/96EpK6oYiWYdqQYJ2

Abbiamo bisogno di un numero più alto possibile di questionari compilati: se vuoi, inoltra questo messaggio ad amici e parenti che pensi potrebbero esserci d’aiuto. Più risposte avremo, meglio riusciremo a portare a termine il progetto.

Grazie per la vostraa disponibilità e collaborazione

Federica, Roberta, Alice

APPUNTI DI VIAGGIO. GIAPPONE/TOKYO 27-30 novembre 2013. Di Angelo Gaja

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Ricevo e con piacere pubblico.

E’ il Giappone il paese asiatico che conosco di più per esserci stato dal 1979 una trentina di volte, quasi sempre per ragioni di lavoro. Dal momento dell’arrivo in centro a Tokyo ho ammirato i GINKO (in giapponese ICHO), alberi alti una diecina di metri, ai lati dei viali, con foglie che viravano dal verde al giallo oro. Molti di questi ai piedi dei grattacieli, a guisa di grandi mazzi di colore oro, uno spettacolo della natura. Li avevo sempre e soltanto visti di colore verde, non ricordo in passato di essere stato a Tokyo a fine novembre.
Questa volta ho goduto anche di un giorno di vacanza e mi ha fatto da guida Toshi Mori (proprietario di Odex Japan, odex@wc4.so-net.ne.jp, importatore/distributore molto capace di vini dal buon rapporto qualità/prezzo. No, non importa i miei vini, siamo però ottimi amici), parla otto lingue italiano compreso. E’ lui a farmi scoprire nel formicaio di Tokyo un angolo di quiete all’interno del quartiere DAIKAN-YAMA. Un’area dominata da tre grandi fabbricati dalla moderna architettura dedicati interamente ai libri ed a tutto ciò che c’è da leggere sia in versione cartacea che sul web, pullulanti di persone di ogni età, silenziose come si usa in un luogo di culto. Tutto attorno caffetterie e bar senza musica di sottofondo. Mamme prive di ansia osservano i loro bambini correre ovunque. Un luogo di rigenerazione dello spirito. Ho visitato, nello stesso quartiere, anche uno degli EATALY di Tokyo. Perdo per un attimo l’incontro con il Presidente signor Shigeru che è appena partito per andare a tenere una conferenza a Yokohama. Mi accoglie il signor Suzuki, già sommelier del ristorante Sadler, felice di mostrarmi il libro “STORIE DI CORAGGIO” di Oscar Farinetti e dirmi che nei prossimi mesi verrà tradotto in lingua giapponese.
Degli asiatici i giapponesi sono quelli che hanno più gusto (taste), per il design, per la moda, per il bello, per il buono; sono anche quelli che da turisti hanno viaggiato in occidente da più tempo.
Giappone ed Italia sono assillati da problemi comuni. Un debito pubblico molto elevato che il Paese non riesce a ridurre e che va onorato ogni anno pagando interessi imponenti. La delocalizzazione industriale verso Paesi in via di sviluppo, che offrono costo lavoro e tassazione dei redditi di impresa inferiori, crea disoccupazione in patria. Il Giappone guarda con preoccupazione alla Cina che rivendica il dominio sulle isole Diaoyu/Senkaku e mal sopporta la vicinanza di Paesi alleati agli Stati Uniti; l’Italia teme l’invasione dei flussi migratori africani. Nella generazione dei quaranta-cinquantenni, che avevano vissuto con ottimismo la fase di sviluppo e di crescita economica dei decenni settanta ed ottanta, il ricordo del passato si stempera nella preoccupazione per il futuro facendo vivere male il presente. Sono numerosi, tra i quaranta-cinquantenni ristoratori giapponesi di cucina italiana, quelli che hanno trasferito/esteso la loro attività ad altri Paesi asiatici: Cina, Singapore, Vietnam, Thailandia, Filippine, … contribuendo a diffondere in quelle nazioni la cultura del mangiare e del bere italiano. I giovani giapponesi invece non hanno memoria dei momenti di euforia del passato, per non averli vissuti. E’ da apprezzare la disponibilità che molti di essi hanno, ultimata la scuola dell’obbligo, di affrontare un periodo di lavoro all’estero (se non riescono a procurarselo nel proprio Paese) per fare esperienza, accrescere la professionalità, imparare le lingue, nel settore nel quale hanno maturato la volontà di operare: con il desiderio di ritornare un giorno in patria quando “la nottata sarà passata”.
E’ noto che già da alcuni decenni giovani apprendisti cuochi giapponesi vengono in Italia a fare esperienza nella nostra ristorazione di qualità. E’ una fortuna per il nostro Paese perché quando rientrano in patria ed aprono/lavorano presso ristoranti di cucina italiana diventano eccellenti ambasciatori dei prodotti dell’agro-alimentare italiano.
Il Giappone è il paese asiatico con il più elevato consumo di vino annuale pro/capite, oltre 2,6 litri; la tendenza è alla crescita. Il vino italiano gode di un ottimo posizionamento ed immagine. Numerosi sono gli importatori e tra questi anche quelli che importano vini italiani prodotti da artigiani di dimensione medio-piccola: professionali, sanno come vanno conservate le bottiglie di vino e come vanno promosse, puntuali nei pagamenti. Importano anche vini artigianali:
RACINES, info@racines.co.jp; VINAI OTA, vinaiota@aol.com; WINE WAVE, info@wine-wave.com; VINTNERS, info@vintnersgroup.com
A Tokyo ho lavorato per due giorni con l’importatore dei nostri vini, ENOTECA, www.enoteca.co.jp.

Angelo Gaja, dicembre 2013.

P.S. In occasione di un seminario organizzato da ENOTECA mi ha fatto da traduttore Isao Miyajima isaovino@crux.ocn.ne.jp, bravissimo, professionale, molto apprezzato dagli astanti.

Il vino non ci esce piu' dalle orecchie. Di Angelo Gaja

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La vendemmia 2011 verrà ricordata come la più scarsa che il nostro paese abbia mai prodotto (il servizio di Repressione Frodi nel corso del 2012 dovrà stare ancor più con le orecchie dritte). La previsione era facile da fare già a fine agosto, dopo venti giorni di caldo africano che aveva asciugato le uve, premonitore di un forte abbassamento delle rese sia nel vigneto che in cantina.
Dopo appena due anni di applicazione le misure OCM vino introdotte da Bruxelles hanno fortemente contribuito ad equilibrare il mercato, congiuntamente ai crescenti volumi di vendita realizzati dal vino italiano sui mercato esteri: come miracolo in molte cantine le scorte di vino sono ritornate a livelli normali se non anche di scarsità.
Prende così avvio per l’Italia uno scenario nuovo, mai vissuto in precedenza, non ci esce più il vino dalle orecchie, per diverse tipologie il vino comincia a mancare e di conseguenza saliranno (finalmente !) sia i prezzi delle uve che quelli del vino all’ingrosso.

Per anni il problema dell’Italia era che ogni anno si produceva eccedenze: parte venivano avviate al mercato abusato della distruzione attraverso il provvedimento della distillazione e parte contribuivano a comprimere ancor più i prezzi delle uve e del vino all’ingrosso. In presenza di un mercato perennemente eccedentario l’imperativo era vendere, a qualsiasi condizione di prezzo, e così siamo diventati il primo paese esportatore. A soffrire furono sempre i viticoltori, molti dei quali costretti a cedere le loro uve al di sotto del prezzo di costo, e quei produttori che in prossimità della vendemmia si vedevano costretti a svuotare la cantina per fare spazio alla nuova annata in arrivo.

Ora l’Italia del vino deve imparare ad accelerare un ciclo già in atto. Ci sono dei produttori italiani che vendono all’estero il loro vino nella fascia più ghiotta, quella che va dai tre agli undici euro a bottiglia partenza cantina. Occorre però che il loro numero cresca rapidamente, che molte cantine italiane che già operano sui mercati esteri imparino a vendere meglio, con valore aggiunto più elevato, costruendo una domanda più qualificata, dotandosi di strategie e strumenti più adeguati ad aggredire le fasce di prezzo più remunerative. L’Italia del vino ha tutte le possibilità di farcela: per il fascino dei territori, le varietà autoctone, storia e tradizione, ma molto, molto di più, per avere un patrimonio umano straordinario, un numero così elevato di viticoltori e di produttori di vino che nessun altro paese al mondo ha, una ricchezza che merita di essere valorizzata ed in grado di produrre rapidamente risultati migliori.

Angelo Gaja,
8 settembre 2011