Presentazione/Varie


Sommario de I numeri del vino – Novembre 2008

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Il mese di Novembre e’ stato segnato dall’intervento di Angelo Gaja sulla prossima, possibile crisi del mondo del vino e dal primo sondaggio di Danilo sulle Opinioni del vino, con le risposte sul disciplinare del Brunello e il contemporaneo lancio del sondaggio sui consumi di vino (tra breve i risultati).

Prima di passare ai numeri duri e puri, nel mese di novembre abbiamo anche divagato con qualche argomento curioso, come l’impatto sulle vendite di vino in USA del film Sideways, o la convenienza dell’investimento finanziario nel vino fino al possibile impatto della crisi economica sulle vendite di vino.

Per quanto riguarda i consumi, abbiamo poi analizzato il sondaggio Gallup sul consumo di vino, birra e alcolici e i consumi di vino in Francia fino a giugno 2008.

Capitolo commercio estero: le esportazioni di vino nei paesi analizzati da Alessio Sian, le esportazioni di vino australiano a ottobre 2008 e quelle di vino italiano fino ad agosto 2008.

Dati finanziari. E’ stato il mese delle classifiche 2007, con quella del fatturato e degli utili. Abbiamo poi analizzato i risultati di Campari a fine settembre.

Superfici, produzioni e mercati del vino: Borgogna 2007, Bordeaux 2007 e Argentina 2007. In Italia, produzioni e superfici Calabria 2007.

Sommario de I numeri del vino – Ottobre 2008

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In questo mese di ottobre non posso non cominciare il sommario con Le Opinioni del Vino, che grazie a Danilo hanno ripreso vita. Sondaggio sui displiplinari e sul Brunello, con la prima parte delle analisi riportata in questo post.


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Sottolineerei poi l’intervento molto interessante di Alessio Sian sulle esportazioni di vino nei paesi emergenti e l’interessantissimo quanto vivace dibattito che si e’ aperto sulla distribuzione del vino in Italia a seguito di questo post sul prezzo sorgente del vino.

Ma non c’e’ stato soltanto questo. Nella parte sui dati finanziari, abbiamo analizzato il bilancio 2007 di GIV e abbiamo aperto la nostra analisi a due nuove aziende estere Jean Jean e Delegat’s, salvo poi commentare i dati semestrali di Constellation Brands. Con un po’ di elaborazioni sui dati ISMEA, abbiamo poi analizzato l’andamento de costi dell’industria del vino in Italia. Un po’ a sorpresa, proprio alla fine del mese, abbiamo riguardato ai numeri di Gancia del 2007, che sta per approvare un piano di rilancio con annesso aumento di capitale.

Commercio internazionale. E’ tempo di tirare i bilanci, quindi abbiamo guardato a come e’ andato il primo semestre di esportazioni nel tra i grandi produttori e nel Nuovo Mondo. Analisi delle esportazioni a Luglio e mercato del Canada completano il quadro.

Infine, sul mondo del vino italiano, abbiamo aggiornato le stime di produzione 2008 di vino con i dati preliminari di ISTAT, abbiamo analizzato le vendite di vino in Italia nel primo semestre 2008 e la ripartizione dell’aiuto per l’arricchimento dei mosti.

Riprende "Le opinioni del vino"- Sommario di Settembre 2008

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Apro con una buona notizia.
Da lunedi’ mattina riprende le Opinioni del vino, che l’anno scorso aveva suscitato un buon interesse e che sara’ curato da ora in avanti da Danilo Tavecchio. Questo significa che non sara’ piu’ solo una iniziativa invernale, ma dovrebbe essere un impegno, mensile, continuativo. Appuntamento a lunedi’ mattina allora!

Vi avevo avvertito: il mese di settembre sarebbe stato dedicato a questioni finanziarie, che sono poi quelle dove sguazzo con piu’ confidenza. Abbiamo cosi’ analizzato i risultati 2007 di Antinori e Ferdinando Giordano in Italia, i risultati annuali di Foster’s (a giugno 2008) e Cottin Freres (2007). Ci siamo poi mosse su questioni piu’ “astratte” riportando i risultati di uno studio Vinifhlor sui margini e sulla struttura di costo delle aziende vinicole francesi, oltre che una interessante analisi di Constellation Brands sui suoi costi di produzione. Infine, abbiamo aggiornato un vecchio post sulle valutazioni di borsa delle aziende vinicole, anche alla luce del recente crollo dei mercati azionari.

Altro argomento topico sono state le esportazioni, con l’aggiornamento a maggio 2008, ma soprattutto i dati del primo semestre 2008 sia per il totale vini che per gli spumanti, che non hanno avuto a quanto mi risulta una grossa eco sulla stampa: in effetti, c’e’ forse da preoccuparsi un pochino (spumanti esclusi). Abbiamo poi analizzato il mercato tedesco del vino nel 2006.

Infine abbiamo aggiornato le previsioni sulla produzione di vino in Italia del 2008 e ci siamo buttati, a fine mese, in alcuni aggiornamenti sulla regolamentazione, con l’analisi delle misure di sostegno della OCM vino per l’Italia 2009-2014 e e i contributi 2008-09 per l’estirpazione della vite.

Chiudo con un flash da Google Analytics che mostra i principali dati del blog a Settembre: 3881 visitatori unici (il livello piu’alto mai raggiunto) e quasi 13000 pagine viste. Grazie a tutti per l’attenzione.

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Sommario de I numeri del vino – Agosto 2008

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Nell’augurare buon rientro a tutti, vi elenco gli argomenti del mese di agosto, in cui il blog si e’ sostanzialmente focalizzato sull’aggiornamento delle superfici e produzioni regionali e, sul fine mese, sull’analisi dei risultati delle aziende, che continuera’ anche a settembre. Menziono poi l’intervento di Angelo Gaja sulla questione Brunello di Montalcino.
Abbiamo aggiornato al 2007 i dati regionali dell’Umbria, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Puglia, Marche, Campania e Piemonte. Per la Toscana abbiamo invece aggiornato i dati sulle produzioni DOC-DOCG e per la Francia le superifici 2006.

Sui dati finanziari, in Italia abbiamo visto i risultati 2007 di Carlo Pellegrino e il secondo trimestre di Campari. All’estero, abbiamo analizzato i risultati 2007 di Laurent Perrier e il primo semestre 2008 di LVMH e di Baron de Ley.

Per finire, abbiamo parlato dei prezzi di mercato del vino in Italia.

I 10 post piu’ letti nel mese di agosto:
Vendemmia 2008 – previsioni di produzione di vino – Italia e Francia, 490 page views;
I prezzi di mercato del vino – aggiornamento giugno 2008, 209 page views;
I contributi europei all’espianto alla vite – fonte EU, 122 page views;
La classifica della competitivita’ per nazione nel mondo del vino – dati Viniflhor, 105 page views;
Il costo di produzione del vino – studi universita’ USA 2003-2005, 99 page views;
Dati sulla distillazione e contributi all’espianto dei vigneti – aggiornamento 2007-08, 94 page views
Produzione vino 2007 Italia – dati preliminari ISTAT, 92 page views;
Il caso Brunello di Montalcino. Di Angelo Gaja, 87 page views;
Produzione vino Italia nel 2007 – dati definitivi ISTAT, 66 page views
Esportazioni di vino italiano – aggiornamento aprile 2008, 62 page views.

Il caso Brunello di Montalcino. Di Angelo Gaja

9 commenti

Pubblico questo intervento di Angelo Gaja sul caso Brunello di Montalcino. Commento, come al solito, da esterno in calce.

Nella decade sessanta i vigneti di Sangiovese atti a produrre Brunello di Montalcino non raggiungevano i 60 ettari, i produttori una ventina, le bottiglie prodotte non più di 150.000; nello stesso periodo gli ettari piantati a Nebbiolo nell’area del Barolo erano 500, 115 i produttori/imbottigliatori, 3.000.000 le bottiglie di Barolo prodotte annualmente.
Mentre però il Barolo non aveva un leader il Brunello di Montalcino aveva già in Biondi Santi un padre fondatore, l’artigiano che nel tempo aveva tenuto altissima la bandiera della qualità e del prezzo di un Brunello aristocratico, raro, prezioso, alla portata soltanto dei pochissimi che se lo potevano permettere.
E poi arrivò Banfi. Per capire come sia esploso il fenomeno del Brunello di Montalcino non si può prescindere da Biondi Santi e da Banfi.
Banfi, di proprietà dei fratelli americani Mariani distributori di vini sul mercato USA, innesca nella rossa Montalcino il sogno americano: il futuro è vostro amico, crescete e moltiplicatevi.
L’avventura inizia con una serie di errori clamorosi. Con il benestare delle amministrazioni locali e dei sindacati agricoli i siti da destinare a vigneto vengono letteralmente stravolti, boschi e querce secolari abbattuti, colline abbassate di decine di metri… ; con l’assistenza dei guru della viticoltura vengono introdotte tecniche colturali che stanno agli antipodi della coltivazione accurata della vite; anziché piantare Sangiovese
per produrre Brunello di Montalcino vengono piantati 500 ettari di Moscadello per produrre una specie di lambrusco bianco che non avrà successo. L’impresa sembrava volgere verso un fallimento clamoroso.
E invece, miracolo, dopo lo sbandamento iniziale Banfi prende atto degli errori commessi, attua con tempestività la riconversione dei vigneti, punta con grande decisione alla produzione del Brunello di Montalcino e diventa il motore trainante della denominazione costruendo sul mercato USA, il più importante al mondo per i vini di immagine e di pregio, una forte domanda che ben presto ricade sugli ignari produttori di Montalcino e si propaga in tutto il mondo.

Nessun’altra DOCG italiana ha la fortuna di avere un leader storico ed un leader di mercato come il Brunello di Montalcino. Grazie ad essi montò l’interesse, da parte di produttori/investitori italiani ed esteri, di venire a tentare l’impresa a Montalcino contribuendo così a consolidare la straordinaria spinta di crescita e di affermazione della denominazione sui mercati internazionali.
Oggi gli ettari di Nebbiolo iscritti all’albo del Barolo sono 1.800 mentre quelli di Sangiovese riconosciuti idonei alla produzione del Brunello sono diventati 2.000 – e sì che i produttori hanno cercato di frenarne la corsa introducendo il blocco degli impianti – 250 i produttori e 7 milioni le bottiglie prodotte annualmente. E’ stato da più parti fatto osservare che la maggioranza dei nuovi vigneti non possiede caratteristiche pedoclimatiche
tali da assicurare al Sangiovese di esprimere vini di eccellenza e si è lamentata la mancata zonazione (catalogazione scientifica dei terreni con la delimitazione di quelli vocati e di quelli no): ma la zonazione in nessuna parte del mondo – ad esclusione forse della Borgogna che riconosce però non una, ma oltre cento denominazione d’origine diverse – è diventata il principio ispiratore dei disciplinari di produzione. Meno che mai in Italia ove si è più propensi a coltivare la solidarietà e la compiacenza.
Oggi a Montalcino c’è una minoranza di produttori che gode di un doppio privilegio: di avere vigneti iscritti all’albo ed in più di possedere vigneti di Sangiovese altamente vocati capaci di esprimere vini di eccellenza. E poi esiste una maggioranza di produttori che gode a pieno titolo soltanto del primo privilegio. Sia dagli uni che dagli altri i consumatori si attendono un Brunello di Montalcino di elevata qualità.

Il disciplinare di produzione, redatto nella decade sessanta, quando gli ettari iscritti all’albo erano ancora una sessantina, impone il 100% di Sangiovese per la produzione del Brunello di Montalcino. Con l’esplosione della superficie vitata la maggioranza dei produttori in possesso di vigneti di dubbia vocazione avvertiva la necessità di migliorare la qualità dei loro vini e apparve ai più evidente che l’imposizione del 100% di Sangiovese risultasse penalizzante.
Si ritenne che il miglioramento genetico del Sangiovese attraverso la selezione clonale e l’introduzione di nuove tecniche di vigneto e di cantina avrebbero cambiato la situazione, mentre invece la questione resta sul tavolo oggi come allora.
Se le indagini che la magistratura ha in corso accertassero l’impiego di varietà diverse dal Sangiovese per la produzione del Brunello di Montalcino, la mancanza più grave commessa dai produttori sarebbe stata a mio avviso quella di non essersi adoperarti prima per modificare il disciplinare di produzione e rimuovere il vincolo del 100% di Sangiovese.
Voglio ricordare che il disciplinare del Rosso di Montalcino è ancora più inadeguato, presuntuoso e fuori del tempo.
I disciplinari di produzione si possono modificare ed il compito spetta esclusivamente ai produttori.
Ad ostacolare la modifica del disciplinare è il conflitto di sempre tra i produttori artigiani ed i produttori di grandi volumi, ispirati come sono a filosofie di produzione e a strategie di vendita diverse. Se si guarda però allo strepitoso successo del Brunello di Montalcino, occorre riconoscere che è nato dall’azione sinergica degli uni e degli altri, che gli uni e gli altri sono stati preziosi nel procurarlo e consolidarlo.

Ho letto che si ritiene inadatto ora un intervento atto a modificare il disciplinare di produzione del Brunello di Montalcino, quando l’indagine avviata dalla Magistratura è ancora in corso.
A mio avviso è invece arrivato il momento di pensare seriamente al dopo cominciando dalla modifica del disciplinare; essa richiede coraggio, tolleranza e rispetto reciproco da parte dei produttori. Occorre individuare una formula che consenta agli artigiani di esprimere nei loro vini la straordinaria dignità del Sangiovese e di poterla dichiarare in etichetta rendendo così riconoscibile la loro fedeltà al 100% della varietà, ed ai produttori di grandi volumi di poter operare con maggiore elasticità: e tutti e due i vini debbono potersi fregiare del nome Brunello di Montalcino.

Angelo Gaja
26 agosto 2008