Spumanti


Francia – esportazioni di vino, aggiornamento 2018

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L’indebolimento del commercio estero mondiale sta influenzando anche il settore del vino. I dati pubblicati da DISAR sulle esportazioni francesi certificano proprio questo tema: negli ultimi 6 mesi del 2017 ben 4 rilevazioni sono state negative. Il tutto ha portato l’export francese a rallentare su base annua da +6% (a giugno) a +3% (9.3 miliardi di euro), a fronte di un forte calo dei volumi, +2% ai sei mesi e -8% a fine anno. Il fatto che si tratti di un rallentamento strutturale e generalizzato lo si vede molto chiaramente dai dati per origine dei prodotti esportati (DISAR non ha un buon dettaglio per mercato, come invece fornisce ISTAT): tutte le categorie, dallo Champagne ai vini di Borgogna rallentano visibilmente la corsa, in un contesto comunque di continuo miglioramento del prezzo medio di esportazione, per tutte le categorie. Vedremo come chiuderà l’Italia con i dati di metà mese. Per quello che si è visto nei primi 11 mesi dell’anno il rallentamento dell’Italia è meno marcato, ma le nostre esportazioni erano state molto meno dinamiche nel corso del 2017. Passiamo ai commenti in dettaglio.

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Giappone – importazioni di vino – aggiornamento 2018

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Il mercato del vino giapponese è cresciuto del 3% in valuta locale ma è rimasto stabile in euro, data la leggera svalutazione del cambio. Come abbiamo visto la scorsa settimana si tratta di uno dei pochi mercati in cui il prodotto italiano non cresce (-3% secondo la dogana giapponese nel 2018). La “consolazione” è che a non crescere è il mercato… ma… ma c’è un vincitore se guardate questi dati con attenzione: i vini spumanti francesi. Il mercato dei vini spumanti giapponese è cresciuto in modo sostenuto negli ultimi anni, e anche nel grigio 2018 ha fatto +9%, compensando un graduale calo dei prodotti fermi. Ma proprio dove l’Italia sta esprimendo la sua crescita, a vincere in Giappone sono i francesi, che dominano letteralmente la categoria con l’83% del mercato, 434 milioni dei 523 milioni totali contro i solo 32 milioni dell’Italia e della Spagna. L’unico altro paese a crescere è l’Australia, ma da un livello decisamente marginale. Passiamo a commentare qualche numero.

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LVMH divisione vino – risultati 2018

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Dopo settimane di dubbi, preoccupazioni e timori sull’andamento del mercato dei beni di lusso in Cina, la pubblicazione dei risultati del gruppo LVMH a fine gennaio è stata talmente rassicurante da far balzare il valore di tutti i titoli del settore. A “tirare” sono le borsette e le scarpe, non in vino però. Soprattutto il vino fermo. Guardando i numeri dell’anno va considerato l’andamento particolarmente debole dei primi 6 mesi. La divisione vino e Champagne chiude quindi con 2.37 miliardi di euro di vendite, +1.2%, con un secondo semestre stabile ma con volumi in forte deterioramento soprattutto nel segmento vino. La visione strategica non cambia: sviluppo costante, investimenti stabili rispetto al fatturato e lungo termine in mente. Di certo, la divisione è quella meno performante del gruppo e a tenere in piedi il tutto è il Cognac, che ha ripreso a crescere. Nel caso del vino e dello Champagne, come potete apprezzare dai grafici allegati, i profitti sono inchiodati al livello del 2015, pur con invidiabile margine del 27.4%. In conclusione: numeri non bellissimi ma nel contesto di operazioni che hanno margini, visibilità e ritorno sul capitale impareggiabili. Passiamo ad analizzare i dati.

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Schloss-Wachenheim – risultati 2017/18

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SSW ha registrato nel 2017/18 un deciso balzo in avanti del fatturato (e in parte degli utili), anche grazie all’acquisizione in Germania di Weinkontor, che ha aggiunto circa 20 milioni di vendite al perimetro del gruppo, da qualche anno leggermente sotto i 300 milioni di euro. La lettura del bilancio ci introduce alle seguenti conclusioni sull’evoluzione dei mercati di SSW: 1) il mercato tedesco dei vini spumanti non cresce e per un leader come SSW l’unica via di crescita sono le acquisizioni e l’innovazione di prodotto, in nuove fasce di prodotto e clientela; 2) i mercati dell’Est Europa stanno diventando sempre più interessante. Se vedete dove vengono fatti i profitti, vi accorgerete che è da quell’area che vengono i margini del gruppo. La Polonia sembra essere un mercato sempre più promettente. 3) come altri produttori di vino senza vigne, SSW subirà un impatto importante dal rincaro delle materie prime nell’esercizio 2018-19. I numeri del 2017/18 sono comunque stati incoraggianti. Le vendite sono cresciute del 10% a 324 milioni di euro, l’utile operativo ha registrato un incremento dell’8% a 24 milioni di euro, mentre l’utile netto è rimasto stabile a 10.5 milioni. L’andamento borsistico ha visto l’azione di SSW toccare il suo massimo storico a inizio 2018 a 22 euro per azione, mentre l’andamento meno positivo dell’attività nella seconda parte dell’anno solare (con un problema a un impianto che ha ridotto la capacità a cavallo del periodo natalizio, critico per il gruppo) ha determinato un calo a circa 17 euro per azione. Da inizio anno le azioni sono dunque calate del 20% circa, e il valore di mercato dell’azienda è oggi di circa 132 milioni di euro, il che significa un rapporto prezzo/utili di circa 13 volte e un rapporto valore d’impresa su utile operativo di circa 9 volte. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Vranken Pommery – risultati primo semestre 2018

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Nel contesto di consegne di Champagne in leggero calo nel semestre (-1%) già brevemente commentate nel post su Lanson, Vranken ha subito un calo del fatturato del 7% nel semestre a livello consolidato. Il “di cui” Champagne è sceso del 4% circa, mentre le vendite dei vin de sable calano soprattutto per la decisione di ridurre le forniture a basso margine. A differenza di Lanson vista due giorni fa, i conti però si presentano in modo decisamente diverso. Le azioni di taglio di costi e investimenti in efficienza stanno dando il loro contributo. Il margine è in crescita sia nella divisione Champagne che in quella dei Vin de Sable. Partendo da una situazione ancora più indebitata dei diretti concorrenti, il debito mette a segno un calo di 10 milioni, cui corrisponde un incremento del magazzino di 15 milioni di euro. Sebbene la strada sia lunga e il primo semestre sia poco significativo, il progresso di Vranken Pommery è molto ben visibile dalla tabella allegata. E secondo gli amministratori, il futuro è promettente: la vendemmia 2018 è stata eccezionale e questo fornisce un supporto all’azienda nel 2020/2021. Passiamo ai dati.

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