Spumanti


Esportazioni di vino italiano – dati primo semestre 2012

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Oggi aggiornamento quasi in tempo reale sulle esportazioni di vino a giugno 2012 che sono state pubblicate giusto qualche ora fa. I dati non “sorprendono” rispetto alle evidenze dei mesi precedenti: i volumi continuano a calare in doppia cifra a causa del crollo delle esportazioni di vino sfuso a basso prezzo (dato che i fatturati tengono), mentre le vendite di vino imbottigliato e ancor di più quelle di spumanti segnano dei rassicuranti segni positivi sul mese di giugno (+7% e +22% rispettivamente). Il semestre, per dare due numeri chiude a 2153 milioni di euro di export, in crescita del 7.2% sul 2011 medesimo periodo, con volumi in calo dell’11% a 10.3 milioni di ettolitri. Il prezzo medio è cresciuto di conseguenza del 20% a circa 2.1 euro al chilo. Entriamo in dettaglio.

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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento maggio 2012

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Sebbene siamo in mezzo alle ferie (almeno le vostre…), i dati sulle esportazioni che commentiamo oggi sono piuttosto importanti. In primo luogo, perché il segmento vino continua a crescere nelle esportazioni a valore nonostante i volumi ormai siano chiaramente indirizzati verso un calo di oltre il 10% rispetto al record toccato lo scorso anno. In secondo luogo, e questo calcolo lo facciamo per la prima volta, perché il vino continua ad essere una delle punte di eccellenza dell’export italiano: in maggio, l’export a valore di vino è cresciuto dell’8%, contro una crescita delle esportazioni italiane del 5%, mentre nei primi 5 mesi dell’anno, il +7% del vino italiano si confronta con un incremento del 4% per il totale nazionale. Di più il vino continua ad andare meglio anche del suo sottosegmento dei beni non-durevoli, che sono cresciuti (sia in maggio che nei primi 5 mesi dell’anno) del 5.7-5.8% circa. Se dovessimo dare uno sguardo avanti, dato che ISTAT rilascia già i dati globali di giugno (ma non quelli sul vino), vedremmo che le esportazioni totali italiane sono ancora in crescita del 5-6%, mentre quelle di beni non durevoli sono andate ancora meglio, +10%: non si tratta di un indicatore chiave per il vino italiano (dato che rappresenta il 4% delle esportazioni totali di beni di consumo, durevoli e non durevoli), ma potrebbe essere un buon segno. E ora andiamo sui numeri.

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Esportazioni di spumante italiano – aggiornamento primo trimestre 2012

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Come diceva una famosa pubblicita’, questi primi mesi del 2012 sono andati molto bene “per molti ma non per tutti” gli spumanti italiani. Va detto che si tratta di un periodo molto poco significativo per il segmento, dato che le vendite si concentrano nella parte finale dell’anno. Ci sono poi alcuni temporanei cambi di distribuzione (di Campari per esempio), che possono influenzare il confronto con lo scorso anno. Va da se’ che se i primi 3 mesi dell’anno mostrano un incremento del 13% dell’export di spumanti totale, la denominazione Asti cala del 19%, mentre gli spumanti DOP crescono del 28%. Si tratta di numeri piccoli, diciamo circa un sesto delle esportazioni annuali, ma certamente la partenza dell’Asti non e’ stata cosi’ positiva non soltanto a causa della Russia, ma anche per esempio del mercato americano. Vediamo i numeri.

 

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I risultati 2010 delle aziende di spumanti rispetto al settore – Rapporto Mediobanca

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Tra i vari pezzetti che il rapporto Mediobanca ha aggiunto negli ultimi anni c’è una tabella in cui si confrontano i dati delle aziende che fanno spumanti da quelle che fanno prevalentemente vino. In questo post ho raccolto i dati da quando sono pubblicati (2008-2009-2010) e ho provato a metterli insieme. Vi faccio immediatamente notare che il campione cambia di anno in anno (si tratta delle 107 aziende con oltre 25 milioni di fatturato nel rapporto 2010), per cui i dati vanno un po’ presi per le molle. La differenza più importante e la tendenza più evidente è sicuramente la propensione all’export. Le aziende di spumanti stanno fortemente incrementando la loro esposizione ai mercati esteri, come i dati sull’export ci dicono di mese in mese, ma partono da un livello particolarmente basso. Questa chiave di lettura è molto interessante: gli spumanti italiani rispetto al vino non stanno “andando meglio” ma stanno “raggiungendo” la posizione che i vini fermi hanno consolidato negli anni. Altri spunti interessanti arrivano dal ritorno sul capitale, dal costo del personale e dall’indebitamento. Vediamo i numeri.

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Vranken Pommery – risultati e analisi di bilancio 2011

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Vranken Pommery ha generato nel 2011 un leggero miglioramento dei margini a fronte di un fatturato in calo del 7%, essenzialmente a causa del confronto con un 2010 gonfiato per alcune vendite straordinarie. Il quadro è chiaro: non si fanno più i soldi che si facevano prima della crisi. Nel caso di VP, si può fare un ulteriore passo: anche nel 2011 il ritorno sul capitale è stato inferiore al 5%, mettendo in luce la difficoltà a remunerare il capitale. È pur vero che l’azienda è cresciuta molto nel 2010 per linee esterne, cosa che normalmente determina piani di ottimizzazione delle attività: vedremo se nel 2012 i risultati migliorano. Per il momento il primo trimestre non sembra essere andato particolarmente bene (-9% con le vendite di Champagne a -15%), anche se l’azienda continua a stimare un incremento delle vendite.

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