Produzione e superfici


Programma di estirpazione e riconversione dei vigneti – contributi 2008 e 2009 per regione

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Fonte: Ministero delle politiche agricole e forestali.
Torniamo al segmento della regolamentazione per affrontare l’argomento della, cito testuale, “applicazione della misura della riconversione e ristrutturazione dei vigneti”, di cui potete trovare qui tutti i dettagli regolamentari, oltre al modulo di domanda. I numeri parlano chiaro: nel periodo fino a luglio 2008 erano stati allocati originariamente EUR95m per espiantare o riconvertire 11570 ettari di vigneto (cioe’ circa EUR8200 per ettaro). Sono poi stati aggiunti EUR6m di dotazione alla Campania e 0.5m alla Toscana e, in un momento successivo, si e’ accettato un “overbooking” del 20%, portando quindi la dotazione totale per il 2007-08 a ben EUR120.2m, di cui circa EUR63m per il sud, EUR38m per il nord e EUR19m per il centro Italia. La situazione nel 2008/09 cambia, in quanto le risorse (come abbiamo visto quando abbiamo parlato della OCM) sono circa EUR70m. Ma non solo, nel 2008-09 sembra anche aprirsi un divario tra il nord e il resto d’Italia: la maggioranza dei soldi sembra, in proporzione, andare al centro e al sud Italia. Queste misure, come vedremo non sono applicate in modo omogeneo a livello regionale, ma dipendono da dove vengono le domande. Un contributo alto rispetto alla superficie vitata vuol dire maggior richiesta di sussidi… Questo significa che queste allocazioni potrebbero, alla fine, essere modificate con dei “versamenti” di contributi da una regione (dove non ci sono domande) a un’altra (dove non ci sono abbastanza soldi).


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Riforma OCM vino – Misure di sostegno per l'Italia 2009-2014

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Fonte: Ministero delle politiche agricole e forestali.
[English translation at the end of the post]

Parliamo oggi della riforma del settore vinicolo, cosi’ come approvata dall’Unione Europea e come previsto essere implementata dall’Italia. Si tratta di un ammontare di risorse molto rilevante (oltre EUR1.8bn), che dovrebbe essere speso tra il 2009 e il 2014 per una serie di misure che includono la riconversione dei vigneti (EUR557m), la promozione del vino italiano (EUR377m), una serie di investimenti nel settore (EUR238m). Rimangono una serie di misure che chiameremo “negative”, in quanto sussidiano il settore sia dal punto di vista della distillazione (EUR360m) che da quello dell’arricchimento con mosto concentrato (EUR250m). Quest’ultima parte e’ la “vittoria” italiana che fa da contr’altare alla concessione dell’uso di saccarosio per arricchire i mosti dei vini del nord. Come vedete dal primo grafico, le misure positive (blu) superano quelle “negative” (rosse), ma bisogna fare attenzione: tutti questi numeri possono essere piu’ alti, o piu’ bassi del 30%, quindi e’ ben possibile che la bilancia si ribalti nell’altro senso (anche se ci sono alcune limitazioni). Inoltre, come vedremo le misure di sussidio sono soprattutto nei primi anni (quindi piu’ vicine e piu’ probabili), quelle positive di promozione e investimento sono invece concentrate nella parte finale del periodo…


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Vendemmia 2008 – previsioni produzione vino – settembre 2008

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Fonte: ISMEA-UIV, Agreste
Analizziamo oggi piu’ da vicino le nuove previsioni UIV-ISMEA relativamente alla vendemmia 2008, mettendo anche una piccola annotazione sulla vendemmia in Francia. Entrambe le previsioni (inizialmente rilasciate a luglio) sono state riviste al ribasso. Sara’ delusa la Coldiretti nel sapere che la produzione di vino in Italia nel 2008 e’ attesa a 45.5m/hl, contro 45.6m/hl della Francia [aggiornamento a settembre 2008]. Io invece sono deluso dal fatto che le regioni che produrranno di piu’ nel 2008 saranno quelle che hanno grandi produzioni di vini da tavola e scarse produzioni di vino di qualita’, il che potrebbe aggiungere problemi al commercio estero del vino italiano. La nuova stima di ISMEA-UIV parla di un +5/10% della produzione nazionale, quindi con una forchetta tra 44.7m/hl e 46.8m/hl. Invece, in Francia la stima al 1 Agosto parla di 46.0m/hl, quella al 1 Settembre di 45.6m/hl. Si tratterebbe quindi di una vendemmia sia per l’Italia che per la Francia al di sotto della media storica (-5% e -11% rispettivamente). Il dettaglio regionale parla piuttosto chiaro: i perdenti del 2007 sono i vincenti del 2008, ad eccezione di una regione del nord…

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Piemonte – produzione di vino e superfici vitate – aggiornamento 2007

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Fonte: ISTAT
L’andamento della vendemmia 2007 in Piemonte e’ stato sostanzialmente allineato alla media italiana, con una produzione un po’ peggiore a Alessandria e Cuneo e un calo meno marcato ad Asti. La regione resta ai vertici italiani per la focalizzazione sul vino di qualita’ (anche se ci sono delle differenze molto significative tra le cifre di ISTAT che presentiamo qui e quelle di Federdoc), che si traduce in rese per ettaro inferiori alla media nazionale e in un andamento delle superfici vitate sostanzialmente stabile rispetto al declino nazionale. La produzione di vino nel 2007 secondo ISTAT e’ stata di 2.72m/hl, con un calo di circa il 15% rispetto al 2006 ma largamente al di sopra del livello di 2.2-2.3m/hl del 2002-2003. Cosi’ la vendemmia 2007 e’ stata “soltanto” il 7% al di sotto della media storica quando a livello nazionale il confronto storico porta a un -15%.


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Il caso Brunello di Montalcino. Di Angelo Gaja

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Pubblico questo intervento di Angelo Gaja sul caso Brunello di Montalcino. Commento, come al solito, da esterno in calce.

Nella decade sessanta i vigneti di Sangiovese atti a produrre Brunello di Montalcino non raggiungevano i 60 ettari, i produttori una ventina, le bottiglie prodotte non più di 150.000; nello stesso periodo gli ettari piantati a Nebbiolo nell’area del Barolo erano 500, 115 i produttori/imbottigliatori, 3.000.000 le bottiglie di Barolo prodotte annualmente.
Mentre però il Barolo non aveva un leader il Brunello di Montalcino aveva già in Biondi Santi un padre fondatore, l’artigiano che nel tempo aveva tenuto altissima la bandiera della qualità e del prezzo di un Brunello aristocratico, raro, prezioso, alla portata soltanto dei pochissimi che se lo potevano permettere.
E poi arrivò Banfi. Per capire come sia esploso il fenomeno del Brunello di Montalcino non si può prescindere da Biondi Santi e da Banfi.
Banfi, di proprietà dei fratelli americani Mariani distributori di vini sul mercato USA, innesca nella rossa Montalcino il sogno americano: il futuro è vostro amico, crescete e moltiplicatevi.
L’avventura inizia con una serie di errori clamorosi. Con il benestare delle amministrazioni locali e dei sindacati agricoli i siti da destinare a vigneto vengono letteralmente stravolti, boschi e querce secolari abbattuti, colline abbassate di decine di metri… ; con l’assistenza dei guru della viticoltura vengono introdotte tecniche colturali che stanno agli antipodi della coltivazione accurata della vite; anziché piantare Sangiovese
per produrre Brunello di Montalcino vengono piantati 500 ettari di Moscadello per produrre una specie di lambrusco bianco che non avrà successo. L’impresa sembrava volgere verso un fallimento clamoroso.
E invece, miracolo, dopo lo sbandamento iniziale Banfi prende atto degli errori commessi, attua con tempestività la riconversione dei vigneti, punta con grande decisione alla produzione del Brunello di Montalcino e diventa il motore trainante della denominazione costruendo sul mercato USA, il più importante al mondo per i vini di immagine e di pregio, una forte domanda che ben presto ricade sugli ignari produttori di Montalcino e si propaga in tutto il mondo.

Nessun’altra DOCG italiana ha la fortuna di avere un leader storico ed un leader di mercato come il Brunello di Montalcino. Grazie ad essi montò l’interesse, da parte di produttori/investitori italiani ed esteri, di venire a tentare l’impresa a Montalcino contribuendo così a consolidare la straordinaria spinta di crescita e di affermazione della denominazione sui mercati internazionali.
Oggi gli ettari di Nebbiolo iscritti all’albo del Barolo sono 1.800 mentre quelli di Sangiovese riconosciuti idonei alla produzione del Brunello sono diventati 2.000 – e sì che i produttori hanno cercato di frenarne la corsa introducendo il blocco degli impianti – 250 i produttori e 7 milioni le bottiglie prodotte annualmente. E’ stato da più parti fatto osservare che la maggioranza dei nuovi vigneti non possiede caratteristiche pedoclimatiche
tali da assicurare al Sangiovese di esprimere vini di eccellenza e si è lamentata la mancata zonazione (catalogazione scientifica dei terreni con la delimitazione di quelli vocati e di quelli no): ma la zonazione in nessuna parte del mondo – ad esclusione forse della Borgogna che riconosce però non una, ma oltre cento denominazione d’origine diverse – è diventata il principio ispiratore dei disciplinari di produzione. Meno che mai in Italia ove si è più propensi a coltivare la solidarietà e la compiacenza.
Oggi a Montalcino c’è una minoranza di produttori che gode di un doppio privilegio: di avere vigneti iscritti all’albo ed in più di possedere vigneti di Sangiovese altamente vocati capaci di esprimere vini di eccellenza. E poi esiste una maggioranza di produttori che gode a pieno titolo soltanto del primo privilegio. Sia dagli uni che dagli altri i consumatori si attendono un Brunello di Montalcino di elevata qualità.

Il disciplinare di produzione, redatto nella decade sessanta, quando gli ettari iscritti all’albo erano ancora una sessantina, impone il 100% di Sangiovese per la produzione del Brunello di Montalcino. Con l’esplosione della superficie vitata la maggioranza dei produttori in possesso di vigneti di dubbia vocazione avvertiva la necessità di migliorare la qualità dei loro vini e apparve ai più evidente che l’imposizione del 100% di Sangiovese risultasse penalizzante.
Si ritenne che il miglioramento genetico del Sangiovese attraverso la selezione clonale e l’introduzione di nuove tecniche di vigneto e di cantina avrebbero cambiato la situazione, mentre invece la questione resta sul tavolo oggi come allora.
Se le indagini che la magistratura ha in corso accertassero l’impiego di varietà diverse dal Sangiovese per la produzione del Brunello di Montalcino, la mancanza più grave commessa dai produttori sarebbe stata a mio avviso quella di non essersi adoperarti prima per modificare il disciplinare di produzione e rimuovere il vincolo del 100% di Sangiovese.
Voglio ricordare che il disciplinare del Rosso di Montalcino è ancora più inadeguato, presuntuoso e fuori del tempo.
I disciplinari di produzione si possono modificare ed il compito spetta esclusivamente ai produttori.
Ad ostacolare la modifica del disciplinare è il conflitto di sempre tra i produttori artigiani ed i produttori di grandi volumi, ispirati come sono a filosofie di produzione e a strategie di vendita diverse. Se si guarda però allo strepitoso successo del Brunello di Montalcino, occorre riconoscere che è nato dall’azione sinergica degli uni e degli altri, che gli uni e gli altri sono stati preziosi nel procurarlo e consolidarlo.

Ho letto che si ritiene inadatto ora un intervento atto a modificare il disciplinare di produzione del Brunello di Montalcino, quando l’indagine avviata dalla Magistratura è ancora in corso.
A mio avviso è invece arrivato il momento di pensare seriamente al dopo cominciando dalla modifica del disciplinare; essa richiede coraggio, tolleranza e rispetto reciproco da parte dei produttori. Occorre individuare una formula che consenta agli artigiani di esprimere nei loro vini la straordinaria dignità del Sangiovese e di poterla dichiarare in etichetta rendendo così riconoscibile la loro fedeltà al 100% della varietà, ed ai produttori di grandi volumi di poter operare con maggiore elasticità: e tutti e due i vini debbono potersi fregiare del nome Brunello di Montalcino.

Angelo Gaja
26 agosto 2008