Produzione e superfici


Sardegna – produzione vino e superfici vitate – aggiornamento 2008

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Principali spunti di riflessione dalle statistiche ISTAT sulla produzione di vino in Sardegna nel 2008.
• La Sardegna ha subito un forte calo della produzione di vino nel 2008: con 582mila ettolitri e’ la vendemmia piu’ povera dal 2000 a questa parte. Il calo piu’ spiccato si e’ registrato in provincia di Cagliari, dove sono stati dichiarati solo 120mila ettolitri rispetto ai 356mila dello scorso anno. Il calo e’ pero’ anche dovuto alla nuova suddivisione provinciale della Sardegna che ha comportato lo spostamento di 208mila ettolitri dalle vecchie alle nuove province. A Nuoro la produzione e’ calata del 56% (ma anche in questo caso ci devono essere delle “riclassificazioni”) a 86mila ettari, mentre nel resto della regione la vendemmia e’ andata meglio, con una crescita del 7% per Oristano e del 22% per le altre province.
• Il calo e’ del 32% sia rispetto al 2007 che alla media storica. Le superfici vitate in Sardegna sono scese di circa 100 ettari rispetto allo scorso anno.
• La resa per ettaro a 37q/ha e’ la piu’ bassa in Italia nel 2008 (nel 2007 la resa piu’ bassa fu in Valle d’Aosta).
• A differenza di altre regioni, la Sadregna mantiene il bilanciamento vini bianchi/rossi piuttosto stabile a 44/56 nel corso degli anni.
• La produzione di vino da tavola continua a calare moderatamente, ed e’ oggi il 50% della produzione totale contro il 51.4% del 2005. Questo spazio non e’ pero’ occupato dai vini a denominazione (stabili poco sotto il 28%), ma bensi’ dai vini IGT che sono saliti al 22%. DOC+IGT sono al 50%, contro il 59% italiano.


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Marche – produzione di vino e superfici vitate – aggiornamento 2008

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Le Marche hanno mostrato un progresso nella produzione di vino nel 2008 del 15% rispetto allo scorso anno, con 871mila ettolitri prodotti su 18800 ettari. A differenza di molte regioni, i dati della superficie vitata sembrano coerenti con quelli degli scorsi anni. La base ampelografica della regione e’ stata negli anni molto stabile, essendo oscillata tra 18700 e 19100 ettari dal 2000 a oggi.


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Previsione di produzione vino in Italia nel 2009 – fonte Assoenologi

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Come ormai da diversi anni, in questo periodo vengono fatte le previsioni sulla produzione di vino. Ho deciso di non “reagire” alla prima chiamata di agosto, mentre oggi faccio il punto a valle della stima di Assoenologi allargando anche un pochino l’orizzonte a Francia e Spagna. In due parole, le previsioni a questo punto dell’anno sono di vendemmia stabile il Italia, in crescita in Francia e in calo in Spagna. Per quanto riguarda l’Italia si parla di 46.3 milioni di hl, un numero essenzialmente stabile rispetto allo scorso anno, con un leggero incremento al nord e al centro e un leggero calo al sud, dopo il forte recupero del 2008.
In Francia, il 18 agosto e’ stata fatta la seconda previsione che parla di 48.1 milioni di hl, cioe’ +12% rispetto allo scorso anno, con una forte volatilita’ tra le diverse regioni: in Champagne ci sara’ a quanto sembra una vendemmia “guidata” al ribasso del 30% dalla scarsa domanda di mercato e dalla necessita’ di tenere i prezzi in crescita (vista l’enorme stock che serve per finanziare i produttori), mentre si prevede un recupero nella produzione della regione di Bordeaux (a 6.4m/hl) dopo il forte calo subito nel corso del 2008.


VENDEMMIA 2009 PRE 2
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Umbria – produzione di vino e superfici vitate – aggiornamento 2008

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L’Umbria e’ una regione che si sta muovendo in modo molto coerente: le superfici stanno crescendo in modo molto graduale ma la produzione e’ in un corridoio discendente. Le rese sono quindi piu’ basse e per la prima volta da qualche anno a questa parte sono scese sotto la media italiana. Tutto questo porta a un lento ma graduale calo della produzione di vini da tavola, che sono ormai ben al di sotto del livello medio italiano.


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Passiamo ai numeri. La produzione 2008 e’ stata di 843mila ettolitri, in calo del 15% rispetto al 2007 e dell’11% sotto la media italiana. A Perugia la produzione di 532mila hl e’ dell’8% sotto la media storica, mentre a Terni siamo del 15% piu’ bassi. Le superfici mostrano un leggero incremento in entrambe le province: circa +1.4% rispetto al 2007. Guardando al lungo termine, le superfici sono in crescita piu’ significativa in provincia di Terni (+1.2% annuo dal 2000), rispetto a Perugia (+0.4%), con una media a +0.7% (Italia -0.1%).
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C’e’ molto di buono nella nuova OCM vino. Di Angelo Gaja

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Come dirlo? Ci provo con i voti.
Il 1 agosto 2009, Voto 10 per la puntualità, in barba ai furbetti dei rinvii sono entrate in vigore le nuove norme elaborate dalla commissione agricola di Bruxelles che regoleranno il mercato del vino europeo (OCM vino). Per comprendere la partita che si e’ giocata a Bruxelles occorre fare qualche passo indietro e seguire la pista dei sussidi agricoli comunitari: quelli ingenti riservati al comparto del vino europeo venivano per oltre il 75% destinati alla distruzione delle eccedenze, spesso costruite ad arte. A finanziare i sussidi comunitari contribuiscono per quota parte ognuno degli stati dell’Europa unita: appena qualche anno fa’ l’Inghilterra di Blair tuonava contro lo sperpero dei contributi agricoli comunitari e proponeva di dimezzarne l’importo. Bruxelles ha saputo cogliere il momento favorevole e attuare una profonda riforma che passa attraverso una serie di norme atte a riequilibrare il mercato disincentivando la sovraproduzione vinicola: Voto 10 per l’eliminazione dei sussidi destinati alla distruzione delle eccedenze; Voto 8 per i premi all’estirpazione dei vigneti; Voto 8 per il contenimento della pratica dello zuccheraggio dopo averne minacciato la totale eliminazione; Voto 9 per la progressiva riduzione sino alla totale eliminazione dei sussidi al Mosto Concentrato rettificato (MCR). I contributi recuperati verranno destinati, Voto 7, alla promozione del vino europeo nei mercati extra-comunitari senza però che siano stati previsti adeguati sistemi di vigilanza. E’ auspicabile che gli sprechi del passato insegnino qualcosa.

Al tavolo delle trattative fecero sentire la loro voce tutti gli stati europei, anche quelli che non producono vino ma sono invece produttori di spiriti. La nazionale degli spiriti e’ potentissima nel centro-nord Europa e guarda con crescente interesse ad espandere gli investimenti nel settore del vino europeo. L’occasione era buona per allearsi con quelli che piu’ o meno sommessamente gia’ invocavano una liberalizzazione del mercato, Voto 5, intesa allo scioglimento di vincoli e lacci vari ed all’ampliamento delle pratiche di cantina riconosciute legali. Accese polemiche hanno accolto in Italia queste ultime norme: alcune di esse però non entrerebbero in vigore prima di una diecina di anni mentre per altre, che non sono strettamente vincolanti e dovranno essere accolte dal nostro ordinamento, esistono margini di trattativa che andranno esplorati.

Quale fu l’atteggiamento dell’Italia nel corso delle trattative?
A gufare contro il vento della riforma fin dal nascere fu la poderosa compagine dei succhiatori perenni di denaro pubblico. Si esultò prematuramente non senza ambiguità per il ripetuto tentativo che Bruxelles fece di abolire lo zuccheraggio come fosse una vittoria nostra in grado di giovare al MCR italiano; per il resto ogni provvedimento di quelli in discussione veniva liquidato con critiche severe. Al tavolo delle trattative l’Italia si autoescluse, si ridusse a giocare un ruolo marginale senza mai riuscire ad incidere sulle questioni di nostro specifico interesse. Dilaniata dalle divisioni delle varie associazioni di categoria, accanite nella difesa dei rispettivi interessi ed incapaci di tessere tra di loro uno straccio di accordo da affidare ai negoziatori incaricati di rappresentare il nostro paese; con scarsa autorità morale per avere in passato beneficiato e fatto largo spreco di contributi comunitari; arroccata in difesa del MCR per la produzione del quale succhiava sussidi anno dopo anno. Venne sottovalutato il peso che la nazionale degli spiriti avrebbe avuto nel corso delle trattative: ma questa e’ l’Europa ed occorre prendere atto che le questioni del vino in futuro non verranno piu’ discusse soltanto dal nostro Paese, Francia e Spagna.

L’Italia perse malamente la partita ma il torneo europeo durerà ancora a lungo e per riprendere a competere bisogna rimediare ai molti errori commessi: rifare la squadra da inviare a Bruxelles, precisare gli obiettivi, ridisegnare la strategia delle alleanze senza scordare che e’ la Francia la naturale alleata dell’Italia. L’avvio e’ da Voto 10 per l’avvenuta nomina dell’ex-ministro Paolo de Castro alla presidenza della commissione agricoltura del parlamento europeo, ma e’ solo l’inizio.

L’Europa c’è, evviva l’Europa
Le norme dettate dalla commissione agricola di Bruxelles venivano spesso accolte da sfottò, ironia, sarcasmo. Quel voler legiferare sulla lunghezza e curvatura dei fagiolini verdi, sul colore del guscio delle uova, su forma e calibro dei pomodori con la pretesa di stabilire quali di questi prodotti fossero commerciabili e quali altri no appariva quanto meno bizzarro.
Quella introdotta da Bruxelles il 1 agosto e’ una riforma vera, che si ispira alla morale pubblica ed al buon senso – merce rara al giorno d’oggi – e pone termine a trent’anni di spreco di denaro pubblico.
Da soli i paesi del vino non ce l’avrebbero fatta mai: va reso merito ai paesi del nord Europa.
Certo, si e’ dovuto pagare il prezzo di una eccessiva liberalizzazione ma di questa e’ responsabile anche l’Italia per essere stata latitante al tavolo delle trattative.
C’e’ una buona ragione in piu’ per sentirsi europei.

Angelo Gaja
1 settembre 2009