Produzione e superfici


Le superfici vitate bio nel mondo – dati 2017 FiBL & IFOAM

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Aggiorniamo oggi i dati sulle superfici vitate biologiche mondiali, sfruttando il rapporto annuale pubblicato da FiBL & IFOAM relativo ai dati 2017. Nello studio, dove viene affrontato tutto il mondo bio (e dunque tutte le coltivazioni), si stima una superficie biologica per la vite (sia convertita che in conversione) pari 403mila ettari, cioè il 6% della superficie vitata mondiale. Per le statistiche a disposizione (non tutte le nazioni forniscono i dati completi), la parte di questi 403mila ettari già convertita è circa il 70%, mentre il 30% risulta in fase di conversione. L’Italia naturalmente ricopre una posizione molto importante, rappresenta circa un quarto della superficie mondiale 2017, praticamente allo stesso livello della Spagna. La Francia viene subito dopo, mentre piuttosto a sorpresa la Cina è il quarto paese. Comunque, la riflessione che va fatta è forse più relativa all’approccio culturale più avanzato che abbiamo nei paesi del vecchio mondo circa i temi di sostenibilità e di sfruttamento delle risorse agricole: tutti i paesi del cosiddetto “nuovo mondo” del vino come i sudamericani ma anche in qualche misura gli USA e l’Australia sono molto indietro su questo tema, con una penetrazione della superficie biologica ben al di sotto del livello medio mondiale. Passiamo ai dati.

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Francia – produzione di vino 2018

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La produzione di vino francese è stata particolarmente ricca nel 2018, in linea con quanto visto negli altri paesi europei, frutto di condizioni climatiche eccellenti che hanno spinto la produzione soprattutto nelle zone più a nord del paese, come la Champagne, la Borgogna e l’Alsazia. Detto questo, la produzione di 49.5m di ettolitri, +34% rispetto al 2017, è del 13% superiore a quella dei 5 anni precedenti. Sullo stesso indicatore l’Italia è stata il 18% sopra, la Spagna il 17% e la Germania il 19%. La produzione mondiale dell’anno (294 milioni di ettolitri circa) è stata del 10% circa sopra la media. Entrando nel dettaglio, i maggiori scostamenti positivi sono stati nei vini comuni, nella produzione di vini atti alla distillazione e, direi di conseguenza, nei vini bianchi rispetto ai vini rossi. Per il 2019, i francesi prevedono un calo di oltre 7 milioni di ettolitri, per tornare a 42.5 milioni di ettolitri, il 6% sotto la media storica. Ma per ora restiamo sui dati del 2018.

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La produzione mondiale di vino nel 2019 – prima stima OIV

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Il 2019 si preannuncia un anno “normale” per la produzione di vino nel mondo, o forse anche leggermente meno della media storica. OIV nella sua prima uscita (la seconda verso aprile) parla di una produzione mondiale di 263 milioni di ettolitri, circa il 2% in meno della media storica e il 10% in meno rispetto all’annata dei record, il 2018. Non si tratta però di un andamento omogeneo per tutte le nazioni. Italia, Cile, USA ed Est Europa sono sopra la media storica, mentre nel caso di Spagna, Argentina e Francia i dati preliminari ci indicano che il calo della produzione nel 2019 contro il record dell’anno scorso ha fatto scendere il dato finale sotto la media. In tutti i casi, i dati del 2019 sono molto più equilibrati, con una vendemmia leggermente inferiore alla media storica nel suo complesso per l’Europa e leggermente superiore nel resto del mondo. L’Italia come da diversi anni guida la classifica, con una quota del 18%. Passiamo ai dati.

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Umbria – produzione di vino 2018 e dati per DOC/DOCG 2017

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L’andamento commentato qualche giorno fa per la regione Lazio si ripresenta anche nella limitrofa Umbria. La produzione di vino 2018 non è stata all’altezza del resto d’Italia sia in termini di recupero sul forte calo del 2017, sia in prospettiva storica. La produzione di 0.6 milioni di ettolitri è cresciuta solo del 3% sul 2017 ed è di ben il 18% sotto la media storica, contro il +23% italiano: insomma una differenza di 40 punti percentuali. All’interno di questi trend si conferma però molto stabile la produzione di vini DOC, in linea con la media storica mentre è in ulteriore calo, e ormai quasi scomparsa, la produzione di vini da tavola. Quindi un ulteriore miglioramento del livello qualitativo (per lo meno a livello burocratico). Vi allego anche la tabella della produzione 2017 di vini DOC nella regione, redatta da Federdoc, con una serie piuttosto completa di numeri (e sebbene da quest’anno mancano completamente i dati preziosi delle superfici vitate). Passiamo in rassegna insieme I numeri in dettaglio.

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Nuova Zelanda – produzione e consumo di vino – aggiornamento 2019

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Il numero dei produttori di vino in Nuova Zelanda cresce di anno in anno, così come la superficie vitata (38700 ettari a giugno 2019), con una sempre maggiore focalizzazione sui vini bianchi e sul Sauvignon Blanc in particolare (il 62% della superficie vitata del paese). A un’idea chiara di prodotto si somma una strategia di marketing aggressiva e ben organizzata (leggi unitaria) di questa associazione, la New Zealand Winegrowers Inc, che a dire la verità non è nemmeno più un’associazione ma una vera e propria azienda che promuove il vino neozelandese. Secondo il rapporto 2019, oltre alle esportazioni che da sempre supportano I produttori locali, negli ultimi anni si è sviluppato il turismo del vino internazionale. Incuriosice (e fa un po’ di invidia) il fatto che loro possano scrivere che ci sono stati 776,599 turisti del vino internazionali (non uno in più non uno in meno), che hanno speso 3.26 miliardi di dollari locali e che questi turisti siano stati nel paese 3.5 giorni in più della media dei turisti internazionali in genere. Sono 256 delle 716 totali le cantine che offrono esperienze di degustazione (216), ristorazione (109), ospitalità (61) e altre esperienze (50). Sarebbe bello che magari al livello delle regioni anche noi italiani possiamo un giorno produrre (e rendere pubblico!) un rapporto del genere, che aumenterebbe anche il potere politico del settore. Detto questo passiamo all’analisi dei dati, che mostrano oltre alla crescita delle superfici anche una sempre maggiore propensione all’export.

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