Produzione e superfici


Spagna – produzione di vino 2015

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La produzione di vino in Spagna nel 2015 ha subito un leggero calo, riportandosi più in linea con le medie storiche degli ultimi anni. I dati  che analizziamo oggi, 37 milioni di ettolitri di vino e 5 di mosti, mostrano un recupero in valore assoluto dei volumi di vini di qualità, DOC IGT e varietali, a spese della produzione di vini da tavola, che toccano il loro minimo storico all’11% della produzione totale di vino. Se questa qualità in crescita sarà riconosciuta dal mercato è prevedibile un buon anno per le esportazioni spagnole, con un recupero del prezzo medio di vendita che attualmente, essendo ben sotto 1.50 euro al litro, è il più basso tra i paesi che esportano vino. Andiamo dunque a leggere insieme i dati del Ministero dell’Agricoltura iberico.

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Produzione di vino in Italia 2015 – primo aggiornamento ISTAT

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L’eccezionalità della vendemmia 2015 è stata sancita qualche giorno fa da ISTAT, che ha pubblicato il primo dato sulla produzione di vino italiano (incluso mosti) di 48.2 milioni di ettolitri, il 15% in più del pessimo 2014 e il 10% in più della media produzione 2010-14. Per trovare valori superiori a questo bisogna andare indietro fino al biennio 2005-2006. Con l’accortezza di considerare questo dato ancora “modificabile” in sede di aggiornamento finale verso luglio (quando avremo anche il dettaglio bianchi-rossi e DOC-IGT-comuni), il dato è marginalmente superiore alla stima Assoenologi di Novembre 2015 (47.6m) anche se nel dettaglio ci sono differenze molto significative su alcune regioni (Toscana, Emilia Romagna, Puglia). Andando ai principali commenti: 1) tra le grandi regioni produttrici con un andamento molto superiore alle medie storiche, ci sono certamente il Friuli Venezia Giulia, la Toscana, le Marche, il Lazio e la Puglia; 2) la vendemmia non è andata male da nessuna parte, ma in Piemonte, Campania e Umbria è leggermente sotto le medie storiche; 3) in generale, il quadro è di una forte ripresa produttiva nel centro sud (soprattutto nel centro), mentre nel caso del Nord Italia la produzione 2015 è stata in realtà leggermente inferiore al dato registrato nel 2013. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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Marche – produzione vino ISTAT 2014

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In attesa dei dati 2015 che dovrebbero essere pubblicati in un paio di mesi, chiudiamo la carrellata delle regioni italiane per quanto riguarda la produzione di vino 2014 con le Marche. I dati produttivi, 915mila ettolitri, ci dicono che la vendemmia è andata come nel resto d’Italia, quindi con un calo di circa il 12%. Siccome però la regione ha vissuto anni molto difficili, se confrontata con le medie storiche la vendemmia non è stata così drammatica. Resta sul tavolo un tema di qualità della produzione, se i dati che ISTAT produce sono corretti, visto che risulterebbe esserci stato un pesante spostamento dai vini IGT a quelli da tavola, oggi a un livello (46% della produzione) tra i più elevati registrati in Italia. Andiamo a leggere qualche dato insieme.

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I prezzi all’origine del vino – aggiornamento 2015 su dati ISMEA

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Pubblico oggi un bel tabellone con i prezzi medi storici aggiornati al 2015 dei prezzi dei vini DOC e DOCG come pubblicati da ISMEA negli ultimi anni. Che cosa ci dicono questi numeri? Beh, derivare delle letture generali è molto difficile, perchè le denominazioni sono tante e i prezzi vanno su e giù. In linea generale, il 2015 ha visto prezzi in crescita del 6% per i vini DOC e in calo dell’8% per i vini IGT (sui quali non ci focalizzeremo più di tanto). In prospettiva storica, i vini DOC mostrano un andamento dei prezzi meno volatile e tutto sommato leggermente migliore degli IGT: fatto 100 il prezzo 2008, oggi i DOC sono a 113 e gli IGT a 105, ma il punto di partenza è fuorviante, dato che i vini IGT hanno avuto un vero e proprio boom tra il 2005 e il 2008, quando sono praticamente raddoppiati di prezzo. Tra i vini DOC, negli ultimi anni i rialzi maggiori si sono verificati per i vini della Valpolicella e per un paio di denominazioni sarde, mentre dall’altra parte del tabellone, con quotazioni in calo si trovano un paio di denominazioni famose come il Chianti Classico e il Roero Arneis. Andiamo a leggere qualche dato. Continua a leggere »

Nessuno ha la verita’ in tasca – di Angelo Gaja

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Tra il 1850 ed il 1890 si abbatterono sulla viticoltura europea l’oidio e la peronospora, fitopatologie nuove ed aggressive come non si erano mai viste nei secoli precedenti. I viticoltori dovettero imparare a combatterle sistematicamente con l’impiego di antiparassitari, zolfo e rame, se volevano salvare la produzione d’uva. Come non bastasse, qualche tempo dopo arrivò la fillossera ad innescare la moria delle viti, a seguito della quale si fu costretti ad estirpare la totalità dei vigneti per reimpiantarli successivamente su portainnesto di vite americana, quest’ultima resistente alla malattia. Sembrò a quel tempo che la viticoltura europea ricevesse un colpo mortale. Non fu possibile allora attribuire il disastro al supposto cattivo stato di salute della viticoltura causato da un impiego eccessivo della chimica, perché non se n’era mai fatto uso prima; alla monocoltura, perché si era sempre praticata la policoltura; alla perdita di biodiversità, perché non ce n’era mai stata così tanta. Ci fu un ampio abbandono della viticoltura in favore di altre coltivazioni. Poi, gradualmente, si trovarono le contromisure e nel secolo scorso si individuò nella chimica il mezzo più efficace per contrastare le fitopatologie attraverso l’impiego di antiparassitari, definiti via via anche come fitofarmaci, pesticidi, veleni chimici. E la chimica, a farla da padrona, continuò a fornire altri prodotti ancora da impiegare in qualità di fertilizzanti e diserbanti. E’ nel secolo corrente che prende forza la domanda di una agricoltura che faccia meno ricorso alla chimica e si affermano per il cibo l’esigenza della sanità, a protezione della salute del consumatore, e della pulizia, affinché la coltivazione non divenga inquinante per l’ambiente.

L’obiettivo primario di ridurre l’impatto della chimica in viticoltura viene oggi perseguito con la lotta integrata, che riduce l’uso di antiparassitari integrandoli con prodotti che non sono di origine chimica; la conduzione biologica, che limita l’uso di prodotti chimici ai soli rame e zolfo; la conduzione biodinamica che esclude l’uso della chimica. Ma non ci si può fermare soltanto qui. Vanno utilizzati anche quei sistemi che consentono di arrivare a produrre viti che offrano una buona resistenza alle malattie, inseguendo così l’obiettivo di contenere/abbattere il ricorso alla chimica per combatterle. La recente scoperta del sequenzionamento del genoma della vite offre oggi alla ricerca nuove importanti opportunità: di individuare le viti che ospitano il gene della resistenza (al patogeno) e trasferirlo nel genoma di viti che non lo posseggono. Pratica da avviare attraverso l’impiego di biotecnologie che non sono equiparabili agli OGM transgenici. Andrà chiesto ai vivaisti di dedicare maggiore attenzione al materiale derivante da selezione massale, per non affidarsi totalmente alla selezione clonale che produce viti più fragili. Al fine poi di recuperare salute al vigneto, andranno estese le pratiche che consentono di rafforzare la vitalità del suolo. La strada per abbattere l’uso della chimica nel vigneto è lunga, se la si vuole condurre con successo va percorsa senza paraocchi, utilizzando tutti gli strumenti disponibili.

Angelo Gaja