Regolamentazione di settore


La liberalizzazione dei diritti di impianto: simulazione dell’impatto – studio AAWE

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Mentre in Italia e in Francia si pensa a come bloccare la normativa che liberalizzerà i diritti di impianto della vigna (è ancora prevista, vero?), in Germania hanno cominciato a lavorare sulle simulazioni degli impatti che questa liberalizzazione potrebbe avere di qui al 2025. Cosi’, AAWE, l’associazione degli economisti dedicati al vino, pubblica un working paper a firma di Mariia Bogonos, Barbara Engler, Marc Dressler, Jurgen Oberhofer and Stephan Dabbert. Come? Hanno preso la più grande regione vinicola del paese, il Rheinland-Pfalz, e hanno inserito i dati in un semplice modellino econometrico per cercare un nuovo equilibrio di un mercato semplificato, con due prodotti, il vino di qualità e il vino di base (in Germania, quello che richiede aggiunta di zucchero…), che necessita di ulteriori elaborazioni. Senza volersi addentrare troppo nelle ipotesi del modello, è interessante analizzare quali sono le conclusioni che lo studio raggiunge, e cioè:

  • Liberalizzare gli impianti significa certamente aumentare la quantità di vino prodotto a discapito dei prezzi, con un impatto più evidente sui vini di qualità rispetto ai vini da tavola;
  • Liberalizzare significherà quindi necessità di tagliare i costi produttivi. Primo, spostare la produzione di vino dai posti scomodi (le colline) ai posti comodi. Secondo lo studio, nei posti “scomodi” si potrà produrre soltanto vini di grande qualità tali da compensare con il prezzo di vendita i maggiori costi di produzione. Secondo, passare da modelli di piccoli agricoltori a aziende con aree vitate più importanti, in grado di ottenere economie di scala.
  • La liberalizzazione non genererà delle perequazioni all’interno di un’area produttiva come questa, ma presumibilmente si allargherà a livello europeo: è probabile che lo svantaggio competitivo di alcune aree si traduca in un problema di sostenibilità delle loro industrie vinicole;
  • Da un punto di vista del mercato, la liberalizzazione dovrebbe consentire un’espansione ulteriore dei vini di qualità, mentre la concorrenza sui vini sfusi e di bassa qualità si intensificherebbe ulteriormente (cali di prezzo più pronunciati, per il maggiore effetto di sostituzione).
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Liberalizzazione degli impianti. Di Angelo Gaja

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E’ il tema di maggiore attualità sull’agenda del vino a Bruxelles, dopo che il Commissario europeo per l’agricoltura ha recentemente affermato di “non volere progettare il futuro della filiera con gli strumenti degli anni sessanta”, ricordando che nonostante il regime di blocco degli impianti non si fosse per oltre trent’anni riusciti ad evitare il flagello della sovrapproduzione.

Come già in passato l’Italia delle associazioni di viticoltori e produttori è tutta schierata su posizioni di netto rifiuto di modifica dello status quo.

L’intransigenza è una tattica temporeggiatrice che ci vede maestri, dovrebbe servire a dare  tempo alle associazioni per negoziare una proposta unitaria da mettere sul tavolo delle trattative. Però, come sempre a casa nostra, l’accordo tra le associazioni di categoria è difficile da trovare ed il nostro paese corre il rischio che le decisioni alla fine le prendano gli altri.

E’ invece il momento di vederci impegnati a proporre un sistema che consenta di programmare in Europa una espansione moderata e graduale della superficie a vigneto, escludendo ogni forma di sostegno pubblico. Per quei paesi storicamente dotati di un sistema delle DOP i diritti di impianto non vanno aboliti ma adeguati ed integrati nella nuova disciplina e solamente i Consorzi dei produttori dovrebbero essere autorizzati ad esprimere il consenso all’ampliamento della superficie vitata.

 

Angelo Gaja, 4 giugno 2012

Sussidi all'espianto della vite – evoluzione e riduzione potenziale produttivo

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Fonte: EU
Completiamo la serie degli articoli sulla regolamentazione con questo post sugli espianti 2008/2009 che riassumono i risultati ottenuti con l’espianto dei vigneti. Il potenziale produttivo europeo dovrebbe essersi ridotto di circa 4 milioni di hl cosi’ suddivisi: il 46% in Spagna, per quasi 1.9m/hl, il 30% in Italia per 1.2m/hl, il 15% in Francia per 0.6m/hl e il resto (9%) in Europa. Questi numeri significano che nel 2008 sono stati espiantati vigneti che rappresentano il 3% del potenziale produttivo italiano (rispetto alla produzione media degli ultimi 5 anni) e il 5% quello spagnolo.



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