Dati finanziari


Italian Wine Brands – risultati primo semestre 2020

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Italian Wine Brands ha registrato risultati esplosivi nel corso del primo semestre 2020, frutto del posizionamento “perfetto” del gruppo nel contesto della crisi COVID (vendite a distanza e nella grande distribuzione) e del lavoro portato avanti negli ultimi anni per ridurre i costi. Alla crescita delle vendite del 32% (92 milioni) ha anche contribuito l’acquisizione di Raphael Dal Bo, di cui abbiamo parlato a luglio commentando i dati 2019, che con la sua esposizione sul mercato del prosecco in Svizzera ha fatto diventare questo mercato il principale sbocco all’estero insieme alla Germania. Con i costi operativi che si sono mossi coerentemente con le vendite (ricordiamo che IWB opera principalmente acquistando materie prime, quindi senza attività agricole), salvo che per il costo del personale, il MOL è cresciuto di quasi il 50%, l’utile operativo del 65% e l’utile netto dell’87%. La posizione finanziaria netta è a debito per circa 9 milioni, rispetto alla parità di fine anno, ma vanno considerati sia l’acquisizione di RDB (12 milioni), che la stagionalità dell’attività, che tende a generare cassa nella seconda parte dell’anno. Le azioni di IWB ne hanno beneficiato di conseguenza. Con un prezzo di oltre 18 euro e un valore di mercato di quasi 140 milioni di euro sono cresciute del 40% rispetto a inizio anno. Passiamo all’analisi dei dati.

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Lunelli Holding – risultati e analisi di bilancio 2019

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Lunelli chiude nel 2019 il suo bilancio migliore di sempre grazie alla straordinaria forza del di Ferrari. Nel 2019 il marchio di spumanti trentino è cresciuto di quasi il 10%, con vendite di 79 milioni di euro e vicine a 5.9 milioni di bottiglie, più che compensando l’andamento negativo di Bisol, ancora alle prese con i problemi legati a bottiglie e tappi e alle problematiche degli importatori nel mercato inglese. La struttura finanziaria del gruppo resta estremamente solida, nonostante un leggero incremento dell’indebitamento da 15 a 27 milioni, essenzialmente legato alla tempistica del capitale circolante. Lunelli ha oltre 100 milioni di partecipazioni e investimenti finanziari che non sono ricompresi nel calcolo. Passiamo ai numeri.

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Antinori – risultati e analisi di bilancio 2019

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Il 2019 sarà per Antinori l’ultimo di una lunga serie caratterizzata da costanti progressi nelle vendite, negli utili e soprattutto nella generazione di cassa. In questo ultimo esercizio prima di fare i conti con la pandemia, l’azienda ha messo a segno un progresso del 5% del fatturato e del 3% dell’utile operativo e ha accumulato altri 25 milioni di euro di cassa netta, arrivata a 80 milioni di euro. Le cose sarebbero potute andare anche meglio se non si fosse verificato un ritardo nelle spedizioni nel mercato americano. Antinori è anche una delle poche aziende ad aver messo nero su bianco una stima del calo delle vendite derivante dalla pandemia (-20%), ovviamente redatta al momento del bilancio (quindi verso metà anno) e da prendere con le pinze dato che assume non si verifichi un secondo lock-down. Detto questo, è ovvio che vista la solidità finanziaria di cui abbiamo detto sopra e i margini molto elevati (circa 35% a livello di utile operativo), il 2020 sarà soltanto un anno brutto (magari anche un pezzo di 2021), ma senza conseguenze strutturali e durature. Passiamo all’analisi dei numeri.

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Gruppo Italiano Vini (GIV) – risultati 2019

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Per la prima volta nella sua storia GIV supera quota 400 milioni di fatturato, esattamente 409 milioni nel 2019. Ma a fronte del positivo andamento commerciale non si riscontra un altrettanto positivo riscontro in termini di utili e generazione di cassa. Nel 2019 il margine operativo lordo sale da 17 a 20 milioni di euro ma resta ben sotto quello degli anni scorsi, mentre la normalizzazione degli oneri finanziari fa calare l’utile a meno di 6 milioni dai 7 dello scorso anno. Va specificato che una parte significativa (forse tutto) di nuovo fatturato è da attribuire al nuovo contratto di distribuzione in USA dei prodotti del principale azionista CR/CIV (oltre al riacquisto di un paio di marchi del gruppo nel mercato), e dunque il dubbio che sia un incremento di fatturato a basso margine potrebbe venire. Ad ogni modo, il bilancio 2019 è comunque migliorativo rispetto al 2018. Andiamo a commentare qualche numero.

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Guido Berlucchi – risultati 2019

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Il 2019 è stato un anno lineare per Berlucchi dopo le complesse operazioni finanziarie che ne avevano ridisegnato la struttura finanziaria nel 2017 e nel 2018. Le vendite sono cresciute del 3% mentre gli utili sono rimasti praticamente stabili se si escludono le componenti atipiche e i benefici fiscali contabilizzati nel 2018. Il margine industriale si mantiene stabile intorno al 70%, i costi operativi crescono leggermente per arrivare a un margine operativo lordo di circa 8 milioni che significa il 18.3% del fatturato. Nella parte finanziaria, il debito cala di 8 milioni di euro, che è lo specchio della generazione di cassa dell’azienda, con un piccolo contributo da una dismissione. Nessun cenno alla strategia e all’impatto del COVID nella relazione degli amministratori. Resta intatta la conclusione del commento del bilancio 2018 che mi sono andato a rileggere: bella azienda ma caricata di debito (per esplicita decisione dei suoi azionisti). Passiamo al commento.

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