Dati finanziari


Lunelli – risultati e analisi di bilancio 2016

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Commentiamo oggi il bilancio di Lunelli, che l’azienda ha gentilmente messo a disposizione oltre al tempo prezioso che Matteo Lunelli mi ha dedicato. I dati che presentiamo oggi sono estremamente positivi, frutto di una crescita a doppia cifra delle vendite (+14%) con un contributo importante delle esportazioni, cui l’azienda è ora più esposta dopo aver acquisito Bisol. Proprio nel 2016 Lunelli ha completato l’acquisizione dell’azienda spumantistica (l’ultimo 20% che ancora non possedeva) e ha poi ricapitalizzato l’azienda [ndr: versione corretta. Lunelli ha investito 10 milioni principalmente nella ricapitalizzazione di Bisol e non nell’acquisto della quota, come inizialmente esposto]. I problemi di profittabilità che Bisol aveva evidenziato lo scorso anno ci sono anche quest’anno e sono principalmente legati al forte incremento dei costi delle materi prime. Sono molto meno visibili nei conti consolidati grazie all’eccezionale contributo degli spumanti Ferrari. In altre parole, nonostante i 3 milioni di perdita netta di Bisol (anche legata a oneri di ristrutturazione e altri costi non operativi), che intanto viene ristrutturata quest’anno e integrata nella distribuzione di Ferrari, il gruppo è riuscito a chiudere con un margine operativo lordo in creascita da 14 a 17 milioni di euro e un utile netto di 6.5 milioni (11 milioni per Ferrari), senza il contributo di alcun provento non ricorrente. Passiamo all’analisi dei dati.
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Classifica fatturato e valore aggiunto delle aziende vinicole italiane 2016 – fonte: Mediobanca

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Vi presento oggi l’elaborazione dei dati pubblicati da MBRes sulle principali aziende italiane, dalle quali ho estratto quelli del settore vino, con qualche dovuta aggiunta per completare il quadro. Che cosa ci dicono questi dati? Come abbiamo visto nelle varie recensioni pubblicate durante l’anno, il 2016 è stato un anno positivo per gli operatori italiani, anche se non tanto quanto l’anno precedente. Il fatturato “aggregato” di queste 29 società delle quali potete consultare i dati è stato di 3.9 miliardi, il 5.4% in più del 2015, che invece, riparametrando i dati sul campione aggiornato, era cresciuto dell’8%. I dati sul valore aggiunto, che come ben sapete rappresentano a mio avviso il vero indicatore dell’evoluzione delle aziende e della loro rappresentatività, è cresciuto alla stessa velocità, +4.7% (da 765 milioni a 801 milioni), una velocità dimezzata rispetto al balzo del 10% registrato dal campione nel 2015, che si spiega in parte per il mancato beneficio della rivalutazione dell’euro nel corso dell’anno. Il leader in termini di fatturato resta sempre GIV, con 365 milioni di vendite, che unito alla controllante Cantine Riunite/CIV, raggiunge 578 milioni di euro, precedendo Caviro e Antinori. Quest’ultima, in realtà, è la vera azienda leader italiana, dato che dai 220 milioni di fatturato estrae ben 138 milioni di valore aggiunto, contro 98 milioni del conglomerato CR/CIV/GIV. La progressione di Antinori, che potete apprezzare dai grafici che sono qui allegati è impressionante: Stiamo parlando di una crescita dell’11% nel valore aggiunto 2016 e del 10% medio annuo dal 2011 a questa parte. La vera novità di questi numeri è quella di Santa Margherita, della quale potete apprezzare il balzo del valore aggiunto (+74%) derivante dalla acquisizione dell’importatore americano. In questo modo Santa Margherita diventa la terza forza del settore in Italia e, con le recenti acquisizioni, probabilmente continuerà a mostrare progressi importanti. Un’ultima considerazione, prima di passare ai dati di dettaglio: questa classifica vede sempre gli stessi attori da quando la redigo. Significa che non c’è stata nessuna vera grande operazione di trasformazione, soprattutto nel mondo non cooperativo, in tutti questi anni. Molte piccole acquisizioni, ma nessuna di queste aziende ha mangiato una delle altre. Si ripropone il solito problema italiano che ho affrontato nella recente newsletter (a proposito, iscrivetevi mandandomi una email), e cioè che in Italia tutti stanno bene a casa propria. E questo è tanto più vero in un mondo come quello del vino fatto di grandi ricchezze patrimoniali. Dopo il lungo preambolo, passiamo ai dati.

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Constellation Brands – risultati primo semestre 2017

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Constellation Brands non sbaglia un colpo. Ancora una volta ha pubblicato risultati fantastici (il secondo trimestre 2017/18), alzato le indicazioni sugli utili di fine anno del 4% (dopo averle alzate del 2% nel primo trimestre) e si porta a casa un altro rialzo delle azioni, che oggi trattano il 37% sopra il loro valore a inizio anno e portano a una capitalizzazione borsistica colossale, di 41 miliardi di dollari (quintuplicata in 5 anni, a fronte di un incremento degli utili di 4 volte). Il trimestre, e non serve dirlo, è stato ancora una volta caratterizzato da una crescita eccezionale del segmento birra (nel quale è stata anche annunciata un’acquisizione). Invece il segmento vino, oltre a subire l’impatto negativo della vendita dell’attività canadese, ha avuto un trimestre di consegne piuttosto basse, nell’ambito invece di un trend di vendite al dettaglio molto buono (+5%). Tutto dentro, le vendite crescono del 3% (+8% senza considerare le acquisizioni), l’utile operativo balza del 17% (-10% per il vino) e l’utile netto balza del 39% (500 milioni di dollari in tre mesi…), anche grazie a un tasso fiscale particolarmente favorevole. Da cui, come dicevamo in apertura, l’incremento delle indicazioni di utili per fine anno. Passiamo ai dati.

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Italian Wine Brands – risultati primo semestre 2017

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Per Italian Wine Brands il primo semestre 2017 segna la svolta, in senso positivo, della performance reddituale. Abbiamo discusso e commentato per un paio di anni di questa introduzione in Borsa e dei suoi piani, sinergie, abbiamo anche talvolta criticato la strategia comunicativa e la quantità di aggiustamenti messi nei conti e discusso con i lettori. Oggi possiamo finalmente scrivere un’analisi “sorridente”. Nel primo semestre le vendite tornano a crescere, interamente grazie alla divisione “wholesale”, quindi alle vendite alla grande distribuzione estera (Provinco) ma soprattutto si materializzano i risultati della ristrutturazione degli ultimi anni, con un balzo deciso dell’EBITDA da 4 a oltre 6 milioni di euro e un utile netto semestrale che raddoppia da 1.3 a 2.8 milioni di euro. Due sono i fattori critici di questo miglioramento: primo, gli ottimi risultati della diversificazione geografica (come vedete dal grafico sopra è soltanto il pezzo più in alto che spiega la crescita) e, secondo, l’esternalizzazione della logistica che ha consentito un sensibile taglio del personale a fronte di costi di outsourcing decisamene inferiori a quelli che c’erano nella situazione precedente. Due altre cose da notare: primo, che in futuro l’azienda aprirà la divisione wholesale anche in Italia, grazie all’entrata di un cliente estero e secondo che siccome i risultati di Giordano sono stati inferiori ai piani, verranno emesse meno azioni per i loro precedenti azionisti, e ne risulta quindi un valore più elevato per quelli attuali. L’azienda intanto in borsa ha avuto un 2017 glorioso, salendo del 43% da un livello di fine 2016 piuttosto depresso: ha ora una capitalizzazione di borsa di 70 milioni di euro. Passiamo a una breve analisi dei dati semestrali.

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Antinori – risultati e analisi di bilancio 2016

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Sebbene la crescita delle vendite sia stata inferiore a quella degli ultimi anni, nel 2016 Antinori ha chiuso in modo eccellente l’ultima linea del bilancio ed è riuscita quasi ad azzerare il debito. Ciò ha consentito di continuare a investire sia nelle proprie tenute che nell’acquisizione di nuove proprietà, in particolare in Chianti Classico 120 ettari della tenuta in Castellina in Chianti.

Nel 2017, Antinori ha affittato il ramo d’azienda del complesso alberghiero Tombolo Beach (che rappresenta circa 5 dei 220 milioni di fatturato nel 2016), talchè non ci saranno più le vendite ma soltanto il provento dell’affitto.

Tornando ai numeri 2016, l’anno ha visto vendite in crescita del 5%, un balzo del margine operativo lordo a 95 milioni (+11%) e dell’utile netto del 26% a 54 milioni di euro. L’indebitamento scende a 16 milioni, il livello più contenuto di sempre. Possiamo dunque già dire che a novembre, quando vedremo i dati principali delle aziende vinicole italiane, Antinori manterrà la sua posizione di leader di settore in Italia per quanto riguarda il valore aggiunto (137 milioni di euro nel 2016, +10%) e la profittabilità. Passiamo all’analisi dei dati.

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