Dati finanziari


I risultati delle aziende vinicole italiane (escluse cooperative) – aggiornamento Mediobanca 2016

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Eccoci alla parte più rappresentativa del campione Mediobanca, che nell’indagine ha allargato il campione a 94 aziende a controllo italiano e non cooperative, con fatturato oltre 25 milioni di euro. In questi dati troviamo diverse cose commentate qualche giorno fa, quelle positive di sicuro, mentre quelle negative qui diventano o neutre o leggermente positive. Mi riferisco all’andamento dei margini, leggermente in crescita per le aziende, e del ritorno sul capitale, anch’esso in progressione, sebbene a ritmi più contenuti che in passato. In generale il 2016 è stato di nuovo un buon anno: le vendite crescono del 5%, un po’ meno del 2015 (ma nel 2017 sono previste in ri-accelerazione, +6.5%), il MOL sale del 6.5% e l’utile operativo dell’8%, toccando quota 10% sul fatturato e 378 milioni di euro. In un’ottica decennale, che ormai possiamo permetterci avendo i dati indicizzati addirittura dal 2004, la crescita del settore vinicolo privato italiano è del 5% a livello di fatturato e di utile operativo, del 5.6% annuo a livello di capitale investito e dell’1.4% nel numero dei dipendenti (ma qui ovviamente stiamo parlando di teste e non di euro, mentre in termini di costo del personale la dinamica è simile agli altri dati, +4.8% annuo). Ma passiamo a commentare qualche dato particolare.

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Italian Wine Brands – risultati 2017

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Italian Wine Brands ha centrato nel 2017 una serie di traguardi: ha azzerato il debito, sceso da 33 milioni di euro a 2 (anche grazie all’aumento di capitale del 2015, ma la generazione di cassa è stata positiva) e ha rimesso in carreggiata il conto economico con un taglio di costi e una riorganizzazione dell’attività della Giordano Vini. Il 2017 si chiude quindi con 150 milioni di ricavi, un dato non distante da quello degli ultimi anni, un EBITDA rettificato risalito a 16 milioni di euro (14 milioni dopo gli oneri straordinari) e un utile netto rettificato per gli oneri straordinari di 8 milioni di euro (6 quello dichiarato). Un problema non è ancora stato risolto: le due anime della società continuano a viaggiare in senso opposto: cresce la parte B2B della Provinco, +11% nel 2017, con una proiezione completamente estera, e cala del 7% l’anima B2C della Giordano Vini, pur con margini in forte ripresa, alle prese con un l’andamento negativo del mercato italiano (-9%) ma anche con la difficoltà a far funzionare il modello all’estero, come in Svizzera, in Inghilterra e in Germania. Tutti mercati dove l’andamento è altalenante. L’azienda ha oggi ha un valore di mercato 92 milioni di euro (circa 14 euro per azione) ed è cresciuta di oltre il 40% negli ultimi 12 mesi, riscattando un periodo iniziale piuttosto negativo. “Tratta” dunque a un multiplo di poco più di 11 volte gli utili e circa 8 volte l’utile operativo, uno dei valori più bassi del mercato, ma deve ora superare l’esame della crescita, sia per via interna (compensando e rinvigorendo la parte B2C) e mettendo in pratica una strategia volta a continuare a crescere nei mercati esteri ma anche ad aggiungere nuovi brand al portafoglio, magari attraverso acquisizioni. Passiamo a commentare i dati.

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Concha y Toro – risultati 2017

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Anche se i numeri del 2017 non lo mettono in luce, Concha y Toro sta vedendo i primi risultati positivi del piano di ristrutturazione e rilancio annunciato tempo fa con piani aggressivi di taglio dei costi, rilancio dell’azienda nel mercato domestico e focus su sui marchi più promettenti e profittevoli come Casillero del Diablo (5.2 milioni di casse nel 2017), Cono Sur Bicicleta (1.4 milioni), Trivento (0.7 milioni) e così via. Concha y Toro prevede poi che nel 2018 la produzione di vino propria possa crescere del 20% (come sappiamo il Cile ha avuto due pessime vendemmie nel 2016 e 2017), riducendo l’aggravio di costi degli acquisti esterni di uve per compensare la mancata produzione propria. Fatto questo preambolo, i numeri del 2017 sono caratterizzati da un calo del 2% delle vendite (principalmente dovuta ai cambi) e del 12% dell’utile operativo, mentre l’utile netto viene sostenuto da proventi di natura non ricorrente. Come vi dicevo, i segnali positivi si vedono nei mesi recenti: nel secondo semestre i segni si sono invertiti, con una ripresa del 3-4% degli utili in un contesto di vendite stabili. Traducendo questi dati in valute a noi amiche, le vendite sono circa 1 miliardo di dollari o 880 milioni di euro, mentre il valore di mercato al NYSE è attualmente di 1.5 miliardi di dollari, supportato anche dal rafforzamento della valuta cilena, passata da circa 660 peso per dollaro a 600 peso. Passiamo ai dati.

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I risultati delle aziende e cooperative vinicole italiane 2016 – Rapporto Mediobanca

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Il rapporto Mediobanca appena pubblicato aggiorna al 2016 i dati aggregati delle aziende vinicole italiane. Partiamo oggi con il primo di 3-4 articoli che concentreranno la loro attenzione ai diversi segmenti del campione: le cooperative, le aziende private e poi quelle focalizzate sullo spumante. La considerazione generale che emerge dal rapporto è moderatamente positiva. Dico moderatamene perché a fronte di una serie di aspetti positivi, primo tra tutti l’incremento del campione da 140 a 155 aziende (con fatturato sopra 25 milioni), c’è anche altro. Primo tra tutti, il fatto che il forte incremento degli utili del settore nel 2016 (ma anche nei due-tre anni precedenti) viene più dai benefici di ordine finanziario (meno debiti e meno costo del debito), fiscali (meno tasse) e non operativi (guadagni straordinari), che non dalla parte operativa, quindi maggiori utili che derivano da più vendite, a loro volta legate agli investimenti. Dentro tutte queste considerazioni ci sono tanti “se” e tanti “ma”: oggi il settore paga il 26% di tasse che forse è un’imposizione “giusta” ed era sbagliata prima (oltre il 40%). Oppure, che il mancato miglioramento dei margini è dovuto alle cooperative e al segmento degli spumanti. Vedremo nel post più in dettaglio.

Comunque, tutte queste cose bollono in pentola. Per partire, diciamo che queste 155 aziende che rappresentano il 66% delle esportazioni circa il 70% delle vendite totali del settore e degli addetti. Hanno fatturato nel 2016 7.2 miliardi di euro, +5%, generando 464 milioni di utile operativo, con un margine stabile, e un utile netto di 336 milioni, in crescita del 24% sul 2015. Per il 2017, i dati preliminari di Mediobanca (che l’anno scorso avevano leggermente sovrastimato la performance effettiva) dicono +6.5%, quindi accelerazione, con l’Italia in crescita del 5% e le esportazioni dell’8%. Passiamo a commentare qualche altro dato di dettaglio.

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Baron de Ley – risultati 2017

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Baron de Ley non ha avuto un buon anno nel 2017 e la vendemmia dell’anno non lascia ben presagire per il bilancio 2018, dove i margini saranno impattati dall’incremento dei costi delle materie prime. Stiamo comunque parlando di un bilancio solidissimo, con margini tra i più elevati tra le aziende che analizziamo. Nel 2017 l’utile netto ha subito un impatto negativo (di circa 7 milioni di euro) derivante dai cambi. Dopo molti anni con investimenti molto limitati invece nel 2017 BdL ha decis di stanziare oltre 10 milioni di euro per raddoppiare la capacità di una delle sue principali cantine. Questo, insieme all’aumento costante del capitale circolante (magazzino) ma soprattutto i forti acquisti di azioni proprie (17 milioni di euro) hanno determinato il calo della posizione finanziaria netta, che resta comunque di circa 145 milioni di euro contro un valore di mercato di 442 miloni di euro… che negli ultimi 12 mesi non è in realtà cresciuto. Passiamo all’analisi dei dati.

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