Mercato e consumi


Il valore dei vigneti in Italia per denominazione – dati CREA, aggiornamento 2017

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I valori dei vigneti in Italia continuano a crescere. I dati estratti dal database di CREA relativi al 2017 aggiornano, soprattutto nei valori massimi, una serie di valutazioni nelle aree italiane più vocate. Così spunta la valutazione di 1.5 milioni di euro per un ettaro nella zona delle Langhe (probabilmente si sono visti prezzi addirittura più elevati), ma se scorrete la tabella troverete diversi esempi di prezzi in crescita soprattutto a Montalcino, nelle regioni del nord e in qualche zona del sud (Etna e Puglia). Se mettiamo insieme tutti i dati e facciamo la media delle variazioni registrate nel 2017 arriviamo a un +2.6%, quindi a una ulteriore accelerazione rispetto al 2016 e al 2015, come potete vedere chiaramente dal grafico. L’analisi resta parziale vista la caratteristica dei dati che sono “esempi di valore”. Se dovessimo fare una classifica delle regioni dove i prezzi stanno crescendo in modo più marcato diremmo Piemonte (oltre +10% nel 2017 in media, con 5 denominazioni nel calcolo), Toscana (circa +6%, con 4 denominazioni) e Trentino Alto Adige (+6%, con 2 demoninazioni che entrano nel calcolo, visto che alcune sono nuove e non hanno riferimenti per gli anni passati), poi Sicilia e Puglia. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento ottobre 2018

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Nel contesto di una forte decelerazione dell’export italiano in generale, il settore del vino a ottobre segna un forte segnale di segno opposto, +14% (tale da farmi ricontrollare un paio di volte i numeri!). Come mostra bene il grafico qui sopra, si tratta di una decisa accelerazione rispetto ai mesi precedenti che viene in uno dei mesi più importanti dell’anno. I volumi esportati nel mese sono cresciuti del 5%, mettendo fine a un calo che continuava da ormai un anno a questa parte. Possiamo quindi cominciare a delineare un quadro di come potrebbe andare il 2018: la crescita sta accelerando gradualmente verso la soglia del 5%, che ci farebbe chiudere il 2018 intorno a 6.3 miliardi di euro di esportazioni, con un incremento del 15% circa delle esportazioni di spumante, un +2% circa per il vino imbottigliato e un incremento del 5% circa per i vini sfusi. Dal punto di vista geografico, il 2018 dovrebbe segnare un incremento del 5-6% in USA, del 3-4% in Germania e del 3% circa nel Regno Unito. Francia e Svezia dovrebbero confermarsi i mercati più dinamici tra quelli grandi, mentre ancora una volta sembra non si riuscirà a mettere nella top 10 dei mercati la Cina, che ha subito flessioni significative nell’ultimo periodo. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Conegliano Valdobbiadene DOCG Prosecco Superiore – vendite e esportazioni 2017

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Il rapporto presentato a dicembre scorso a cura del Consorzio Tutela del Vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco (che oltretutto compie 50 anni in questo 2019) ha fatto il punto sullo stato di salute della denominazione. Rispetto agli scorsi anni, sono da sottolineare i seguenti punti: 1) anche a causa della scarsa vendemmia, la crescita della produzione vista negli anni scorsi non è continuata nel 2017; 2) la stessa sorte hanno subito le vendite nel mercato italiano, dopo anni di forte crescita; 3) nel 2017 sono ancora le esportazioni che spingono la denominazione, ma come succede per l’Italia, non più nei mercati storici dell’Europa occidentale e di lingua tedesca in particolare ma piuttosto nei mercati anglosassoni. L’exploit del 2017 nel mercato inglese e la continua crescita nel mercato americano hanno consentito un incremento delle esportazioni del 2% a volume e del 6% a valore. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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La classifica dei grandi marchi di vino nel mondo Liv-Ex – aggiornamento 2018

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Sempre più Borgogna è meno Bordeaux (che resta pur sempre il riferimento principale) è la conclusione dell’analisi dei top brand mondiali del vino condotta come ogni anno da Liv-Ex in collaborazione con Power Brand. C’è però anche spazio per noi: i marchi italiani nella classifica raggiungono quota 10 sui 100 totali, un livello mai raggiunto prima. Sono anche sorpreso e contento che figuri per la prima volta il marchio dei “Produttori del Barbaresco” al numero 87 della classifica di quest’anno. A dominare la classifica come nuovo entrante è Leroy, il cui prezzo è cresciuto del 58% nel 2018. Insieme a DRC (terzo), Armand Rousseau (settimo) e Coche Dury (nono), sono ormai 4 i vini di borgogna nella top 10 del vino mondiale. Storicamente non erano più di uno-due, con la costante presenza del solo DRC. Nel complesso dunque meno Bordeaux (45 delle 100 etichette, mai così poche), più Borgogna (29 etichette) e un pochino più di Italia (10 etichette), anche se per vedere il primo dei nostri bisogna scorrere fino alla posizione numero 27, Gaja. I prezzi dei vini di alta qualità, qui classificati in base al prezzo, ai vini trattati e alla loro performance, sono strutturalmente in crescita. In media in questa classifica 2018 il prezzo sale del 14%, dopo il +16% del 2017 e il +14% del 2016. Si tratta di una performance eccezionale, dopo i due anni difficili del 2014-15. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Brand awareness delle denominazioni del vino in Cina e USA – dati Wine Intelligence

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In questo primo post del 2019 analizziamo un’indagine interessante condotta da Wine Intelligence sulla brand awareness delle denominazioni vinicole mondiali in Cina e, per confronto, in USA. La classifica è dominata naturalmente dalla Francia, che mette nel in classifica 16 delle sue zone vinicole contro le nostre quattro in Cina e 15 contro le nostre 5 in USA (anche se in posizioni radicalmente diverse). Ovviamente, quando confrontiamo i dati di esportazione con queste indagini troviamo poche analogie: sebbene la distanza sia la medesima il peso del nostro export in USA rispetto alla Francia è ben diverso da quello cinese. Però in USA ci sono tanti italiani, comunque la Toscana è la zona vinicola più conosciuta, mentre in Cina non ce ne sono. In USA ci sono tanti ristoranti italiani (o con il nome italiano), in Cina no. Ci sono quindi altri aspetti. Resta un lavoro molto importante da fare in Cina, dove la prima denominazione italiana è “Sicilia”, conosciuta dal 36% dei bevitori di medio/alto livello, mentre in USA il 62% di chi beve vino sa che cosa è il vino toscano. Certamente, la maggiore varietà ampelografica che rende l’Italia un paese così interessante per il vino non traspare ancora in queste classifiche. Il lavoro di educare i nuovi consumatori del vino ai nostri prodotti è ancora all’iniio. Passiamo ai dati.

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