Mercati e consumo


Il consumo di vino nelle regioni italiane – dati ISTAT 2012

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Come promesso torno sull’argomento dei consumi di vino in Italia affrontando l’argomento dal punto di vista regionale. L’analisi che segue non solo cerca di identificare le regioni dove il modello di consumo non si è ancora adeguato alla moda del “consumo sporadico”, ma mette anche in luce quanto, ad oggi, il vino sta diventando un prodotto la cui penetrazione è fortemente correlata alla ricchezza delle persone: la correlazione che vedete nell’ultimo grafico vi indica chiaramente che le regioni più ricche sono quelle dove più persone sono consumatori di vino. Il centro Nord, cioè Marche, Emilia Romagna e Toscana sembrano essere le aree dove il consumo pesante di vino (qui identificato con “oltre 50cl di consumo giornaliero”) è ancora più marcato che nel resto d’Italia: il rischio di calo dei consumi sembra più importante. Invece, le regioni del Nord Est, prima tra tutti il Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, ma anche in parte il Veneto, sono quelle dove il “mercato” si è già spostato sul modello di consumo sporadico e allontanato da quello giornaliero rilevante. Vediamo insieme qualche numero.

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Vendite di vino al dettaglio in GDO nel 2012 – suddivisione, tendenze e valori assoluti

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I dati di oggi sono forniti a ISMEA da Symphony IRI e sono relativi alle vendite di vino in GDO in Italia tra il 2010 e  il 2012. Sono utili perchè si tende sempre a parlare di variazioni percentuali ma mai di valori assoluti e mai si guarda alla differenza di prezzo tra le categorie e a cosa sta spingendo le vendite di vino in Italia. Questi dati ci mostrano due tendenze lampanti: che le vendite di vino sono spinte dai prezzi a discapito dei volumi (e lo sapevamo bene) e che invece le vendite di spumante sono al contrario spinte dai volumi, con i prezzi che restano stabili, essenzialmente perchè i prezzi dei vini di alta qualità come lo Champagne e lo spumante metodo classico italiano sono stabili da ormai due anni a questa parte. Ma anche altro, come la maggiore presenza di vini rossi nei vini DOP e bianchi e rosati nei vini IGT, piuttosto che il calo dello Champagne, non a favore dei corrispondenti italiani quanto degli Charmat. Il numero magico è 1.5 miliardi di euro per 5.5 milioni di ettolitri per il vino fermo e 1.8 miliardi di euro per 6 milioni di ettolitri se si includono i vini spumanti. Andiamo a vedere i numeri in maggiore dettaglio.

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Vendite al dettaglio di vino in Italia – aggiornamento primo trimestre 2013

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Il primo trimestre 2012 è molto strano, dal punto di vista delle vendite al dettaglio di vino, nel senso che l’andamento è “artificialmente positivo”, in un clima di vendite al dettaglio piuttosto negativo. I dati sono però così tanto contraddittori che non ci farei molto affidamento: le vendite in progresso dell’8% beneficiano di un +35% degli spumanti dovuto al doppio impatto positivo di come sono cadute le settimane di capodanno e di Pasqua e da un impatto largamente positivo dell’incremento dei prezzi. Secondo ISTAT la vera inflazione è del 4-4.5%, quindi il fatto che i prezzi fanno +14% include certamente un impatto dagli spumanti ma anche un forte miglioramento del mix degli altri vini. Vediamo brevemente i dati:

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Costi e margini dell’industria vinicola – aggiornamento primo trimestre 2013

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costimargini 2013 q1 08

I margini per la filiera del vino sono in stabilizzazione nel primo trimestre 2013. Questo dato però, che elaboriamo sugli indicatori pubblicati da ISMEA, si riferisce al mercato italiano. Dato che siamo in una fase di graduale indebolimento delle esportazioni, essenzialmente guidato dalle minori disponibilità di volume, il clima di fiducia dell’industria vinicola italiana segnala un peggioramento nel corso del primo trimestre, sul livello peggiore mai registrato dalla crisi del 2008 a questa parte. Detto questo, sembra di assistere a una stabilizzazione su livelli elevati dei costi all’origine del vino e dei mezzi di produzione. Dato che i prezzi continuano a crescere (almeno in ottica annuale) siamo in un momento in cui la velocità dei costi e dei prezzi è simile e quindi i margini sembrano stabilizzarsi. Vediamo nel dettaglio.

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Il valore delle DOC/DOCG – stima I Numeri del Vino 2013

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VALORE DOC DOCG 2013 0

 

Quanto valgono le denominazioni italiane? Fattura di più il Brunello o il Barolo? Questo post cerca di fare un passo in questa direzione: va subito specificato che l’esercizio è difficile e che ci ha anche provato ISMEA in un recente rapporto presentato a Vinitaly. Qui mi prendo un rischio in più e allargo l’analisi. Che cosa ho fatto? Ho preso i prezzi all’origine del vino sfuso per ettolitro come pubblicati da ISMEA e i volumi di produzione per ciascuna DOC e DOCG come pubblicati da Federdoc, relativamente al 2011. Ho moltiplicato prezzo per volumi delle denominazioni di cui avevo i prezzi (2013), mentre per le altre ho fatto una assunzione di prezzo medio dei vini DOC, cioè circa 120 euro per ettolitri. I risultati li vedete nelle tabelle e in due grafici. Quali risposte? La DOC che vale di più in Italia tra quelle “misurabili” è Conegliano Valdobbiadene, con una stima di 108 milioni di euro. Invece, se prendiamo tutte le DOC e dove non ci sono i dati usiamo quelli generali, la prima DOC diventa Prosecco, che era poi una IGT del passato. Tornando alla questione Brunello contro Barolo… se i prezzi del vino sfuso Barolo sono circa il 15% superiori a quelli del Brunello, il volume del 35% più alto porta a un valore stimato di 65-70 milioni di euro all’origine contro il 40-45 milioni del Brunello. Chi vince? Il Nord Est dell’Italia. Il prossimo passo? Provare ai incrociare i volumi con i prezzi medi al dettaglio, per dare un valore “al dettaglio” per denominazione…

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