Mercati e consumo


Vendite al dettaglio di vino in Italia – aggiornamento primo semestre 2014

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Nell’augurarvi un buon rientro dalle vacanze, apriamo la stagione 2014-15 del blog con il punto sulle vendite al dettaglio di vino in Italia nel primo semestre 2014. Come avevamo detto commentando i dati trimestrali, la tempistica delle feste pasquali aveva reso i dati difficili da leggere. Con il semestre abbiamo un quadro più chiaro della situazione (e per questo è meglio guardare i numeri semestrali che quelli trimestrali). La conclusione è che il commercio di vino, perlomeno quello nella grande distribuzione, se la passa piuttosto bene, rispetto al resto dei prodotti, anche se persiste la debolezza di volumi di vendita. Nel primo semestre le vendite sono cresciute dell’1%, a fronte di un calo del 2% dei volumi e di un incremento del 3%. In secondo luogo, torna a crescere di più la componente di alta qualità DOC/DOCG rispetto ai vini IGT (in netto calo, presumibilmente causa riclassificazioni di alcune IGT in DOC) e ai vini da tavola. Infine, per quello che vale, gli spumanti hanno avuto un buon semestre a +8% (anche se i giochi si fanno tutti nell’ultimo trimestre dell’anno). I prossimi mesi saranno un test importante: per la prima volta da tre anni a questa parte ci si aspetta un leggero incremento dei consumi domestici. Testare in che modo reagiranno i consumi di vino, sostenuti in questi anni da notevoli incrementi di prezzo, sarà molto interessante. Passiamo insieme in rassegna in numeri.

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Champagne – dati di mercato ed esportazioni 2013

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Il calo delle consegne di Champagne è continuato nel 2013, anche se con un ritmo meno spedito dello scorso anno. A farne le spese sono stati sopratutto gli “indipendenti” cioè i piccoli produttori, che hanno una esposizione commerciale soprattutto domestica (Francia) ed europea, ed è per loro difficile arrivare ai mercati “di crescita” come gli USA, il Giappone, o a sorpresa l’Australia. Questi mercati, come vedrete nel grafico allegato sono gradualmente in crescita e hanno raggiunto il 21% delle consegne di Champagne 2013, che sono state pari a 305 milioni di bottiglie. Ormai non siamo troppo lontani dall’anno orribile 2009 (293 milioni).

Se questo calo abbia a che fare con delle strategie commerciali di accrescimento del valore, se come dicono è una base per ripartire in crescita dal prossimo anno, si vedrà. Certamente bisogna sottolineare due aspetti importanti. 1) gli spumanti sono prodotti che restano tipicamente domestici, è vero in Italia per i metodo classico è vero per lo Champagne, con il 55% dei volumi che resta a casa. Sia l’Italia che la Francia sono paesi con un andamento economico terribile rispetto al resto del mondo e lo Champagne/spumante è certamente una acquisto “voluttuario”; 2) talvolta le pratiche commerciali di selezionare la rete, ridurre le spedizioni per non inflazionare il mercato nasconodono difficoltà commerciali vere e proprie… che le spedizioni calino perchè non si vende è un ragionamento tutto meno che peregrino. Passiamo ai numeri.

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Cava – produzione e vendite, aggiornamento 2013

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Fonte: Consejo Regulador Cava

Cominciamo oggi con due post dedicati ai vini spumanti, cioè Cava e poi Champagne. Le vendite di Cava, riportate dal locale consorzio sono simili nei principali trend a quelle dello Champagne: stasi o calo nel mercato domestico, crescita nei rimanenti mercati. A differenza dello Champagne (e degli spumanti italiani), il Cava ha un profilo internazionale più spiccato, dato che soltanto un terzo della produzione si ferma in Spagna ed è andato decisamente meglio nel mercato europeo, dove il prodotto è ancora in sviluppo. Le prospettive sembrano buone: il mercato spagnolo ha dato segni di risveglio nel primo trimestre 2014… e lì la crisi è costata circa 20 milioni di bottiglie… Ma andiamo insieme ad analizzare come si sono mosse le vendite di Cava, che nel 2013 hanno raggiunto il livello di 241 milioni di bottiglie.

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I consumi di vino nel mondo – stima OIV 2013

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Quando si mettono in fila i numeri sul consumo mondiale di vino che vengono snocciolati da OIV c’e’ poco da divertirsi, perche’ nonostante tutta la rumba sull’incremento dei consumi di qualita’ nei mercati sviluppati e sul crescente consumo di vino nei nuovi mercati… i consumi di vino calano tutti gli anni, di poco ma calano. Quanto? Circa l’1% all’anno. Siamo arrivati a 239 milioni di ettolitri stimati nel 2013 contro circa 251 milioni di 5 anni fa, nel 2008.        Tra i 5 grandi mercati per il consumo noi siamo naturalmente quelli che ce la caviamo peggio, con un ritmo piuttosto preoccupante, -3.6% annuo, esattamente lo specchio della Cina che invece mostra una crescita del 3.7% annuo sul quinquennio. Il tutto ci porta a considerare che il mercato del vino e’ stato strutturalmente equilibrato negli ultimi anni (qualcuno ha addirittura ipotizzato che mancasse vino!). La verita’ e’ che in a         nnate come il 2013, dove la produzione supera i 270 milioni di ettolitri neanche considerando gli usi industriali del vino si arriva all’equilibrio. Penultima notizia: OIV vede consumi in calo in Cina. Ultima notizia: finalmente l’OIV ha sancito il sorpasso degli USA contro la Francia, nel 2013, quando nel 2012 i francesi avevano uno strano alquanto improbabile incremento dei consumi…

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Il valore della produzione di vino nel mondo – stima INDV 2013

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Dove sta il valore del settore del vino? Principalmente in Francia, per circa un terzo del valore globale. Di quanto cresce il valore della produzione di vino calcolato come prezzo “all’ingrosso”? Negli ultimi 9 anni di circa 1.1 miliardi all’anno. Chi si è accapparrato questo miliardo annuo di valore? Principalmente gli americani, i francesi e e gli argentini. L’Italia non l’abbiamo menzionata in questa prefazione. Non perchè i numeri che escono da questa analisi non siano lunsinghieri, ma perchè l’Italia è in una specie di via di mezzo, dove la sensazione è che si sono persi diversi anni (o per diversi anni il mondo del vino non si sia accorto di noi, chissà), mentre ora stiamo riguadagnando velocità. I numeri che analizziamo oggi sono frutto di una semplice moltiplicazione: gli ettolitri prodotti ogni anno per il valore medio per ettolitro esportato. Una grande assunzione: che il valore del vino esportato sia più o meno analogo a quello prodotto e consumato nel mercato domestico. Una piccola incongruenza, che la produzione di una annata sia esportata nel medesimo anno (non vero, soprattutto per i produttori dell’emisfero boreale). Detto questo, resta una classifica interessante, soprattutto nell’analisi delle tendenze di lungo termine. Guardiamo insieme i numeri allora.

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