Mercati e consumo


I prezzi all’origine dei vini DOC – aggiornamento 2016 su dati ISMEA

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Grazie a ISMEA e al lavoro di Tiziana Sarnari possiamo anche quest’anno fornire un quadro dettagliato dei prezzi medi annui delle DOC italiane. Come dal 2010 a questa parte, anche nel 2016 i prezzi delle DOC sono cresciuti, a un ritmo dell’8% circa che è molto simile al progresso fatto registrare nel quinquennio. La particolarità dei dati 2016 è però che “in media” questo incremento dei prezzi è soprattutto legato ai vini bianchi, che secondo ISMEA sono passati da una media di 140 euro per ettolitro a 163 euro, mentre nel caso dei vini rossi i prezzi sono rimasti stabili intorno a 145 euro a ettolitro. Naturalmente all’interno delle categorie la situazione è molto più variegata: i grandi vini rossi crescono comunque, soprattutto quelli delle Langhe (e il Barbaresco in particolare), mentre nei vini bianchi non a sorpresa tra i vini che crescono di più ci sono il Prosecco e le basi spumanti, tutti al loro massimo storico. Passiamo dunque a guardare i dati insieme.

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Il consumo di vino in Italia – dati 2016 per regione e classi di età

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Proseguiamo l’analisi del consumo di alcolici e vino in Italia con l’approfondimento sulle aree geografiche e sulle fasce di età. Le conclusioni dei dati generali, che vedevano un calo della penetrazione del consumo di vino (e un incremento di quelle della birra e degli altri alcolici), oltre a un calo del consumo sporadico (sempre in crescita in passato), sembrano essere un po’ meno preoccupanti una volta approfonditi tra le fasce di età. Sarà una percezione, però il calo della penetrazione del consumo sembra essere più visibile tra gli ultra 55enni e meno preoccupante tra i giovani. Se escludiamo la fascia 25-34 anni notiamo che lo stesso vale largo circa per il consumo sporadico di vino, dove il leggero calo del 2016 sembra più legato a un dato quasi anomalo del 2015 rispetto agli andamenti storici. I dati regionali sono anch’essi piuttosto volatili. Secondo ISTAT nel 2016 aumenta in modo visibile la penetrazione del consumo di vino in Puglia, Lazio, Friuli Venezia Giulia, Trento e Valle d’Aosta, mentre sono negativi i dati nelle tre regioni chiave del nord, Piemonte, Lombardia e Veneto, così come in Abruzzo, Calabria e Sardegna. Passiamo a commentare qualche numero insieme.

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Il consumo di vino e bevande alcoliche in Italia – aggiornamento ISTAT 2016

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E’ il momento di aggiornare le nostre tabelle sul consumo di vino e di alcolici in Italia, che ISTAT pubblica annualmente, esprimendo non le quantità ma bensì la penetrazione del consumo (cioè quanti rispetto alla popolazione), tagliando i dati per tipo di bevanda, zona di consumo e intensità del consumo (in realtà il rapporto è più orientato a monitorare l’eccesso di consumo, anche se poi i dati sono molto completi). Il momento non è dei migliori per il vino, a leggere i dati che noi mettiamo in prospettiva temporale, cioè confrontandoli con quelli degli anni passati. La penetrazione del consumo di vino cala seppur di poco al 51.7% della popolazione, ma lo fa in un contesto di crescita della penetrazione del consumo di alcolici (64.7%) dove si avvantaggiano la birra (47.8%) e le altre bevande alcoliche (43.2%). E questo è a sua volta frutto della tendenza sempre maggiore di consumare alcolici in modo sporadico e soprattutto fuori pasto. Non solo. I dati confrontati al passato mettono in luce che per la prima volta dopo anni non cresce nemmeno la percentuale della popolazione che consuma vino ogni tanto, fino allo scorso anno in costante crescita, mentre continua il calo strutturale del “bicchiere di vino a pasto”. Passiamo dunque a guardare qualche dato insieme, lasciando al prossimo articolo l’analisi più approfondita delle tendenze regionali e per classi di età.

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Cava – produzione e vendite, aggiornamento 2016

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Il Cava continua a cercare sbocchi al di fuori dei mercati tradizionali. E’ questa, sostanzialmente la conclusione che si trae dai numeri 2016, pubblicati puntualmente dal DoCava, il consorzio che si occupa di raccogliere i dati dalla DOC. I volumi commercializzati sono stabili intorno a 245 milioni di bottiglie, ma la quota del mercato domestico scende al minimo storico del 35% e anche le vendite europee, che avevano raggiunto una specie di picco intorno al 50% delle vendite nel 2012 stanno perdendo leggermente quota, causa il forte regresso nel mercato tedesco non completamente compensato dal progresso in alcuni mercati quali la Scandinavia. Quindi, a tenere in piedi le vendite c’è il resto del mondo, che per questa denominazione si chiama principalmente USA. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Vendite al dettaglio di vino in Italia – primo trimestre 2017

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Fonte: IRI – elaborazioni a cura de I Numeri del Vino

Comincia oggi una collaborazione tra IRI (un grazie speciale a Marco Colombo) e I Numeri del Vino per analizzare e commentare i dati e relativi alle vendite al dettaglio di vino nella GDO in Italia, pubblicata in contemporanea sui rispettivi siti internet con cadenza trimestrale. Si tratta di una fetta importante del consumo italiano di vino: in numeri, 2.2 miliardi di euro e 7.1 milioni di ettolitri tra vino fermo e frizzante, spumante e Champagne. Essendo accreditati dall’OIV di un consumo totale di 22 milioni di ettolitri circa, stiamo parlando di un terzo dei consumi a volume.

Gli andamenti strutturali del mercato restano immutati: i volumi di consumo sono in costante calo (-1.3% nel 2016) e sono compensati dal miglioramento del prezzo-mix (+1.8% per arrivare a un andamento delle vendite leggermente positivo), all’interno del quale è il mix che la fa da padrone: i vini DOC nel 2016 sono cresciuti in volume del 2.6% contro un calo di quasi il 3% dei vini da tavola. Infine, resta molto sostenuto l’andamento dei vini spumanti che fanno +8% come era già successo nel 2015.


Dopo questo breve “riassunto delle puntate precedenti”, vale la pena di focalizzarsi sui dati più freschi del primo trimestre, che trovate dettagliati nelle tabelle e nei grafici, per quanto si tratti strutturalmente del periodo meno interessante dell’anno. Oltre a questo nel 2017 la Pasqua è caduta in aprile invece che in marzo (le settimane sono invece le medesime e non si genera il problema dell’anno bisestile). Qualche sorpresa comunque emerge soprattutto leggendo i dati in prospettiva: se la forbice tra vini di qualità e vini da tavola continua ad allargarsi, da 9 mesi a questa parte quella tra volumi e prezzo-mix sembra essere meno evidente. Passiamo ai dati.

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