Mercati e consumo


Il consumo di vino in Italia – dati per regione e classi di età

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Fonte: ISTAT, rapporto sull’uso e abuso di alcolici in Italia

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Torniamo sul tema dei consumi di vino con un’analisi, che sta diventando sempre più ricca, delle principali tendenze al consumo di vino. Nell’ambito di un generalizzato calo del consumo, esistono apparentemente delle isole felici (o meno infelici) come per esempio Bolzano, dove la penetrazione del consumo quasi quasi aumenta, e fasce di età come quella dei ventenni dove la compressione del consumo sembra essere meno spinta. Lo stesso può dirsi per le grandi città (meno afflitte dal fenomeno del calo di consumo) rispetto ai piccoli centri. Sono dati che “tagliando” la popolazione in modo così netto restano volatili, ma alcune tendenze di lungo termine possono essere colte. Due numeri prima di obbligarvi a cliccare per continuare a leggere. Le regioni del Nord viaggiano intorno al 53-55%  di bevitori sulla popolazione, contro il 44-47% delle regioni del sud. Quindi siamo intorno a 10 punti di penetrazione. Secondo, la curva di penetrazione del consumo per età si sta “schiacciando”: oggi sopra i 25 anni la penetrazione varia tra il 52% e il 60%, il minimo storico: fino al 2012 i dati mostravano un “gap” tra chi beveva meno di oltre 10 punti. Ma andiamo ai dati di dettaglio.

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I consumi di vino nel mondo 2014 – aggiornamento OIV

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Fonte: OIV

Nella nota di OIV di fine aprile l’andamento dei consumi di vino è stato rivisto al ribasso rispetto alle stime precedenti. La realtà dei fatti è che il consumo di vino oscilla da diversi anni tra 240 e 245 milioni di ettolitri e che l’abbrivio degli anni pre crisi (quella globale del 2009, non l’agonia italiana) si è perduto perchè in una serie di paesi non si cresce più. Il mercato americano si conferma il più importante del mondo e l’unico con crescita quantitativamente interessanti (0.5-1 milione di ettolitri in più ogni anno da diversi anni), anche se con dati un po’ rivisti rispetto al passato. La seconda cosa da notare è che la Francia sembra aver preso la via del ribasso, qualche anno dopo l’Italia. La terza è che la Cina sembra aver subito un calo dei consumi di vino molto significativo, oltre 1 milione di ettolitri nel corso del 2014. Chiudiamo con l’Italia dove OIV attesta un consumo di vino calato del 6% nel 2014 a 20.4 milioni di ettolitri, minimo storico e peggiore performance insieme a Russia e Cina (che da mercati emergenti sembrano essere diventati immergenti). Direi che queste sono le cose da portare a casa da questo post sui consumi 2014, che ora però andiamo ad analizzare più in dettaglio.

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Cava – produzione e vendite, aggiornamento 2014

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Oggi torniamo sul settore spumanti per analizzare le spedizioni di Cava relative al 2014. Il rapporto del Consejo Regulator Cava  indicano principalmente il forte  calo del prodotto nel mercato tedesco, che è stato compensato in parte dall’esportazione in altri paesi (Belgio e Francia, udite udite, hanno aiutato molto) e in parte dal rimbalzo delle vendite in Spagna, finalmente tornata in positivo dopo che la crisi aveva tagliato i consumi da 100 a poco più di 80 milioni di bottigilie. Quest’anno ci spingiamo un po’ più in la con i dati per analizzare anche le tipologie di Cava. Due sono le considerazioni a tale proposito: (1) il prodotto fa molto fatica a “premiumizzarsi” dalla categoria base a quella riserva, che rimane relegata a poco più del 10% delle spedizioni; (2) la sottocategoria del rosé a partire dal 2013 ha cominciato a regredire, perdendo nel biennio oltre il 10% dei volumi e tornando a rappresentare meno del 10% del totale delle bottiglie.

Cosa succederà nel 2015? Le spinte macroeconomiche e valutarie non sembrano essere favorevoli. Se escludiamo il mercato spagnolo, che comunque cuba il 36% delle vendite in volume, sono Germania e Belgio i due mercati esteri chiave, con Regno Unito e USA che rappresentano poco meno del 20% del totale, con un andamento non particolarmente lusinghiero (soprattutto dalle parti della Regina).

Passiamo a commentare qualche dato insieme.

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Champagne – dati di mercato ed esportazioni 2014

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Con un fatturato globale annuo di 4.5 miliardi di euro e 307 milioni di bottiglie spedite nel 2014 lo Champagne consolida la sua posizione di leadership nel mondo dei vini spumanti. Due sono le cose importanti da “portare a casa” da questo post: (1) la crescente concentrazione dell’attività nelle mani dei grandi operatori. Le maison hanno rappresentato nel 2014 il 70% delle spedizioni e i primi 5 operatori fanno il 39% del totale; (2) il costante declino del mercato francese, che credo per la prima volta sia stato definito dal Comté Champagne “déclin sans doute durable”, strutturale per farla breve. Crescono in compenso alcuni mercati, un po’ per il rimbalzo delle economie (Italia e Spagna per esempio), ma soprattutto per la globalizzazione dei consumi di Champagne, che hanno trovato per esempio in Australia un mercato più grande dell’Italia. Leggiamo i numeri insieme, con una piccola chicca per chi arriva fino in fondo…

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Il consumo di bevande alcoliche in Italia – aggiornamento ISTAT 2014

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Nella sua strutturale discesa, la penetrazione di consumo di vino in Italia nel 2014 ha toccato la soglia magica del 50%, cioè 27.5 milioni di consumatori, di cui 16.9 milioni di uomini e 10.6 milioni di donne. Il grafico qui sopra già vi dice molto: il consumo di bevande alcoliche va diradandosi in maniera strutturale. Il consumo abituale di vino invece nel 2014 è stabile al 39% dei bevitori, cioè 10.7 milioni di persone, di cui ben 7.8 milioni sono uomini. Dunque il trend discendente di quest’ultimo indicatore sembra essersi interrotto nel 2014, ma sul lungo termine è evidente che continuerà a scendere, soprattutto in termini assoluti, vista la discesa della penetrazione totale del consumo. Invece, per la prima volta da diversi anni si ferma la progressione del consumo sporadico, rimasto inchiodato poco sotto il 26% della popolazione.

Il vino resta la “bevanda nazionale” (solo il 10% dei bevitori di birra lo fa abitualmente e meno del 2% per le altre bevande alcoliche), ma i modelli di consumo si spostano, come abbiamo avuto modo di ripetere diverse volte sul blog. I grandi macrotrend sono davanti a noi: (1) all’aumentare del titolo di studio, spiega ISTAT, aumenta la penetrazione di consumo di alcolici (probabilmente anche legata al reddito) ma diminuisce drasticamente il comportamento abituale; (2) i giovani di oggi bevono strutturalmente meno di quelli di 7-8 anni fa. Parliamo di un calo di 4 punti percentuali su coloro che hanno meno di 34 anni, soprattutto concentrato sui più giovani. Andiamo dunque a commentare qualche dato insieme.

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