Importazioni


Cina – importazioni di vino 2015

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Dati controllati e ricontrollati, facendo il controllo incrociato con le esportazioni e con i dati pubblicati dal Corriere Vinicolo. Ci sono leggere differenze qua e là ma la sostanza del discorso non cambia: le importazioni di vino in Cina hanno ripreso a correre nel 2015, sia che le calcolate in Euro, come facciamo in queste tabelle, che le lasciate in dollari. Il totale 2015 fa 1.83 miliardi di euro, +62%, oppure 2.04 miliardi di dollari, +36%. L’Italia porta a casa 91 miloni di euro, il 16% in più del 2014 che però è in leggero calo (-3%) se letto in dollari americani. Decisamente un cattivo risultato, considerato che gli spagnoli sono cresciuti del 40% e tutti quelli che vengono prima, francesi, cileni e australiani, sono cresciuti anche di più. Una ulteriore stranezza di questi dati è il calo delle importazioni cinesi di spumante, sceso del 10% a 55 milioni di euro; entrambi i numeri ci dicono di quanto sia irrilevante questa categoria per il mercato cinese, il che aiuta anche a spiegare come il vino italiano (spinto soprattutto dalle esportazioni di spumante) faccia fatica… Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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Russia – importazioni di vino 2015

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Anche nel 2015 l’Italia ha mantenuto la leadership assoluta tra gli esportatori di vino in Russia. Purtroppo però i valori non sono più quelli degli anni precedenti, essenzialmente a causa del peggioramento del rapporto di cambio con il Rublo. Infatti, la Russia ha importato “solo” 622 milioni di euro di vino nel 2015, il 28% in meno del 2014 e il 33% in meno del record del 2014 (924 milioni), ma i cali sono tali soltanto nella nostra valuta. Le importazioni in valuta locale sono cresciute del 15% nel 2015, allo stesso ritmo degli ultimi 5 anni. In termini di volume, stiamo parlando di circa 4 milioni di ettolitri, il 20% in meno del livello del 2012-2013 (5 milioni di ettolitri) e circa il 15% in meno dei 4.7 milioni del 2014. SI riprenderà? La Russia è una economia fortemente legata al prezzo delle materie prime. Dove andrà il petrolio non lo sa nessuno: quando scende tutti dicono che scenderà di più e quando stava a 120 dollari al barile tutti si sperticavano in stime da 200 dollari. Certamente, in questo momento ci sono due fattori contrastanti: da un lato, il cambio ha continuato a peggiorare, tale per cui la Russia nei primi 4 mesi dell’anno ha un rapporto di cambio di 71 rubli per un dollaro rispetto a 61 dello scorso anno. Dall’altra c’è il tema petrolio: a guardare il grafico sembrerebbe di scorgere una inversione di tendenza.

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Danimarca – importazioni di vino 2015

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Il mercato danese del vino, che ben si esprime con le importazioni data la mancanza di produzione locale, è rimasto stabile nel 2015. Le importazioni di 565 milioni di euro sono state dell’1% superiori al 2014 e sono cresciute al ritmo del 3% negli ultimi 5 anni, mentre si sta manifestando un calo dei volumi importati. Nel 2015 il volume acquistato dai danesi è sceso del 4% a 1.87 milioni di ettolitri, dopo un calo corrispondente del 2014. I cambi non hanno avuto un impatto importante: la corona danese è rimasta stabile negli ultimi 10 anni rispetto all’euro. I leader di mercato sono chiaramente Italia e Francia; non solo questo però, analizzando approfonditamente i dati si nota come negli ultimi anni il mercato danese sia tornato sui vini europei rispetto a quelli del nuovo mondo.

[Nota: Il 2015 è stato un anno in calo per l’Italia in Danimarca, secondo i dati di UN Comtrade. Questa conclusione, però, non corrisponde con la nostra evidenza (le esportazioni verso la Danimarca pubblicate da ISTAT sono stabili nel 2015 rispetto al 2014). In questo post, per mantenere un approccio organico, useremo i dati di import, con la consapevolezza che talvolta la tempistica delle registrazioni non corrisponde (il dato 2014 di UN Comtrade è più elevato di quello ISTAT, come potrebbero non corrispondere le dichiarazioni doganali che possono essere inclusive di dazi.]

Andiamo a leggere qualche dato insieme.

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Germania – importazioni di vino – aggiornamento 2015

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Le considerazioni fatte qualche mese fa sull’andamento tutt’altro  che positivo delle importazioni tedesche di vino si ripresentano oggi, commentando i dati finali del 2015 rilasciati da UN Comtrade data. I tedeschi importano meno vino, il 3% meno dell’anno scorso e il 6-7% meno del massimo storico del 2011, e spendono anche meno, il 4% meno del 2014. La posizione competitiva del prodotto italiano è stabile, abbiamo perso un po’ nel 2014 e recuperato nel 2015, nonostante i nostri vini spumanti non funzionino in Germania, il che è una bella mancanza per il nostro export, e nonostante il nostro prodotto sfuso sia calato pesantemente per lasciare posto al prodotto spagnolo (in volume, non in valore). Quindi la conclusione per l’Italia è che nonostante tutto le cose non sono andate male, grazie chiaramente all’andamento positivo dei vini imbottigliati, stabili in un mercato calante. E gli altri? I francesi giù del 12%, ma dopo un anno particolarmente positivo. Crescono tutti i vini del nuovo mondo, americani e cileni in primis, ma certamente partono da valori di 8/9 volte più contenuti dei nostri e va notato che la debolezza dell’euro ha reso questi prodotti più cari, inducendo dunque un effetto prezzo nel valore delle importazioni.

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Importazioni di vino nel Regno Unito – aggiornamento 2015

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Sono passati circa tre mesi da quando commentavamo i dati parziali 2015 delle importazioni di vino del Regno Unito e siamo oggi a commentare i dati finali. Per dare un quadro della situazione corretto, bisogna dire che gli inglesi non si bevono tutto il vino che importano. Per intenderci, dei 4.1 miliardi di euro di vino importato nel 2015, circa 600 milioni, quindi il 15% è stato ri-esportato dai commercianti inglesi. Dove? Principalmente in Cina, per circa 227 milioni di euro nel 2015, poi curiosamente in Francia, per 65 milioni di euro e per circa 51 milioni di euro in USA.

Passando ai dati che commentiamo oggi, il mercato inglese ha continuato a “tirare” anche nella seconda parte del 2015, talchè ha chiuso l’anno con un incremento delle importazioni di vino dell’8%, che riporta il valore totale al di sopra del picco del 2011 che fu appena sotto 4 miliardi di euro. In realtà i dati letti in euro sono molto diversi da quelli letti in sterline. Infatti, se è vero che l’import fa +8%  è anche vero che la sterlina si è rivalutata del 10%, per cui a voler essere pignoli, dovremmo dire che gli inglesi hanno in realtà sborsato il 2% in meno, 2.96 miliardi di sterline contro 3.06 miliardi, per comperarsi lo stesso volume di vino dello scorso anno (circa 14 milioni di ettolitri). Questo ci mette nella prospettiva di questo 2016, che vede la sterlina perdere circa il 5% rispetto alla media del 2015…

Comunque, protagonisti in questa nuova fase di crescita non sono più i francesi, che cavalcarono l’onda precedente, bensì noi italiani, che grazie al boom delle esportazioni di spumanti siamo cresciuti in 5 anni del 10% annuo a fronte di un +1% annuo del mercato. Chi ha perso quota di mercato sono stati principalmente gli australiani, che oggi rappresentano meno dell’8% del vino acquistato nel Regno Unito, la metà di cinque anni fa.

Andiamo a leggere qualche numero in più insieme.

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