Esportazioni


Le esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento 2017

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Il trade mondiale di vino ha vissuto un’ottima annata nel 2017, a differenza della produzione di vino! Le esportazioni degli 11 maggiori paesi del mondo segna una crescita del 7% a 27 miliardi di euro. Il dato è leggermente diverso da quello riportato da OIV nella sua conferenza stampa, dove si parla di una crescita del 5% a 30 miliardi di euro. La differenza deriva dal fatto che OIV già considera tutti gli altri paesi, la maggior parte dei quali sono guidati dal dollaro americano. Essendosi questo svalutato, è piuttosto probabile che ci sia stato un calo negli altri paesi del mondo. I cambi sono senz’altro una chiave di lettura di questi dati: la svalutazione del dollaro americano ha avuto un impatto negativo sull’andamento delle esportazioni USA, soprattutto nel secondo semestre (vedere grafico allegato). Le altre note evidenti sono però relative alla ripresa delle esportazioni in volume, +3.5% a 98 milioni di ettolitri (e su questo dato OIV è perfettamente allineata, +3.4% a 108 milioni, a riprova che la questione cambi ha un impatto sul resto del mondo), con un dato molto positivo dell’export francese, che era in calo da diversi anni quanto proprio ai volumi. Questa è un po’ la lettura del 2017, dove l’Italia soffre il fatto che non ha avuto il medesimo spazio di far crescere i volumi dei francesi e dunque, per quest’anno non guadagna quota di mercato. Infine, vi segnalo la forte ripresa delle esportazioni australiane (leggi Cina) e il calo degli USA di cui abbiamo detto sopra. Sembra infine attenuarsi la crescita della Nuova Zelanda, che resta incredibilmente la settima forza dell’export nel mondo, ancora una volta sopra il miliardo di euro. Passiamo ai dati.

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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento gennaio 2018

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Quasi a screditare le previsioni di prudenza sull’evoluzione dell’export e le cronache del sorpasso Francia Italia in USA, a gennaio il vino italiano all’estero cresce del 13%. Intendiamoci, stiamo parlando del mese di gran lunga meno importante dell’anno (anche di agosto, dove si vende qualche spumante in più) e quindi i dati che vedete nelle tabelle sono da prendere con le molle. Detto questo, si parte con il piede giusto soprattutto in USA, +18% grazie anche al +83% del Prosecco, e nella maggior parte dei mercati dell’Europa Continentale. L’unico dato negativo viene dal Regno Unito, per via della volatilità nel segmento dei vini spumanti e dei vini sfusi. Nella “costruzione” del nostro 2018, dove credo sia sensato immaginare un andamento magari un po’ meno positivo del 2017, questo mese di gennaio aggiunge un mattoncino che vale, in ragione d’anno, lo 0.8% di crescita. Naturalmente crescere su valori assoluti bassi è facile e anche spostamenti di consegne o calendari possono avere un impatto. Nel 2018, mesi come Marzo, il periodo Maggio/Luglio e Ottobre/Novembre saranno i banchi di prova della tenuta del nostro export avendo a confronto un andamento estremamente positivo. Passiamo a commentare i dati di gennaio dunque.

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USA – esportazioni di vino 2017

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Le esportazioni americane di vino subiscono un calo del 5% nel 2017 in dollari americani (del 7% se espresse in euro), a fronte di una riduzione del 9% dei volumi esportati a 3.45 milioni di ettolitri. Certamente non si tratta di un dato drammatico, vista anche la scarsa rilevanza del mercato estero per il prodotto americano, che naturalmente è molto più focalizzato sui 30 e più milioni di ettolitri del mercato domestico. E’ comunque un dato che va messo in prospettiva considerando due fattori: il progressivo indebolimento del dollaro americano, che potrebbe rimettere in carreggiata in il vino americano, soprattutto sfuso e soprattutto in alcuni mercati che in passato lo hanno assorbito, come l’Italia; in secondo luogo, il fatto che il calo del 2017 ha un unico fattore determinante: il calo del 30% nel mercato inglese, mentre il vino USA sembra essere in ottima forma in tutti i principali mercati, ivi compreso quello cinese, dove sommando Cina e Hong Kong abbiamo un dato superiore a 200 milioni di dollari per la prima volta da diversi anni.  Passiamo ai dati.

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Nuova Zelanda – esportazioni di vino – aggiornamento 2017

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La tigre del commercio mondiale del vino, la Nuova Zelanda, ha rallentato un po’ il ritmo del suo export nel 2017, mettendo a segno un incremento del 5-7% a seconda del cambio che si voglia guardare (5% in Euro e valuta locale), raggiungendo quota 1.06 miliardi di euro o 1.7 miliardi di dollari neozelandesi. La performance continua a essere supportata da una forte dinamica dei volumi, in crescita dell’11% nel 2017 (2.6 milioni di ettolitri) e, non una buona notizia per loro, da vini sfusi, mentre i vini imbottigliati sono poco più che stabili. Nonostante i piani aggressivi di qualche operatore (Delegat’s) il mercato americano è cresciuto meno che in passato, mentre sembra essere cominciata l’avanzata in Cina dove questo prodotto per ora non ha riscosso un grande successo. Come nota di fondo, la Nuova Zelanda resta un paese molto concentrato, con l’82% del suo export in Nord America, Regno Unito e Australia, dove ha posizioni di tutto rispetto. E’ questo un po’ il rischio e l’opportunità: un rallentamento in uno di questi mercati farebbe male,  ma dall’altra parte gli spazi di crescita altrove sono piuttosto importanti… passiamo a commentare qualche dato insieme.

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Porto – dati di vendita, aggiornamento 2017

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Nella ricerca di nuovi argomenti da darvi in pasto, mi sono ricordato che anni fa avevo pubblicato dei dati sul vino Porto. L’ottimo sito di vecchio design ma contenuti super-aggiornati restituisce di già i dati delle vendite 2017 di tutta la regione del Douro e Porto (www.ivdp.pt). Un esempio di come i vari consorzi delle DOC italiane potrebbero organizzare i loro siti, soprattutto nella divulgazione dei dati. Bene, fatta la premessa e citata la fonte, l’analisi del Porto è interessante perché si tratta di una categoria di vino un po’ “fuori moda” e in effetti i dati che analizziamo oggi ci dicono che le vendite in volume di questo vino sono in calo strutturale al ritmo del 1.5% annuo circa. Non si può dire lo stesso quando si passa dagli ettolitri agli euro, perché i portoghesi sono riusciti a far crescere le vendite dell’1-1.5%. E sorpresa delle sorprese, se è vero che il Porto fuori dal Portogallo non cresce più, il prodotto ha ripreso vigore proprio nel mercato domestico, che cresce da diversi anni al ritmo del 6-7%. Una strategia “ovvia” si direbbe: valorizzare il prodotto proprio nei luoghi dove è originario. Che possa essere un’idea anche per qualche consorzio italiano magari non tanto organizzato? Passiamo all’analisi dei dati.

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