Mercato e consumi


Costi e margini dell’industria vinicola – aggiornamento primo semestre 2014

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L’andamento dell’industria vinicola italiana mostra due facce diverse: da un lato continua il recupero dei margini di produzione, dovuto all’allargamento della forbice tra prezzi di vendita, che continuano a salire, seppur a ritmi sempre più contenuti e i prezzi del vino all’origine che continua a scendere nel segmento dei vini comuni; dall’altro lato, il clima di fiducia non si riprende probabilamente anche a scontare la difficile annata che il meteo sta prospettando per il 2014. I margini unitari sono comunque tornati a superare il livello di “100”, quello preso a riferimento (anno 2000).

Per coloro che leggono anche il rapporto ISMEA da cui questo post importa i dati, sappiate che su alcuni indicatori ISMEA ha cambiato il parametro di riferimento dal 2000 al 2010. Per ora ho mantenuto, proporzionando i numeri, il riferimento 2000 su tutto. Nei prossimi post potrei riparametrare anche le mie serie storiche. Andiamo a commentare qualche dato insieme.

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Vendite al dettaglio di vino in Italia – aggiornamento primo semestre 2014

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Nell’augurarvi un buon rientro dalle vacanze, apriamo la stagione 2014-15 del blog con il punto sulle vendite al dettaglio di vino in Italia nel primo semestre 2014. Come avevamo detto commentando i dati trimestrali, la tempistica delle feste pasquali aveva reso i dati difficili da leggere. Con il semestre abbiamo un quadro più chiaro della situazione (e per questo è meglio guardare i numeri semestrali che quelli trimestrali). La conclusione è che il commercio di vino, perlomeno quello nella grande distribuzione, se la passa piuttosto bene, rispetto al resto dei prodotti, anche se persiste la debolezza di volumi di vendita. Nel primo semestre le vendite sono cresciute dell’1%, a fronte di un calo del 2% dei volumi e di un incremento del 3%. In secondo luogo, torna a crescere di più la componente di alta qualità DOC/DOCG rispetto ai vini IGT (in netto calo, presumibilmente causa riclassificazioni di alcune IGT in DOC) e ai vini da tavola. Infine, per quello che vale, gli spumanti hanno avuto un buon semestre a +8% (anche se i giochi si fanno tutti nell’ultimo trimestre dell’anno). I prossimi mesi saranno un test importante: per la prima volta da tre anni a questa parte ci si aspetta un leggero incremento dei consumi domestici. Testare in che modo reagiranno i consumi di vino, sostenuti in questi anni da notevoli incrementi di prezzo, sarà molto interessante. Passiamo insieme in rassegna in numeri.

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Australia – esportazioni di vino, aggiornamento giugno 2014

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I dati che l’Australia fornisce sulle sue esportazioni sono sempre più rarefatti, anche se la storia a grandi linee non cambia. Il prodotto australiano è ancora in calo nei 12 mesi terminati a giugno, anche se non in modo così accentuato come fino a qualche tempo fa e soprattutto siamo a un livello più alto dei 12 mesi terminanti a dicembre 2013: il che significa che il primo semestre è sopra lo scorso anno.. Quindi, siamo alla fine della discesa. Una serie di ragioni ci aiutano a comprendere questo cambio di trend. Primo, il cambio del dollaro australiano si è riportato contro gli USA al livello di 5 anni fa, il che aiuta il prodotto australiano (vedere ultimo grafico, cortesia di Ozforex). Secondo, anche se non si da molta pubblicità nel comunicato, lo spostamento dai vini imbottigliati a quelli sfusi sembra essere in rallentamento (ma i dati precisi non sono stati forniti). Terzo, il prezzo di vendita dei vini imbottigliati continua a crescere. C’è una sola nuvola in questo panorama che punta al sereno: la Cina, dove come potete leggere nel proseguo del post, gli Australiani fanno molta fatica… Passiamo ai numeri.

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Champagne – dati di mercato ed esportazioni 2013

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Il calo delle consegne di Champagne è continuato nel 2013, anche se con un ritmo meno spedito dello scorso anno. A farne le spese sono stati sopratutto gli “indipendenti” cioè i piccoli produttori, che hanno una esposizione commerciale soprattutto domestica (Francia) ed europea, ed è per loro difficile arrivare ai mercati “di crescita” come gli USA, il Giappone, o a sorpresa l’Australia. Questi mercati, come vedrete nel grafico allegato sono gradualmente in crescita e hanno raggiunto il 21% delle consegne di Champagne 2013, che sono state pari a 305 milioni di bottiglie. Ormai non siamo troppo lontani dall’anno orribile 2009 (293 milioni).

Se questo calo abbia a che fare con delle strategie commerciali di accrescimento del valore, se come dicono è una base per ripartire in crescita dal prossimo anno, si vedrà. Certamente bisogna sottolineare due aspetti importanti. 1) gli spumanti sono prodotti che restano tipicamente domestici, è vero in Italia per i metodo classico è vero per lo Champagne, con il 55% dei volumi che resta a casa. Sia l’Italia che la Francia sono paesi con un andamento economico terribile rispetto al resto del mondo e lo Champagne/spumante è certamente una acquisto “voluttuario”; 2) talvolta le pratiche commerciali di selezionare la rete, ridurre le spedizioni per non inflazionare il mercato nasconodono difficoltà commerciali vere e proprie… che le spedizioni calino perchè non si vende è un ragionamento tutto meno che peregrino. Passiamo ai numeri.

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Cava – produzione e vendite, aggiornamento 2013

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Fonte: Consejo Regulador Cava

Cominciamo oggi con due post dedicati ai vini spumanti, cioè Cava e poi Champagne. Le vendite di Cava, riportate dal locale consorzio sono simili nei principali trend a quelle dello Champagne: stasi o calo nel mercato domestico, crescita nei rimanenti mercati. A differenza dello Champagne (e degli spumanti italiani), il Cava ha un profilo internazionale più spiccato, dato che soltanto un terzo della produzione si ferma in Spagna ed è andato decisamente meglio nel mercato europeo, dove il prodotto è ancora in sviluppo. Le prospettive sembrano buone: il mercato spagnolo ha dato segni di risveglio nel primo trimestre 2014… e lì la crisi è costata circa 20 milioni di bottiglie… Ma andiamo insieme ad analizzare come si sono mosse le vendite di Cava, che nel 2013 hanno raggiunto il livello di 241 milioni di bottiglie.

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