Mercato e consumi


Esportazioni di vino italiano – aggiornamento primo trimestre 2018

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Con i dati di marzo che segnalano uno stop alla crescita dei primi due mesi, si chiude il primo trimestre per le esportazioni di vino. Il dato è positivo, +4.5% a 1.4 miliardi di euro, nonostante il progressivo calo dei volumi, che si materializza in modo sempre più evidente man mano che entriamo nell’anno: siamo partiti a gennaio con -3%, passati a -6% a febbraio, per arrivare al -16% di marzo, che fa chiudere il trimestre a 4.5 milioni di ettolitri, esattamente 0.5 milioni meno dello scorso anno nel medesimo periodo. I vini spumanti continuano a crescere, ma anche in questo caso assistiamo a delle variazioni percentuali calanti, per quanto siano questi mesi poco rilevanti, molto impattati dalla tempistica della Pasqua e, nel caso di marzo, con una base di comparazione difficilissima. Se escludiamo l’incognita volumi, lo scenario sembra rasserenarsi per i prossimi mesi, con il dollaro americano, ma anche le altre valute che hanno invertito la rotta, tornando a rafforzarsi contro l’euro. Buone notizie per i nostri esportatori, soprattutto in mercati ad alto margine come quello americano. Passiamo a leggere qualche dato.

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Svezia – importazioni di vino 2017

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La svalutazione del 2% della corona svedese a cancellato quella che poteva essere una piccola crescita in euro dell’import (e consumo apparente) di vino in Svezia, comunque sotto il ritmo di torico del +5% circa. L’Italia ha (come in praticamente tutti i principali mercati) fatto un po’ peggio della Francia ma un po’ meglio del resto degli esportatori, a confermare una sorta di “duopolio” italo-francese nel mercato. A supportare questo incremento delle importazioni di vino italiano (+3% a 160 milioni) sono stati i vini spumanti, in crescita del 22% a 31 milioni di euro. La categoria va particolarmente bene e questo è un mercato dove anche gli spagnoli stanno crescendo velocemente, entrambi prendendo quote di mercato al prodotto francese. Il 2018 potrebbe essere più difficile: la corona ha perso il 5% in questa prima parte dell’anno. Ma intanto soffermiamoci sul 2017.

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l consumo di vino in Italia – dati 2017 per regione e classi di età

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Eccoci al post che dà granularità (parola che odio ma di uso sempre più comune) ai dati di penetrazione del consumo di vino 2017 (e degli anni precedenti) pubblicati da ISTAT. Abbiamo oggi una bella serie storica, sia dei consumi per età che di quelli regionali: qualche confronto diventa oggi sensato. Per esempio, da queste tabelle si evince che i 45-54enni nel 2017 che bevono vino erano il 59% della popolazione. Dalla tabella si evince che nel 2017 i 34-44enni (cioè le stesse persone) che bevevano erano il 58.7%. Quindi nessuno incremento della penetrazione di consumo oltre i 40 anni. O bevi già vino prima oppure niente. Invece i trentenni di oggi che bevono vino sono il 55% della popolazione. Otto anni fa questi consumatori facevano parte della fascia di età 20-24 e stavano al 42%. Potremmo quindi cominciare a disegnare la curva dove, oltre naturalmente alla fase di raggiungimento della maggiore età, la penetrazione di consumo cresce in modo deciso soltanto fino a 30, poi qualche progresso fino ai 40enni e poi basta. E poi si scende. I 70enni del 2017 che bevono sono il 59% della popolazione, ma quanto bevevano prima? Beh 8 anni fa erano in mezzo alla fascia 60-64 che aveva una penetrazione del 64%. Questo e altro ancora trovate nelle tabelle allegate al post. Il trend fondamentale è sempre quello della crescita del consumo sporadico di vino, per tutte le fasce di età. Ma un secondo dato mi pare interessante e doveroso di attenzione: il 46% dei 20-24enni di oggi dichiara di bere vino, mentre erano soltanto il 42% dieci anni fa, e questo dato ha preso a crescere proprio negli ultimi 3-4 anni. Un buon segno, decisamente, per il settore. Passiamo ai numeri.

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Il consumo di vino e bevande alcoliche in Italia – aggiornamento ISTAT 2017

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La consueta indagine ISTAT sul consumo di bevante è stata pubblicata nel 2017 con un po’ di ritardo e senza commento, ma ha mantenuto la vecchia struttura. I dati sono decisamente migliori di quelli del 2016, per cominciare. L’anno scorso avevamo commentato una inversione negativa di tendenza sulla penetrazione di consumo di vino che coinvolgeva anche la “new wave” del consumo sporadico. Quest’anno i dati girano in senso positivo e più che compensano il calo del 2016. Sembrerebbe anzi di scorgere una inversione di tendenza rispetto al trend discendente visto fino al 2014. Nel 2017 secondo ISTAT sono 28.6 milioni i consumatori di vino in Italia, una quota del 52.6% della popolazione al di sopra degli 11 anni (54.33 milioni di persone). I dati prendono forza dal consumo di vino non abituale, che è oggi un’abitudine del 28% della popolazione italiana. Questa è anche un’abitudine che vede molto più allineati uomini e donne, e questo fa sì che sia proprio il sesso femminile a far segnare i dati più positivi in prospettiva temporale. E non soltanto nel segmento del vino. Passiamo ai dati.

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Svizzera – importazioni di vino – aggiornamento 2017

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Le importazioni svizzere di vino sono cresciute, come ormai da qualche anno a questa parte, quasi esclusivamente in prezzo-mix, mentre i volumi importati sono stabili da ormai qualche anno a questa parte poco sotto gli 1.9 milioni di ettolitri. Nel 2017, con una svalutazione del franco svizzero contro l’euro del 2% in media (ma un altro 3-4% sembra essere probabile nel 2017), gli svizzeri hanno importato 1.14 miliardi di franchi di vino, +8%, che corrispondono a 1.03 miliardi di euro, +6%. Di nuovo, i francesi hanno avuto un anno migliore degli italiani con una crescita in euro del 14% contro il nostro +5%, interamente costruita sui vini fermi dove i francesi recuperano un po’ del terreno perduto negli ultimi anni. Le quote di mercato dell’Italia, che resta leader indiscussa, scendono leggermente dal 36.8% al 36.5%, mentre la Francia passa dal 30.9% al 33.4%, anche se andrebbe ricordato che vengono dal livelli del 38% circa degli anni passati.

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