Mercato e consumi


La classifica dei marchi industriali del vino – The Power 100 drink brands 2015

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La classifica di Intangible Business 2015 sui maggiori marchi mondiali del settore spirits e vino ha spinto Concha y Toro a emettere un comunicato stampa trionfale, dove sottolinea come nell’ultima classifica sia il primo marchio mondiale del subsettore, avendo superato lo Champagne Moet & Chandon. E’ vero che Concha y Toro non era mai stata prima, aveva avuto davanti a turno proprio lo Champagne, ma prima di quello il marchio Gallo, che quest’anno è stato tra l’altro superato dal “figlio” Barefoot, seconda label del grande produttore. Come al solito noi andiamo un po’ più in la’ della classifica annuale ma mettiamo in fila gli ultimi anni per catturare i trend, sia per marchio che per la loro percezione di potenziale di crescita. Da questo punto di vista, come potrete leggere più avanti, le cose sono decisamente meglio degli scorsi anni: i punteggi assegnati alla “prospettiva di crescita” stanno migliorando e il settore vino/spumanti sembra avere una volta tanto un profilo migliore del resto dell’industria.

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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento Aprile 2015

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Ci sono di nuovo buone notizie per il vino italiano, appena rilasciate da ISTAT con le esportazioni di Aprile. I vini imbottigliati sono cresciuti in valore di oltre 10%, non succedeva da molto tempo, e i vini spumanti continuano a battere record mese dopo mese. Oggi però, oltre al commento dei dati vorrei “uscire” dal commento dei dati puntuali per dare uno sguardo sul lungo termine con i primi due grafici del post. Cosa ci dicono? Primo, che la bilancia commerciale del vino italiano continua a migliorare in valore e sta ormai avvicinandosi a quota 5 miliardi, siamo a 4.9, riprendendo un sentiero di crescita interrotto per qualche tempo. Lo stesso non si può invece dire per la bilancia commerciale a volume, che invece sta scendendo gradualmente a fronte della riduzione dell’export di vini sfusi. Qualche anno fa eravamo netti esportatori di 22 milioni di ettolitri ma incassavamo meno di 4 miliardi. Oggi siamo esportatori netti di poco più di 17 milioni di ettolitri, ma facciamo un miliardo di euro in più. Questa è la strada.

Il secondo spunto viene dal confronto tra le esportazioni di beni di consumo e quelle di vino. Per diversi mesi il vino ha perso terreno, passando. Ultimamente sembra che la linea abbia preso una direzione diversa, quindi con il vino che cresce di nuovo di più del resto. A fine aprile, su base 12 mesi, il vino italiano rappresenta il 4.04% delle esportazioni italiane di beni di consumo (circa 128 miliardi di euro).

Andiamo ora a commentare brevemente i dati di export di aprile.

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Vendite di vino in GDO – principali operatori, aggiornamento 2014

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Traendo spunto dal bilancio Caviro, che analizza ogni anno le vendite al dettaglio nella grande distribuzione ho raccolto i dati degli ultimi 4 anni sulle vendite in GDO per operatore e oggi possiamo commentarli con una buona mole di dati e soprattutto di storia. Per inquadrare il tema, il 2014 è stato il primo anno in cui le vendite a valore in GDO di vino sono calate. La colpa è certamente dello strutturale calo dei volumi ma probabilmente la vera novità è stata la cattiva annata climatica del 2014, che ha ridotto il consumo di alcune categorie di prodotti come i vini bianchi e i vini frizzanti. Detto questo, passando alla classifica potete vedere che il dominio assoluto è di Caviro, che in GDO ha venduto per 126 miloni di euro, oltre il doppio del fatturato del numero 2 della classifica, Cantine Riunite/CIV. La quale sarebbe comunque seconda anche se si mettesse insieme il fatturato di GIV, dato che il totale esce circa 115 milioni di euro. Caviro è anche l’azienda con il miglior ritmo di crescita sul triennio, +6% annuo composto, che si confronta con una crescita del mercato in crescita dell’1-1.5%. Prima di passare a commentare i dati, forse vale la pena di considerare come la maggior parte degli operatori in classifica siano cooperative o figli delle cooperative, con il primo operatore privato e posseduto da privati che è Caldirola, al numero 5.

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I canali di vendita del vino nel mondo – report Wine Intelligence

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Qualche mese fa Wine Intelligence ha presentato a ProWein una carrellata dei canali di vendita del vino nei principali mercati mondiali. Il post di oggi cerca di riassumere la presentazione, con un contributo numerico relativo alla suddivisione a valore più recente nei 6 maggiori mercati, esclusa l’Italia che analizziamo già in modo molto dettagliato e per la quale i dati non sono così a valore aggiunto. Il quadro è variegato. Le enoteche e il canale online dominano e guadagnano nei mercati anglosassoni, mentre in Europa continentale è la grande distribuzione a farla da padrona, in Germania soprattutto il canale hard discount (che la dice tutta sull’approccio qualità/prezzo del consumatore tedesco… e vi posso dire che diverse aziende italiane lo hanno dolorosamente toccato con mano). Il primo grafico cerca di fare il punto della situazione “cross country”. Sorprendentemente la grande distribuzione non ha una forza così rilevante in USA e Giappone…

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Esportazioni di spumante italiano – aggiornamento marzo 2015

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Mentre molti si chiedono che cosa succederà nel 2015 ai volumi esportati, data la vendemmia particolarmente scarsa, i dati del primo trimestre sugli spumanti continuano a stupire. Se da un lato è vero che i cambi stanno aiutando il nostro prodotto (Stati Uniti e Regno Unito in particolare), leggere un +54% nei volumi di marzo è abbastanza stupefacente. Va detto che la tempistica dalla Pasqua è molto importante per lo spumante e che la Pasqua 2015 è stata più “alta” del 2014. Comunque, anche a gennaio e febbraio i volumi crescevano dell’8-9%. I dati che leggiamo oggi indicano un incremento del valore dell’export nel trimestre del 23%, fatto di un calo del 26% per l’Asti (stabile in Marzo) e di un incremento del 30/35% degli altri prodotti. Conclusione: se è vero che il primo trimestre conta poco (circa il 20% dell’anno, di solito), i numeri otticamente eccellenti. Un problema è però dietro l’angolo. Se togliamo l’impatto cambi dalle esportazioni dei nostri spumanti DOP, ci accorgiamo che il prezzo medio di vendita espresso in valuta locale scende di oltre il 20% rispetto al -7% riportato nei dati ufficiali. Il che apre a una domanda: che cosa stiamo esportando? Siamo nella situazioni in cui quando i volumi non cresceranno più (per quello che dicevamo prima) le esportazioni torneranno indietro? Il rischio è più tangibile di quello che si possa immaginare. Andiamo a leggerne qualcuno insieme.
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