Mercato e consumi


Esportazioni di vino italiano – aggiornamento gennaio 2014

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Sebbene gennaio sia un mese irrilevante per il commercio estero di vino, vale la pena spendere due parole su quello che sta succedendo. Innanzitutto questo mese di gennaio si confrontava con un 2013 in cui l’incremento dell’export era stato del 29%, quindi molto forte. Sapete, quando i numeri sono piccoli le variazioni percentuali eclatanti sono facili da realizzare. Detto questo, il mese di gennaio è stato stabile dal punto di vista del valore e ha segnato un ulteriore calo del volume di vino sfuso (ma anche un -3% per i vini imbottigliati). Andiamo a vedere i numeri di dettaglio.

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I canali di vendita del vino in Italia nel 2013 – indagine Mediobanca

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Il post sui canali di vendita del vino su fonte Mediobanca quest’anno deve fare i conti con un significativo cambio del campione (il 68% delle aziende che formano il cumulato Mediobanca, contro il 75% dello scorso anno), che a sua volta ha mosso un po’ i numeri rispetto allo scorso anno. Il risultato lo vedete non dalla torta ma quanto dai grafici e dalla tabella, dove risulta un calo della quota di mercato della GDO che in realtà non si è verificato. Infatti, a margine dell’indagine, Mediobanca aggiunge una frasetta dove dice di quanto è aumentata la penetrazione della GDO dal 2002 all’anno in questione, nel nostro caso il 2013. L’incremento è stato di 14 punti percentuali dal 2002 al 2013, mentre lo stesso confronto omogeneo fatto nel 2012 diceva 12 punti percentuali e l’anno prima 10 punti percentuali (nel 2010 non l’avevano fatto). Fatta questa premessa e questa spiegazione, si può ben dire che non sono state le enoteche e i wine bar a guadagnare la quota che si è spostata dalla GDO, ma per lo più la vendita diretta, che presumibilmente assumerà sempre più importanza in corrispondenza dello sviluppo di internet ma anche di un approccio speriamo più attivo nel campo del turismo enogastronomico. Passiamo a commentare i dati.

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Russia, importazioni di vino – aggiornamento 2013

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Analizziamo oggi i dati dell’import di vino in Russia, come pubblicati dal Corriere Vinicolo prendendo i dati dalla dogana locale. Come per le esportazioni sudafricane di qualche giorno fa, con un po’ di lavoro si riesce a dare un quadro di insieme piuttosto completo. L’Italia è il leader indiscusso di questo mercato di destinazione del vino, seguito dalla Francia. Ancora più importante, nel 2013 l’Italia ha aperto una voragine tra se e gli altri esportatori, grazie a una crescita del 25%, guidata dal rimbalzo delle esportazioni di spumante (+53%) ma anche da un trend molto sostenuto dei vini imbottigliati (+15%) che ci ha avvicinato al leader della categoria, la Francia. Il mercato è molto “sano”, con un import di 1.2 miliardi di dollari, +14%. Ci sono però diverse incognite all’orizzonte, legate ai recentissimi eventi sociopolitici in Crimea. Da un lato ci potrebbero essere problemi nel continuare a mandare prodotti in Russia. Questa è una eventualità. Quello che invece non è una eventualità è che il Rublo è letteralmente crollato nelle ultime settimane. Quindi, il vino proveniente dall’estero risulterà molto caro, a meno che gli esportatori non decidano di rivedere i prezzi. Infine, l’Ucraina è il quarto esportatore in Russia… non so quanto di questo export venga dalla Crimea, che sembra diventare un mercato interno… Procediamo con i numeri.

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Vendite di vino per denominazione nella GDO Italiana – aggiornamento 2013

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IRI ha pubblicato nell’ambito dei lavori del prossimo Vinitaly il solito report sulle vendite di vino nella GDO. I dati sono molto comparabili a quelli (presi dalla medesima fonte) che abbiamo recentemente commentato, con l’aggiunta dei valori totali, 1.5 miliardi di euro, in crescita del 3% per un volume di 5.2 milioni di ettolitri, in calo del 6.5% rispetto all’anno scorso. L’occasione più importante di questo post è però quella offerta dalle vendite per denominazione e sulla penetrazione delle private labels, argomenti sui quali ci focalizziamo oggi, con il solito approccio delle serie concatenate. Quali sono le conclusioni? Se le grandi denominazioni rosse (Chianti e Lambrusco) tengono il passo, a “fare il mercato” sono sempre il Prosecco e il Vermentino, entrambi in crescita di oltre il 10%. Si arresta invece il crollo del Nero d’Avola mentre per la prima volta vediamo censito il Morellino di Scansano (secondo me “dimenticato” negli ultimi anni). Infine, il discorso private label, che per la prima volta nel 2013 superano il 10% delle vendite di vino confezionato, mentre si avvicinano al 7% del mercato quando si guarda esclusivamente al segmento delle bottiglie in formato 75cl.

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Esportazioni di vino del Sud Africa – aggiornamento 2013

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Grazie ai dati pubblicati dal Corriere Vinicolo di recente sulle esportazioni di vino (e nonostante i dati siano “buttati lì” senza alcuna rielaborazione), sono riuscito a ricostruire un dato che è sempre mancato nel blog, cioè l’export di vino del Sud Africa, compreso il dato sul valore, sempre difficile da cogliere. Nel 2013 questa analisi assume una valenza ancora superiore perchè il Sud Africa ha esportato molto più vino, forte di una svalutazione del cambio portentosa, nell’ordine del 20% in media nel 2013 contro il 2012. Che cosa hanno fatto? Hanno semplicemente continuato a vendere il vino allo stesso prezzo in valuta locale, “regalando” in questo modo la svalutazione del cambio ai paesi destinatari. Ne risulta un quadro dove, i volumi di esportazione sono cresciuti a un livello record di 6 milioni di ettolitri (esclusi i vini spumanti, comunque irrilevanti) per un valore di 8 miliardi di Rand, che in Euro si legge (15 Rand = 1 Euro attualmente) circa 540 milioni di euro. Il prezzo medio di meno di 1 euro al litro (e di meno di 2 euro per i vini imbottigliati) vi fa subito rendere idea di quale tipo di prodotto viene esportato. Infine, come vedremo, la geografia dell’export sudafricano è piuttosto simile alla nostra, con un paio di eccezioni: la forza in UK e in Olanda. Andiamo a commentare i dati insieme.
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