Mercato e consumi


USA – vendite al dettaglio di vino – aggiornamento 2018

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Da più parti ormai si parla del rallentamento del mercato americano del vino nella fascia media dei prezzi. I dati che presentiamo oggi pubblicati dal Wine Institute (e come sempre rivisti e aggiornati per le serie del passato) portano a considerazioni simili: i consumi in volume nel mercato americano stanno rallentando, ma non sta rallentando il “dollar value” quindi la spesa in vino. Nel 2018 i dati parlano di una crescita dello 0.8% e del 4.3% rispettivamente, molto simile al ritmo degli ultimi 5 anni (un incremento annuo dell’1.6% a volume e del 5.0% a valore). Il più grande mercato del mondo continua quindi a bere sempre meglio: con questi dati si calcola facilmente un prezzo medio al litro di 18.6 dollari, che significano 14 dollari alla bottiglia, 12.3 euro al cambio attuale. Un prezzo elevatissimo se immaginiamo alle abitudini italiche. Il mercato resta saldamente ancorato al prodotto locale, che rappresenta il 60% del totale e come nel resto del mondo si sta spostando gradualmente verso i vini spumanti, che crescono anche nel 2018 del 4% a volume, e verso i vini rosati che nel giro di pochi anni si sono ritagliati una fetta del 2.7% del mercato americano da 68 miliardi di dollari di retail value. Passiamo all’analisi dei dati.

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Norvegia – importazioni di vino 2018

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Chiudiamo il giro delle importazioni di vino dei paesi nordici senza sorprese. Come successo in Svezia e Danimarca, anche in Norvegia il vino francese è andato meglio di quello italiano e si è consumato un sorpasso, anche se le differenze sono irrisorie. In un mercato che non è andato bene, +1% a 373 milioni di euro, le esportazioni italiane perdono il 6% e quelle francesi guadagnano il 7%. L’analisi di dettaglio sottolinea quanto già evidenziato per gli altri mercati dell’area: riduzione delle esportazioni di vino in bottiglia e “mancata” crescita degli spumanti, che come ben sapete sono la colonna portante della crescita del nostro commercio estero di vino. Passiamo ai dati.

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Germania – importazioni di vino 2018

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Le importazioni tedesche di vino hanno raggiunto in valore il loro massimo storico nel 2018, toccando quota 2.67 miliardi di euro, con una crescita del 5%. In questa ottica, l’andamento del prodotto italiano che resta largamente il leader e cresce del 6% è più “normale” di quanto ci aspettavamo quando commentavamo i dati dal lato nostro (le esportazioni) verso il paese tedesco. È una immagine forse sbagliata, ma il mercato tedesco è difficile anche per l’approccio dei consumatori che sono meno legati ai marchi e più restii a “crescere nella qualità”, soprattutto in alcune categorie come le bevande alcoliche (ne sa qualcosa Campari). Comunque, all’interno dei dati positivi la buona notizia per l’Italia è che le cose vanno bene anche (e soprattutto) per i vini fermi, dato che la Germania è uno dei posti dove il nostro spumante non riesce ad accelerare ancora. La Francia ha una performance simile all’Italia sia anno su anno che nel medio periodo, idem per la Spagna. L’unico esportatore che sta crescendo veramente in modo strutturale e veloce è la Nuova Zelanda che però ha una posizione veramente marginale.

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USA – esportazioni di vino 2018

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Le esportazioni di vino per gli americani sono un aspetto residuale della loro attività nel settore del vino. Con una produzione di circa 23 milioni di ettolitri e un consumo interno di 32, hanno bisogno di importare vino, non di venderlo all’estero come capita a noi. In questo contesto ci sono comunque prodotti americani apprezzati all’estero e prodotti di fascia bassa che vengono venduti sfusi nel resto del mondo (circa il 15% del totale). Il 2018 poteva essere un anno migliore di quello che non dicono i numeri, con il dollaro che si è indebolito (soprattutto nella prima parte dell’anno): le esportazioni sono in realtà calate del 2% a 1.45 miliardi di dollari, principalmente a causa del forte calo in alcuni mercati secondari (Belgio, Germania e alcuni paesi nordici), mentre il positivo contributo visto negli anni scorsi in Cina non si è ripetuto, con un forte calo di esportazioni nella “mainland China” perfettamente compensato da un medesimo incremento a Hong Kong. Il 2019 dovrebbe essere più difficile per gli americani, vista anche la maggiore disponibilità di vino sfuso nel mercato, dopo la buona vendemmia 2018. Vedremo. Per ora concentriamoci sui dati 2018.

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Esportazioni di spumante Italia – aggiornamento primo trimestre 2019

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Le esportazioni di spumante nel primo trimestre sono visibilmente rallentate rispetto al passato, forse anche a causa dello spostamento della Pasqua in Aprile rispetto alla fine di Marzo. In un trimestre poco significativo dal punto di vista stagionale, la crescita del 6% (322 milè ormai legata soltanto al Prosecco, che continua la sua corsa (+21%), mentre tutti gli altri spumanti (che oramai sono un terzo del totale, almeno nel primo trimestre), hanno perso circa il 15% delle esportazioni. Nel complesso, i due principali mercati per gli spumanti italiani sono in crescita tra il 4% (USA) e il 5% (Regno Unito), mentre i principali mercati dell’Europa continentale sono in crescita del 5-6% ad eccezione della Germania. Nel trimestre va poi menzionato il calo del Belgio, compensato dalla forte crescita del Giappone, ma si tratta di andamenti più legati alla tempistica delle consegne che non a veri cambiamenti strutturali, vista l’esiguità dei numeri in gioco. Passiamo ai dati.

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