Mercato e consumi


Il valore della produzione di vino nel mondo – stima INDV 2015

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Per molti versi il 2015 è stato un anno record per il settore del vino. Lo testimoniano i dati delle nostre elaborazioni che incrociano il prezzo medio di export e i volumi prodotti per dare un’idea del valore (all’ingrosso) del mercato del vino. Perché record? Perché da un lato il 2015 è stata una buona annata in termini di volume, soprattutto per i paesi con i vini più pregiati; dall’altro lato, il rafforzamento del dollaro americano non ha fatto altro che gonfiare il prezzi del vino, sia dei paesi che lavorano in dollari, sia delle esportazioni dei paesi europei nel mondo. Il calcolo lo vedete nelle tabelle; nel 2015, se il prezzo di export è “testimone” del valore di tutta la produzione, il settore ha espresso un valore della produzione (2015) di circa 77 miliardi di euro, in crescita del 13% rispetto al 2014. In questo contesto, i vincitori sono chiaramente i paesi dell’emisfero americano (per via del discorso sul dollaro), ma anche l’Italia, con la sua produzione record e un prezzo all’export comunque migliorato, aumenta la sua “quota di mercato” a circa il 17% del mercato mondiale, sempre guidato saldamente dai francesi. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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Sud Africa – esportazioni di vino 2015

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Chiudiamo questa settimana di luglio con le esportazioni di vino del Sud Africa, che nel 2015 si sono fermate a 600 milioni di euro, soltanto l’1% in più del 2014 e, guardando alla serie storica da ormai il 2010 a questa parte stabilizzata su questi valori. E’ una stabilità che però nasconde dei forti disequilibri. Prima di tutto il cambio, che negli anni scorsi si è svalutato del 6-7% all’anno mediamente (non è successo invece tra il 2014 e il 2015): quindi in valuta locale i sudafricani hanno visto il loro export passare da 6.1 miliardi di Rand nel 2010 a 8.5 miliardi nel 2015. Secondo, il mix di export, peggiorato con la quota di vini sfusi passata dal 25% del totale a quasi il 33%. Terzo, il mix geografico, che ha visto il SudAfrica perdere importanti posizioni nel Regno Unito e nei paesi nordici, compensato dal successo ottenuto in Germania e in Cina. Se dunque è vero che i sudafricani restano un importante operatore nel mercato dei vini sfusi e, in generale, in termini di volume (4.8 miloni di ettolitri esportati), di certo la loro “storia commerciale” ci dice che il loro prodotto non è riuscito a crearsi una posizione stabile e a mostrare un andamento di crescita duraturo in nessun mercato importante. Nel 2016 c’è più di un elemento di discontinuità rispetto al passato:  il cambio ha ripreso la china discendente, passando da 14 rand per un euro a 17. Facile prevedere una crescita in valuta locale ben superiore al 10% e dati in euro di nuovo non eccezionali; inoltre, se Brexit si tradurrà in realtà nei prossimi mesi, i prodotti extraeuropei potrebbero essere avvantaggiati dalle barriere che si creeeranno al vino europeo nel Regno Unito, che resta il principale mercato per il paese africano. Passiamo ai numeri.

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Esportazioni di vino Italiano – aggiornamento aprile 2016

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Leggere in modo corretto i dati di export appena pubblicati da ISTAT su Aprile non è semplice: i numeri sono negativi, guidati da un calo piuttosto netto dell’export di vino imbottigliato. Bisogna però stare attenti a giudicare i dati mensili, perchè lo scorso anno è stato un mese molto “incostante” e i mesi di Marzo, Aprile, Giugno, Agosto, Novembre e Dicembre furono molto positivi, compensati da dati talvolta negativi negli altri mesi. Proprio questo cerco di evidenziare nel primo grafico, dove potete apprezzare come il calo del 2% di questo Aprile si confronta con un +13% dello scorso anno, proprio come il dato leggermente negativo di Marzo. E’ certamente un ulteriore segnale di debolezza del nostro vino imbottigliato, che accumula da inizio anno un calo del 2%, concentrato nei quattro principali mercati, per ora più che compensato dalla crescita del 20% del vino spumante. Andiamo a leggere i dati insieme.

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Canada – consumo e mercato del vino, dati 2014/15

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Il Canada si conferma un mercato molto interessante per il vino: buon livello di consumi (4.8 milioni di ettolitri), propensione alla spesa elevata (circa 10 euro al litro per 6.7 miliardi di dollari canadesi) e, non ultimo, una capacità produttiva locale piuttosto limitata e concentrata nella produzione di vini bianchi, il che lascia ampio spazio alle importazioni di vino dall’estero. Il vino sta continuando a guadagnare quota di mercato tra le bevande alcoliche in Canada: cinque anni fa era il 29% delle vendite oggi supera il 31%. Le tendenze nei dati 2014/15 che analizziamo oggi sono coerenti con quanto visto in passato: il mercato cresce del 5% a valore e del 4% a volume, i vini bianchi crescono più dei vini rossi, gli spumanti crescono più di tutti. I prodotti locali continuano a rappresentare una quota molto limitata del consumo in Canada (30% del valore, 40% del volume) e il loro peso come dicevamo è maggiore nei vini bianchi ma sta cominciando a crescere (da livelli molto limitati) anche nei vini rossi. Il 2015/16 sarà un anno facile, visto che le importazioni in valore di vino in Canada sono cresciute del 7% (in valuta locale, +11% in Euro), il 2016/17 invece sarà più sfidante, vista la svalutazione di quasi il 10% del dollaro canadese.

Passiamo ad analizzare i dati, con una nota a margine: i dati di oggi non sono perfettamente coerenti con quelli degli anni passati perchè Statistics Canada ha cambiato definizioni e ha aggiornato le tabelle. I nuovi numeri hanno una definizione più corretta del segmento vino, escludendo alcuni prodotti “simili” ma non totalmente compatibili.

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Cava – produzione e vendite, aggiornamento 2015

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Le vendite 2015 dello spumante spagnolo Cava registrano un modesto progresso, +1%, supportato principalmente dalle vendite nei mercati europei (ex Spagna). Le esportazioni si continuano a caratterizzare per l’estrema volatilità, con mercati in cui il prodotto cresce a doppia cifra, compensati da mercati, anche importanti come il Regno Unito, dove il prodotto è in calo. Un altro trend che non è ben identificabile è quello della qualità del prodotto, con la quota dei “riserva” che torna a crescere nel 2015, ma resta ben al di sotto dei livelli di qualche anno fa. Come abbiamo già avuto modo di commentare, il Cava subisce la competizione francese e italiana in mercati improtanti come il Regno Unito, e riesce a compensare questa pressione crescendo in mercati talvolta meno ovvi, quali per esempio proprio la Francia, oppure i Paesi Bassi. Proseguiamo con i dettagli.

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