Mercato e consumi


Costi e margini del settore vinicolo italiano – aggiornamento 2014

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La chiusura d’anno per il settore del vino segna un calo del clima di fiducia, dovuto alla scarsa vendemmia 2014, alla stabilizzazione delle esportazioni e al fatto che il calo dei prezzi del vino all’origine è terminata e cominciano, soprattutto nei segmenti DOC, ad emergere alcuni segnali di tensione sui prezzi. Eppure il 2014 è stato un anno buono e lo vedremo riflesso nei bilanci delle aziende che commenteremo nei prossimi mesi: i prezzi di vendita al dettaglio sono aumentati in media del 2% rispetto al 2013, mentre il prezzo del vino all’origine è calato in media del 18% circa e il costo dei mezzi di produzione (lavoro, servizi e energia) è aumentato soltanto del 2%. Con queste premesse, i margini sono chiaramente migliorati: stimiamo che possano essersi quasi riallineati al livello del 2011, dopo due anni “grami”. Ma andiamo a leggere i numeri insieme.

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Vendite al dettaglio di vino in Italia – aggiornamento 2014

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L’andamento delle vendite di vino nella distribuzione moderna nel 2014 non ha seguito quello delle vendite al dettaglio in generale. Infatti, se è vero che il clima dei consumi in Italia si è gradualmente stabilizzato nel corso dell’anno, nel caso del vino è successo il contrario: dopo una partenza d’anno con il segno positivo, la crescita si è andata gradualmente affievolendo per arrivare a fine anno con un dato stabile (+0.4%), spinto essenzialmente dai consumi di spumante (+5%). Due sono stati i temi che hanno portato al peggioramento: primo, i prezzi hanno smesso di crescere in conseguenza del trend dei prezzi all’origine. Si è partiti con prezzi in crescita del 3-4% e si è arrivati a fine anno al 2% (ma di meno se si considera soltanto l’ultimo trimestre. Secondo, i volumi continuano a calare a un ritmo del 2% circa, un po’ meno che durante i mesi della crisi del 2012-13, ma si conferma un trend “secolare” di calo. Nelle categorie, si conferma la crescita degli spumanti, grazie al metodo Charmat, che ormai rappresenta la metà delle vendite, e la solita dicotomia tra i vini DOC che restano stabili e i vini IGT e da tavola che sono in calo pronunciato. Guardiamo insieme i numeri.

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Brasile – importazioni di vino 2014

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Il mondiale 2014 in Brasile lo avrà vinto la Germania. Però per festeggiare non mi sembra abbiano bevuto ne’ Champagne, ne’ il loro spumante ma bensì vino cileno. Il Cile che già era il leader delle importazioni di vino in Brasile (che vi ricordo nel segmento dei vini fermi fanno circa l’80% del consumo locale, contro il 20% circa del consumo di spumanti). Il 2014 è andato bene, in crescita del 12%  a circa 325 milioni di dollari. Il mercato brasiliano resta molto legato ai paesi limitrofi, quindi Argentina dopo al Cile, e ai legami coloniali, quindi con il Portogallo a rappresentare la prima forza europea, perlomeno nel vino fermo. L’Italia è relegata a un ruolo secondario, numero 4 nei vini fermi e non è riuscita come in altri mercati a raggiungere buoni volumi di export degli spumanti, che per il Brasile restano un prodotto molto locale e, nel segmento delle importazioni, dominato dallo Champagne. Andiamo a vedere qualche numero insieme.

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Il valore dei vigneti in Italia e nel mondo – aggiornamento 2013

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Lo studio annuale di Knight Frank sui valori per ettaro delle tenute vinicole purtroppo non aggiunge molto a quello che abbiamo pubblicato lo scorso anno. Invece di parlare di Knight Frank (che ha vissuto di rendita!) discutiamo oggi di un altro contributo, quello di INEA, che analizza ogni anno i valori fondiari dei vigneti italiani, definendo un valore minimo e medio delle transazioni. Pur avendo provato a tracciare delle tendenze annue, vi anticipo immediatamente che parlare di cali o di incrementi è molto difficile perché i dati sono spesso riportati uguali a se stessi da un anno all’altro e sono quindi frutto di pure stime. Ci servono però come punto di riferimento per dare un’idea a chi legge di dove sono i vigneti più preziosi  e dove lo sono di meno. Questo è anche un punto di riferimento importante per giustificare il prezzo delle uve che crescono in quei vigneti: a un valore maggiore corrisponde un “rendimento richiesto” superiore e dunque il costo implicito di detenere il vigneto si dovrebbe (dico così perché in qualche caso potrebbe non farlo) trasferire dentro il prezzo delle uve e dei vini.

Sono 5 le zone che si differenziano dal resto d’Italia per il valore dei vigneti: le Langhe sopra a tutti, poi il Lago di Caldaro, Valdobbiadene, Montalcino e la zona di Trento. Tutti intorno o sopra 400mila euro per ettaro in media con la punta di 600mila (media del pollo tra 200mila e 1milione) per la zona delle Langhe.

Come vi dicevo, invece Knight Frank ha riportato soltanto le variazioni percentuali dell’incremento, +4.5% per il valore delle tenute a giugno 2014, contro +6.3% nel 2013. Secondo lo studio sono in ripresa i valori delle tenute toscane (+12% nel Chianti e +4% a Montalcino) mentre sono scese dell’8% quelle piemontesi.

Qualche dettagli in più nel prosieguo del post.

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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento novembre 2014

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Novembre non è stato un buon mese per le esportazioni italiane, anche se nei post precedenti avevamo messo in luce come il fine anno era particolarmente difficile per l’Asti, data la sua esposizione al mercato russo. I dati sono leggermente negativi per le esportazioni nel complesso, per la terza volta in 11 mesi, lasciando il saldo annuale a circa +1%. Dicembre sarà una base di confronto piuttosto difficile (+4% lo scorso anno). Possiamo dunque ipotizzare che i dati annuali preliminari sulle esportazioni saranno improntati alla stabilità dei valori poco sopra 5 miliardi di euro, e del volume intorno a 20 milioni di ettolitri. La pressione sui volumi sarà poi destinata a proseguire nel 2015 data la vendemmia scarsa del 2014, anche se ciò potrebbe essere compensato dall’euro debole. Ma andiamo a leggere insieme i numeri a fine novembre 2014.

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