Mercato e consumi


Nuova Zelanda – esportazioni di vino 2015

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La Nuova Zelanda continua a scalare le classifiche del commercio mondiale di vino, anche se nel 2015 i cambi hanno giocato un ruolo piuttosto importante nel sostenere la crescita delle esportazioni, che espresse in dollari americani sarebbero leggermente calate. Nel 2015 il prodotto neozelandese ha superato quota 1.5 miliardi di dollari NZ in export, pari a 1.07 miliardi di dollari americani e 962 milioni di euro. E’ la settima potenzia mondiale nel commercio di vino, allo stesso livello della Germania, con una propensione all’export che non ha eguali, superando l’80% della produzione annua. Come potete vedere dalla torta finale, l’export è fortemente concentrato in tre mercati, che rappresentano oltre tre quarti del totale: Stati Uniti, Regno Unito e nella vicina Australia. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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USA – esportazioni di vino, aggiornamento 2015

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Nonostante il rafforzamento del dollaro del 20% nel 2015, le esportazioni americane di vino sono leggermente cresciute, passando da 1.47 a 1.54 miliardi di dollari, +5% rispetto al 2014. Questa premessa appare particolarmente doverosa perchè se dovessimo analizzare i numeri in euro (cosa che facciamo tipicamente quando parliamo di importazioni, dato che ci interessa la posizione dell’Italia), gli USA sono passati da 1.1 a 1.4 miliardi di euro, quindi con un incremento del 26%, cioè il +5% di prima e il +20% dal cambio. Le cose sono dunque andate particolarmente bene, talchè gli USA si candidano a superare l’Australia al quarto posto della classifica mondiale dell’export di vino. UK, Cina e Germania sono stati i mercati chiave che hanno supportato la crescita, compensando il calo del 7% nel primo mercato degli americani, il Canada, che resta pur sempre il principale. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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Le esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento 2015

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Come commentava qualche settimana il settimanale “il Corriere Vinicolo”, le esportazioni italiane potevano fare meglio. Il confronto con i grandi paesi produttori che proponiamo oggi lo mette chiaramente in luce, mostrando un andamento inferiore a quello della Francia, ma soprattutto un deterioramento nella seconda parte dell’anno, quando l’impatto del cambio ha raggiunto il suo massimo e le esportazioni italiane invece di accelerare hanno rallentato il passo. Tutto ciò è emerso nonostante il secondo semestre sia quello degli spumanti, il vero traino dell’export. Prima di addentrarci nei numeri, vi segnalo che i dati di questo aggiornamento sono migliorati rispetto ai precedenti grazie al contributo di UN Comtrade, che mi ha permesso di mettere a posto qualche serie un po’ zoppicante. Tornando ai dati, l’Italia resta saldamente al secondo posto “mondiale” nel commercio di vino, sia per quanto riguarda il valore (seconda alla Francia) che per quanto riguarda il volume (seconda alla Spagna). Nel grafico sopra noterete come se parametrati all’export di primi 11 paesi esportatori (ne ho aggiunti un paio…), siamo passati dal 22.1% al 21.6% dopo diversi anni di crescita quasi costante. Passiamo ai dati.

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Australia – esportazioni di vino 2015

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Nei dati sulle esportazioni di vino australiano cominciano a esserci più luci che ombre, dopo un quinquennio abbondante di sofferenza. I dati che commentiamo oggi sono strutturalmente diversi da quelli degli scorsi anni, perchè siamo passati dai dati di Wine Australia, sempre più poveri e sempre più a pagamento (!) a quelli di UN Comtrade, che sono perfettamente sovrapponibili nei grandi numeri ma molto più dettagliati e, soprattutto, gratuiti (due punti esclamativi qui, !!). Tornando ai nostri dati, con 2.17 miliardi di dollari locali, l’export è balzato del 16%. Un aiuto molto importante è stato fornito dalla svalutazione del cambio, che ha subito un calo del 17% rispetto al dollaro americano (uguale a quello successo all’euro), ma certamente ci sono molti aspetti positivi, quali il fatto che: 1) i volumi esportati continuano a crescere in modo graduale dal 2013 a questa parte; 2) la pressione competitiva su alcuni storici mercati come il Regno Unito o gli USA sono stati ora rimpiazzati da un grande successo in Cina e Hong Kong. Qualche ombra resta, peraltro. La più importante è che la crescita dei volumi continua a essere spinta dai vini sfusi, che ormai sono esportati in quantitativi importanti (oltre 4 milioni di ettolitri). Ma andiamo ad analizzare i dati di dettaglio.

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Germania – importazioni di vino – aggiornamento 2015

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Le considerazioni fatte qualche mese fa sull’andamento tutt’altro  che positivo delle importazioni tedesche di vino si ripresentano oggi, commentando i dati finali del 2015 rilasciati da UN Comtrade data. I tedeschi importano meno vino, il 3% meno dell’anno scorso e il 6-7% meno del massimo storico del 2011, e spendono anche meno, il 4% meno del 2014. La posizione competitiva del prodotto italiano è stabile, abbiamo perso un po’ nel 2014 e recuperato nel 2015, nonostante i nostri vini spumanti non funzionino in Germania, il che è una bella mancanza per il nostro export, e nonostante il nostro prodotto sfuso sia calato pesantemente per lasciare posto al prodotto spagnolo (in volume, non in valore). Quindi la conclusione per l’Italia è che nonostante tutto le cose non sono andate male, grazie chiaramente all’andamento positivo dei vini imbottigliati, stabili in un mercato calante. E gli altri? I francesi giù del 12%, ma dopo un anno particolarmente positivo. Crescono tutti i vini del nuovo mondo, americani e cileni in primis, ma certamente partono da valori di 8/9 volte più contenuti dei nostri e va notato che la debolezza dell’euro ha reso questi prodotti più cari, inducendo dunque un effetto prezzo nel valore delle importazioni.

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