Intervengono su “I numeri del vino”…


Una chiacchierata con… Michele Zonin

1 commento

Oggi faccio parlare un protagonista del mondo del vino italiano, Michele Zonin, Vice Presidente di Casa Vinicola Zonin con delega alla supervisione finanziaria e legale, con cui ho avuto i piacere di fare una chiacchierata telefonica qualche giorno fa. Abbiamo recentemente pubblicato l’analisi dei risultati 2011 del gruppo e questa è stata l’occasione giusta per fare il punto della situazione.

Come è strutturata l’azienda…

Casa Vinicola Zonin (Gambellara – Vi) rappresenta una delle più importanti realta’ vinicole private italiane e tra le prime anche in ambito internazionale. E’ l’azienda che distribuisce e commercializza i vini e spumanti a marchio Zonin e delle dieci Tenute di famiglia. Attraverso le 10 tenute viticole (che fanno capo alla nostra famiglia ma non incluse nel bilancio commentato sul blog) distribuite nelle sette regioni a più alta vocazione vinicola, controlliamo l’intera filiera produttiva: dalla selezione del terreno e dei cloni, all’imbottigliamento nella zona di origine. La superficie vitata supera oggi i 1800 ettari di proprietà: siamo, per estensione, la prima azienda privata in Italia. Oggi le varie tenute sono diventate delle aziende di riferimento nei rispettivi territori, e ci aspettiamo ancora molto nei prossimi anni, soprattutto dal canale Ho.Re.Ca.

Continua a leggere »

Vinum nostrum. Di Angelo Gaja

3 commenti

C’è penuria di vino nelle cantine italiane dopo anni di bassa produzione d’uva a causa del ripetersi di condizioni climatiche sfavorevoli, per eccesso di calore e di siccità nei mesi estivi.

COSA POTREBBE ACCADERE NEL 2013 PER IL VINO ITALIANO?

Che a giugno non ci sia più vino, che le cantine che vendono a meno di due euro al litro (soglia di prezzo che vale per più dell’ottanta per cento del vino italiano) non ne abbiano più da offrire. Un contributo in tal senso lo daranno anche gli imbottigliatori previdenti che ne avranno fatto scorta per non rimanere a secco nei mesi successivi. Tutto ciò avverrà all’insegna del “mai successo prima”.  Sarà panico per i prezzi delle uve della vendemmia 2013 che si temeranno in forte rialzo.

Che a qualcuno venga la curiosità di confrontare le denunce di produzione delle uve e del vino della vendemmia 2012 di produttori singoli ed associati ed evidenzi come, sotto lo stesso cielo, per identiche aree geografiche, ci sia chi abbia denunciato cali di produzione anche del trenta per cento e chi cali eguali a zero.

Che nel 2013 l’Italia perda il primato in milioni di ettolitri esportati, a causa della Spagna. Ancora all’insegna del “mai successo prima”. Non mancherà chi, dalla mera analisi dei numeri, addebiterà al mondo del vino italiano perdite di produttività e di competitività, ignorando che il vino sia un prodotto naturale ed il cielo sia il tetto del vigneto. Se a causa del clima si produce meno uva resta poi impossibile vendere più vino.

Che le cantine sociali italiane (controllano oltre il cinquanta per cento della produzione nazionale d’uva) ed associazioni di riferimento ammorbidiscano il loro rifiuto alla liberalizzazione degli impianti voluta da Bruxelles e si giunga a definire una strategia comune volta ad introdurre dal 2015 un sistema misto: di mantenimento dei diritti di reimpianto per le DOC e DOCG e di liberalizzazione per IGT e vini da tavola.

Che dalla primaverile lettura dei bilanci delle cantine italiane di grande dimensione emerga come il giro d’affari relativo al 2012 sia stato spesso penalizzato dal calo del fatturato sul mercato italiano e sia stato invece salvifico il recupero realizzato grazie al fatturato conseguito sui mercati esteri. Di qui un maggiore impulso ad investire su quei mercati, sacrificando anche parte delle risorse che si pensava di destinare alla promozione sul mercato domestico. Tempi grami per le pubblicazioni del vino che in Italia, come altrove, vivono di pubblicità, così come per gli oltre duecento premi giornalistici istituiti da cantine ed enti di promozione, un fenomeno tipico di casa nostra sconosciuto all’estero, che diventeranno avari di riconoscimenti ai giornalisti italiani e più generosi nei confronti di quelli dei paesi esteri. Una spinta a rincorrere l’estero l’hanno fornita anche i contributi concessi da Bruxelles per finanziare progetti di promozione del vino sui mercati extra-europei. Il campanilismo italiano ne ha tratto nuova linfa, si consolida il desiderio nei produttori piccoli e grandi, in gruppo o per proprio conto, di andare in ordine sparso a conquistare l’Asia. E intanto si impara ad esplorare il mondo che verrà.

Angelo Gaja
gennaio 2013

Sondaggio per i ristoratori sui vini di alta qualita’. A cura di Ludovico Massimi

nessun commento

Ludovico e’ uno studente universitario che ha in programma una tesi sul vino di alta qualita’. Pubblico volentieri il suo sondaggio, invitando i lettori del blog che sono ristoratori a dedicargli qualche minuto. Segue il suo messaggio e il link al sondaggio.

 

Salve, mi chiamo Ludovico Massimi e sono un Laureando di Economia dell’Università Roma Tre , per la mia tesi ho bisogno di far compilare ai proprietari di ristoranti di alto livello il questionario da me realizzato sui vini di alta qualità.

Il suo contributo per me è fondamentale al fine di avere più informazioni possibili, Le Chiedo solo la cortesia di dedicare alcuni minuti per compilare il questionario al link che ho allegato, è anonimo e dura solo 5 minuti. Grazie per la Vostra disponibilità e collaborazione.

Ludovico Massimi

 

Il clima della vendemmia. Di Angelo Gaja

1 commento

E’ il cambiamento climatico, caratterizzato dal perdurare della calura estiva e della siccità, la causa del forte calo di produzione d’uva della vendemmia 2012 in Italia; per la stessa ragione erano state scarse le vendemmie del 2007, 2008, 2009 e 2011. Inevitabilmente si aggiunge ora anche la scarsità presso le cantine delle giacenze di vino delle annate precedenti. Nel volgere di pochi anni si è passati da una situazione di produzione del vino italiano perennemente eccedentaria a quella di penuria.

Il cambiamento climatico ha reso farlocche le previsioni vendemmiali che fioccano a partire dalla fine di luglio: perché calura e siccità si protraggono ormai per tutto il mese di agosto, quando l’uva è formata, asciugandola fino ad avviare fenomeni di avvizzimento degli acini, causando consistenti perdite di peso che sfuggono alle stime affrettate.

Occorre almeno attendere la fine di agosto, dopo che è ormai iniziata la vendemmia delle varietà di maturazione precoce, per rendersi conto delle perdite di peso causate da calura e siccità: i produttori italiani hanno già dichiarato per le varietà precoci cali in tutte le regioni, talora anche elevati. Ma un parziale recupero c’è sempre perché dopo la calura di agosto arriva l’acquata di settembre.

La produzione di vino è in Italia strettamente regolamentata. La superficie a vigneto del paese non può crescere, per piantare un nuovo vigneto occorre prima averne espiantato uno esistente, di pari superficie. Sarà così fino al 2015, poi si vedrà.

Il vino è un prodotto naturale, a determinare la quantità d’uva sono le condizioni climatiche, è il cielo il tetto del vigneto; non è come produrre acciaio, vetro, laterizi, plastica, al riparo delle fabbriche. E’ un concetto che spesso sfugge alla finanza ed a chi commenta i risultati economici del settore vinicolo.

C’è chi teme che il vino italiano venga a mancare, che non se ne  produca più a sufficienza per soddisfare la domanda del mercato interno e mantenere le quote di export faticosamente guadagnate. Già negli ultimi sei mesi l’export ha arrestato la sua corsa ed ha cominciato a flettere. Ma non costituisce affatto un segno preoccupante perché la perdita si concentra sul vino sfuso, buona parte del quale veniva venduto a prezzi stracciati: meglio che resti in Italia ad alimentare la produzione del confezionato. Il prezzo medio per litro di vino italiano esportato è ancora uno dei più bassi, distanziato largamente com’è non soltanto da quello della Francia ma superato anche da quelli degli Stati Uniti, Nuova Zelanda, Cile, Argentina … E’ giusto essere orgogliosi dei vini che si producono in Italia, occorre esserlo meno quando vengono svenduti. Se l’offerta di vino italiano cala e la domanda cresce o resta invariata è inevitabile che i prezzi crescano. Sono già in forte tensione i prezzi delle uve e lo saranno a breve i prezzi del vino all’ingrosso, entrambi rimasti fermi da dieci anni! A crescere saranno anche i prezzi delle bottiglie di vino ora offerte su scaffale a meno di tre euro, che rappresentano il settanta per cento delle vendite presso la grande distribuzione italiana. E’ possibile però che la crescita dei prezzi delle uve e del vino all’ingrosso avviino un processo virtuoso: spronare parte di quei  produttori a migliorare la qualità, ad applicarsi per costruire maggiore domanda nelle fasce dei prezzi medio- bassi, ad imparare a vendere meglio.

E’ ancora il  cambiamento climatico ad introdurre una svolta epocale nella coltivazione della vite. Nelle regioni italiane più afflitte dalla calura si chiede che venga autorizzata anche per i vini a denominazione l’irrigazione di soccorso, fino ad ora vietata;  si dovrà anche imparare a proteggere meglio il vigneto dall’evaporazione dell’umidità del suolo. Prendono vigore malattie della vite che sembravano sopite mentre si avverte forte l’esigenza di un minore impiego di pesticidi in viticoltura. Le conoscenze acquisite in passato devono essere rapidamente integrate con quelle della ricerca, della tecnologia e della capacità di osservazione dei viticoltori. E’ questo il passaggio che al momento desta maggiore preoccupazione.

Angelo Gaja, 7 settembre 2012

Liberalizzazione degli impianti. Di Angelo Gaja

1 commento

E’ il tema di maggiore attualità sull’agenda del vino a Bruxelles, dopo che il Commissario europeo per l’agricoltura ha recentemente affermato di “non volere progettare il futuro della filiera con gli strumenti degli anni sessanta”, ricordando che nonostante il regime di blocco degli impianti non si fosse per oltre trent’anni riusciti ad evitare il flagello della sovrapproduzione.

Come già in passato l’Italia delle associazioni di viticoltori e produttori è tutta schierata su posizioni di netto rifiuto di modifica dello status quo.

L’intransigenza è una tattica temporeggiatrice che ci vede maestri, dovrebbe servire a dare  tempo alle associazioni per negoziare una proposta unitaria da mettere sul tavolo delle trattative. Però, come sempre a casa nostra, l’accordo tra le associazioni di categoria è difficile da trovare ed il nostro paese corre il rischio che le decisioni alla fine le prendano gli altri.

E’ invece il momento di vederci impegnati a proporre un sistema che consenta di programmare in Europa una espansione moderata e graduale della superficie a vigneto, escludendo ogni forma di sostegno pubblico. Per quei paesi storicamente dotati di un sistema delle DOP i diritti di impianto non vanno aboliti ma adeguati ed integrati nella nuova disciplina e solamente i Consorzi dei produttori dovrebbero essere autorizzati ad esprimere il consenso all’ampliamento della superficie vitata.

 

Angelo Gaja, 4 giugno 2012