Italian Wine Brands – risultati primo semestre 2022

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Le condizioni eccezionalmente favorevoli che avevano supportato Italian Wine Brands nel corso del 2020 e 2021 si stanno gradualmente affievolendo e questo si vede chiaramente nei risultati messi a segno dal gruppo nei primi 6 mesi dell’anno. Primo punto: la posizione di leadership nel segmento delle vendite a distanza che dal calo storico strutturale aveva vissuto una chiara inversione di tendenza è tornata al fatturato del 2019 (32 milioni, contro 42 del 2020 e 2021), mentre l’acquisizione di Enovation Brands non ha ancora sortito effetti significativi sul gruppo (salvo aumentarne il debito). Secondo punto: la forte esposizione alla grande distribuzione delle vendite sta mettendo a dura prova i margini in considerazione dell’inflazione dei costi di produzione (si parla di 15centesimi a bottiglia) che è soltanto pazialmente (50%) riversata nei prezzi.

Quando si guardano i dati del primo semestre dovete considerare due serie di dati 2021: quelli di IWB com’era (H1-21) e quelli di IWB come sarebbe stata (H1-21 PF, ovvero pro-forma) se avesse avuto la struttura di oggi, ossia dopo l’acquisizione di Enoitalia. Il confronto più ovvio è quello contro il pro-forma ed è abbastanza chiaro quanto fosse anomala (in senso positivo) la performance dello scorso anno: nel 2022 le vendite sono calate dell’11% (solo per la metà del calo spiegato dalle vendite a distanza), il margine EBITDA rettificato è sceso dal 10% all’8%, l’utile netto, anche a causa degli oneri finanziari è crollato dai 10 milioni pro-forma del primo semestre 2021 ai 4 milioni di euro del primo semestre 2022.

Dal punto di vista finanziario nessuna sorpresa: il debito finanziario sale da 108 milioni a 144 milioni di euro, ma include anche l’acquisizione di Enovation (15 milioni di euro) e sconta la stagionalità dell’attività del gruppo, oltre a circa 1.5 milioni di riacquisto azioni e 0.9 milioni di euro di dividendi (contro 4.8 milioni dell’anno precedente).

Il management nel comunicato (la relazione non è ancora disponibile e dunque alcuni dati non ci sono ancora, come le vendite per mercato) dice che ulteriori azioni sono state intraprese per compensare l’aumento dei costi di vetro e imballaggio, che insieme alle indicazioni sui prezzi dei vini all’origine lasciano pensare a una ripresa dei margini nel corso dell’ultimo trimestre dell’anno e nel corso del 2023. La crescita degli ordini è del 5% circa a partire da giugno 2022, nonostante qualche problema nelle consegne dovuto alla mancanza di vetro (2 milioni di fatturato perso).

Il titolo in borsa ha pesantemente ritracciato rispetto al massimo raggiunto nell’estate 2021 di circa 48 euro per azione e tratta oggi alla metà, circa 24 euro, per un valore di mercato di 208 milioni di euro.



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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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