Italian Wine Brands – risultati 2021

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Italian Wine Brands ha riportato I primi risultati dopo la combinazione con Enoitalia qualche giorno fa. I dati 2021 sono stati presentati sia a livello consolidato (12 mesi IWB + 6 mesi Enoitalia) che a livello pro-forma (cioè tutte e due le aziende per 12 mesi) in modo da fornire una base di confronto per orientarsi di qui in avanti. Noi abbiamo fatto un ulteriore passo rivelatore, ossia abbiamo confrontato il dato “come se fossero sempre state insieme” del 2021 con lo stesso del 2020, fornito dalla medesima IWB (ma non riportato nel comunicato dei risultati 2021).

Bene, l’azienda combinata chiude con ricavi di 409 milioni di euro, esattamente il doppio del 2020, ma esattamente in linea con il pro-forma 2020. Quindi possiamo dire che nel 2021 IWB non è cresciuta, per quanto la base di confronto fosse particolarmente difficile. Lo si vede bene anche dall’unica divisione rimasta uguale, quella “B2C” dove potete notare che nemmeno le vendite online sono cresciute dopo un eccezionale 2020.

Le stesse considerazioni sono valide per gli altri indicatori. EBITDA e EBIT di 42 e 31 milioni sono esattamente allineati a quelli pro-forma 2020, mentre l’utile netto riportato (non quello rettificato) è 18 milioni, contro 23 milioni del 2020, a causa degli oneri non ricorrenti relativi all’operazione.

Dal punto di vista finanziario, l’indebitamento sale a 108 milioni (ex IFRS16) rispetto a 0 nel 2020, influenzato ovviamente dall’acquisizione (107 milioni di euro, al netto dell’apporto di capitale) e da un forte assorbimento di capitale circolante netto (14 milioni). Il dividendo è stato limitato a 0.10 per azione per lasciare spazio all’acquisizione di Enovation brands, l’importatore americano che sarà acquistato ad aprile (circa 24 milioni di euro il prezzo, per un EBITDA aggiuntivo di 3 milioni).

Ma veniamo al punto più importante: cosa succede nel 2022. Ovviamente essendo IWB quotata la questione non si risolve in qualche lapidaria frase nella relazione degli amministratori (un giorno si potrebbe anche fare un post con i peggiori bilanci delle aziende vinicole italiane…). Tornando a noi, IWB prevede forti pressioni sui costi, tra cui: un incremento di 3 centesimi per bottiglia per via del costo del vetro, un incremento di circa 2 milioni per i costi di energia elettrica (immaginiamo un ulteriore 1-2 centesimi per bottiglia) e 3-3.5 milioni per i costi aggiuntivi degli imballi e dei trasporti, per un totale di 6-7 centesimi per bottiglia soltanto nel periodo aprile-dicembre 2022. Se moltiplichiamo… 10 milioni di euro di costi in più rispetto a 400 milioni di vendite e a un margine operativo lordo di 42 milioni.

La reazione è ovviamente di aumentare i prezzi. Nel segmento wholesale e HoReCA (55% delle vendite) gli aumenti di prezzo sono stati implementati in toto. Nel segmento B2C (20%) ci sarà un aumento del 6% dei prezzi di vendita. Nel segmento wholesale-private label (25%) le cose sono un po’ più complicate nel senso che per ottenere degli aumenti di prezzo è necessario allungare i contratti o cambiarne la struttura. Conclusione: la strategia di “difesa” è stata messa in campo, ma l’azienda non fornisce indicazioni reddituali sul 2022, per quanto sia il contributo di Enovation brands che le sinergie dell’operazione IWB-Enoitalia dovrebbero supportare i risultati.



 

 

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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