Constellation Brands – risultati primo semestre 2019

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Dati bruttissimi quelli di Constellation Brands nel secondo trimestre 2019-20, fortemente impattati dall’andamento molto negativo della divisione vino e dal crollo delle valutazioni borsistiche della controllata Canopy Growth che ha portato il trimestre a una perdita netta record di 525 milioni di dollari, dopo i 245 milioni già registrati nel primo trimestre. Il management continua a correggere i dati per escludere una serie di componenti non ricorrenti e alza le attese di utile per azione, da 8.65-8.95 dollari per azione a 9-9.2. Questa volta però gli azionisti non hanno abboccato e le azioni hanno perso il 6%. A forza di vendere attività (l’ultima quella di Black Velvet, il Canadian Whisky, per 266 milioni), l’utile operativo cala (-6% nel trimestre). Ma non è solo questo: le vendite dei vini CBrands al dettaglio sono crollate nel trimestre del 13%, dato mai visto, e anche la nuova definizione di Power Brands del segmento (6.3 milioni di casse nel Q2 sulle 13.5 totali in USA e le 14.4 globali) sono giù del 4% a causa di alcune politiche commerciali errate che sono state riviste. Dunque il management ha ridotto le attese sulla divisione vino e spirits, ora attesa perdere nell’anno il 15-20% di vendite  il 25% di utile operativo. Insomma molto male. Intanto il debito veleggia sui 13 miliardi di dollari, e i riacquisti di azioni proprie che tanto avevano sostenuto il titolo crollano nel semestre a 50 milioni di dollari (500 milioni nei 6 mesi 2018): hai voglia a dichiarare che “confermano la fiducia del management nel valore dell’azienda”… 50 milioni su un valore di mercato di 30 miliardi di dollari… una goccia nell’oceano. Vabbe’, analizziamo qualche numero insieme e non andiamo oltre.


 

  • Le vendite consolidate di 2.34 miliardi di dollari crescono del 2% grazie alla birra, +7.4% a 1.64 miliardi, mentre il segmento vino cala del 9% a 704 milioni di dollari e gli spirits fanno -8.4%.
  • Le spedizioni del trimestre sono state 14.4 milioni di casse, -10%, con un calo del 9% in USA. Quelle dei power brand 6.3 milioni, stabili. I power brand di quest’anno non sono quelli del 2018… con così tanti brand fare il gioco delle tre tavolette e trovare una combinazioni di marchi che non sia calata è sempre possibile… di nuovo, fermiamoci qui.
  • I margini cedono sotto il peso delle iniziative commerciali. Se il margine industriale cresce del 2% a 1.2 miliardi di dollari, l’utile operativo diminuisce del 6% a 720 milioni. Per divisione, rimane stabile nella birra, 559 milioni (ma con un calo dal 37% al 34% in % alle vendite) e scende del 20% nel segmento vino/spirits, da 201 a 160 milioni di dollari.
  • Sotto l’utile operativo crescono leggermente gli oneri finanziari, ma soprattutto compaiono 1.3 miliardi di rettifiche negative del valore di Canopy Growth, che diventano 2.3 miliardi sommando quelle registrate nel primo trimestre. Se mettiamo insieme tutta la serie da quando se la sono comperata, in 8 trimestri (2 anni) il guadagno è stato 338 milioni di dollari… se va avanti così l’avventura nel segmento delle “canne legalizzate” potrebbe diventare costoso.
  • Abbiamo detto del debito netto, 12.9 miliardi di dollari, da 13.5 di fine anno. Nel periodo sono stati pagati dividendi per 285 milioni (stabili) ma sono stati comprati solo 50 milioni di azioni proprie, contro 500. Non ci vuole una laurea per constatare che la generazione di cassa del primo semestre 2019, 1 miliardo di dollari, sia calata di quasi il 20% rispetto agli 1.2 miliardi registrati nel semestre 2018.

 

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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