Il consumo di vino e bevande alcoliche in Italia – aggiornamento ISTAT 2018

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Nonostante le campagne contro l’alcol, i dati pubblicati da ISTAT sul consumo di vino e bevande alcolico mostrano ormai per il quarto anno consecutivo un incremento della penetrazione, che tocca nel 2018 il 66.8% della popolazione dagli 11 anni in avanti. Come potete apprezzare dal grafico, da due anni a questa parte sta aumentando in modo deciso anche la penetrazione del consumo di vino, storicamente in discesa e che si era stabilizzata negli ultimi due anni. Quindi, per riassumere brevemente i dati, il 54% della popolazione beve vino, contro il livello minimo del 50% nel 2014 (forse anche frutto della crisi), il 50% beve birra (consumo questo mai calato) e il 46% beve altre bevande alcoliche, con un incremento che è diventato evidente dal 2015 in avanti. Come ben sapete e come confermano anche questi numeri, il consumo diventa più sporadico (il 31% della popolazione consuma vino in modo sporadico, contro il 24% di 10 anni fa) e più consumatori che bevono meno frequentemente non necessariamente significa che i volumi crescono. Anzi, come potete leggere nei rapporti delle vendite di vino nella GDO, i volumi venduti calano al ritmo dell’1-2% all’anno. Vista la quota di mercato della GDO nell’ordine del 40% penso sia una buona approssimazione dell’andamento generale dei consumi. Passiamo ai dati, ricordandovi che è in preparazione un secondo post con i dettagli per fascia di età e regione.


 

  • Il consumo di vino in Italia è salito dal 52.6% al 54.1% della popolazione, confermando una inversione della tendenza storicamente negativa. Nel confronto con 10 anni fa la penetrazione è marginalmente cresciuta (53.4%), mentre rispetto a 20 anni fa, il 1998, la differenza in negativo è ancora di circa 3 punti percentuali (57%).
  • La struttura del consumo continua a muoversi dal consumo intenso (2% della popolazione, dal 2.2% del 2017 e 6% nel 2008) o abituale (16% della popolazione contro il 17% del 2017 e il 22% di 10 anni fa), verso quello sporadico (30.7% della popolazione, contro il 28% del 2017 e il 24% del 2008).
  • Anche considerando questo cambiamento, il vino resta per definizione la bevanda alcolica di consumo “abituale” (leggi “giornaliero”). La tabella vi mostra che la percentuale è calante (al 18.2%, che è la somma del 2% e del 16% di cui dicevamo sopra), contro il 5% della birra (che non è cambiato negli anni) e meno dell’1% per le altre bevande alcoliche.
  • Il taglio dei dati per sesso mostra che nell’arco dei 10 anni, l’incremento leggero della penetrazione di vino dal 53.4% al 54.1% deriva dal consumo femminile, passato dal 40.7% al 42.6% delle donne italiane, mentre per gli uomini si legge un calo leggero dal 66.9% al 66.4%. Anche nei dati annuale la componente rosa è determinante per l’incremento: il consumo passa dal 40.3% al 42.6% contro un +0.8% per gli uomini. Tutto ciò è frutto del fatto che storicamente il consumo, particolarmente quello abituale e elevato, era appannaggio del sesso maschile. Infatti, nel caso degli uomini potete notare nel tempo dei cali più marcati per il consumo abituale e un più forte incremento di quello sporadico.
  • Infine, una menzione ai dati per macroregione, prima di affrontare il tabellone regionale. Il Nord-Est si conferma la regione con la maggiore penetrazione di consumo, il 60%, +1.7%, mentre le regioni del centro Italia sono quelle dove ISTAT ha rilevato nella sua indagine il più forte incremento di penetrazione tra il 2017 e il 2018: +4 punti percentuali al 57.5%.

 

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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