Botter – risultati e analisi di bilancio 2017

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Il 2017 è stato un anno da ricordare per Botter, sotto due punti di vista: primo, per la qualità dei risultati, vista soprattutto in confronto con quelli delle altre aziende. Oltre alla crescita del 10% delle vendite non si è registrato il deterioramento dei margini visto in altre situazioni, anche se va detto che l’azienda veniva da un 2016 non troppo brillante. Secondo e più importante motivo, l’azienda ha aperto il capitale al private equity. A fine 2017 infatti Botter ha venduto per 10 milioni di euro il 5.2% di azioni proprie che deteneva in portafoglio a DEA Capital Alternative Funds Sgr Spa per “Idea Taste of Italy”, un fondo specializzato nel settore agroalimentare (tale partecipazione ha poi raggiunto a inizio 2018 il 22.5%). A chi non avesse letto il commento dello scorso anno, ricordo che Botter azienda comprò nel 2016 da Botter famiglia il 35% del capitale (che diventarono azioni proprie) per 30 milioni, di fatto distribuendo un dividendo straordinario. L’operazione con DEA consente anche di abbozzare una valutazione di Botter: se il 5.25% vale 10 milioni allora il 100% vale 190 milioni di euro, cui aggiungere circa 16 milioni di euro di debito a fine 2017 (inclusi i 10 milioni in cassati). Quindi 206 milioni di euro, che si confrontano a circa 26 milioni di EBITDA e che restituiscono dunque un multiplo dell’operazione di 8.0x (EV/EBITDA) e di 9.1x in termini di EV/EBIT. Si tratta di un utile riferimento per valutare un’azienda vinicola in una situazione simile a Botter: dimensione significativa, forte esposizione ai mercati esteri, ottimi margini, ma attenzione, pochi attivi tangibili quali vigneti, dato che l’azienda si rifornisce quasi esclusivamente all’esterno. Detto questo passiamo a un breve commento dei numeri.


 

  • Le vendite crescono del 10% a 180 milioni di euro con un andamento positivo in tutti i mercati: l’Italia resta marginale ma cresce del 13% a 7 milioni, il resto dell’UE cresce +7% 104milioni, mentre il resto del mondo mette a segno un incremento del 12% a 69 milioni di euro.
  • I margini ritornano sui livelli del 2015, dopo un 2016 un po’ appannato. L’EBITDA tocca 25.8 milioni di euro (dopo gli accantonamenti che invece Botter riclassifica sopra, arrivando a 26.2), con un margine del 19% (18% nel 2016), un livello ottimo per il tipo di attività svolto dall’azienda. Gli ammortamenti sono pochissimi e consentono di giungere a un utile operativo di 22.7 milioni (quindi con un ritorno sul capitale superiore al 30%), così come non ci sono oneri finanziari e le tasse (29%) sono contenute. L’Utile netto raggiunge quindi quota 16 milioni, il livello storicamente più elevato mai raggiunto.
  • Dal punto di vista finanziario, Botter beneficia naturalmente dei 10 milioni in incassati da DEA, che vanno a compensare parzialmente i 30 milioni distribuiti ai soci l’anno precedente. Il debito, che dunque era salito a 33 milioni scende a 16 milioni di euro, dopo aver dedicato circa 3 milioni di agli investimenti (poco, una riprova del modello di business “leggero” dell’azienda) e pagato 3.3 milioni di dividendi ai soci. Rimontando i movimenti dedicati ai soci, ne esce una generazione di cassa dell’attività “tutto dentro” di circa 10 milioni di euro per il 2017.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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