LVMH – risultati primo semestre 2018

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Le due “C”, Cina e Cognac, hanno supportato LVMH nella sua divisione vino e spiriti nel corso dei primi sei mesi di quest’anno. Nonostante uno scenario valutario difficile, con un impatto negativo di ben 8 punti percentuali sulle vendite (che dunque non sono salite nonostante la buona crescita organica del 7%), gli utili della divisione sono ulteriormente cresciuti, +7% a oltre 700 milioni di euro. Il commento dell’azienda è però piuttosto perentorio: “la domanda è rimasta molto forte in Asia e in Cina in particolare, facendo diventare il paese il secondo in ordine di importanza per il gruppo”. C’è da immaginare il secondo dietro gli USA. Se mettiamo a confronto Cognac e Champagne nel primo semestre abbiamo vendite a +8% contro +3% prima dei cambi, volumi +3% contro -1%. Quindi Cognac meglio di Champagne grazie alla Cina (dove lo Champagne è meno venduto), ma in entrambi i casi un importante contributo dal prezzo-mix, 4-5% delle vendite. E per non fasi mancare niente, hanno anche lanciato “Volcan de mi tierra”, una tequila ultrapremium, che va ad aggredire la categoria di spiriti che sta crescendo più in questo periodo. Ma passiamo ai numeri.

  • Le vendite della divisione vino sono rimaste stabili a 2.3 miliardi di euro, causa un impatto negativo dei cambi dell’8%, controbilanciato dalla crescita organica del 7%. Dal punto di vista geografico, crescono del 5-6% le vendite in Asia, calano invece del 7% in America, dopo un lungo periodo di fortissima crescita e anche a causa della forte svalutazione del dollaro. Sono invece stabili in Europa.
  • La divisione Cognac/spiriti è quella che traina i risultati, come potete ben vedere dai grafici allegati. Le vendite di 1.36 miliardi sono leggermente in crescita, contro un -4% della divisione Champagne e vino, a circa 900 milioni di euro.
  • I volumi di vendita sono coerenti con questi andamenti. +1% i volumi totali a 96 milioni di bottiglie, ma con il Cognac a +3%, gli altri spiriti a +17%, mentre per Champagne e vini si registra un calo dell’1% a 24.8 milioni di bottiglie e dell’8% a 15.3 milioni di bottiglie rispettivamente.
  • La “separazione” tra l’andamento delle due divisioni è ancora più evidente nei margini: Cognac e spiriti crescono del 13% a 529 milioni di euro per un margine operativo del 39%, il più elevato da quando guardiamo i risultati di LVMH (2006…). Sono invece andate meno bene le cose per lo Champagne e gli altri vini, dove l’utile operativo cala del 7% a 196 milioni di euro, con una leggera diluizione del margine dal 22.4% al 21.7%.
  • Gli investimenti del gruppo sono stabili rispetto allo scorso anno a 108 milioni, mentre il capitale investito cresce a 14.44 miliardi di euro, il che determina un ritorno sul capitale calcolato sugli ultimi 12 mesi dell’11%, leggermente inferiore al 12% dello scorso anno a giugno: in questo senso si nota l’impatto negativo del rafforzamento (temporaneo…) dell’euro.

 

 

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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