Italian Wine Brands – risultati 2017

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Italian Wine Brands ha centrato nel 2017 una serie di traguardi: ha azzerato il debito, sceso da 33 milioni di euro a 2 (anche grazie all’aumento di capitale del 2015, ma la generazione di cassa è stata positiva) e ha rimesso in carreggiata il conto economico con un taglio di costi e una riorganizzazione dell’attività della Giordano Vini. Il 2017 si chiude quindi con 150 milioni di ricavi, un dato non distante da quello degli ultimi anni, un EBITDA rettificato risalito a 16 milioni di euro (14 milioni dopo gli oneri straordinari) e un utile netto rettificato per gli oneri straordinari di 8 milioni di euro (6 quello dichiarato). Un problema non è ancora stato risolto: le due anime della società continuano a viaggiare in senso opposto: cresce la parte B2B della Provinco, +11% nel 2017, con una proiezione completamente estera, e cala del 7% l’anima B2C della Giordano Vini, pur con margini in forte ripresa, alle prese con un l’andamento negativo del mercato italiano (-9%) ma anche con la difficoltà a far funzionare il modello all’estero, come in Svizzera, in Inghilterra e in Germania. Tutti mercati dove l’andamento è altalenante. L’azienda ha oggi ha un valore di mercato 92 milioni di euro (circa 14 euro per azione) ed è cresciuta di oltre il 40% negli ultimi 12 mesi, riscattando un periodo iniziale piuttosto negativo. “Tratta” dunque a un multiplo di poco più di 11 volte gli utili e circa 8 volte l’utile operativo, uno dei valori più bassi del mercato, ma deve ora superare l’esame della crescita, sia per via interna (compensando e rinvigorendo la parte B2C) e mettendo in pratica una strategia volta a continuare a crescere nei mercati esteri ma anche ad aggiungere nuovi brand al portafoglio, magari attraverso acquisizioni. Passiamo a commentare i dati.

 

 

 

  • Le vendite sono cresciute del 3% a 150 milioni di euro, il che implica un fatturato in calo dell’1% nel secondo semestre. L’Italia cala del 9% nell’anno a 37 milioni (-12% nel secondo semestre), la Germania cresce del 2% a 34 milioni (uguale nel secondo semestre) e terzo mercato per IWB, la Svizzera fa +3% a 27 milioni (+1% secondo semestre). Tutte le altre aree geografiche messe insieme crescono del 13% a 51.5 milioni di euro, tra cui spicca l’Inghilterra, +29% a 10 milioni.
  • La divisione B2C cala del 7% a 80 milioni (-10% nel secondo semestre), mentre Provinco cresce dell’11% a 69 milioni (+12% nel secondo semestre).
  • I margini crescono, come dicevamo, dal 7.8% al 10.7% a livello di EBITDA aggiustato per i costi straordinari, il che significa un incremento del 42% a 16 milioni. Con investimenti molto limitati, cresce ancora di più l’utile operativo, quasi 13 milioni, e l’utile netto, +73% a 8 milioni, che beneficia anche del calo dell’incidenza degli oneri finanziari.
  • Sono tutti dati questi che sono rettificati per poco meno di 2 milioni di euro per gli oneri di ristrutturazione di Giordano e per i piani di stock option del management.
  • A livello finanziario, il debito cala da 10 a 2 milioni di euro, dopo aver distribuito 1.1 milioni di euro agli azionisti e aver ricomprato azioni per 0.4 milioni di euro. Decisamente un buon anno per l’azienda, che ha tagliato il rapporto debito EBITDA praticamente a zero. Molto contenuti sono gli investimenti, soltanto 1 milione (erano 0.7 milioni nel 2016), segno evidente del carattere prettamente commerciale di IWB.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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