Giappone – importazioni di vino – aggiornamento 2017

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Anche il 2017 è stato un anno di crescita per il vino in Giappone. Le statistiche di UN Comtrade ci dicono che i volumi sono cresciuti del 3% e il valore del 4%. E’ un grande mercato, per quanto il consumo di vino non sia così elevato. Le importazioni hanno toccato quota 1.43 miliardi di euro, il massimo storico per il paese. Se poi le trasformiamo in yen e consideriamo il fatto che si è svalutato la crescita diventa del 9%, e dell’8% annuo in un arco temporale di 5 anni. Si tratta soprattutto di un mercato in cui migliora il mix e il prezzo medio di export e da questo punto di vista la Francia ha un posizionamento migliore dell’Italia. Anche i dati 2017 lo mettono in luce, con un incremento del 6% contro il nostro 3%, frutto anche del posizionamento fortissimo degli spumanti francesi rispetto ai nostri. Ma altri fanno meglio di noi, come per esempio i cileni, che si sono ormai stabilmente installati al secondo posto tra gli esportatori in Giappone, naturalmente a distanza siderale dai francesi che mantengono oltre metà del mercato locale. Passiamo ad analizzare i dati.



  • Le importazioni di vino in Giappone sono cresciute del 4% in valore a 1.43 miliardi di euro, o del 9% se considerate in valuta locale a 181 miliardi di yen. L’andamento sugli ultimi 5 anni resta molto positivo e abbastanza allineato a questo ritmo: in euro siamo intorno al +3% e in yen sul +8%.
  • Come dicevo sopra i volumi sono piuttosto limitati, circa 2.8 milioni di ettolitri (+3% nel 2017 ma soltanto +1% tra il 2012 e il 2017 annuo), che chiaramente segnalano un prezzo medio molto elevato di 5 euro al litro. Per la Francia siamo addirittura a 12 euro al litro in media, contro i 2 euro del Cile e i 4 euro dell’Italia.
  • Tornando ai nostri dati, la Francia è padrona del mercato, dato che copre il 53% delle importazioni giapponesi, con una quota del 42% nei prodotti fermi in bottiglia e addirittura dell’80% dei vini spumanti. Sono proprio questi a trainare la Francia con una crescita del 10% nel 2017 e del 9% annuo medio dal 2012 a questa parte. Dei 760 milioni esportati dai francesi ben 387 sono riferibili agli spumanti.
  • L’Italia proprio negli spumanti ha il suo punto di debolezza e questo fa la differenza come ben sappiamo. I nostri prodotti sono esportati soltanto per 32 milioni di euro, dietro anche alla Spagna. Condividiamo il tasso medio di crescita sugli ultimi 5 anni, circa il 2%, mentre per il 2017 le cose sono andate male per entrambi. In tutti i modi l’Italia è numero tre in un mercato così importante, una posizione dietro quello che dovrebbe essere, superata dai cileni che hanno allargato ulteriormente il gap, raggiungendo 190 milioni di euro contro i nostri 171 milioni.
  • Dietro Cile e Italia c’è un secondo burrone che porta a 109 milioni degli americani, anch’essi poco dinamici nel 2017. Lo stesso si può dire degli spagnoli, mentre sono in recupero le esportazioni australiane, pur con dei volumi marginali.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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