Il valore dei vigneti in Italia per denominazione – dati CREA, aggiornamento 2016

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Riprendiamo l’argomento del valore delle vigne con l’aggiornamento al 2016 dei dati di CREA sul valore dei vigneti per denominazione. È questo un modo diverso di vedere il mercato, rispetto ai dati puntuali, ma con riferimenti regionali e provinciali, pubblicati qualche giorno fa. I dati sono “esempi”, quindi non sono rilevazioni puntuali; infatti qualche difetto si trova, come il valore massimo delle transazioni a Barolo, fermo da diversi anni a 1 milione di euro, che sappiamo non essere più un riferimento valido. Nel loro insieme, però, i dati sono molto coerenti con quelli che menzionavo sopra. La “media delle medie” delle variazioni di prezzo è del +2% per il 2016, un dato leggermente superiore al +1% che si ricava dai dati a livello italiano, ma che ovviamente si riferisce a un campione diverso, fatto su zone particolarmente vocate. Questo +2% monta su un +1% circa dello scorso anno, il che porta la rivalutazione dal 2000 a questa parte al 50% circa. Coerente è pure l’evidenza che in alcune zone come quella di Trento si assiste a un calo delle valutazioni dei vigneti rispetto al passato. Ma passiamo a qualche dato.

  • Il valore medio dei vigneti recensiti in questo “taglio” di CREA è nel 2016 tra 60 e 107 mila euro in media (minimo-massimo), contro 59mila-105mila del 2015, a segnalare un incremento del valore di circa il 2% nell’anno e del 7% circa in termini cumulati rispetto al 2010.
  • Etna in Sicilia, Puglia (Manduria), Brescia e diverse zone della Liguria sono le denominazioni dove si registrano le variazioni positive di valore rispetto alla rilevazione 2015, mentre viene tagliato da CREA il valore (massimo) de vigneti della zona di Trento, quello (minimo) della zona di Chambave e delle colline di Parma.
  • La “classifica” delle denominazioni con il valore massimo più elevato non cambia rispetto allo scorso anno: le Langhe/Barolo sono a 1 milione di euro, la zona di Caldaro a 650mila euro per ettaro, mezzo milione sia per Valdobbiadene che per Montalcino, poi 320mila euro per la collina di Trento e 200mila euro per quella bresciana. Diciamo pure che troviamo in queste prime cinque posizioni due delle tre principali denominazioni rosse (Barolo e Brunello) e tre delle quattro importanti denominazioni spumantistiche (Trento, Franciacorta e Conegliano Valdobbiadene, con Asti che secondo questo rapporto non arriva che a 50mila euro.
  • Allargando lo sguardo al medio termine ci sono alcune aree in cui CREA rileva forti crescite. Per esempio, in provincia di Caserta a Galluccio, dove i valori di riferimento pur restando molto bassi sono cresciuti del 65% dal 2010 a questa parte, oppure Francavilla e Copertino in Puglia, +53% e + 51% rispettivamente, oppure ancora in Liguria con Albenga e Nervia e in Friuli a Pordenone, tutte con incrementi tra il 35% e il 40%.
  • Vi lascio al lunghissimo tabellone.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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