Gruppo Italiano Vini (GIV) – risultati 2016

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I dati 2016 di GIV mostrano un incremento delle vendite del 2%, un EBITDA e un utile operarativo stabili e un significativo miglioramento dell’utile netto. A fronte della forte accelerazione delle vendite di Prosecco (+57%), GIV ha ottenuto dati meno positivi sugli altri suoi prodotti più rappresentativi (Pinot Grigio e Valpolicella, ma anche Chianti e Lambrusco). Dal punto di vista dei marchi, sono molto positivi i risultati di Rapitalà e Turà, che rappresentano insieme il 10% delle vendite, ma sono compensati dalle vendite generate da Folonari (-13%), Lamberti (-7%) e Cavicchioli (-2%). Ne risulta un quadro un po’ meno positivo di quello che ci si poteva attendere, con le vendite a +2% e l’EBITDA (dopo la svalutazione crediti) stabile e un indebitamento in leggera crescita parzialmente causato dall’aumento dei dividendi pagati alla capogruppo. Un nuovo piano 2017-19 è in fase di approvazione. Passiamo all’analisi dei numeri.

  • Le vendite crescono del 2% a 365 milioni, con un incremento del 2% in Italia, dopo anni di costante calo e una decelerazione all’estero, che ha portato un incremento di solo il 2% a 278 milioni di euro.
  • Guardando i principali marchi, Bolla cresce del 6% a 56 milioni, Folonari cala del 13% a 37 milioni, Cavicchioli è a -2%, 27 milioni, Lamberti cede il 7% a 26 milioni, mentre sia Turà che Rapitalà sono in rapidaa crescita, +19% e +11% a 18 milioni di euro ciascuna. Il taglio per vitigni evidenzia un calo delle vendite di Pinot Grigio e Valpolicella, compensato dalla forte crescita del Prosecco (+56%), che ora rappresenta il 13% delle vendite del gruppo.
  • Il margine industriale 2016 è sostanzialmente stabile al 43%, così come i costi del personale al 21% del fatturato. Sono invece in crescita i costi per servizi (dal 21% al 22%) e gli altri costi (dal 22% al 23%). Questo determina una diluizione del MOL dal 7.6% al 6.7%, (da 27 a 25 milioni), che viene poi recuperato attraverso minori svalutazioni di crediti, per arrivare a un EBITDA di 23.4 milioni, pressochè uguale all’anno scorso. Sotto, oneri finanziari e tasse (30%) sono in calo, il che consente di chiudere con un utile netto di 7.6 milioni di euro, contro 5.4 del 2015.
  • La parte finanziaria vede un debito di 123 milioni di euro, +5 milioni rispetto allo scorso anno. A determinare tale incremento sono due componenti: il capitale circolante, che cresce di circa 4 milioni di euro e l’incremento dei dividendi pagati alla capogruppo, in crescita da 2.6 milioni (2015) a 4.8 milioni (2016). Gli investimenti sono stati 9.7 milioni di euro (contro 7.2 milioni del 2015), mentre il cash flow è stato stabile rispetto allo scorso anno a circa 19 milioni di euro.
  • Come anticipavo sopra, ci sarà un nuovo piano 2017-19, del quale però non sono disponibili particolari dettagli. La sensazione di chi scrive è che ci siano significativi spazi per fare meglio di quanto visto negli ultimi anni!

 

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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