Sartori – risultati 2016

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Il 2016 non è stato un buon anno per Sartori, a differenza dei due precedenti, principalmente a causa della forte esposizione al mercato inglese e ai vini fermi, che ha determinato un leggero calo delle vendite estere, nonostante le ottime notizie provenienti da alcuni mercati secondari. In questo contesto, l’azienda ha dovuto correre ai ripari tagliando i costi. Il quadro vede un fatturato in leggero calo (-2%) e una riduzione degli utili del 12/13% a seconda della linea che si vuole osservare e una struttura finanziaria sostanzialmente stabile (8 milioni di euro di debito). I progetti di investimento annunciati nel 2015 stanno proseguendo (1.4 milioni per ristrutturare il fruttaio e costruire un nuovo depuratore). Anche Sartori sta cercando di aumentare la sua visibilità nei confronti del consumatore finale: è infatti stato aperto il primo “Wineshop Sartori” in Valpolicella. Le prospettive per il 2017 non si annunciano incoraggianti per una serie di ragioni: problemi con l’allocazione dei contributi OCM alla promozione (che impattano anche Masi, per la cronaca), prospettive buie nel mercato inglese dove la distribuzione al dettaglio sta cercando di spostare gli imbottigliamenti in loco, mercati scandinavi che scontano un forte pressione competitiva e il mercato italiano dove l’andamento resta sottotono. Passiamo all’analisi dei dati.


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  • Le vendite calano del 2% a 46 milioni di euro, con un andamento molto simile tra l’Italia, circa 11 milioni e l’estero, 35 milioni. In Italia Sartori è principalmente (e sempre più) esposta alla GDO (85% delle vendite), dove le vendite crescono del 2.7% grazie ai prodotti di fascia alta (Amarone e Valpolicella Ripasso). Più complicata è la lettura dei mercati esteri, che sono il 75% del fatturato. Il Regno Unito è giù del 10% (anche a causa del focus sui vini fermi dell’azienda) e questo più che compensa i dati derivanti da numerose altre piazze dove Sartori è positiva (Canada +5%, Belgio +8%, Irlanda +52%, Brasile 24%, Germania +2%, Francia +41%, Cina +32% e India +42%).
  • Il MOL di Sartori scende del 13%, a 2.7 milioni nel 2016, con un margine del 6% (6.8% nel 2015). A tale risultato contribuisce anche il costo del personale, che scende dal 6.6% al 6.5% delle vendite. L’utile operativo a 2.3 milioni e l’utile netto a 1.4 milioni seguono un andamento simile.
  • A livello finanziario la distribuzione di dividendi e gli investimenti sono stati leggermente superiori alla generazione di cassa, che è stata aiutata (1 milione) dall’andamento positivo del capitale circolante (aumento dei debiti verso fornitori). A fine 2016, l’indebitamento netto tocca quota 8 milioni (7.8 nel 2015), intorno a 0.7 volte il patrimonio netto (come lo scorso anno) e 3 volte rispetto al margine operativo lordo (2.5x nel 2015).
  • Il capitale investito si mantiene intorno a 19-20 milioni, che significa un ritorno sul capitale del 12% circa (14% nel 2015). Come abbiamo avuto modo di commentare in passato, Sartori è un’azienda in grado di generare alti ritorni sul capitale anche in anni difficili come il 2016, anche se il capitale investito è molto esiguo e questo chiaramente limita il potenziale di autofinanziamento e di crescita nel lungo termine dell’azienda.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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