Masi – risultati 2016

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Non sono buone le notizie che vengono dal bilancio di Masi 2016. Le esportazioni di vino hanno subito una battuta d’arresto nella seconda metà dell’anno, invertendo la rotta, e nonostante l’Italia e l’acquisizione di Canevel (60% per 7 milioni di euro) abbia fornito un contributo molto positivo. In termini di margini, Masi ha subito una riduzione piuttosto marcata nel corso degli ultimi anni. A contribuire nel 2016 a questo calo c’è anche un impatto negativo dai contributi OCM, che sono calati di oltre 1 milione di euro, ma dall’altra parte come si legge dal comunicato, il forte aumento delle scorte ha supportato il margine industriale del 2016. Tutto dentro, Masi non è riuscita a confermare gli utili dell’anno scorso, subendo un calo del margine operativo lordo del 5% e del 9% dell’utile netto, nell’ambito di un incremento delle vendite del 5% (di cui il 3.6% in termini organici). L’andamento delle azioni in borsa è stato molto positivo da inizio anno, tanto da portare nei giorni precedenti all’annuncio le azioni al di sopra del livello di quotazione della primavera 2005 (EUR4.6 per azione). Prevedibilmente, questi dati e la poca visibilità sulla questione dei contributi OCM non gioveranno al titolo nel breve termine. Passiamo all’analisi dei dati.


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  • Le vendite crescono del 5% a 63.9 milioni di euro. A contribuire a questo incremento c’è un incremento organico del 3.6%, un impatto negativo dai cambi di circa l’1% e il contributo (che continuerà nel 2017) dell’acquisizione di Canevel per circa il 2.5%.
  • Da un punto di vista geografico i dati annuali mostrano un forte progresso dell’Italia, a +40% per 10 milioni di euro (probabilmente circa +25% senza contare Canevel) e un livello stabile sia in Europa (27 milioni, -1%) che in America (25 milioni, +1%). Nel resto del mondo le vendite sono invece in crescita dell’11% ma restano marginali (meno di 2 milioni di euro). Se stringiamo il confronto al secondo semestre dell’anno il quadro cambia leggermente: le vendite in Europa sono in calo del 6% sul secondo semestre 2015, mentre in America la riduzione è del 4%, con qualche segnale preoccupante nei paesi scandinavi per la concorrenza di altri prodotti e una forte pressione promozionale in Canada per mantenere le quote di mercato.
  • A livello operativo ci sono state diversi fattori che hanno influenzato l’attività. Il calo dei contributi OCM (per oltre 1 milione di euro), l’aumento dei prodotti imbottigliati nel magazzino, con conseguente impatto positivo sul margine industriale (stimiamo 0.5-1 milione di euro) e il cambio dei principi contabili (circa 0.7 milioni di impatto negativo, però già calcolato anche per i dati riclassificati relativi al 2015). Tutto dentro il margine operativo lordo cala del 5% a 15.4 milioni di euro e l’utile operativo dichiarato del 7% a 10.1 milioni di euro. Se risommiamo l’ammortamento dell’avviamento arriviamo a 12.5 milioni di euro, -7%. L’utile netto dichiarato passa da 6.5 a 5.9 milioni di euro, -9%. L’azienda ha mantenuto il dividendo invariato a 9 centesimi per azione, che corrisponde a circa metà dell’utile e che dovrebbe garantire agli azionisti un ritorno del 2% rispetto al valore delle azioni.
  • Dal punto di vista finanziario, Masi passa da 3 milioni di euro di cassa a 6.6 milioni di euro di debito, quindi con un assorbimento di 10 milioni di euro, così composto: 12 milioni di euro di generazione di cassa dell’attività (rispetto a 11 del 2015), un assorbimento di 6 milioni di euro di capitale circolante, investimenti per 6.5 milioni, l’acquisizione di Canevel per 7 milioni di euro e un 3 milioni di euro per il pagamento del dividendo dell’anno scorso. La struttura finanziaria si mantiene molto forte, con un indebitamento di circa 0.4 volte il MOL.
  • Con un capitale investito di circa 115 milioni di euro, il ritorno sul capitale di Masi scende dunque intorno all’11% dal 13% dello scorso anno.

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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