Esportazioni di spumante / Italia – aggiornamento settembre 2016

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Le vacanze di Natale per i produttori di spumanti saranno un momento di festa, visto l’andamento scoppiettante delle esportazioni in settembre, il primo dei tre mesi importanti (con ottobre e novembre) per questo prodotto. Per ora non si vedono cedimenti derivanti da rapporti di cambio (sterlina), e la crescita di settembre è ancora una volta esplosiva, certamente con una base di confronto relativamente facile (ottobre e settembre 2015 furono i due soli mesi negativi per lo spumante in generale, e i più “lenti” per quello DOP). I numeri parlano chiaro: le esportazioni hanno raggiunto quota 1149 milioni di euro, solo 7 mesi dopo aver sfondato la barriera del miliardo di euro a febbraio. Ottobre sarà di nuovo un mese “facile”, mentre novembre e dicembre avranno una base di comparazione difficilissima. Oggi vi metto anche dei grafici sul prezzo medio di esportazione per mercato sia degli spumanti DOP che dell’Asti, dove vedete l’andamento strutturalmente positivo per ora in tutti i mercati nei DOP, anche quelli come il Regno Unito dove il cambio potrebbe giocare un effetto negativo. Andiamo a leggere i dati insieme.

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  • L’export di spumanti da inizio anno cresce del 25% a 805 milioni di euro, mentre sugli ultimi 12 mesi l’incremento è del 24% a 1149 milioni di euro. L’andamento è profondamente divergente per le due categorie rilevate.
  • Da una parte i vini spumanti DOP crescono del 38% sui 9 mesi a 603 milioni di euro, di cui un incremento del 28% deriva dai volumi (1.6 milioni di ettolitri) e il rimanente circa dall’incremento del prezzo medio di esportazione di 3.84 euro al litro.
  • Dall’altro lato, Asti spumante. Da inizio anno l’andamento è negativo del 3% a 72 milioni di euro, sui 12 mesi ancora -7% a 124 milioni. Volumi in calo del 5% su base annua (-3% nei 9 mesi), prezzo medio di esportazione fermo a 3.36 euro nei 9 mesi e sui 12 mesi.
  • Salvo che per alcuni mercati secondari, il prezzo medio di export degli spumanti DOP è in salita, certamente a partire da metà 2015. Gli unici mercati dove i prezzi sono fermi, peraltro da un livello molto elevato, sono Canada e Svezia. Tutto considerato è rassicurante vedere che il prodotto si venda a prezzi crescenti nonostante il boom dei volumi. Una cosa diversa succede all’Asti (grafico in fondo alla pagina) dove potete vedere una sorta di “convergenza” del prezzo medio di esportazione nei principali mercati. In Russia si è passati da 4.3 a 3.5 euro, segno che la svalutazione del Rublo è stata pagata dai produttori italiani, negli USA l’andamento del cambio avrebbe aiutato ma come vedete niente sembra esser filtrato per i produttori domestici.

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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