Utili, margini e ritorno sul capitale delle principali aziende vinicole – 2015 dati MBRes

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Riprendiamo il discorso dei dati delle aziende vinicole leader italiane affrontando il punto dei profitti e dei margini. Abbiamo già visto, il 1 novembre, come a fronte di una leadership commerciale, GIV non splendesse in termini di creazione di valore, ne’ da sola ne’ “consolidata” insieme a CR/CIV. L’aspetto dei margini è particolarmente importante. Nel 2015 le 26 aziende qui considerate hanno generato un valore aggiunto di oltre 700 milioni, cresciuto in % alle vendite dal 20.4% al 20.9%, mentre se guardiamo all’utile operativo la crescita è stata smorzata da un incremento corrispondente dei costi. Resta un’annata decisamente positiva, con un margine salito al 7.3% (che considera sia cooperative che aziende), il punto più alto dal 2010 a questa parte e, passando a considerare il tema del ritorno sul capitale, un leggero ulteriore miglioramento dal 7.4% al 7.6%. La leadership dal punto di vista dei margini e della generazione dei profitti restano Antinori, Frescobaldi, CR/CIV/GIV, Botter e Ruffino, seguite da Santa Margherita e Masi, mentre se guardiamo al ritorno sul capitale sono le aziende trasformatrici come Botter e quelle spumantistiche come La Gioiosa e Contri a guidare la classifica, insieme a Ruffino. Ma Passiamo ad analizzare qualche dato insieme.

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  • La più profittevole azienda vinicola italiana resta senza dubbio Antinori. Lo potete vedere nel grafico a matrice dove il suo punto è quello più a destra, il che significa maggiore percentuale di utile rispetto alle vendite (31% nel caso specifico). Non è invece Antinori a guidare la classifica di chi riesce a ricavare il maggior utile rispetto al capitale investito (misurato contabilmente). Se passiamo a quell’indicatore, come vedete il punto più elevato è di Botter, che si pone al 30% circa, mentre Antinori, che ha il capitale investito più elevato di tutti produce un ritorno dell’11% circa.
  • Antinori è leader assoluto anche guardando ai valori assoluti. Il suo utile operativo di 66 milioni di euro cresce del 15% ed è largamente superiore a quello di Frescobaldi di 24 milioni e il combinato di CR/CIV/GIV di 21 milioni di euro. Va qui specificato che probabilmente Santa Margherita sarebbe sui livelli di Frescobaldi se non considerassimo l’operazione americana di acquisizione della catena distributiva che ha prodotto costi straordinari ma non ancora utili.
  • Passando dalle fotografie agli spostamenti nel tempo, va certamente notato il forte progresso degli ultimi 3-4 anni, chiaramente legato anche all’aiuto dell’Euro debole. Tutte le grandi cantine toscane stanno guadagnando in margine negli ultimi anni, mentre in Veneto l’andamento è meno chiaro. Per Masi il 2015 è stato un anno peggiore, di Santa Margherita abbiamo detto, mentre Botter ha continuato il percorso di trasformazione da commerciante di vini sfusi e succhi d’uva a un player importante anche nel vino in bottiglia. Restano invece piuttosto bassi (ben sotto il 10%) i margini delle altre aziende venete del settore, a partire dalle spumantistiche e fino ai grandi come Zonin e GIV.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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